Betacam

27 Aug

Porto di Savona

Strane meccaniche assurde.
Accadevano nel tempo in cui sulla terra c’erano ancora le rane, e gli uomini si nascondevano dentro gusci di plexiglass.

Sotto la carezza della rugiada si annusavano i maschi e le femmine, si annusavano e si scoprivano così diversamente simili nei loro gusci d’antipodi.
Bagnavano la lingua nel tè, s’inumidivano le labbra secche attraverso sorgenti sotterranee.

Come neonati si toccavano, si studiavano, riconoscevano nell’odore dell’altro le stesse stigmate dello stesso spettro introspettivo, e si chiudevano il naso e si tappavano gli occhi per non vedersi percorrere la giusta via.

Ancora esistevano spettri d’irrazionalità in quelle epoche confuse, e nessun circuito e nessuna meccanica sapeva opporsi al disordine apparente.

Gli uomini e le donne, sdraiati sull’erba, si fondevano in un destino non ancora scritto e lo facevano arbitrariamente. Uno con l’inchiostro e l’altra col papiro, componevano poemi a quattro mani dove il filo logico inevitabilmente si spezzava là dove la poesia si trasformava in prosa.

Morivano e nascevano sempre e solo e comunque nel nome di questo dio inclemente.

Erano i tempi delle rane, e gli uomini e le donne molto spesso si nascondevano dalla rugiada e da loro stessi, sotto gusci asfittici di plexiglass.

2 Responses

  1. Aaiun says:

    ” Per Sabina vivere nella verità, non mentire né a se stessi né agli altri, è possibile soltanto a condizione di vivere senza pubblico. Nell’istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico, pensare a un pubblico, significa vivere nella menzogna. Sabina disprezza la letteratura nella quale gli autori rivelano ogni piega intima di se stessi e dei loro amici. L’uomo che perde la propria intimità perde tutto, pensa tra sé Sabina. E l’uomo che se ne sbarazza di sua spontanea volontà è un mostro. Per questo Sabina non soffre per nulla di dover tenere nascosto il proprio amore. Al contrario, solo in quel modo può “vivere nella verità”.
    Franz invece è convinto che nella divisione della vita in sfera privata e sfera pubblica sia contenuta l’origine di ogni menzogna: l’uomo è una cosa in privato e un’altra in pubblico. Per lui, “vivere nella verità” significa abbattere la barriera tra il privato e il pubblico. Gli piace citare la frase di André Breton che diceva di voler vivere “in una casa di vetro” dove nulla è segreto e ognuno può guardare. ”

    [M. Kundera scrivendo di maschi femmine rane e meccaniche nell'Insostenibile leggerezza dell'essere]

  2. Baltic Man says:

    Chissà se Sabina e Franz, pensandola in due maniere così radicalmente diverse, riuscirono un giorno a incontrarsi…[tra le pagine di Kundera].

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Diary of a Baltic Man

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