Archive for the “Baltico” Category

Proprio cosi’. Torno a Riga, che dopo qualche mese si conserva sempre una sicurezza infallibile, entro nel Riga Hostal che mi aveva accolto l’altra volta, due parole con Juan che dopo un minuto mi riconosce. Mi riconosce e mi ringrazia: piu’ di una persona, infatti, si e’ presentata qua dopo aver trovato il link su questo Diary, tant’e’ che Juan si e’ incuriosito e ha fatto il percorso inverso: qualche volta e’ venuto a trovarmi lui, nel mio spazio online.
Viene da dire che il mondo e’ piccolo, di qualsiasi mondo si tratta. Se e’ vero che vagabondando nella notte lettone si possono ritrovare per caso spagnoli conosciuti a Cracovia, se e’ vero che si e’ creato questo feeling col gestore spagnolo di questo ostello da cui sto scrivendo, vien da dire anche che il mondo e’ sempre piu’ iberico. O perlomeno, lo e’ sempre di piu’ questo Est Europeo.
Meglio non pensarci, la capitale del Baltico mi ha regalato la ricongiunzione con il perfetto compagno dei miei viaggi migliori, e allora subito bisogna tuffarsi dentro a quella formula magica d’irrazionalita’ e istinto che contraddistingue le imprese piu’ belle.
La settimana nordica di Alessandro, facile prevederlo, dara’ esiti devastanti.
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Capita ogni tanto di alzare gli occhi al cielo, e dare un’occhiata a quel che ci contiene tutti. Capita soprattutto di accorgersi delle nuvole guardando dalla finestra, se si vive al settimo piano in una terra senza montagne. E solo in quel momento allora capita di accorgersi che vale la pena fermarsi un momento a guardarle, a dedicare qualche secondo a quel prodotto della natura praticamente irraggiungibile che sa essere tanto anonimo quanto spettacolare.
Il cielo in Lituania è sicuramente paragonabile a quello che cantava Fiorella Mannoia. L’assenza di barriere naturali, la presenza dello stesso mare del nord e dei suoi poker di venti sono gli artisti attivi che contribuiscono a dipingere l’effimero mosaico che ci sovrasta in ogni minuto. E in ogni minuto diverso, sempre, instancabile, fino a quando uno non si stufa di guardarlo e ritorna qualche metro più in basso, sulla terra. Sempre la solita guerra, infinita, tra concreto ed astratto…
Il capolavoro si concretizza però solo alla sera, quando migliaia e migliaia di macchie nere si spostano tutti in massa dai tetti a chissà dove: sono la totalità dei corvi di Kaunas, che ogni giorno nello stesso minuto regalano lo stesso inquietante spettacolo, come fosse un attrattiva turistica.
Mi ritrovo sempre a ripensare a tutto questo nella notte, quando anche le nuvole baltiche sono offuscate da quella tinta unita che tutto annulla. Ma tanto, a ben pensarci, in questi ultimi giorni la vena artistica del cielo si è un po’ spenta. E’ un’overdose di grigio, una monocromaticità che non regge più il paragone…chi è stato in Lituania lo sa.

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Questa sera non ho ancora abbassato le tende, e dall’alto del mio settimo piano si vede una buona fetta di città.
Da qualche parte, e non so perchè, sale la voglia di spegnere il computer e ripartire, andare a vedere cosa c’è dietro quelle luci che si perdono laggiù in fondo, sicuro di trovare qualcosa anche se non dovessi trovare niente: solo la possibilità di vedere qualcosa di nuovo, che oggi è a portata di mano e domani chissà, avrebbe la forza di far scattare la molla.
E’ il motivo principale che mi ha portato qua, a volere a tutti i costi l’Erasmus il prima possibile e a scegliere questa base strategica per poterlo vivere sempre con lo zaino in spalla, consapevole del fatto che ogni direzione prenda il primo autobus disponibile sarà un posto da vedere.
Klaipeda, Riga, Vilnius non hanno fatto altro che farmi salire l’appetito, la voglia di posare i miei piedi su tantissime altre terre che tanto comunque non potrò mai assimilare pienamente, ma con un bombardamento costante di emozioni riuscirò comunque a farmi una mia personalissima cartolina mentale di ogni posto, che rimarrà dentro di me per sempre. Mio.
Non è un modo alternativo per dire che Kaunas mi sta stretta, che il solito demone che si è insediato dentro di me da un po’ di tempo mi porta ad essere in qualche modo fuggitivo sempre. Da che cosa, poi, non lo saprei nemmeno dire. I legami sociali che mi incollano alla sedia sono invece un’entità concreta, e si materializzano sottoforma di impegni universitari, di bisogno umano di identificare un qualcosa come la propria Casa, di stupenda cornice di persone che mi circonda in questo nido.
E poi c’è la necessità, necessità fisica, di rifiatare ogni tanto, lavare i vestiti e aspettare che si asciughino, togliere da sotto gli occhi per un attimo lo zaino e quando le pile sono cariche riempirlo di corsa e ripartire. E la necessità mentale di sentire l’impulso del ripartire, per evitare di sentire come un qualche impegno da assolvere una delle cose più naturali e primitive che si possano fare. Camminare.
Ho spostato lo sguardo, poco più in basso della finestra c’è un libro. L’unico libro che mi sono portato dall’Italia (finchè Alessandro non verrà a riprenderselo). Un indovino mi disse, di Tiziano Terzani. Per qualcuno un semplice libro, per qualcuno un insieme di sogni per i momenti di svago tra cumuli di stress, per qualcuno la Bibbia.
Per me, la forza che fa scattare la molla.

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 Un posto già visto, da qualche altra parte, forse solo nell’immaginazione. Una città che è tale a tutti gli effetti, degna fotografia di quello che i Paesi Baltici stanno diventando e diventeranno. Riga non è più quel posto lontano, sconosciuto, che poteva essere fino a qualche anno fa. Cinque minuti di centro storico lo testimoniano.
 La frontiera tra Lituania e Lettonia, che serve solo più per dar lavoro a qualche poliziotto e a far perdere sane mezzore, non riesce ad interrompere la continuità di paesaggio che sale dal finestrino. L’immensa pianura che ormai mi ha imprigionato (dove sono le mie montagne?) non accenna a cambiare; sono sicuro che potrei non scendere dall’autobus per centinaia di kilometri ancora e sapere cosa aspettarmi. Di colpo, poi, nel tramonto, arriva Riga. Con i suoi ponti, con le sue mille chiese, con i suoi ormai centomila locali notturni pronti a rapirti.
La stazione degli autobus, enorme, è vicina a uno di quei mercati di periferia specializzati nel vendere praticamente tutto, anche mazzi di fiori raccolti da qualche giardino qualche minuto prima.
La città vecchia, è la Riga che tutti vanno a cercare. Strutturalmente bellissima, tipica città del nord tirata su a pietre e legno che la rendono magica. Festival di turismo, di locali di ogni tipo, di studenti e di internazionalità che si respira in ogni angolo, anche in un weekend di metà ottobre. Soprattutto nella notte, quando ogni città diventa uguale a tutte le altre a seconda degli occhi che la guardano, lo spirito del divertimento ti avvolge in un secondo: passano pochi minuti e credi di essere a Siviglia o Granada, nel pieno della movida spagnola, solo con ben altri panorami…
Più di una volta, però, ti chiedi se non sia giunto il momento di cambiare cittadinanza, almeno per una sera, e smettere di essere italiano…okay non è facile far finta di essere qualcun altro con Marco che parla solo italiano e piemontese, però la speranza di una via di fuga è sempre lì, sospesa tra mille miei coetanei che si avvicinano ogni dieci metri con un cartoncino diverso, a pubblicizzare l’ennesimo Strip Tease o paradiso vario…sempre parlando un perfetto italiano.  Non siamo più nella Genova di De Andrè, o forse semplicemente non siamo De Andrè, e dopo un po’ la voglia di smettere di camminare è sempre più grande. A un certo punto appare addirittura la pubblicità di una discoteca dove è possibile provare l’esperienza di una prigione sovietica. Meglio fermarsi davanti a una birra o un Vana Tallin, a discutere di quanti danni abbia ormai combinato irreversibilmente nei posti più belli del pianeta una determinata e nutrita categoria di connazionali d.o.c., esportatori delle migliori qualità italiche negli altri lidi… forse a un certo punto ho anche iniziato a ridere da solo, pensando a fiumi di polemiche lette in internet sulla Lituania: forse il miglior modo di salvaguardare ancora per un po’ di tempo questo posto è proprio dire a tutti che qua fa schifo…!
Tutto il resto, è stato un insieme di cose assurde ormai normali, come i jolly che ormai escono abitualmente dagli Ostelli della Gioventù, come una discoteca vissuta fino alle 8.04 del mattino, come l’incontro con un “romano atipico” uguale a noi e quello con un Viaggiatore professionista, 5 anni in giro per il mondo senza aver più visto di persona la sua famiglia in Australia e altri 5 ancora da vivere viaggiando, per dire davvero di aver vissuto.
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Un racconto anonimo del Quattrocento narra che ogni notte, dal fondo del fiume Daugava che attraversa Riga, emerge uno spirito che chiede se la costruzione della citta’ e’ terminata. Immancabilmente l’interrogato risponde di no, perche’ ognuno sa che, secondo la leggenda, quando Riga sara’ finita, sprofondera’ nel fiume….
Dopo aver sentito questo racconto, e’ inevitabile che io sia partito alla volta della capitale lettone per cercare lo spirito. Fino ad adesso non l’ho trovato, ma le sorprese non sono mancate…
Ci sara’ tempo per ripensare a tutto nel mio nido di Kaunas, questo ostello della Gioventu’ mi distrae troppo adesso. A lunedi!
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Ormai sta diventando il mio psicologo….guardo lo schermo di questo portatile come al riflesso della mia mente, gli parlo come se mi confidassi ad un amico, lo ascolto e rifletto su cosa mi dice, a volte ci litigo a volte non me ne separo. Dall’altra parte, sottoforma di cristalli liquidi che cambiano disposizione a seconda del momento, tutto il resto dell’iceberg, quello che è sott’acqua e non si vede, che ne costituisce però la parte importante.
Una massa di vita, che mi arriva sottoforma di mail, di commenti al blog, o che si collega anche con gli altri sensi e mi permette di materializzare volti amati in diretta e voci familiari nelle orecchie. Almeno in quei momenti, in una telefonata Skype ad esempio, mi sembra di essere meno cerebralmente leso, certo mi ritrovo sempre a parlare ad un computer, ma dall’altra parte ricevo quei feedback che mi confortano non poco.
In questo strabiliante cocktail di contatti con nomi conosciuti e volti immaginari, (Fabio è l’ultimo e uno dei più graditi, storia di pochi minuti fa), nuove conoscenze piovute dalla rete, in questo discutere costruttivo su posti diversi, il peso del senso della vita lo portano sulle spalle i miei Amici, tutti. Grazie a loro, grazie a Voi, capisco che alla fine non ha senso capire niente, solo vivere con la massima intensità possibile tutto. Nelle foto che ogni tanto vado a riguardare, mi rendo conto di essere un miliardario al contrario, non ho niente insieme a me ma ho tutto quello che serve dentro, impresso come un tatuaggio indelebile per sempre. Se è vero che il modo migliore per rivedere i ricordi non è una fotografia ma l’averli fissi in modo indelebile nella testa, non trovo il senso di aggiungere nessuna immagine per spiegar meglio quello che sento, però ho appena ricevuto un video clamoroso e mi piacerebbe metterlo qua.

Non è facile aprire il file, spero che ce la facciate…chiedo scusa se non uso ancora Youtube, ma sono un fagnan e cerco la via più semplice per me e più complicata per voi. In ogni caso, cliccate qua. Grazie Paolo per il CAPOLAVORO.
E mentre scorrono le immagini, flash abbaglianti mi colpiscono nella memoria. Al momento di salutarlo, sapevo che sarebbe andata a finire così. Lo conosco meglio di quanto lui conosca sè stesso, conosco il suo modo di essere, di sputare in faccia al mondo e sapevo che saremmo rimasti difficilmente in contatto. Io e LoBo siamo, tra noi, all’antica; l’inesistenza di rapporti comunicativi normali con lui è dovuta al fatto che davamo importanza solo a parole e silenzi in macchina, sempre e solo con Buona Musica. Qua manca la mia macchina, manca, effettivamente, la Buona Musica, perchè non c’è LoBo per poterla suonare. Di conseguenza, mi manca un casino anche LoBo. Che per me ovviamente è solo alla fine “Accordi Maledetti”, prima c’è ben dell’altro.
Seduti in macchina a parlare mentre vivi la luce che al mattino scompare
questa è l’ora giusta per sognare quando le frasi vengon fuori da sole

Voci dall’Italia mi arrivano confuse su di lui. Quindi cercatelo, trovatelo, portatelo davanti a un pc e contattatemi. E tu LoBo, boia porco, per una volta clicca su “commenti“!
E’ finita la parentesi dell’amarcord, chiedo scusa a tutti quelli che non mi conoscono e logicamente non possono capire. Dalla prossima volta si parlerà di nuovo di Lituania, a meno che un altra bufera non mi porti di nuovo fuori strada, tra le nuvole del cielo del Baltico.

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Sto scrivendo da un ostello della gioventu’ a Klaipeda, sul Mar Baltico, duecentoqualche kilometro piu’ in la’ di Kaunas.
Perche? Difficile spiegarlo ora, ho troppo poco tempo.
Quindi, mentre aspetto che Borja finisca di infighirsi nella doccia, mi collego al mondo e vi saluto.
Da fuori non incoraggia, ma dentro è eccezionale…ed economico!
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