Archive for the “Baltico” Category

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Lunghe ore sotto il sole ad ascoltare un pazzo ex – aviatore sovietico, in abbigliamento d’ordinanza dotato di canottiera e inevitabile baffo, che si presenta alla lezione con la “resaca” alcolica della sera prima. Non proprio il massimo se si pensa che sarebbe l’uomo incaricato di spiegarti come sopravvivere.

Poi, finalmente, l’ora del decollo. Su una Vespa volante regina dei cieli di qualche decennio fa, su e su e su fino al kilometro. Con il rumore assordante dei motori che coprono occhi che si chiudono e magone.

Quello che viene dopo e’ confuso, e’ materiale cerebrale non decifrabile. E’ la porta che si apre, l’istruttore che ti spinge, la materia che scompare sotto il suolo e lascia spazio all’aria. Pochi secondi lunghi come minuti.

Poi, una mano che ti prende dall’alto, che stoppa il volo verso il suolo, che porta in una dimensione di assoluto silenzio e di tranquillita’ e di sensazioni strane e fortissime di cui ci si ricorda solo i puntini nel verde in basso, uccelli che passano vicini e lo specchio del Baltico al tramonto un paio di kilometri piu in la’.

Che storia.

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Disclaimer: si, in italiano il fine settimana si può chiamare anche “weekend”. Dedicato a tutti gli spagnoli, in particolare a uno

- è bello avere un amico lituano. Si può conoscere veramente molta molta molta gente e fare discorsi interessanti.

- trascorrere il pomeriggio in bici nelle selvaggie spiagge curoniane con un thermos di mohito può essere un’idea interessante da riproporre in futuro.

- promozione al Memelis di Klaipeda. Due litri di birra a 10 litas (3 euro).

- perchè in tutta la Lituania si ride e ci si bulla alle spalle della gente di Kaunas?!? …no, forse lo so…

- quando mi spingo in improbabili dialoghi in lituano, finisce che tutti ridono di gusto e apprezzano il mio “sweet italian pronunciation”. Cosa che mi riempie di omaggi (alimentari) che basteranno poi per una settimana.

- affittasi ad “amici di Baltic Man” appartamento centrale a Klaipeda, in estate.

- tra gli ottimi cd trovati nella macchina dell’amico, ce n’era uno decisamente inaspettato: Jovanotti. Mai avrei pensato che qualcuno all’estero lo conoscesse. Cosi, di colpo, mi sono ricordato perchè mi è sempre piaciuto Jovanotti.

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Succedono cose strane. Tipo essere invitati da amici (gia, ebbene si, finalmente ho un amico lituano di sesso maschile, dopo 8 mesi, mi sento realizzato!) in quel di Klaipeda, e tuffarsi in numerosi litri di birra nella notte baltica.

E poi, di colpo, nel terzo piano di un locale, trovare sedute ad un tavolo facce che ricordano qualcosa. Qualcosa di indefinito, ma con il beneficio della certezza.

“Son sicuro che quelle due le conosco”.

Fino a che, rapido e scattante, scende nella stanza delle Illuminazioni Divine la folgorazione. E si ritorna indietro a notti passate a navigare nel virtuale in cerca di quello che e’ diventato il presente, il concreto. E si ritorna a guardare gallerie fotografiche su internet e a capire.

Cosi, sicuro di non sbagliare, parto come un killer in direzione delle due al tavolino e, attenzione, non chiedo: affermo.

Voi due avete amici italiani“. “…Si!” “Karim e Enrico.” “…Si! Sei anche tu di Cuneo?”

Mi ricordavo queste foto.

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Muse, the world-best live band, the 2nd july in Riga Arena. How many tickets?

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Rotta su Klaipeda, Erasmus Days in riva al mare.

Sabato, invece, sara’ Riga. Esattamente qui.

Son cose.

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Sono i giorni piu’ confusi, quelli che ricoprono tutto di una patina agrodolce con un incredibile potere di alterare i sapori, quelli che tracciano confini troppo difficili da definire. I giorni finali.

Risplende finalmente il sole su Nevsky Prospekt, per gli ultimi passi a 3 di un mese esatto di cammino, lasciando il tempo a riflessioni e paranoie confuse con i neuroni inebriati di strade, cose assurde viste e fatte, posti virtuali, Asia, persone incontrate vissute e salutate, tutto. I neuroni inebriati di tutto.

Intorno, dappertutto, il grandioso scenario di San Pietroburgo, citta’ giovane e pericolosamente bella, base di sviluppo di progetti per viverla ancora in un futuro lontano che scavalcano la linea tra fantascienza e realta’, con inevitabili ricordi futuri dei tempi attuali, piu concreti, vissuti sotto il guscio di una simpatica famiglia russa che travolge a colpi di cibo, drink e ospitalita’… degna sigla finale del Maestro.

Tempo di tornare indietro, di salutare il profondo Est e il mondo sotterraneo che ne disegna l’irresistibile fascino e tornare verso il punto interrogativo lituano, con una tappa tra i casini di Tallinn perche’ no, ma comunque con la bussola orientata, per la prima volta, verso una direzione precisa. Almeno geograficamente.

Tempo di riprendere l’autobus che aveva lasciato universita’ e responsabilita’ (minimali, ma comunque c’erano) dietro il finestrino, senza sapere come la metamorfosi del tempo avra’ trasformato tutto…

Tempo, non il primo ma nemmeno l’ultimo, di salutare il compare storico di tutti i viaggi piu belli, per progressione logica quindi il compare dei giorni piu’ belli, per prendere ancora una volta vie diverse che porteranno inevitabilmente allo stesso obiettivo, a studiare cioe’ un altro modo per intersecarsi un’altra volta, in quale angolo di globo non ha di per se’ importanza. Basta un punto d’appoggio, una bottiglia di birra e un’eliminazione totale di qualsiasi filtro per creare milioni di parole che riescono a dare un senso anche alla citta’ piu’ grigia di qualsiasi mondo.

Ho dato un’occhiata alla roba accumulata per l’intera area della stanza prima, come magliette libri di Mao incensi monete Kamasutra di ossa di cammello mongolo manifesti di propaganda te’ del deserto libri e altre assurdita’ che si sono aggiunte durante il cammino riusciranno a entrarci dentro proprio non riesco a immaginarlo. Ho dato un’occhiata alle centinaia di foto moltiplicate per tre, ai nastri della telecamera e l’impressione e’ stata buona.

Tutto il resto, tutto quello che conta veramente, non si esprime in materia o parole ma e’ la vera essenza di questo Aprile ad Est.

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Saint Petersburg is one of the best cities in the world. Feeling of Baltic, art everywhere, young people all the day and especially in the night, and everything lived in a russian family, in the perfect condition of “guest”.

Anyway, in this city where never sun go down, is possible to find also too much big pains.

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Vero, è passata piu di una settimana. E una settimana è un tempo troppo infinito per l’oscillare veloce della sensazione, che cambia minuto dopo minuto. Eppure, anche se i compagni predestinati a questo viaggio saranno ormai riambientati nello stivale, anche se la mente è giá salita su nuovi treni che portano ancora piu lontano, non è difficile ripensare a loro, dieci giorni fa. Alle onde del Baltico.

Il passaggio piu luminoso di un giro ad anello intorno alla Lituania, un furgoncino caricato sette volte, tre giorni all’insegna del punto interrogativo, vite di ieri e vita di oggi buttati nel shaker, pezzi di Lituania che si sovrappongono dal finestrino. Il film a telecamera fissa che non si interrumpe tra Kaunas e Klaipeda, alberieprati pratiefiumi fiumiepaludi per duecento km di pellicola. Il sole che scende dietro le colline (?) di Telsiai. Il vento, la pioggia, il sole, il vento, la pioggia, il sole, ilventolapioggiailsole ad alternanza impazzita. 

L’eleganza teutonica di Klaipeda, la precarietá di vie d’Europa piu’ che secondarie. Il calore raddoppiato di una sauna a Siauliai e di una famiglia lituana invasa da una squadra di calcio italospagnola.  Lo strepitoso landscrape di quella striscia di terra che affoga nel mare, dove betulle e pini cartoline del nord  finiscono tra dune di sabbia ad una prima riflessione fuori posto.  Eppure, il Boss è lui. Che si nasconde dietro una duna di sabbia, ti urla e ti spaventa. Che ti trascina verso di lui con il richiamo del mito, di quel mare dal nome cosi freddo e cosi lontano. Che quando ti appare davanti, nel frammento di secondo in cui arrivi in cima alla duna, ti travolge e stordisce con la potenza del vento, degli occhi e dell’infinito. Un mare diverso, un mare incazzato, un mare che sicuramente può evocare immagini di vacanze e spiaggia ma che impersonifica alla grande il ruolo che piu gli si addice. Quello di nido dei Vichinghi.

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