Segnalato da un amico, veramente un’alternativa valida per certe situazioni.
Anche se, guardandolo, una domanda mi si è posta spontanea…..
Archivio per Dicembre 2006Segnalato da un amico, veramente un’alternativa valida per certe situazioni. Anche se, guardandolo, una domanda mi si è posta spontanea….. Le mie domeniche pomeriggio, la maggior parte delle mie serate…dove sono? Sembrano tempi lontani, attimi fissati in un quadro mentale che poi scompare quando appare la realtà. L’incredibile orgasmo del perdersi in giri di accordi assurdi, o la forza interiore del ritrovarsi sempre e con qualsiasi clima, l’aspettare di suonare per aspettare di sognare. In una cantina, nel retro di una vecchia chiesa, in una stanza, in solitudine, in 5 o in 12 o in 40, con un sax o con tasti bianchi e neri, rinunciando a tutto ma non a lei.
Sarà solo per pochi giorni d’accordo, eppure potrò riassaporare il piacere di perdermi in mondi che non esistono, viaggiare con la mente attraverso le mie mani. E’ un privilegio troppo grande, e non voglio perderlo un’altra volta. Ti porterò con me, Musica. Si avvicina il giorno del rientro, praticamente inizia con quest’alba l’ultima settimana del mio Lato A lituano.La sensazione è strana, dovuta al fatto che più di un rientro si tratterà forse di un viaggio, un viaggio come un altro, solo che questa volta la meta non è tanto da scoprire quanto da Ri-scoprire…amici, parenti, musicanti e perdigiorno vari mi aspettano tanto quanto io sto aspettando loro, per rivederli una volta, se va bene due, prima di tornare per altri tanti mesi in questa mia attuale condizione di punto interrogativo. Non sento il bisogno di scappare, niente mi spinge a dire “non vedo l’ora di tornare per“… Sarà una realtà un po’ cruda, ma pur sempre di verità si tratta. C’è qualcosa che però mi ha stufato, di cui riuscirò a fare serenamente a meno nei venti italici giorni che mi attendono. Si tratta della mandria animalesca che mi circonda ogni sera senza soluzione di continuità, nelle mie continue e frenetiche nottate lituane, contorno ormai pesantemente immancabile di ogni serata-tipo. Che sia apparentemente normale o sfacciatamente incivile, simpatico e sorridente o alcolizzato e molesto, il lituano tipico sta portando il limite della mia soglia di sopportazione a livelli estremi. Non si sta parlando di episodi o di show fuori programma, la rissa di fine serata sta ormai diventando un’habitué, la degna conclusione di una serata passata ad inseguirla. Scatenata da un niente, fuoco acceso da uno spintone o addirittura uno sguardo di troppo, la manifestazione di forza maledetta (e gratuita) si scatenerà in un batter di ciglia, travolgendo vetri tavoli persone sedie e camerieri, sotto l’occhio abituato di chi al primo suono di vetri in frantumi raccoglie armi e bagagli e si cerca il suo posto in platea nel primo angolo.
Kaunas, capitale di questo praticatissimo sport, offre una varietà infinita di locali per assistere allo show a titolo gratuito; solo uno si segnalava da sempre, anche fra i padroni di casa, per la rarità di faide da zoo. Nelle ultime due sere, ho avuto la particolare fortuna di fare centro due volte, e assistere sempre da vicino all’arrivo delle tradizioni maschili lituane anche qui. E’ il clima di Natale, che rende tutti più buoni e più gradevole il mondo.
E’ giusto per essere un minimo originali, diversificarsi un po’ dal superinflazionato Babbo Natale, o Santa Klaus, o chiamatelo un po’ come volete, che ogni anno sempre prima appare in ogni angolo della nostra vista.
Senza arrivare agli estremi proibizionisti venezuelani, mi sono creato così un personalissimo Santa Alaus, approfittando del fatto che Alaus è una delle migliaia di coniugazioni della parola lituana Alus, che significa, guarda caso, “birra”. Il passo successivo è stato quello di provare a scrivergli una lettera, e qui mi sono accorto di non avere, almeno per me, niente da chiedergli. Sarebbe una manifestazione di facciadaculo troppo estrema anche per me, che in questo momento della mia vita non ho proprio bisogno di nulla, se non di salvaguardare il più a lungo possibile questa effimera situazione di estatico Nirvana. Viene comunque ovvio chiedere a Santa Alaus di regalare tutto il bene possibile a te che stai leggendo, chiunque tu sia, qualsiasi sia la strada che hai percorso per arrivare a queste parole. Ovvio che un pensiero speciale va a tutti i miei parenti e amici, vecchi e nuovi, vicini e lontani, in questo periodo particolarmente vicini nonostante siano effettivamente lontani, tutte persone che in qualche modo mi hanno già fatto il loro regalo entrando nella mia vita. E poi gli auguri alla Lituania, un Paese che è stato un autentico regalo caduto dal cielo, di cui poco per volta continuo a innamorarmi e a comprenderne i problemi. Per concludere una poesia, immaginiamo che sia il mio minuscolo regalo di Natale, che per essere sinceri non so esattamente cosa dica ma credo sia qualcosa di bello. Buon Natale.
Momenti non proprio semplici, questi. Precisamente, gli ultimi, gli ultimi frammenti di vita insieme per un buon numero di persone che hanno vissuto gli ultimi mesi a braccetto, in qualche modo, l’uno con l’altro. Giorni di partenze, di fine Erasmus, di addii che si cerca inverosimilmente di tramutare in arrivederci, nascondendo a sé stessi che, se anche ci potrà essere un’altra occasione di rincontrarsi, non sarà più la stessa cosa.Si tratta in qualche modo di una grande famiglia, soprattutto se si vive nello stesso dormitorio che unisce in qualche modo tutti, nelle brevi giornate e nelle lunghe notti, senza barriera alcuna. E questa volta, il solito Natale che incombente si avvicina contribuirà ancora di più a dare l’idea di effettivo divorzio, per tutti. In pochissimi giorni, tutto si è svuotato, una per una le porte delle stanze si sono chiuse davvero, e camminare per i corridoi adesso dà davvero un’impressione strana, di un deserto prima impossibile da trovare, a qualsiasi ora. Per qualcuno sarà solo una pausa, per qualcuno l’Erasmus è veramente finito, il fatto di appartenere (per fortuna) alla prima categoria non mi permette di vivere, forse, questi “ultimi momenti” come tali. In ogni caso, difficile non sentire questo strano silenzio, e non rendersi conto che si è appena detto addio a facce, parole, notti pazzesche, assurdità varie ed emozioni radicate nella carne che non sono state cose da poco. Una voglia incredibile di uscire dal proprio corpo, isolarsi per davvero, soprattutto da sè stessi…voglia di trovare risposte, concretezza nell’affermare che risposte non ce ne sono, passi lenti lungo strade a volte illuminate a volte buie, prospettive diverse a seconda di come le si percorre. Di come le si guardano. Strade uguali ma direzioni diverse, strade diverse con direzioni uguali, in ogni riferimento geografico di questo globo terraqueo. A Nord come a Sud, quando maree di pensieri si innalzano non si può scappare, meglio rimanere fermi ed aspettare di essere travolti. Attimi di difficoltà. Vita, morte, sopravvivenza, suicidio. Poi, il bagnato, il sole, e finalmente asciutti e perfetti. Aspettando, sia chiaro, un altra volta il bagnato.
Telefonini che squillano, chat che si illuminano, gente che se ne va, gente che non se ne potrà mai andare, gente e basta, bene prezioso che illumina le chat e fa squillare i telefonini. Che illumina e fa squillare i cervelli e i pensieri, e le emozioni. Che può tingere tutto di un buio e spaventoso silenzio. Circoli infiniti.
Sono stato al Palazzetto dello Sport, a vedere Zalgiris Kaunas - Benetton Treviso, Eurolega di Basket. Se c’è una cosa che non mi manca da queste parti, infatti, quella è proprio il calcio e tutto con tutto il suo ipermercato intorno, soprattutto se si tratta di quello nostrano. In quanto a passione, però, il basket non è molto diverso per i lituani…I ticket sono sempre sold-out per le gare di Eurolega, e nei giovedì sera fino alle 11 locali solitamente vuoti sono riempiti dai teleschermi e dai caldi tifosi che si radunano davanti. Grazie a Estebàn, cultore del settore, ho potuto scoprire che la Lituania ha anche vinto un oro (oltre a diversi piazzamenti europei) mentre lo Zalgiris è stato Campione d’Europa nel 1999, una delle classiche piccole grandi favole. Anche se guardando la statura media del lituano-tipo non è così difficile capire la cosa…!
Il Palazzetto, quello sì è piccolo veramente. Tanto che si può parlare direttamente con tecnici e giocatori della panchina trevigiana, senza tanta difficoltà… basta avere la faccia da culo e il coraggio di sopportare poi lo sguardo indagativo della perfetta totalità di tifosi casalinghi, soprattutto se la Benetton vincerà, alla fine. |