Poi, si svegliò. Una spranga di ferro rovente sulla carne, o qualcosa del genere. Sulla sua pelle brillava sicura la luce del sole, figure geometriche ritagliate in due interessanti figure parallele dalla finestra sopra di lui, la tangibilità materiale degli elementi si focalizzava velocemente, stimolate dal frastuono ritmico dell’elica appesa al tetto. Impossibile resistere al risveglio tropicale. La notte, entità sacra per l’anima dell’uomo, era definitivamente finita, bruciata da una potenza superiore. Ogni attività umana sarebbe allora scivolata, già dal primo mattino, verso un placido sopravvivere, nell’attesa di un’altra notte.
Archive for August, 2009
Aug
21
2009
Notturno modernoPosted by Baltic Man in Caribe, Notte, Salgar, Sud America, Tecnologie, tags: apatia, intermità, mezzanotte, Notte, smarrimento, specchio
Aug
18
2009
Malditos gringosPosted by Baltic Man in USA, tags: capitalista, Colombia, estados unidos, gringos, historia, howard zinn, imperio, plan colombia, pueblo
Howard Zinn cuenta la historia con otros ojos, los ojos de los jodidos. Indigenas, negros, obreros, comunistas, socialistas, anarquistas, migrantes, italianos, judìos, latinos, mujeres: todas esas categorìas que desde el 1492 encontraron una versiòn distinta al clàsico “American Dream”. La historia que sobresale habla solamente de guerra, de conflictos, de ganancia, de productividad, de enemigos, de “bien” contra “mal”. Desde sus primeros holocaustos, la masacre en contra los pueblos Arawak, el guiòn es un palabreo populista de dirigientes vulgares, incultos, guerreros. Lo que màs parece absurdo, en esta deprimente realidad, es la actitud de los jodidos. O sea: de todos nosotros. Cada vèz màs engañados con historias còmo la del 11 de septiembre, o con cuentos de bases aereas y planes Colombia, de terroristas y comunistas y dictadores, mudos frente a un gigante que deja morir sus ciudadanos por la calle pero tiene toda clase de protecciòn legal para las sociedades acionarias. Años y años frente a las pantallas de Hollywood, para darse cuenta, al fin, que el enemigo era el FBI.
Let America be America again – Langston Hughes Hoy apareciò por ahì en la Universidad Sergio Fajardo, candidato presidente sin ninguna clase de relaciones con partidos politicos. Mucha gente, buena la actitud. Profesor de matematica en la Nacional, alcalde de Medellìn, este hombre està recorriendo desde hace veinte meses a Colombia con un mensaje bastante sencillo y jodido: la transparencia. Una piedra encima a la narco-farco-para politica, y volver a la realdad de los 4 millones de desplazados internos, màs allà del vidrio. Dejarse atràs la basura del Uribez, entendida còmo esta mezcla asquerosa de criminalidad y populismo que une las dos actuales superstars politicas del Caribe. El lenguaje de Fajardo es un himno al obamismo. En su estilo, en el jeans con camisa, en sus power-points dibujados con el lapiz, en los grupos de apoyos llenos de jovenes que llenan la red y los facebooks en todo el paìs. Si no fuera que Obama pueda manejar mejor que Fajardo toda Colombia (gracias al tetrico invento del Plan Colombia y de unas cuantas bases militares), una similitud entre los dos podrìa sèr posible. Serìa otro mensaje interesante para otros pueblos, que se tachan de “primer mundo” y siguen eligiendo los Berlusconi.
Dale Van Every, The Disinherited.
Lewis Cass, Segretario alla Guerra dei nascenti Stati Uniti d’America.
Aug
10
2009
Gravitá permanentePosted by Baltic Man in Viaggi Mentali, Vita, tags: anima, coscienza, lontananza, Solitudine
La disillusione nello scrivere storie assurde senza il bisogno di inventarle; la quotidianità stessa è una storia assurda e la sua rappresentazione, nient’altro che un capolavoro fotografico.
Aug
03
2009
La rivoluzione della coscienzaPosted by Baltic Man in Informazioni, Tecnologie, tags: coscienza, documentario, film, informazione, rivoluzione, zeitgeistSi parla e si straparla di “informazione“, di “cultura”. La verita è che, immerso su un’amaca sotto un mango, a mezzanotte, qualsiasi individuo connesso a un computer ha maggiore accesso all’Informazione italiana che l’italiano medio col suo digitale terrestre. Provare per credere. Il potere di internet, una cosa formidabile. Se solo lo si iniziasse a considerare come un pozzo di conoscenza, e non come una latrina dove scaricare insulti e stronzate. Prendiamo ad esempio Zeitgeist. Si tratta di un documentario interamente “prodotto in casa”, senza nessun altro scopo se non una spinta collettiva (ce n’è bisogno, ammettiamolo) alla rivoluzione della coscienza, un punto di riflessione superpartes per osservare il mondo e le sue dinamiche agghiaccianti. Eppure “la gente” preferisce i quiz beoti sul facebook,anziché usare il suddetto come si dovrebbe, cioè condividendo materiale utile allo sviluppo del cervello umano. Buona visione. |
Tornato a casa, si rifugiò nel computer. Non aveva ancora tirato via i piedi dalle scarpe, che già digitava la password. C’era qualcosa di inquietante, nella morbosità con la quale seguiva piccoli quadrati blu accendersi, sullo schermo. In un certo modo, quel computer non era nient’altro che uno scudo di protezione. Nei crepuscoli dalle ombre lunghe, quando le tenebre si mescolavano con il vento, i suoi vicini avevano imparato ad affidarsi alla notte. Tutto si spegneva quando si spegneva il sole, ed ogni comportamento deviante era considerato una palese mancanza di rispetto nei confronti di un’entità mistica come l’oscurità, secondo una regola universale tacitamente condivisa. F. non riusciva a sottomettersi pienamente all’autorità della notte ma tantomeno poteva sfuggirne, e lo schermo bianco pareva costituire una buona ancora di salvezza nell’inconsistenza degli altri oggetti intorno. Entrambi, lui come il mondo esterno, erano consapevoli della loro inermità nei confronti della notte,di un senso di smarrimento reciproco ed inevitabile -apatia obbligatoria-, di una tregua inevitabile ed imminente, della rivelazione. Ed era esattamente nel momento della tregua che il computer attirava nella sua rete l’inerme uomo, con l’illusione di poter offrire un rifugio e una direzione ai sentimenti più reconditi del suo pensiero.
Leer “
C’è la completa lontananza, lo specchio migliore per osservare qualcosa di interessante attraverso nuove prospettive, e si manifesta sottoforma di goccie d’acqua di un rubinetto che perde. La lontananza come bene necessario, come barriera per difendere da orecchi terzi le lunghe ore di conversazione tra anima e coscienza. Il sentirsi straniero per ritrovarsi a pensare nella propria lingua, ed impararne la grammatica sulle cattedre di scuola. Paradossi a cielo aperto, proprio lí dove i paradossi abbondano, un destino maledetto perché maledetta è la storia di questa terra, prima dei bianchi prima dei neri e prima ancora degli Indios, prima dell’invenzione di un dio necessario per maledire. Una solitudine condivisa, incastro tra jing e jang, bianco e nero fondono tra loro. Lo specchio della lontananza ora che lo specchio non c’è più, spaccato in sette frantumi da un rospo imparanoiato terminato chissá come nella mia stanza, maledetto sia anche il rospo.
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