L’importanza di chiamarsi Ramon

08 Mar
“Il ramo di un albero è un bastone virtuale”
Pierre Lévy

…proseguono i tentativi di analisi delle cosiddette “sociologie da facebook”, nuova dimensione diversamente reale, che presto o tardi ci ingloberà tutti nel suo paramondo fatto di “mi piace” e pecore virtuali.
Scopro sulla mia pelle i potenti effetti di questa controversa sostanza virtuale, in quanto a “furto di personalità”. Lo scopro attraverso un processo tutto sommato involontario, di cui mi ritrovo, adesso, vittima e mandante.

Il fatto è che tempo addietro (parecchio tempo addietro, nell’era geologica della rete), ho cambiato il mio nome di accesso su quella piattaforma virtuale. Mi sono trasformato in “Ramon Pelotas”, forse perchè mi allettava l’idea di essere rappresentato da un nome particolarmente demente, forse perchè in un pueblo della Colombia centrale avevo passato una piacevole giornata con il pazzo del villaggio, un ottantacinquenne senza denti ma piuttosto abile nella charla, non ricordo nemmeno più io il motivo. Ramon Pelotas, appunto.

Fatto sta che sono diventato Ramon Pelotas, e la mia vita è cambiata. Cioè no, ho continuato ad essere quello che ero, ma per molta gente (gente “virtuale”) mi sono trasformato in una nuova identità. Un’identità che pubblica foto e video e musiche e messaggi, che commenta e condivide, che ha una faccia conosciuta (anzi trentacinque, tante sono le mie foto del “profilo”), e che, soprattutto, è assimilato a un nome. Ramon Pelotas.

Accade infatti che io viva la maggior parte del mio tempo in un luogo che è sempre “altro” rispetto a questi “amici” virtuali. Gente che comunque ha condiviso un certo periodo di tempo con l’alter ego di Ramon Pelotas, compagni di scuola o figure varie, con cui oggi, però, si mantiene – vicendevolmente – una relazione puramente virtuale. Facebook come quel che un tempo fu la chiesa, un luogo dove entri con relativo scarso interesse, soprattutto per dare un’occhiata alle faccie conosciute che potresti trovarci dentro.

Accade anche però che io di tanto in quanto torni nel mondo degli umani. Nella birreria frequentata da buona parte dei miei “amici” virtuali, per esempio – una seconda chiesa, o una seconda “farmville”. Ebbene, è lì che ritrovo facce di profili conosciuti, vecchi compagni delle elementari e canaglie di sempre, e molti, che si sorprendono di vedermi riapparire in carne ed ossa, si apprestano a salutarmi e scambiare due parole. “Allora Ramon, che racconti di nuovo?”

E’ una metamorfosi lenta, ma definitiva. Per molti di loro io continuerò ad essere un’immagine virtuale, un’immagine associata ad un nome che non è il mio, ma non importa. Facebook è la nuova chiesa, ricordiamolo. La nuova verità. Già me li vedo, sul bordo della pensione, chiedersi che fine avrà fatto quel Ramon. Me li vedo appoggiati intorno alla rete di un cantiere, a bestemmiare contro gli operai incapaci, commentando (e magari cliccando su “mi piace”) la novità del giorno: “ti ricordi quel Ramon? Quello che era alle elementari con te. E’ morto. Ho visto i manifesti. La famiglia Pelotas tragicamente annuncia….”

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Diary of a Baltic Man

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