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09 Lug

Dove sei stato a giugno.

Non lo so.
C’era tanta gente.

C’era tanta gente.

Sì. Tanta gente.

 

E cosa faceva, tutta quella gente.

Non lo so.
Pregava.
Cantava.
Urlava nel buio, ma poi si calmava. Arrivati a un certo punto, si calmavano.

Come se non sentissero più paura.

Come se non sentissero più paura, ho detto.

Forse.
L’hai detto te.

 

E poi?

E poi il caldo, il sudore nella schiena. L’aria fresca dal finestrino, come su una barca a vela.
Come su una barca a vela.

Quindi sei un viaggiatore.

In che senso.

Quella cosa dell’aria fresca dal finestrino. In fondo non è quello, viaggiare?

Non lo so. Ognuno ha il proprio modo di viaggiare.

C’era un uomo solo, seduto al bar. Non beveva. Non si spostava.
Sceglieva il posto all’ombra, arrivava solo nel pomeriggio.
Ma il pomeriggio può essere lungo di attimi e di momenti,
e di suono nel vento,
di assenza e di silenzio.

C’era quell’uomo solo, quindi.
Sì. Un uomo solo.

La sua famiglia c’era, ma era da qualche altra parte.
Passava i pomeriggi seduto a guardare.
Cercava qualcosa. Lo cercava con calma.

Ognuno ha il proprio modo di viaggiare.

Ognuno ha il proprio modo di viaggiare.

E tu, sei in viaggio da tempo.

Sono in viaggio da sempre. Questa cosa sotto la pelle scotta, se mueve ardiente.

Intendi la nostra condizione su questa terra.

Intendo lo scorrere del tempo. Eri tu che parlavi di tempo.

Sì, ero io. Ti ho chiesto dove sei stato a giugno.

Dove sei stata a giugno.

Non ho usato un’idea di luogo, per chiedermi dove sono stato. Ho usato a un luogo fisico nel tempo. ‘Giugn0’.

È infinitamente grande e infinitamente piccolo.

Dove sei stato a giugno.

Dove sei stata a giugno?

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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