Archive for April, 2010

Il mondo a quattro mani


28 Apr

“She’s a Barraquillera with a big heart, always open to the world; he hails from Italy but has made the world his home. This means they love to travel, getting to know other cultures but especially getting to know themselves (and, without a doubt, each other)”

Eliseo è uno di quei personaggi saltati fuori dal libro aperto del mondo. Giornalista, scrittore, critico, dove c’è musica c’è anche lui. Sempre sospeso tra Miami e il Sud America, un po’ come la sua vecchia Portorico, un bel giorno è apparso sulla sabbia di Salgar, ed abbiamo bevuto ed abbiamo imprecato contro i confini geografici che qualcuno ha disegnato su una sola sfera. Poi se n’è andato, a Nord o a Sud non si sa bene dove, e come i vecchi amici, come la buona musica, oggi è riapparso sottoforma di amarcord.

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22 Apr

…ma ti racconto questa: ieri ho presentato un ducumentario sull’immigrazione alla questura di XXX, presenti questore, prefetto, sindaci, rotary club, autorità ecc. e ho detto cose veramente sconcertanti (per loro). Ho detto che il problema sta tutto nel luogo comune imperante e per cui bisogna rispettare tutte le culture. Ho detto che bisogna fare proprio il contrario: le culture non vanno rispettate ma anzi vanno tutte, a partire ciascuno dalla propria, ammesso che ne possiedamo una (e che siamo da questa posseduti) – cosa che io metto comunque in discussione – le culture, dicevo, vanno tutte criticate, migliorate, superate e, perchè no?, abbattute. Libertà, secondo me, è libertà dalla cultura, se no da cos’altro?. ecc. insomme le cose che mi hai già sentito dire tante volte (ho pronunciato la parola libertà venti volte in tutte le salse). Morale. mi sono divertito assai e alla fine erano tutti abbastanza basiti. Te lo racconto perchè so che immaginarti la faccia delle autorità mentre sparavo a zero sull’identità ti mette di buon umore.

Esistono ancora le FARC?


21 Apr

In certi luoghi d’Europa sono considerati romantici eroi che combattono per la libertà. Altri, gente di sinistra (giuro che è vero. Esiste ancora gente di destra e di sinistra, nella decade II del millennio terzo), li considerano “buoni e bravi e giusti” a prescindere, e ci mancherebbe. La maggior parte non ne sa niente, sanno che esistono e niente di più (al contrario della mafia, che NON esiste), e sostanzialmente vivono bene comunque.

Nella realtà colombiana, invece, le FARC sono una presenza tanto invisibile quanto reale. La loro inutile esistenza – fondata sul narcotraffico ed i sequestri, Marx è morto da tempo – è l’unica motivazione plausibile che tiene in piedi il governo guerrafondaio di Uribe, che, sullo schema degli amici del Nord, esiste in quanto c’è una FARC da combattere, e si sa che la guerra contro il terrorismo è, per definizione, infinita.

Proprio per questo che le FARC esistono ancora, e continueranno ad esistere.

Eyjafjallajökull


18 Apr

Non vedo cosa ci sia di strano. Dopotutto il mondo subirà un profondo cambio strutturale nei prossimi anni, lo dice il calendario Maya lo dice il calendario egizio e lo dice anche il vecchio testamento, vedi Zeitgeist per maggiori informazioni. Ma soprattutto lo dice la logica, sette miliardi di persone pesano e sono un carico piuttosto inutile per questo nostro vecchio mondo, noi si continua a fare mutui quarantennali e sotto i nostri culi la terra trema gente, la terra trema.

E poi, l’Islanda. Che secondo la mitologia nordica, era la porta aperta verso il centro della terra. Spazi aperti, suoni lunghi, magnetico spazio ghiacciato e fotografia d’apocalisse, il cielo del nord e una terra priva di vita per focalizzare al meglio la nostra misera condizione di esseri umani, un canto progressivo che prende dietro il collo e ti trasporta fuori del mondo.

Non sto scherzando. I Sigur Ros, il più grande gruppo rock dell’arida decada degli anni Zero, l’hanno visto chiaro, e hanno messo tutto in musica. Heima, di cui consiglio caldamente l’acquisto o la visione, rappresenta un vero e proprio documentario musicale sull’Islanda, e sugli ultimi fremiti di pace di una cultura millenaria che sta per essere definitivamente assorbita da Occidente. Heima nell’incomprensibile idioma islandico significa “casa”, ed è ciò che i Sigur Ros hanno voluto registrare dopo una lunga tournée mondiale, la quiete prima della tempesta.

Popol Vuh


16 Apr

La selva come presenza, come entità. Esiste sottoforma di suono, una nota lunga e grave che sembra non finire mai, un coro polifonico come nelle cattedrali di legno e di pietra, nel milletrecento. Guardala e giudica, e dimmi se non la temi. La selva è qualcosa più che la terra, qualcosa meno dell’acqua, è un mondo simbolico che non entrerà mai nella finestra.

Ipocrisie da macchina del caffè


14 Apr

“Mollo tutto e vado a vivere ai Caraibi”.

Facile a dirsi.

Senza contare l’aria del mare che brucia i computer e le televisioni. La sabbia costantemente sul pavimento. L zucchero chiuso ermeticamente nel frigo, le formiche che compaiono dal nulla. Musica salsa alle sette e quarantacinque del sabato mattina nella finestra senza vetri dei vicini. Le zanzare cariche di dengue. Un sistema elettrico precario che soffre ogni volta che il frigo si mette in moto. L’acqua potabile chiusa in borse da cinque litri.  Un’innumerevole schiera di sette evangeliche paragonabili solo alle zanzare cariche di dengue, incollata alle finestre dell’Inconvertibile. L’intrinseca complessità mentale nel mollare veramente il cosiddetto “tutto”, ed andare a vivere ai Caraibi.

Radio Esperanza


13 Apr

Capita anche di incontrare qualcuno interessato di America Latina, ed allora segnalo questo link, un’agenzia di informazione alternativa o di controinformazione  o semplicemente di informazione, quella che di solito gli altri giornali non pubblicano.

E’ in spagnolo, ed è già qualcosa. Potrebbe essere in Kitchwa.

p.s. Questo post ha la sua anima occulta.

Il gioco


11 Apr

Puoi crearti il tuo personaggio, sceglierti il colore della pelle, la lunghezza dei capelli, l’altezza, il taglio degli occhi, tutto. Poi gli dai un nome, una nazionalità, ed inizi a giocare. All’inizio, non sei nessuno, devi accettare le offerte che ti fanno, puoi valutare fino ad un certo punto dove andare ma senza farti troppe pretese, perchè comunque il tempo scorre e il gioco va avanti senza di te. Poco per volta, però, inizi ad integrarti, ad ambientarti all’ambiente nuovo, ma devi conquistarti il tuo spazio contro tutti gli altri, e la lotta sembra assolutamente vera, li vedi con le loro magliette e con la casacca addosso che si impegnano per essere migliori di te, e ci sono gli inamovibili e ci sono quelli che non ce la faranno mai, tu dalla tua parte hai il fatto di essere giovane. Non ci metti molto a guadagnarti il tuo spazio, e quando finalmente ci riesci sai perfettamente che nessuno te lo potrà togliere, dipende solamente da te decidere che fare e non sempre è facile fare la scelta giusta, sai dove vorresti arrivare però rischi di bruciarti, alla fine siete soli, tu e il tuo personaggio. Poco a poco, addirittura, ti convinci di essere quello stesso personaggio che tu hai creato, ti rendi conto che ti assorbe più che tutte le altre cose, sei tu di fronte ai migliori dei migliori che ti offrono tutto ciò che gli altri sognano, e tu accetti perchè un’occasione così non si spreca ed alla fine essere dalla parte giusta fa sempre bene, ti aiuta ad arrivare là dove vuoi arrivare, basta che non lo dici a nessuno perchè sai perfettamente che farebbero di tutto per eliminarti. Non si tratta di esagerazione, è tutto piuttosto reale, reale in un senso virtuale ovviamente, però sembra vero, spaventosamente vero. I nomi degli altri, le loro facce, tu lì in mezzo ai tuoi eroi e tu più in alto ancora che i tuoi eroi, cose così aiutano l’ego, fanno bene. E intanto passano le stagioni, a dicembre e a giugno puoi decidere il tuo futuro ed accettare altre offerte, poco per volta – anzi, piuttosto velocemente – invecchi, un anno passa nel giro di un paio di settimane, dipende dall’intensità che ci metti nell’impresa, se ti incolli senza staccarti un attimo ovviamente passa tutto più facile, non te ne accorgi che sei già arrivato alla fine del gioco.

Come hai detto che si chiama?

Pro Evolucion Soccer.

Gli elefanti di Neruda


09 Apr

Quando Pablo Neruda se ne andò in Sri Lanka, nei lontani vent’anni della sua esperienza diplomatica al servizio dell’ambasciata cilena, rimase impressionato nell’osservare i metodi autocnoni di addomesticamento degli elefanti. Osservò che i pachidermi addestrati formavano un largo cerchio intorno ai loro simili liberi, permettendo così all’uomo di avvicinarsi repentinamente e incatenarli al primo albero a disposizione. Neruda, nemico dell’ingiustizia e di ogni forma di stupidità, si chiedeva come è possibile che un gruppo di animali lavori contro gli interessi dei suoi stessi simili, per realizzare i desideri del suo nemico dichiarato, l’uomo.

La mia personale candidatura al premio nobel per la Pace


02 Apr

Pierino ha sessantun’anni e viene dalle montagne di Bormio. Un personaggio piuttosto conosciuto e presente in qualsiasi paesello italiano, uno di quei bravi signori che si sono costruiti la casa con le loro mani perché sono un po’ idraulici, un po’ falegnami, un po’ muratori e un po’ tutto.

Pierino ha lavorato tutta la vita in un’azienda pubblica, é diventato padre e poi nonno. Ha visto l’Italia cambiare velocemente, troppo velocemente, e non sempre in meglio. Poi é andato in pensione, e ha deciso che c’erano ancora tante cose utili da fare, o meglio: che era giunto il momento di fare qualcosa di utile.

Cosí é partito con lo zaino in spalla, come un ventenne. E’ arrivato in America Latina, ha attraversato per settimane intere la Bolivia in solitaria, ha imparato lo spagnolo. E adesso collabora con una ONG di compaesani valtellinesi, gente come lui che ha deciso di dare un senso alle cose facendo qualcosa di utile.

Passa i suoi giorni, Pierino, in mezzo alle montagne d’Ecuador, costruendo scaffali per la scuola prossima ad inaugurare, aiutando dove c’é bisogno. Senza pretese. Anche perché, come dice lui, “se aiutare significa ridurre questa gente a correre come é successo da noi, molto meglio sospendere tutto e tornare a casa”.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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