Archive for marzo, 2020

Pandemic Party For A New World


25 Mar

Crash

Ecco,
infine,
ciò che la gente voleva,
ciò a cui lo Zeitgeist
[lo spirito del tempo]
anelava.

Tutti finalmente a casa,
il lockdown,
la fine delle incombenze tristi,
l’inizio di un tempo migliore.

Ecco il lockdown,
la dichiarazione,
il manifesto.

“Vogliamo restare a casa,
restare soli,
gestirci il tempo”.

Vogliamo tutto quel che già c’era
[l’amore, il gioco, le relazioni]
ma lo accetteremo in forma diversa,
impact-free, zero emissioni, streaming online.

Il pianeta non poteva più sopportare quell’esuberanza dei sensi.
“Spostare i corpi o spostare le prospettive?”, si chiedevano un po’ tutti nei grandi palazzi.
Il capitalismo già da tempo si stava organizzando:
una sola, grande piattaforma per comunicare
una logistica di e-commerce e online-shop che ti porta tutto a casa.

Una diversa maniera di stare al mondo,
ed è quello che vogliono i quindicenni,
e lo vogliono i dodicenni,
e quindi sarà così.

Non c’è governo occulto,
non c’è complotto strano.
È l’umanità compatta che si muove,
come una cosa viva,
come un virus dentro le cose.

È l’umanità compatta in evoluzione,
verso una nuova specie,
verso una nuova era.

 

Mentre il mondo si contrae


21 Mar

“Mentre il mondo si contrae noi ci espanderemo”,
dicono le persone fiduciose sui social net.

Ci espanderemo, andremo a raccogliere i frutti proibiti
i frutti del nostro essere finalmente umani,
capaci di silenzio,
di empatia,
capaci di silenzio,
e di empatia.

Così dicono le persone fiduciose sui loro balconi
ma nel frattempo cresce la paura, l’ansia, la perversione del sempre connessi.
Ci ritroveremo sopravvissuti
sopravvissuti e senza dignità
a celebrare la festa dei sopravvissuti senza dignità.

– ‘Ho un po’ di febbre. Che ne pensi?
– Penso che sia normale. Hai febbre perché non esci di casa. Fumi cicche sul balcone, vivi in pigiama, e non esci di casa. È normale che ti venga la febbre. È il ritratto perfetto dell’ammalato. È così che ci vogliono, è così che ti vuoi.

 

‘La gente ha paura della morte, muchacho, non l’hai ancora capito?’
Ha paura della morte perché non ha mai imparato ad essere realmente viva.
Si può aver paura di morire senza essere stati realmente vivi?
Evidentemente sì.
Il fatto stesso di darsi da fare per non morire dà finalmente un senso all’esistenza dei più. E questo li accomuna all’esistenza del virus. In fondo siamo tutti sulla stessa barca. Non è il caso di essere troppo ostili, nei confronti del virus.

[per esempio. Era davvero il caso, di portare in giro quelle bare sui carrozzoni militari?]

E così

questi sono i giorni dell’essenziale.
Unghie sporche, mani ruvide, l’odore del corpo che basta a se stesso e nessuna necessità di aprirsi agli altri.
Io per esempio ho imparato a fare i muretti a secco.
In questi giorni sto facendo semplicemente a quello: muretti a secco.
Potrei parlarti di quello e di nient’altro. Non ho nient’altro da dire. Non c’è nient’altro.

E allora, sarà vero che mentre il mondo si contrae, noi ci espanderemo?
Potrebbe essere vero.
Siamo dei virus, organismi preposti al contagio.

 


Que pasa contigo hermano. Que pasa contigo?

La Peste | 1


10 Mar

'r Cašté.

Chiuse le scuole.
Chiusi i cinema, i teatri, i ristoranti, le ferrovie.

[pero en el fondo no importa, porque aquí en Viola no hay nada de esto].

Questo Piccolo Scandalo


09 Mar

Dirai a tutti che io sono tua cugina.
Tutti ti diranno che non dovresti essermi cugino.
Attraverseremo, su un cavallo bardato di nero, le strade di ogni paese e di ogni città, coperti da un poncho bianco che rimarrà bianco nonostante la polvere e le voci del mondo.

Nelle piazze e nei borghi, nelle mattine d’autunno, ci laveremo nelle fontane e sarà sempre un pezzo alla volta, perché non saremo mai completamente sporchi ma nemmeno saremo mai completamente puliti, perché non si può essere completamente niente.
Saremo consapevoli del nostro essere precario, soggetto ai cambiamenti e agli umori, un uomo e una donna a cavallo sotto un poncho, e i contadini nei campi che ci saluteranno in un misto di sconcerto, timore, invidia e rispetto.

Ti ascolterò parlare con le tue diverse amanti, così come si ascolta un qualcosa che si conosce per la prima volta, e mi ascolterai parlare di notte a quegli altri uomini lontani, quegli uomini che non ti assomigliano ma ti riguardano e sentono il tuo odore e non si avvicinano. A quella gente che aspetta, da lontano, la fine del nostro viaggio.

Saremo una storia triste, come tutte le storie in cui c’è gente a cavallo e c’è un territorio da attraversare.
“Gente a cavallo” significa lasciare impronte nel terreno ed andarsene sempre. “Territorio” invece ha a che fare con la vastità dello sguardo, nell’impossibilità di posare gli occhi su un punto e un punto soltanto, nella necessità di chiedersi cosa c’è ancora da raggiungere, cosa c’è che aspetta là dietro l’orizzonte.

E nelle chiese del mondo ci inviteranno ai funerali e ai matrimoni, ci inviteranno ai momenti solenni di celebrazione e di ascolto, perché saremo sacerdoti e saremo un qualcosa da esorcizzare per tenerlo lontano, e il nostro cavallo bardato di nero resterà quieto ad aspettare e solo i bambini oseranno avvicinarlo.

Io sarò il tuo ‘Quindi’,
tu sarai il mio ‘Andiamo’.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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