Archive for dicembre, 2017

Stàdion


27 Dic

Stàdion

Ma se guardi bene laggiù c’è una casa
e se guardi a fondo lassù c’è una nuvola.
Se cerchi neve alle tue spalle c’è il mare
e se senti freddo, è silenzio e vuoto da coprire.

Così ripartirai tra la polvere sola
tra gli aghi e gli insetti, tra la retta e la sfera.
Il tracciato dei tuoi percorsi completerà l’orizzonte.
Il peso dei tuoi piedi toglierà il dubbio alla strada.

Szomorú vasárnap


11 Dic

Evoluzione di un’inquietudine: il pianista ungherese Rezső Seress compone Szomorú vasárnap (“Gloomy Sunday” in inglese, “Cupa Domenica” in italiano) nel 1933.
Una melodia malinconica, di tristezza orientale, si lascia cadere nel lento morire della musica terzinata gitana.

Si trattava di una linea melodica particolarmente riuscita, arricchita da un testo che piange la fine di un amore, e non lascia speranze nemmeno all’ipotesi del suicidio come ultima carta della disperazione. Tre anni dopo l’incisione del brano, iniziarono a circolare notizie che riportavano un buon numero di coincidenze sospette, in base alle quali Szomorú vasárnap indurrebbe l’ascoltatore al suicidio. Nella versione in inglese, pubblicata nel 1942.

Angels have no thoughts
Of ever returning you
Would they be angry
If I thought of joining you

la voce di Billie Holiday aggiunge intensità sonora a un testo reso più lieve nell’ultima strofa,nella quale la chiusura della canzone non fa più riferimento al suicidio ma è stata resa meno cupa e più speranzosa, sottolineando come il gesto estremo possa rimanere puramente simbolico.

Nei decenni successivi intorno a “Gloomy Sunday” prese forma un alone leggendario. La reputazione della canzone maledetta,  ribattezzata “La canzone ungherese del suicidio”, si diffuse in America e in Europa, spingendo addirittura la BBC a vietarne la trasmissione all’interno dei suoi palinsesti.

Poi arrivò Bjork

e fu inverno.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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