Pequeño homenaje a Mario Benedetti
Scritto da Baltic Man in Arte, Barranquilla, tags: Barranquilla, mario benedetti, poema, viceversaGrabado en Barranquilla.
Archivio per la Categoria “Barranquilla”
mag
24
2009
Pequeño homenaje a Mario BenedettiScritto da Baltic Man in Arte, Barranquilla, tags: Barranquilla, mario benedetti, poema, viceversaGrabado en Barranquilla.
gen
31
2009
Subida ParaìsoScritto da Baltic Man in Barranquilla, Colombia, Love, Viaggi Mentali, tags: Barranquilla, Colombia, Paraiso, subida, VitaUn percorso mistico, quasi infinito. Sessantaquattro con Novantuno C fino a Quarantanove C con Ottantanquattro. Ricordo che abbaiavano i cani, e mi inseguivano, bastardi esseri pulciosi e selvaggi così vivi da spezzare la morte di quelle notti. Quei cani, simbolo della morte viva nelle notti morte. E le mie ciabatte, sempre più veloci sul cemento sudato, su da quella salita infinita, viaggi mentali ed un pellerossa tra le dita, miliardi di pensieri incasinati dopo un’altra overdose di te. Su per quella salita ti ho conosciuta ed ho conosciuto me stesso, su da quella salita col filo spinato, e le guardie ed i ladri ad inseguirsi intorno a me. Che me ne andavo col computer sulle spalle, alle due di notte nella Provincia del Tropico, e a fanculo il terrorismo psicologico, ogni notte a sognare case coloniali e capanne di banano, fino al giardiniere notturno che solitario rinfrescava il cemento. Quella salita qualche ora prima era stata una discesa, la mia solitudine era stata la tua compagnia, i colori del mondo apparivano diversi. Quella salita esisteva solo se esisteva solo per me, nessun taxista né puttana né disperato né giardiniere popolava quel regno, me ed i miei passi e i buchi nel cemento e i buchi nella testa e l’immagine di me stesso con la mano sul tuo culo al pomeriggio. Dietro le mie spalle l’essenza, di fronte a me l’immortale disordine, poker e alcol e amici e superficialità rendevano più difficile e più magica la maledetta salita. Camminavo sotto quei mangos e respiravo leggenda. Immaginavo libri e parole e frasi e canzoni da incidere su quel cemento, disegnavo progetti e scenari e miti troppo lontani in questa pianura fredda. Quella salita collegava il mondo al paradiso, ma io ancora non lo sapevo.
dic
28
2008
L’eremita di BarranquillaScritto da Baltic Man in Barranquilla, Colombia, Persone, Solitudine, Storie, Sud America, tags: Barranquilla, Colombia, locos, pfm, pink floyd, Solitudine, VitaUn solitario del secolo ventunesimo, un monaco di clausura rinchiuso nel suo eremo nel centro di una città di due milioni di abitanti. Robert era il discendente di una famiglia nobile, di origini europee, che l’evolversi del tempo e delle rivoluzioni non ha toccato nella provincia del Caribe. Ancora sopravvivevano in lui retaggi di tempi lontani, di quando i bambini degli anni sessanta venivano educati a distinguersi dai “meticci”. Aveva una cugina, Marvel, che qualche decennio prima aveva combattuto il machismo e altre staticità barranquillere con l’arma della parola. Morì giovane a Parigi, dove ancora la ricordano nell’olimpo delle scrittrici latine. Odiava il mondo, Robert. O, meglio, nutriva una profonda sfiducia in quello che era diventata, a livello globale, la razza umana. Per questo non abbandonava mai il suo nido di VillaKronopyos, un’antica casa repubblicana che profumava a pace nel centro della città più assurda del mondo. Usciva di casa la notte, quando i suoi nemici dormivano, per bagnare i suoi fiori e maledire quel multiforme inquinamento che gli toglieva le stelle e il profumo del mare. I giorni, li passava a “lavorare su me stesso”, così diceva estasiato. E i suoi strumenti erano interi scaffali pieni di libri, di dischi, di film. Era un cultore del diciottesimo secolo, e di tutto quello che artisticamente lo rappresentava. Conosceva Boccaccio e la storia dettagliata delle Repubbliche Marinare italiane, ascoltava Palestrina e i System Of A Down, viveva di retrospettive cinematografiche catastrofiste e reali. “Italiano, eh? Ah bene. Allora ci guardiamo subito un live della Premiata Forneria Marconi, gente in gamba”. Era un figlio della psichedelìa, Robert. L’avanguardia musicale degli anni ’70 lo aveva travolto in pieno, trascinandolo in un mondo di acidi di funghi e di qualsiasi cosa potesse allucinarlo. Per diciotto lunghi anni era scappato alla morsa del mondo calandosi qualsiasi droga immaginabile. Poi, aveva scoperto Shakespeare e aveva conosciuto una donna. Quindici anni fa l’ha sposata, a lume di candela della loro cucina mentre preparava la cena, l’ha sposata senza preti né burocrati nè testimoni e da allora non può più vivere senza di lei. Sono tornato a Barranquilla ed ho eliminato tutto ciò che questa città aveva rappresentato per me. Non ho cercato nessuno, ho lasciato il cellulare spento, nemmeno il sole del caribe ho incontrato. Immediatamente, però, sono andato a bussare alla porta di VillaKronopyos, a passare i pomeriggi tra disquisizioni sul razzismo d’Europa e la genialità dei Focus. Ogni tanto qualcuno suonava al campanello. Robert abbassava il volume, stava un minuto in silenzio e strizzandomi l’occhio scoppiava in una profonda risata.
nov
30
2008
Verbo carne (…)Scritto da Baltic Man in Barranquilla, Mistico, tags: Arte, Barranquilla, brisa, Colombia, divina, palabras, sabanas, soledad, suciasdejame hundirme en tu fuego mientras me agarra me escoge me tortura y te busco entre sabanas sucias
nov
27
2008
30 pollici windowScritto da Baltic Man in Arte, Barranquilla, Colombia, Sud America, tags: funky ford colombia santa marta corto circuito film pro
Un cristo in croce un sogno di calce e un vecchio revolver, una immagine e mille significati nascosti nell’effimero frame in alta risoluzione. Lo sceriffo e il camionista, i miei rayban e le tue conchiglie, un raggio di sole supera il multistrato verde del tropico travolge insetti a forma di ramo trafigge le sponde del camion e si suicida sulla tua pelle d’ebano. Il pastore coi suoi due muli, completamente perso in altri viaggi, passa accanto al gringo e lascia coda di tabacco in fumo. E poi l’uomo dal baffo nero bestemmia, e il poliziotto in moto sorride, e le nostre storie appaiono in dissolvenza mentre sulla finestra scende la notte e si rovescia il nero.
ago
14
2008
Colombia fue pasiònScritto da Baltic Man in Amici, Barranquilla, Colombia, Informazioni, Ritorno, Storie, Sud America, Viaggi Mentali, Vita, tags: Colombia, neruda, pasiòn
Vento ed eco. Profondo eco, profondo vento. Suonano le campane dell’immaginazione, richiamano a lontani e sbiaditi doveri. La coscienza arriva là dove il corazòn si ferma. Nel gioco di luce degli occhi, sullo schermo di un computer, nei graffiti sui muri si posano le immagini, i riflessi e le scritte di un mondo che, inesorabile, sta per scomparire. Nella stanza a fianco dorme Alessandro, il compagno di viaggio, l’amico e il fratello di sangue che è venuto a prendermi per portarmi via da questo mondo di cartaveliina. Io non so cosa dire. Non so cosa scrivere. Non voglio dire niente e tutto ho già scritto. Su un pavimento, sulla tua pelle mulatta, su un foglio di carta che poi ho bruciato nell’orgoglio e nell’intimità. Sbiadito sul pavimento, tra formiche e avanzi di vita, rimangono i 100 sonetti d’amore di pablo neruda. Nient’altro da dire, nient’altro da scrivere, tutto si bagnerà nelle lacrime dell’ultima notte di solitudine a quattro mani.
ago
01
2008
“La Biblia de Barranquilla”Scritto da Baltic Man in Arte, Barranquilla, Colombia, Libri, Storie, Sud America, Viaggi Mentali, tags: Arte, Barranquilla, brezze, brisas, Carnaval, Colombia, dicembre, escritoras colombianas, feminismo, femminismo, Libri, marvel moreno, Reina, scrittrici colombiane
Marvel Moreno escribe sobre hipocrisia, pasiòn, machismo, sexo, mestizos indios negros y ancestros europeos. En una palabra, Barranquilla. No obstante la ubicaciòn temporal sea los Cincuentas, es asombrante la actualidad de la inflada temàtica “relaciòn entre un hombre y una mujer”, sobre todo si se piensa que cincuenta anos de batallas en contra la cultura machista aquì nunca aparecieron. De aquì sale el ultra-feminismo radical de esta autora que fuè Reina del Carnaval, junto a una crìtica a las mujeres de su ciudad, responsables como los hombres de una situaciòn eterna, inmutable.
lug
25
2008
AmarcordScritto da Baltic Man in Amici, Barranquilla, Persone, Ritorno, Viaggi Mentali, Vita, tags: amico, aquila, Bogota', Colombia, Erasmus, partenza, pellirossa, Solitudine, viaggio, vuotoLa tua gente, i segnali di fumo di un Pellirossa, un’Aquila addormentata nella mano. Sto davvero pensando all’evidente sudditanza dello “scrivere” nei confronti del “dimenticare”, e da lì mi inoltro in ingannevoli circoli mentali troppo più veloce delle dita. Strano davvero il viaggio erratico, a queste latitudini. Il caldo fertile rimpingua i rigagnoli dei sentimenti. Nella stanza a fianco si sentono voci indistinte, amici di amici improvvisano un poker e ne distruggono il sottostante tavolo. Risuonano accenti paisa. Al loro fianco, mi immagino una nativa, immersa nel mondo virtuale in cui si è racchiusa, camminare gomito a gomito con la sua vecchia amica “sé stessa”. Dietro lo schermo passeggia un suo possibile futuro vedovo e lei se lo lascia scappare. Leo cammina a testa alta sopra il filo sul burrone. -“Dopodomani alle 7 del mattino dovrò prendere il taxi”. -“Aaah non farla drammatica. Stop that. Tutti hanno preso un taxi per partire pieni di tutto dopo la loro festa d’addio. Una volta Benat è anche riuscito a fermare l’unica taxista donna del sud america, una tettona che non ha mosso un dito mentre lui moriva sotto tonnellate di valigie”. -“Tu non capisci. Nessuno ha mai dovuto prendere un taxi per finire in un terminal per finire in un bus di venti ore per finire in un bus urbano per finire in un aereo per la Spagna per finire a TORINO. Tu non capisci”.
Urlano di qua ed urlano di là. Sento dietro la porta gente correre fuori dalle vie della ragione. Dietro di lui qualcuno piangendo ride e parla di peperoncino negli occhi. Ma Leo non se n’è accorto, ricollega le logiche delle sue verità: “Praticamente prendo tutto sto casino di aerei e bus e navi e treni per finire su uno scivolo che conduce direttamente nella merda”
D’improvviso capisco. Rivedo, come in una serie di fotoflash, la cronologia del nostro cammino, ritrovo frammenti di etereo ricordo spersi tra le brezze di savona e le tempeste delle nostre provincie, annego nel trago amaro che questa notte ci tocca. Ombra costante, aleggiano melodie di fado portoghese. Ricordo il tempo in cui tornammo a casa – quale casa? – ebbri, sbranando anguria e mango mi confessavi la spinta definitiva che ti ha trasportato su queste terre. Ci ripenso ora scrutando le facce qua riunite, nascosto in mezzo a altre stronzate ritrovo un po’ d’orgoglio, un qualcosa di cui andar fiero d’aver condiviso con loro. Te ne vai e per la prima volta il piccolo mondo di questa grande città addormentata sui caraibi si ferma. Non ho mai visto questa casa inondata dalle lacrime, né ho ritenuto logico piangere sopra un qualcosa macchiato di reversibile. Eppure i muri urlano silenzio, in questa prima notte vedova del tuo spirito. Da oggi non esisteranno più parole né tacite intese, il logico ritornerà a distinguersi dall’illogico, non ci saranno più donne né assurde storie di donne in quest’eterna primavera. Un mutismo androgino e solitario scenderà sulla vita a delirio e caffè. Ciao Amico mio, compagno di Viaggi. |