Archive for the ‘Cinema…’ Category

MAKHNO


03 Lug

1
Aveva una maglia psichedelica e quarant’anni circa.
Se ne andava in giro per le montagne per inseguire una linea.
Tutti gli dicevano che si trattava di una linea importante, che tagliava a metà le creste e i pendii.
Una linea tracciata sulla terra e cancellata dal tempo, una linea che solo l’occhio di vetro riusciva a percepire.
MAKHNO preferiva pensare a geometrie diverse, superiori agli uomini e ai loro ultimi passi.
D’altra parte, nessun elemento garantiva risposte certe: la linea si spostava e scompariva.
L’occhio di vetro si perdeva e non capiva.
Sulla via della montagna, tutto era frontiera.


2

Di fronte alle barricate aveva incontrato un viandante.
“Se la gente non avesse abbandonato questi luoghi”, gli aveva detto, “questo tuo film non avrebbe senso”.
Diceva delle memorie accumulate in quegli ambienti.
Luoghi che la gente immagina, “studia”. Ripudia. Ma qualcuno ci abita.
“E’ una storia antica”, diceva il viandante.
Una storia scritta nei terrazzamenti e nelle meridiane, che se le guardi bene, hanno sempre le asticelle parallele all’asse del pianeta.


3
Poi MAKHNO è ripartito.
Si lasciava indietro i paesi degli uomini e le loro rovine. Le pietre erano messe tutte in linea come a voler segnalare una retroguardia, o forse, chissà, un’avanguardia.
L’occhio di vetro rimaneva fisso su una prospettiva obliqua, che messa così, in verticale, racchiudeva segni complessi e difficili da interpretare.
A guardarla bene, la linea esiste per davvero, ed è in movimento.


4
Sulle carte e sulle mappe, l’altro lato rimaneva bianco.
Terra sconosciuta, vuota, terra non prevista.
A quel punto la linea si faceva reale, e dietro di lei, secondo le previsioni del meteo, non splendeva il sole e nemmeno pioveva.
Dietro la frontiera il cielo rimaneva sempre trasparente, chiaro.

MAKHNO inseguiva quello spazio bianco, come un desiderio di purezza.
Non cercava la pace: fuggiva da una guerra.
Sentiva la necessità assoluta di attraversare un punto di separazione, di camminare su terra straniera.
Così, dimenticandosi della linea, è riuscito a raggiungere quel luogo senza elementi, senza segni, senza informazioni.


5
Eppure… il giorno dopo, quando tornava il sole, dove si nascondevano gli sguardi?
Le bandiere e le mutande appese, le botteghe aperte dietro le finestre piccole… dov’erano finite le persone?
Rimanevano gli anziani, che si muovevano con movimenti lenti, ragionati, ma quella degli anziani era un’altra storia.

MAKHNO si guardava attorno e non capiva.
Le tendine si scostavano e tenevano d’occhio il forestiero. Qualcuno credeva fosse un invasore, qualcuno sperava fosse uno dei liberatori.
Nessuno rimaneva insensibile al suo passaggio.
Per trovare traccia della linea, occorreva scendere. Scendere ancora.

[continua…]

 

Un film di Sandro Bozzolo
Musiche Originali Alessio Dutto, Francesco Torelli, Simone Sims Longo
Montaggio Marco Lo Baido
Voce Narrante Gabriela Kukurugyova
Disegno grafico: Bruno Volpez
Prodotto da Fondazione Dravelli e Airelles Vidéo nell’ambito del progetto ALCOTRA Borderscapes

Sacramentu


27 Feb

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Guarda bene queste immagini, guarda quella gente: è incapace di una rivoluzione, è troppo umiliata, ha troppa paura, è troppo frustrata. Ma, tra dieci anni, quelli che ora hanno dieci anni ne avranno venti, quelli che ne hanno quindici ne avranno venticinque. All’odio ereditato dai genitori aggiungeranno il loro idealismo e la loro impazienza. Si farà avanti qualcuno e trasformerà in parole i loro sentimenti inespressi…

[The Serpent’s egg – Ingmar Bergman]

Il mondo e le stelle (nel 1922)


01 Set

Lettrice: Come si diventa stella del cinema?

Riposta: “[se una donna vuole diventare stella del cinema] può sposarsi con un regista di scena, o con il direttore di un’impresa importante, o con un fabbricante di conserve di Chicago, che ha molti milioni. Può anche vincere il primo premio in un concorso di bellezza, o essere l’eroina di un dramma passionale di cui parlano tutti i giornali. Se non è bellissima deve avere talento. Ma in entrambi i casi deve saper ridere graziosamente, piangere senza smorfie, danzare, montare a cavallo, in aereo, guidare un automobile o una locomotiva, morire senza farsi male e a volte farsi male senza morire, e non temere di mostrare le sue grazie fingendo di occultarle pudicamente”.

[Estratto, con i guanti di lattice e una mascherina tapabocas, dalla Rivista “Pelìculas”, pubblicata tra il secondo e il terzo decennio del ventesimo secolo dai fratelli Francesco e Vincenzo Di Domenico a Bogotà]

Videograms for a revolution


29 Set

Si nasconde nelle pieghe di youtube, se n’è andato un paio di mesi fa, tra l’indifferenza generale.
Harun Farocki, filmaker tedesco che ha sempre camminato più in là dell’immagine.
Capovolgendo il rapporto tra azione/narrazione: nel 1969, per spiegare gli effetti del napalm sulla pelle, si bruciò una sigaretta sul braccio.

Un occhio attento sulle immagini degli altri, un occhio critico sul ruolo di televisione e cinema nella costruzione della realtà.
Il suo materiale preferito sono le immagini d’archivio, quel rumore che negli ultimi decenni si è appropriato del nostro fondo di percezione.
Un giorno da consumatori per definire un’intera epoca.

Farocki ha riassunto tutto questo nel suo Videograms of a Revolution. La caduta di Ceausescu provocata dalla diretta televisiva, una retorica che si ritorce contro, la massa lobotomizzata che ha bisogno di sentirsi sullo schermo, per decidersi ad agire.

“Visto che esistono già troppe immagini, non ho sentito il bisogno di realizzarne di nuove”.

Irrealidad, Surrealidad, Iper-realidad


07 Ago

Keep the movement
upside
down.

Late[r]


03 Mar

Comprenderemo con l’intelletto
Che si tratta di un tempo a 8 dimensioni

Eppure
in quanto esseri tridimensionali
con le emozioni non riusciremmo comunque a cogliere il significato
delle nostre percezioni.

Noapte bună pentru tine


12 Feb

Vaga inquietudine d’azzurro
accade nel crepuscolo di un mediterraneo di provincia
quando le dita si atrofizzano tra le lamiere di un sms
mentre il circo dei gitani si insedia, in caravane milionarie, interconnesse al satellite
e l’uomo dei comandi solo dice: “fai cosa vuoi”.

Faccio l’azzurro perché azzurro è quel che voglio
il colore dell’ombra nell’isometro del display.
Le pozzanghere si allargano di acqua crespa nel parcheggio dei gitani
io faccio l’azzurro, è l’azzurro che fa me.

Metteremo insieme parole inseguendo il caso,
le nostre parole preferite, o chissà, le più scontate.
Parole che si ritorceranno contro, diventeranno materia
carne e cervello e fondi di thé.

Tutto appare confuso all’una e diciassette di un mediterraneo di provincia
tutto appare così chiaro, e irrimediabilmente azzurro.
mentre il circo dei gitani si insedia, in caravane milionarie
l’uomo dei comandi non riesce ad andare a dormire, e solo dice:
“io ho detto tutto, adesso fai cosa vuoi”.

 

Oh! Uomo


13 Gen

Mil hermanos
con el sudor de los hermanos, cada cual a su tumba.

C’è scritto sulla porta della stanza 202 di un vecchio albergo andaluso, da cui questa notte si espande musica elettro-.

Qui hanno luogo rituali collettivi, che celebrano la stasi del tempo.

Perché la memoria è artificiale, è fatta dall’uomo, è fatta per l’uomo.

Oh! Uomo di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi [2004] from ,\\' on Vimeo.

La memoria è artificiale, e un essere umano potrebbe anche decidere di colorarla.

Colorare la memoria è darle un accento perverso, così come filmare, in qualche modo, aiutò a dimenticare. Così come i volti sfigurati sono la guerra che continua.

Poi al minuto 38.50 tutto sembra diventare improvvisamente onesto, tutto sembra ridursi al movimento di un corpo femminile, alla smorfia di dolore di chi lo insegue e desidera ma si ritrova con le mani legate.

C’è anche un uomo che impara a scrivere con una protesi.
A vederlo, viene da pensare che il difficile non è imparare a usare la protesi: il difficile è tornare a scrivere.

C’è l’orrore, e altro orrore, e tutto l’orrore possibile.

Ma è a colori.

Ed è successo molto tempo fa.

Sans Soleil


25 Dic

Sans Soleil è un film di Chris Marker del 1983.
Il titolo deriva dal ciclo di canzoni Senza sole di Modest Petrovič Musorgskij.

Sans Soleil è una meditazione sulla natura della memoria umana e l’incapacità di ricordare il contesto e le sfumature della memoria e, di conseguenza, come la percezione di storie personali e globali sia artificiosa.

Jules e Jim


12 Ott

jules

E allora, Jim, non dovresti essere qui, cinquantadue anni più tardi, qui seduto sotto un neon a mangiare pistacchi leccando per bene ogni guscio prima di gettarlo a terra, qui seduto sulla riva del fiume a osservarti mentre voli giù dal ponte spezzato. Non dovresti essere qui, Jim, la tua sfida è persa come è persa l’utopia, non bastavano le beghine i predicatori i riformatori i protestanti i benpensanti i panettieri e i custodi del vento, la tua sfida è persa per abbandono del ring del fuoco amico, dovevamo essere pronti a sostenerti e abbiamo smesso di crederci, dovevamo seguire Catherine e abbiamo iniziato a fermarci, ti abbiamo visto volare giù dal ponte e per un attimo abbiamo creduto che fosse una sconfitta.
Non dovresti essere qui, rinchiuso in una frase in una fotografia in questo post, rinchiuso in un film che peraltro è un capolavoro, che però non ti serve a niente perché non dovresti essere lì.

Un giorno tornerai con un romanzo d’amore, e i protagonisti saranno gli insetti.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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