Archive for February, 2010

Colombia – Italia 1-0


27 Feb

Grandi analogie uniscono la Colombia all’Italia: profonde connessioni tra mafie e potere, un presidente colluso con affari illeciti, l’isolamento della comunitá regionale circostante, il profondo inebetimento dell’opinione pubblica, cloroformizzata da mezzi di comunicazione servili al potere.

Eppure, ieri, 26 febbraio 2009, la Giustizia ha segnato un punto di svolta per la democrazia colombiana: la Corte Costituzionale, con un netto risultato di 7 contrari e 2 favorevoli, ha definitivamente bocciato il sogno di rielezione del Presidente Álvaro Uribe, giunto alla fine del suo secondo (e ultimo, secondo la Costituzione), mandato, e incollato alla sua poltrona come il miglior Democristiano.

Robe lontane anni luce nel terzo mondo italiano, dove i giudici continuano ad essere definiti “talebani” da un omino sbeffeggito fuori dai confini nazionali. La Giustizia é quindi il termometro fra un popolo che ha definitivamente perso la speranza e un altro che, da oggi, respira aria di cambio.

L’immediato futuro, in Colombia, si prospetta decisamente interessante. Un profondo equilibrio regna tra i 5 candidati presidenziali, con un interessantissimo Fajardo (candidato indipendente, accademico) che propone una politica alternativa alle obsolete divisioni tra destra e sinistra, senza contare la visione futuristica di Mockus.

UPDATE: versione “completa” su Peacereporter

Trasudamerica


24 Feb

Ed invece qua, a leggere i racconti dei movimenti degli altri. Frugando tra vecchie valigie di cartone ormai distrutte dal tempo, nell’improbabile ricerca di un frammento di poesia, di un pezzo di carta che racchiuda nella sua memoria, oltre all’immagine immaginaria dell’autore anonimo, anche i segni delle sue impronte digitali, le macchie untuose della  terra sulle dita dell’emigrante, la concretezza di una mano dietro all’astrazione di un pensiero. Una prova di vita, questo è ciò che cerco. Un grido di sofferenza o di speranza, un grido di sofferenza e di speranza, un grido di esistenza. L’immagine della terra lontana proiettata sul pezzo di carta, la calligrafia dell’autore che inizia a tremare di fronte al gran ignoto che si materializza al di là della prua, il dissolversi improvviso di mille lingue diverse all’apparire della Nuova Terra, e le donne che osservano l’orizzonte stringendo tra le braccia il figlio nato sull’acqua, e la calligrafia che smette di essere parola per convertirsi in bianco silenzio, e l’America, e l’America, e l’America. Ma anche le parole di addio, gli ipocriti arrivederci, il fazzoletto bianco sventolato dal quinto piano del transatlantico mentre le persone diventano puntini tutti uguali, la mano che asciuga le lacrime tocca la saccoccia con cinque anni di vita e sacrifici e finisce sul foglio, a tracciare l’elogio dell’ignoto e dire che forse la fame non era poi così dura, se si poteva condividerne il peso. E poi i buchi nelle tasche, il grigio monotono dei vestiti, la disperazione dell’analfabeta, lo sguardo azzurro di un’altra contadina a dire che chissà, forse sì, un’altra vita è effettivamente possibile, l’ultimo pezzo del formaggio di casa che rimarrà sospeso nella bocca per sempre, come un’illusione, come una maledizione, e mille altre stranieri verso la dogana con il Destino che diventano fratelli, concittadini, famiglia, il cielo del mare che scopre nuove stelle nel cammino verso Sud, la sua saliva ancora viva sulla pelle, il proprio cognome scritto in cinque forme diverse su cinque fogli diversi, la prima lettera che diventa poesia e si sporca di lacrime e sale, la vita che inizia, la vita che continua, la storia che scorre, ironica e infinita, tra le sponde di un mondo Vecchio, Nuovo e sempre uguale.

Intervista a Marlon Santi


18 Feb

Si era parlato di Sarayacu, anche se sono cose che poi non si prendono troppo sul serio. Indigeni, avanguardie, amazzonie: concetti lontani. Terzo millennio, pachamama, armonia. Non vanno piu’ di moda.

Eppure Peacereporter pubblica un articolo che scrivemmo (il plurale e’ una roba lunga da spiegare) in un internet cafe’ a Pereira (Colombia), in un disgraziato pomeriggio di Feria de los Toros. Marlon Santi, il personaggio intervistato, e’ uno dei piu’ giovani e brillanti dirigenti indigeni di questa nuova America. Osservando la storia di Evo Morales, c’e’ chi pronostica per Marlon – classe 1976 – un futuro di primo piano, ricordando comunque che il 40% degli Ecuadoriani e’ indigeno.

Ecuador. Un concetto lontano.

Cucinema


10 Feb

Un incontro tra italiani emigranti e viaggiatori può generare le conseguenze più assurde. Se ci si aggiunge che lo scenario è un deserto sonnacchioso e polveroso come Barranquilla, assetato di creatività ma incagliato nel – coerentissimo – stereotipo di Macondo di sé stessa, i risultati possono addirittura essere memorabili.

E’ il caso del Cucinema. Cucinare il cinema. Un esperimento iniziato a Roma, dove un gruppo di amici ha pensato bene di unire due arti supreme in un matrimonio creativo. E proseguito, in una lunga serie di successi, nelle  più remote località d’Italia e d’Europa. Fino ad arrivare, sabato scorso, in America, a Nord del Sud, per lasciare una scia di rinnovato entusiasmo dietro di sé.

La ricetta, come al solito, nei piatti migliori, è semplice. Si preparano due  o più tavoli. Sul primo, si stende una vecchia pellicola a 16 millimetri, cancellando prima buona parte delle immagini. Sul secondo, uova, farina e sale, e tutto ciò che serve per cucinare un qualcosa concordato in precedenza (nel nostro caso, Strozzapreti alla romana). I partecipanti, dai 5 ai 95 anni, passano da un tavolo all’altro, protagonizzando un doppio processo creativo che culminerà con la cena, e la successiva proiezione del film realizzato, roba da cinema sperimentale. La colonna sonora può essere composto da poesie, o dai commenti in fase di realizzazione, o da qualsiasi fonte sonora presente nelle vicinanze.

Il risultato è questo:

Desnudez


08 Feb

No conocía esta sensación de estar vestida pero sin ropa interior, con pollera pero sin bombacha. La vive como lo que es: una forma diferente de desnudez; más intensa, en cierto modo, que la única desnudez que conoce, que es la de bañarse en su casa.

Martín Kohan, Ciencias Morales

Il movimento


02 Feb

Il movimento è una questione impossibile, infatti, prima di arrivare a B dovremo attraversare il punto intermedio C, eppure prima di arrivare a C, dovremo attraversare il punto interedio D, però, prima di arrivare a D…..

Dal Primo Paradosso di Zenone

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


Ricerca personalizzata