Giovedì non c’era nessuno nella città, fuori dal terminal del bus. Le strade vuote nell’ora della siesta, i ristoranti semivuoti e ogni negozio chiuso nella Mendoza post-meridiam. Un giorno di lutto nazionale, e non era per la commemorazione delle sciagurate Falkland, e nemmeno per la morte di Alfonsìn, il primo presidente post-dittatura.

Mendoza (e l’Argentina) era a lutto per il 6-1 rifilato dalla Bolivia alla Selecciòn, nei preliminali del mondiale di fùtbol. Sei a uno. Dalla Bolivia. Dalla Bolivia, i vicini di casa (ed immigranti) sfigati. Pressochè ultimi in classifica.

E tutti a ripensare a Maradona, al Maradona bolivariano che visitava Chavez ed Evo Morales, e contestava -  a fianco del Presidente boliviano – l’inagibilità sancita dalla FIFA allo stadio di La Paz, 3.600 metri d’altezza.  Non si è appellato alle difficoltà dell’alta quota, il buon Diego. Almeno per questa volta, è un ex-presidente morto a salvarlo.

3 Responses to “Pesce d’aprile boliviano”
  1. A.Russo says:

    Tu ce lo vedi Maradona come allenatore?

  2. Baltic Man says:

    Effettivamente non é il miglior esempio.
    Ma in Argentina é un Dio, e nessuno meglio di lui puó rappresentare i colori del futbol….
    Io non ce lo vedo, ma il 99% della popolazione é contenta di rivedere il Diego in Nazionale..

  3. Cournot says:

    Era contenta prima del 6 a1

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