Archive for July, 2007

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Tantissimi occhi che ballano godono brillano.

Massa uniforme, corpo unico che si muove impazzito per 5 ore.

Vibrazioni di vita che salgono dal legno sotto i piedi fino al cuore, o da quelle parti.

Undici persone diverse in mistica perfetta intesa. Armonica. Ritmica. Totale.

Suono genuino del meccanico naturale in fusione con suono distorto dell’elettrico artificiale.

Rythm and blues. Funky and Rock.

1600 metri sul livello del mare scaldati di un calore tropicale.

Tante, tantissime persone. E tutte bellissime.

Ritrovarsi a suonare è un brivido. Farlo al Mongioie, di più.

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La settimana lituana è ufficialmente cominciata. Da ieri sera, da quando cioè la mia ottima amica Vilma e il suo ragazzo sono in visita ufficiale da queste parti.

Un’occasione ottima per me di rituffarmi tra quel linguaggio antico e bottiglie di vino sulla spiaggia, un’occasione ottima per loro per assaporare il Nord Ovest italiano e godersi qualche concerto della mia band.

Per il devasto in alta quota del Rifugio Mongioie, ovviamente, poi, siete tutti assolutamente invitati.

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Personaggi storici contemporanei che solo Manifestazioni Culturali chiamate “Festa della Birra” possono offrire.

E Lui è uno dei volti più importanti in un panorama di cittadina sperduta dove innevitabilmente le conoscenze sono reciproce e circoscritte.

Fosse nato nella Francia del secondo Ottocento, adesso tutti lo conosceremmo come un Poeta Maledetto. Perchè le poesie le scrive veramente, e nei momenti di grazia etilica si possono anche intraprendere interessantissime discussioni.

Vive invece nel Cuneese del primo Ventunesimo Secolo, forse il posto in assoluto più sbagliato per quelli come lui, che trovano rifugio solo in un cimitero di Genova su una tomba di un altro Poeta maledetto nostrano.

A me, comunque, ispireranno sempre una qualche simpatia quelli come lui.

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Ora, si da il caso che il destino abbia voluto che per la seconda estate consecutiva il Baltic Man si trovi costretto in quel di Finale Ligure a dedicare parecchie serate a quella cosa chiamata “lavoro” che ogni tanto, ebbene sì, si rivela necessaria.

L’interesse collettivo derivante da una simile fatalità non è però trascurabile: il Nostro, infatti, si ritrova ad essere tra i tavoli di un ristorante, tra soggetti particolarmente interessanti, non fosse altro perchè continuano a scegliere per i sollazzi estivi le mete “cult” degli anni ‘70, mare bellissimo e sole incantevole, livello di apertura mentale ferma però agli anni ‘70 appunto.

Whatever. Deve nascere qui un’encicolpedia dei soggetti interessanti che animano le serate del Baltic Waitress e del suo simpatico trentenne datore di lavoro, che chiameremo Il Cuoco.. Col presupposto imprescindibile che spiegare a parole certe cose è impresa impossibile.

C’è la famigliola ingioiellata milanese. Elegante, raffinata, la madre sceglie per tutti il menù, l’enigma del vino lo risolve il padre, e sia chiaro che i figli non discutono. Peccato che i figli abbiano già 30 anni, e le cozze alla Marinara le odino da tempi immemori.

Ci sono i “tipi da giornata al mare“. L’ultima volta che ci sono stati, quando costruivano quei palazzoni là dietro, tutto costava di meno, c’erano le lire o i Fiorini. Si trovano così spiazzati, “magari ci porta un fritto di totani e un piattino, e due bicchieri di acqua del rubinetto”.

Gli Illuminati Enologi. Grandiosi. Che mi assaggiano e mi criticano il Greco di Tufo in impeccabile stile. Ma alla fine alla terza bottiglia lo approvano. Dopotutto è il miglior vino ligure, siamo a mangiare in Liguria e ci sta. Con grasse risate del Nostro e del Cuoco (il Greco di Tufo è un vino campano o giù di lì, non sicuramente ligure).

Ci sono poi, chiaro, i Piemontesi. “Ah così lei è di Ceva! Pensi che nostra figlia lavora in ospedale a Savigliano! Magari la conosce!”. Claro.

Le migliori, però, sono le Temibili Famiglie Con i Bambini. “Buonasera siamo in quattro, vorremmo stare fuori”, azzarda il marito. “Ma Gianmaria, fuori ci sono le macchine, no no no no”. “Ah, allora dentro, avete l’aria condizionata vero?”. “Ma Gianmaria, te lo devo sempre ripetere? Lo sai che poi domani Matteo e Alice hanno la tosse”. “Allora lì vicino all’acquario, guarda che bello Matteo, ci sono i pesciolini li hai visti che belli i pesciolini?” ……………..”Mi scusi, mio figlio, lo sa come i sono i bambini, magari mi dice quanto le devo per l’acquario?”

 …e non è finita qui…

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Sulla via del ritorno, dopo una serata strana, dopo l’inizio di una delle feste più agognate.

Il computer regala, ricollega, ricuce cose mai strappate, a dir la verità.

Paolo, uno degli eroi di Kaunas, regala, ricollega, ricuce cose ancora troppo vive per tanto tempo ancora.

Ed è così che un video, 6 minuti che bastano a far male, mi riporta indietro nel tempo, mi spara avanti nel tempo e mi costringe a guardare il tempo che forma secondo dopo secondo il presente. La sensazione è strana, fa male, costringe ad ammettere che è dura ricoprire il ruolo di “chi più ha e più vuole“.

La notte però è troppo birra per lasciare spazio ai moralismi. Neanche un qualcosa simile ad un fantomatico Karma perfetto che dorme ad un metro da me riesce a fermare il brivido.

Non voglio tornare indietro nel tempo, voglio riviverlo in proiezione futura. Ed è così che giorno dopo giorno capisco che il mio posto non è qua, e la sensazione di smarrimento aumenta, e la voglia di partire imperversa, e la maniacale follìa dell’uomo-giusto-al-posto-sbagliato vive sulla certezza che un giorno, sì, sarà di nuovo.

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Non che ci avessi fatto più di tanto caso, a dir la verità. Ma la presenza costante di una persona di un altro Paese, in questo caso lituana, vicino a me, mi ha fatto notare la questione: da quindici giorni ormai (tanti ne sono già passati dal Ritorno), in ogni telegiornale appare costantemente il Santo Padre.

Costantemente. Che significa si deve parlare di lui perchè piazza lì una bella messa in latino, o perchè dichiara che gli altri cristianesimi non sono come quello cattolico, o perchè se la sta passando bene nel suo ameno eremo alpino…a conti fatti, una volta a pasto (si pasteggia a tg, si sa) il buon pontefice appare.

Inquietante.

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Ero qui, da queste parti. Gli ultimi giorni lontano da tutto, più vicino a una qualche “casa” che burocraticamente da qualche parte deve pur stare ma lontano da tutto. 

E’ finito anche l’ultimo isolamento. La vita sul Mediterraneo ligure va avanti, da secoli, di concretezze.

Da domani.

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Voglio spostarmi da qua. Voglio prendere un treno perchè mi va e non perchè devo. E scendere quando voglio. Studiare dei libri che non siano scritti dai miei professori sulla base di quelli scritti dai professori dei miei professori. Vivere in un’università che anzichè bloccare l’accesso a Skype lo incoraggi. Prendere un aereo senza che persone che si spostano da Genova Est a Genova Ovest in macchina mi dicano “l’aereo inquina“. Bere l’acqua del rubinetto e il vino di mio nonno. Andare in spiaggia di notte o quando piove, che non c’è nessuno. Avere un motivo per tornare in ogni posto in cui sono stato. Imparare il russo e non dimenticare le altre. Lavorare dove come e quando piace a me altrimenti non lavorare.

Voglio tornare a Kiev. Imparare a capire cos’è l’html. Portare una ragazza alla domenica su colline assurde con gente assurda che suona assurda musica con me. Usare t-shirt che ho solo io senza comprare a 60 euro quelle che hanno tutti. Passare il tempo a rivedere amici. Andare in Sud America. Passare mille altre notti come quella appena finita. Mandare a fanculo chi di lavoro fa il P.R. e non ha ancora capito che le discoteche italiane non mi avranno mai. Comprarmi una Lada e andare a trovare amici in Spagna con quella. Smettere di raccontare a tutti cosa è stato per me lassù a Nord, che tanto non ci riesco.

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