Archivio per la Categoria Borja
Scritto da: Baltic Man in Amici, Arnaud, Borja, Erasmus, Lithuania, Notte, Paolo, Persone, Ritorno, Stagioni, Svyturys, Viaggi, Vita

Come in tempi di guerra, solo i migliori sono rimasti. Che poi, sotto la luce di un’altra ottica, risultano essere esattamente i peggiori…
E’ cosi che, in una Kaunas sempre più vuota (gli studenti lituani sono scappati tutti, quelli stranieri ormai anche) rimane il tempo delle conclusioni con i compagni di viaggio migliori, quelli rimasti (tranne uno).
Giovanni. Prototipo dell’emiliano cazzaro, ha incrociato la mia strada piuttosto tardi ma imboccando un vicolo senza fine che si è concluso in un mese di pericolosissima convivenza. Componente irrinunciabile di una festa.
Arno. Impossibile tracciare un profilo di Arno, francese del sud di passaporto ma nomade di fatto. Impossibile stare con lui un giorno senza annoiarsi, nonostante sia necessario essere pronti alle cose più assurde (Do you know? I decided. Next year I’ll study in Uganda.” “Do you know? I found my love. I’ll marry this girl.” “I wash dishes without water if not white bear will die.”). Premio oscar dell’open-mind e dell’assurdo, è stato il compagno perfetto di tutti i miei viaggi, soprattutto del più lungo, quello che mi ha fatto capire che sicuramente prima o poi ci sarà un seguito.
Paolo. Un fenomeno interessante di come un Erasmus cambi le persone. Una di quelle persone che in Italia difficilmente avrei conosciuto, troppe differenze tra di noi per avvicinarsi. E invece. E invece il corso dei giorni insieme in giro per l’est Europa mi ha fatto conoscere una delle persone più intelligenti che abbia mai incontrato, mentre quello delle notti ci ha portato a raggiungere insieme le stesse conclusioni, su proiezioni spaziotemporali future che saranno sicuramente in direzione-oriente…
Grazie. Non penserò mai, davvero, che tutte le notti e i giorni buttati tra Svyturys e assurdità non abbiano avuto un qualche senso. Mai.
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E se ne e’ andato anche lui.
Borja l’avevo trovato subito, nella prima festa della prima notte quando ancora tutto quello che conoscevo qua si chiamava “dormitorio”. E da subito e’ stata sintonia, e non solo perche’ eravamo praticamente gli unici due a ignorare l’inglese.
Sono passati i giorni, le settimane, i mesi, tanti, tantissimi viaggi tutti uno diverso dall’altro, e’ stato lo sconosciuto andare verso Klaipeda da Karim ed e’ stata la romanzesca immersione in Bielorussia, e’ stato il ritrovarsi invernale a Cracovia ed e’ stato il delirio di Kiev. O quello di Riga.
Non e’ stata Asia. Un qualcosa che ancora mi sfugge l’ha fermato nel sospiro prima della partenza, con i biglietti in mano e la voglia altissima.
Sono state tantissime discussioni, tantissime cose che ho imparato su cose politiche prima d’ora a me lontane, che il Borja mi insegnava mentre mi insegnava lo spagnolo, di cui Borja vive e probabilmente vivra’. Discussioni davanti a milioni di birre diverse, o seduti su autobus di epoche migliori o in bettolaccie di periferia sotto la neve di Varsavia, il copione non cambiava e rappresenta adesso una delle cose piu belle da portarsi dietro nella valigia. Tutte cose non da poco.
Un qualcosa che e’ diventato veramente forte, condiviso con pochi altri qua a Kaunas, qualcosa che adesso viene a mancare e lascia quella sensazione di vuoto perche’ racchiude cose finite.
Ma che non lascia tracce d’amaro, aver incontrato Borja ha solamente regalato a me e a tutti un qualcosa di importante, qualcosa che si cerchera’ di avere sicuramente in futuro.
Tenimos que encontrarnos un milion de vezes encora, cabron. Y asi’ sera’.
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Scritto da: Baltic Man in Amici, Baltico, Borja, Comunicazione, Erasmus, Klaipeda, Lingue, Lithuania, Lituano, Persone, Storie

Disclaimer: si, in italiano il fine settimana si può chiamare anche “weekend”. Dedicato a tutti gli spagnoli, in particolare a uno.
- è bello avere un amico lituano. Si può conoscere veramente molta molta molta gente e fare discorsi interessanti.
- trascorrere il pomeriggio in bici nelle selvaggie spiagge curoniane con un thermos di mohito può essere un’idea interessante da riproporre in futuro.
- promozione al Memelis di Klaipeda. Due litri di birra a 10 litas (3 euro).
- perchè in tutta la Lituania si ride e ci si bulla alle spalle della gente di Kaunas?!? …no, forse lo so…
- quando mi spingo in improbabili dialoghi in lituano, finisce che tutti ridono di gusto e apprezzano il mio “sweet italian pronunciation”. Cosa che mi riempie di omaggi (alimentari) che basteranno poi per una settimana.
- affittasi ad “amici di Baltic Man” appartamento centrale a Klaipeda, in estate.
- tra gli ottimi cd trovati nella macchina dell’amico, ce n’era uno decisamente inaspettato: Jovanotti. Mai avrei pensato che qualcuno all’estero lo conoscesse. Cosi, di colpo, mi sono ricordato perchè mi è sempre piaciuto Jovanotti.
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Scritto da: Baltic Man in Alessandro, Amici, Arnaud, Borja, China, Doriana, Karim, Mongolia, Persone, Transiberiana, Ulaan Bataar, Viaggi, Vita

E’ countdown. L’orologio che mangia il tempo all’indietro sta finendo la sua corsa…il 29 marzo era la data segnata su un calendario troppo trascurato, e il 29 marzo è arrivato oggi…
Giornata doppiamente importante, capace in un colpo solo di portare con sè due tappe, una di arrivo e una di partenza.
Saluterò oggi una delle persone piu’ straordinarie che ho collezionato nel campionario di conoscenze, mandata dal destino o da Karim chi lo sa, ma capace con la calamita infernale che tiene dentro di portarmi a vivere con lei due mesi assurdi.
Due soli mesi ma pieni, pienissimi di parole, risate, stronzate, attimi di luciditá, riflessioni, birra, n’arghilè, vodka, pasta, pomodori, amicizie scambiate, delirio, parole in sardo e parole in piemontese, notti giocate all’istinto, scene assurde e parodie. Doriana mi ha insegnato piu di quanto non pensavo di saper giá fare a prendere a calci il mondo, viverla li come arriva, aprire e poi non chiudere esperienze e amicizie che sapranno rimanere a cavallo tra mille posti lontani tra loro, piangere quando è il caso e vivere ridendo tutto il restante tempo per non sprecarlo. A sapere di essere nel giusto, qualunque cosa succeda, il destino sottoforma di un incontro casuale o di una telefonata premierá chi si lascia abbandonare a lui.
Doriana se ne va domani, saluta la Lituania e una situazione che perderá probabilmente il tassello piu’ importante. Non sará un addio cara la mia Peggiore, e tu lo sai.
Io parto invece oggi. L’istinto, la rincorsa al “voglio di piu’” ha giá fatto i suoi inesorabili danni, scarpe e zaino saranno pronti in mezz’ora e non di piu’, baricentro puntato in direzione Est. Sará Mosca. Poi Siberia piena, Irkuskt. China e mondi diversi, Pechino. La meta, Ulaan Bataar e tutto quello che la dannatamente silenziosa Mongolia saprá offrire.
Niente di preparato, nessuna aspettativa. Solamente un naturale assecondamento a forze e comandi interiori che devono trovare una loro valvola di sfogo. Si parte in due, domani saremo in 3, divisi tra Francia e Italia: oltre a me, Alessandro e Arnaud. Borja non ce l’ha fatta, ha abbandonato in extremis.
Si parte in 3 e non si sa dove si arriva, burocrazie e barriere varie possono mettere il loro freno. Noi ci proveremo in tutti i modi, alla deriva verso Est con un pezzo di noi lasciato…in Sardegna.
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Scritto da: Baltic Man in Arnaud, Borja, Comunismo, Notte, Paolo, Riga, Russia, Terzani, Viaggi, Voli, kiev, ukraine

Il tempo passa, le ore si portano via i giorni e la mente si raffredda: adesso si puó parlare piú lucidamente di Kiev, di una cittá non ancora così conosciuta e battuta dai travolgenti lowcost che fioriscono quá e lá e da tutto il carico umano che si portano dietro (sul volo di ritorno, a Vilnius, eravamo in 11. Compreso l’equipaggio….).
Kiev. Grandiosa capitale di uno stato che probabilmente non le somiglia per niente. L’Ukraina è uno dei paesi più poveri d’Europa, conosciuta in Italia non tanto come terra di santi, poeti e navigatori quanto di badanti, prostitute e aiuto-muratori. Eppure…il paesaggio umano capace di offrire Kiev non è quello, in quanto (anche in periferia, anche nei mercati a cielo aperto dei sobborghi) è possibile incontrare frotte di studenti o di persone emigrate verso la capitale, senza sceglier per forza la via dell’Ovest. Dignitosamente ok. Una cittá quindi che si manifesta obbligatoriamente viva, colorata, e soprattutto ancora vera, poco contaminata dallo-stile (G)old Town che sta distruggendo Praga e Riga…E`nella Cittá Vecchia che si incontrano i personaggi piú assurdi, da vecchie signore sdraiate con 25 cani a raffinati espositori di sovietume a cielo aperto, tutti rigorosamente contattabili solamente in ukraino o russo, in quanto l’inglese non ha ancora colonizzato questo angolo di Est.
E poi, la gente…ragazze e ragazzi che giá dall’aeroporto ti aiutano spontaneamente a orientarti nel labirinto cirillico, strani individui che ti invitano “in una festa a casa di amici” prima ancora di chiedere il nome, sorprendenti miscugli etnici figli delle assurde mosse giocate sulla scacchiera di Stalin. Multietnicita’ non tradizionale, spagnolitedeschiafricanibrasiliani, no, a Kiev e’ possibile incontrare sopratutto azerbaigiani (o azeri??), tagiki, armeni, georgiani, turkmeni e tutte quelle genti che fino ad ora mi erano apparse solo leggendo Buonanotte Signor Lenin.
Non e’ tutto oro quello che luccica a Kiev. Il lato banale, la metropoli che si sveglia, ho avuto modo di vederlo perfettamente l’ultima mattina, dopo un afterhour vagabondo in Notturno Solitario, quando l’ultimo taxi-Lada mi ha riportato in un’ora sulla via di casa.
Ed e’ stato il piu’ bello.
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Scritto da: Baltic Man in Alessandro, Arnaud, Borja, China, Mongolia, Russia, Storie, Terzani, Transiberiana, Ulaan Bataar, Viaggi

E’ un attimo, un clic. Un normale minuto di ordinaria follia. L’incontrastabile difficolta’ delle cose piu’ facili, pero’, e’ appunto quella di farle, spingersi fino in fondo all’idea, ascoltare la voce interiore che ti ordina e comanda.
Interviene cosi’ la celebre Forza figlia dell’altrettanto celebre Unione, interviene con una potenza impetuosa se ad una prima analisi ai singoli componenti del drappello appare chiaro di trovarsi nel contesto del “tutto e’ possibile”.
Nasce cosi, in una tranquilla serata feriale di Kaunas, l’ultima barzelletta, neanche troppo fantasiosa: quella che ha come protagonisti classici un francese, uno spagnolo e un italiano che sono su un treno. Se non fosse che…gli italiani sono due, protagonisti collaudati di migrazioni passate. E i protagonisti sono tutt’altro che “classici”, pescati nel calderone di non-banalita’ che proprio gli erasmus a Kaunas possono offrire. E il treno, manco a dirlo, e’ il Transiberiano, testimonianza tangibile del tempo degli Zar, linea metallica parallela che collega i continenti e scollega la razionalita’.
Nasce cosi, in una tranquilla serata feriale di Kaunas, quella che una barzelletta alla fine non lo e’, perche’ il Viaggio sara’ qualcosa di piu’ di una risata, un racconto, un battito di ciglia. Attraverso una nebulosa di poche certezze, fissate in un punto di incontro (Mosca)fra i 3 “ambasciatori lituani” e il nomade proveniente da Sud; in un doppio volo Siberian Airlines Mosca - puntinonellasiberiachiamatoIrktusk e la citta’ medesima - Pechino.

Pechino. Qualcosa di un po’ piu in la’ dei confini tradizionalmente definiti, magnetica forza asiatica. E poi, la terra di Gengis Khan, la meta, quella Mongolia e quella Ulaan Bataar che fanno sognare gia’ sui banchi delle elementari.
Il conto alla rovescia e’ iniziato. Poco piu’ di un mese, e poi non si scherza piu’: la barzelletta diventa realta’.
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Il tentativo e’ tristemente fallito. Si potrebbe, tuttavia, meglio dire: rinviato. Anche se non sara’ la stessa cosa.
L’avevamo studiata bene l’impresa io e Borja, a dir la verita, approfittando di una di quelle folgorazioni che solo la ritrovata adrenalina dei tempi folli puo’ fare oltrepassare la corteccia cerebrale…da Cracovia a Kaunas con l’eroe Nazionale polacco, che non e’ il vecchio Papa o Zibri Boniek ma qualcosa di piu’ elevato spiritualmente: il Fiat 126, che da queste parti si chiama Polsky, per gli amici anche “Maluch“, “Piccolo“.
Ne avevamo trovato uno perfetto, garanzia della classe di ferro 1986, 86.000 e forse piu’ kilometri e il jolly della versione Tuning, leggi vetri oscurati e serigrafie di aggressivi serpenti sulle fiancate. Incredibile ma vero, bollo e assicurazione pagati fino all’estate.
Seicento Zloti.
Centosessanta Euro.
Un frutto non del caso, ma di assurde serate di mezzo inverno sotto il cielo del centroeuropa, che ci hanno introdotto nel gotha del panorama boccaccesco sudpolacco.
Era tutto calcolato, alla perfezione, bastava chiudere le scommesse e vedere se veramente si potevano percorrere un millino di kilometri col Maluch. E invece…
…e invece la neve, ancora una volta. Ha imbiancato, scaldato e ghiacciato (rispettivamente citta’ animi e cute) per tutta la settimana, e’ stata implacabile nel giorno decisivo, quello della trasferta fuori Cracovia per impossessarsi del Mezzo (e mai nome fu piu’ azzeccato!)
A questo punto, si ripieghera’ su un classico autobus. Dopo una settimana del genere, troppo anonimo per chi sognava in Maluch.
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No entiendo como coño es posible: si tu vas en todos los paises del Este de Europa vas a encontrar solo los españoles! ¿Porque? En España estan 42 milliones de personas: estan todas en Vilnius Kaunas o Krakow???
No, no todas: las pejoras!!
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