Archive for gennaio, 2013

E’ scesa una briciola tra la n e la barra spaziatrice


27 Gen

Cadono giù i pezzi dall’autogrill.
E’ neve, sembra neve, ma anche la neve sembra qualcos’altro che non è.

E io, da un paio di giorni suppergiù, vivo in una casa di riposo.
Mi sveglio alle prime luci dell’alba, vado a dormire prima del solito, condivido i ritmi – condivido solo i ritmi, effettivamente – con i miei coinquilini temporanei, anche l’ora del pasto è anticipata di un centinaio minuti rispetto alle abitudini mie solite.
Ho anche il letto con il telecomando elettrico, si sollevano le gambe la schiena e anche il bacino, ogni combinazione è possibile e procura sollievo effimero.

Ma a pensarci bene non è questo il punto.
Il punto è: perché dovrei dirlo?
Perché lo sto raccontando?
Perché lo sto scrivendo?
Avrebbe meno senso, se fosse un’esperienza come un’altra, un pezzo di vita da conservare per me?
Ha un senso, in qualche modo?

Politically normal


24 Gen

“In bocca al lupo”
Giuseppe Veneziano 

 

Camerata


18 Gen

Sul treno.
Sale un tipo con gli occhiali scuri (nevica), gli abiti scuri, il cappotto scuro, e anche la pelle scura (questo è un dettaglio interessante).
Non c’è posto a sedere, rimane in piedi.
Mima una telefonata, non credo che telefoni veramente.
“Sì, camerata. Ci vediamo davanti alla casa di quegli schifosi, camerata. Ho portato anche il libro su quei bastardi ebrei, camerata. E’ sempre il solito discorso, il solito problema con i sionisti, camerata. Ho letto anche quello che avevi detto di leggere su Benedetto Croce, camerata. E’ giunto il momento di fare qualcosa, Monti è uno di quelli, è un amico dei sionisti, camerata. Ma ne parliamo più tardi. Heil, camerata [con annesso gesto del braccio]. Onore e rispetto. A dopo”.
La gente solleva gli occhi, qualcuno ascolta. Qualcun altro continua a leggere “Alla fine di un giorno noioso”, di Massimo Carlotto. Io smetto di scrivere questo testo e inizio a scrivere questo testo. Il nazista meticcio probabilmente non sta telefonando veramente, probabilmente c’è qualcuno con una telecamera nascosta che sta filmando la scena e le reazioni – o le non-reazioni – della gente.

Ecco, sì, dev’essere così.
Non sta telefonando veramente.
Dev’esserci qualcuno con una telecamera nascosta che sta filmando la scena e le reazioni – o le non reazioni – della gente.

Siete matti


12 Gen

Non mi interessa quel che abbia detto.
Né cosa sia successo, né come abbia fatto.

Ma se io mi sveglio al mattino e leggo
“9 milioni di italiani di fronte allo tv per lo scontro tra B. e Santoro”
la prima cosa che penso
l’unica cosa che penso è:
ha vinto.

Nove milioni di italiani davanti alla tv.
Che lo amano, che lo odiano.
Che si collegano anche se “a me non me ne frega niente”,
ma
“voglio vedere come finisce”.

Ha vinto.
Quell’uomo giocava ad armi impari.
Lui era da solo.
Noi eravamo la massa.

Oggi


05 Gen

running up

Esci dalla porta e sembra di entrare in un abbraccio.
Quindici gradi, il 5 gennaio.
A Viola non si era mai visto.

Mal di gola, occhi infiammati.
Caffè con mia nonna, la musica di ieri sera ancora in testa.
Quindici gradi fuori dalla porta, la neve si è sciolta tutta.

Poi un saluto al vecchio contadino, profumo di spezzatino.
Questo caldo è una piaga, non fa per niente bene alle piante, dice.
Le fa gonfiare, le illude, poi torna il gelo e si spaccano.

Oggi ho pensato a Werner Herzog, agli anni Settanta.
Quel che è stato è stato una scintilla, una folgore.
E’ rimasto qualcosa?
Fabrizio dice che quel succede in una stanza, in qualche modo, rimane.
E molto tempo dopo, ancora si respira.

Rimane anche quel che succede fuori dallo spazio, che ti si appiccica addosso.
Le parole tra due sconosciuti, quando si annusano e si riconoscono.
Cosa riconosci, in quella tela in cui l’altro si dipinge?
La stessa voglia di creare un disegno, che muove la tua mano.

Oggi per esempio, passeggiata nel bosco.
Quindici gradi, il cinque gennaio.
Oggi ho scambiato un dvd con due formaggette fatte in casa.
Oggi sono andato a trovare una vecchia prozia, novant’anni.
Dice che suo fratello, che era mio nonno, la sera del 5 gennaio le propose di stare svegli e sbirciare.
I loro genitori – i miei bisnonni – se ne accorsero.
E da quel giorno non arrivò più nessuna befana.

Oggi.
Oggi domani è diventato già ieri.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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