Into the crowd

18 Set

E così pare proprio che il personaggio dell’anno sia Chris McCandless. Sedici anni dopo la tragica fine della sua romantica avventura, un libro preciso e un film semplicemente perfetto hanno fatto conoscere al mondo questo personaggio interessante, interessante e comunque non unico, sicuramente iconizzato dall’oscuro cocktail generato dalla sua vita e dalla sua morte (difficilmente se si fosse trattato di una storia raccontata in prima persona avrebbe raggiunto tale popolarità).

Interessanti dibattiti e noiose prediche sono già state versate su questo fuggitivo contemporaneo, e non mi butterò sicuramente io nell’orgia di questa discussione infinita, anche perchè è appena entrata nella stanza un’enorme e poco rassicurante falena rincoglionita che tra poco s’incenerirà sopra la mia testa. Solo una cosa vorrei segnalare: l’enorme, insensata, collettiva immedesimazione (virtuale) nei confronti del giovane americano.

Beccatevi youtube, per esempio. Impressionante la schiera di avventurieri in quad e mototrial che si sono immortalati sul bus 142 ai bordi dello Stampede Trail, trasformandolo in uno di quei luoghi di macabro culto come era qualche anno fa la villetta di Cogne. O Facebook: 185 personaggi si sono rinominati Alexander Supertramp (lo pseudonimo di McCandless) e una pagina pubblica è aperta ai suoi fans, già più di 2.000.

Con questo che si vuol dire? Niente. Però McCandless-Supertramp è vissuto ed è morto per starci lontano, dalla “civiltà”.

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5 Responses

  1. Donquishote ha detto:

    Ciò che probabilmente affascina i 2000 (speriamo che non aumentino) è l’alchimia del “non far niente” “viaggiare” “diventare famosi”; il morire di stenti forse redenti non interessa.

  2. Baltic Man ha detto:

    Bè diventare famoso non era propriamente l’obiettivo principale del protagonista di questa storia… Personalmente, vedo la storia come un coraggioso tentativo di ricerca di qualcosa che tutti inseguono a parole e pochi a fatti concreti.
    La redenzione finale è dubbia. Piena di valore è sicuramente “la felicità è bella se condivisa” che sintetizza un po’ la storia…

  3. Donquishote ha detto:

    A un certo punto della vita capita di sentire un vuoto, una specie di languore…la meta (il fine, la felicità, o chissà che diavolo di bello) ti sembra che sia lì dietro la cortina di stupide menzogne frapposta dagli invidiosi della tua gioventù, della tua intuizione. Allora il tuo spirito diventa una specie di trivella…prende a girare vorticosamente per forare la cortina…ed ecco la trappola…dietro non c’è niente, o meglio c’è un vuoto che ti risucchia inesorabilmente magari, se prima non ti fermi, fino alla distruzione. Non c’è neanche la cortina, o meglio la “cortina” è proprio la realtà stessa, cioè la vita, noi stessi…bella m. mi dirai, si ma solo per chi non crede che ci è stato donato un mezzo per salvarci.

  4. nyx ha detto:

    come sempre ki muore non può replicare…magari si starà rivoltando nella tomba..ah, baltic ti ricordi ke testa ti ho fatto x farti vedere il film/leggere il libro?!…peccato ke in pochi ne hanno colto il vero involontario messaggio!
    p.s…finalmente si rivede il tuo sito…

  5. Baltic Man ha detto:

    …esatto. Peccato perchè il libro è scritto con estrema precisione, e il film, se possibile, ancora di più.

    E’ quello il problema. Condivisibile o no, comprenderne il messaggio.

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Diary of a Baltic Man

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