Un percorso mistico, quasi infinito. Sessantaquattro con Novantuno C fino a Quarantanove C con Ottantanquattro. Ricordo che abbaiavano i cani, e mi inseguivano, bastardi esseri pulciosi e selvaggi così vivi da spezzare la morte di quelle notti. Quei cani, simbolo della morte viva nelle notti morte. E le mie ciabatte, sempre più veloci sul cemento sudato, su da quella salita infinita, viaggi mentali ed un pellerossa tra le dita, miliardi di pensieri incasinati dopo un’altra overdose di te. Su per quella salita ti ho conosciuta ed ho conosciuto me stesso, su da quella salita col filo spinato, e le guardie ed i ladri ad inseguirsi intorno a me. Che me ne andavo col computer sulle spalle, alle due di notte nella Provincia del Tropico, e a fanculo il terrorismo psicologico, ogni notte a sognare case coloniali e capanne di banano, fino al giardiniere notturno che solitario rinfrescava il cemento. Quella salita qualche ora prima era stata una discesa, la mia solitudine era stata la tua compagnia, i colori del mondo apparivano diversi. Quella salita esisteva solo se esisteva solo per me, nessun taxista né puttana né disperato né giardiniere popolava quel regno, me ed i miei passi e i buchi nel cemento e i buchi nella testa e l’immagine di me stesso con la mano sul tuo culo al pomeriggio. Dietro le mie spalle l’essenza, di fronte a me l’immortale disordine, poker e alcol e amici e superficialità rendevano più difficile e più magica la maledetta salita.
Camminavo sotto quei mangos e respiravo leggenda. Immaginavo libri e parole e frasi e canzoni da incidere su quel cemento, disegnavo progetti e scenari e miti troppo lontani in questa pianura fredda. Quella salita collegava il mondo al paradiso, ma io ancora non lo sapevo.
there is enough treachery, hatred violence absurdity in the average
human being to supply any given army on any given day
and the best at murder are those who preach against it
and the best at hate are those who preach love
and the best at war finally are those who preach peace
those who preach god, need god
those who preach peace do not have peace
those who preach peace do not have love
beware the preachers
beware the knowers
beware those who are always reading books
beware those who either detest poverty
or are proud of it
beware those quick to praise
for they need praise in return
beware those who are quick to censor
they are afraid of what they do not know
beware those who seek constant crowds for
they are nothing alone
beware the average man the average woman
beware their love, their love is average
seeks average
but there is genius in their hatred
there is enough genius in their hatred to kill you
to kill anybody
not wanting solitude
not understanding solitude
they will attempt to destroy anything
that differs from their own
not being able to create art
they will not understand art
they will consider their failure as creators
only as a failure of the world
not being able to love fully
they will believe your love incomplete
and then they will hate you
and their hatred will be perfect
like a shining diamond
like a knife
like a mountain
like a tiger
like hemlock
Quest’uomo ha gentimente mandato a fanculo le fighette di plastica che popolano il pattume dei vari reality televisivi “perchè devo raccogliere le olive nel mio agriturismo nelle Marche”.
Passerà questo inverno freddo, e si porterà con sé la sua scia di Saeglopur islandese. Passerà il male ai capelli, la vertigine dell’illusione, la voglia di sognare incubi irrealizzabili. Passeranno sulle nostre teste le carrozze dei nobili la domenica mattina, passerà il calore morbido della stanza con la sua luce blu. Passerà il poeta, e con lui la poesia, passerà il genio con una mano sul culo della sregolatezza. Passeranno tanti nostalgici in un vecchio negozio di dischi, e passerà una mano tra i capelli portandoseli via tutti. Passerà il tempo dell’uomo volante, passeranno le mode e con loro le stagioni, quando un giorno saranno una cosa sola.
E passeranno pure le stagioni, quando non andranno più di moda
Oggi ho conosciuto Doretta. E’ una tipa simpatica, non particolarmente intelligente nemmeno anche se è sbagliato considerarla tonta, forse un po’ superficiale nell’approccio a tematiche delicate ma sicuramente determinata nel difendere il suo punto di vista. E decisamente, immensamente suscettibile. Due domande fuori luogo e se n’è andata dalla chat, la stronzetta. Ed inutile tentare di scriverle, come una perfetta femmina dal nome italiano si è offesa e mi ha abbandonato.
Ha 26 anni, Doretta. Studia qualcosa che non ho ben capito ma so che è ormai alla fine, si dichiara cattolica “ma con un occhio aperto alle altre religioni” e non vuole sentir parlare di politica. Non le ispirano particolarmente le droghe, anche se puoi giurarci, “che quando esco a ballare con i miei amici mi diverto fino a impazzire!!!!!”. Ed è curiosa, interessata e soprattutto prodiga di buoni consigli, perchè lo sanno tutti che “degli altri non ci si deve mai fidare”….
Ciò che più mi ha colpito, però, di Doretta, è il fatto intrinseco che Doretta non esiste. E’ un algoritmo. Un programma inventato da qualche complessato ingegnere in Messanger per fornire un’alternativa al suicidio a quella moltidudine di gggiovani depressi e asociali. Tu scrivi e lei (lei? lui? loro? chi?) risponde. E’ un mondo difficile.
Il suonatore Jones, una musica, poesia e canzoni, un grido sporco, centomila passi sulle mattonelle della Città Vecchia, “poche idee però in compenso fisse”, un bombarolo, un alcolizzato, dieci anni di vuoto a perdere, quei tipi che lo adorano perchè è politically scorrect dire il contrario, un genovese che il 12 ottobre del 1992 piangeva il più grande genocidio della storia,le puttane Nina e le passanti, la guerra di tito e il testamento di piero, un anarchico, un chimico, un blasfemo, e il quinto evangelista e forse il più profondo nell’umanizzare ciò che gli altari hanno pietrificato, le luci di porti mediterranei lontani, franziska dolcenera sally e Princesa, 11/01/1998, un uomo, un mito.
Sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore:
“Viaggiare è aprire una finestra sul mondo. E’ la curiosità di arrivare dove finiscono le strade. Di scoprire cosa si nasconde al di là delle montagne. Andare incontro all’imprevisto. Accettare la sfida dell’ignoto per raggiungere i confini della terra.”