Archive for the ‘Colombia’ Category

Carulla del Parkway


26 Gen

C’era questa ragazza sulla sedia a rotelle, lì vicino all’uscita.
Vendeva borse per la raccolta differenziata e ogni volta che qualcuno le lasciava una moneta si faceva il segno della croce e mandava una benedizione.
Lavorava dalle 3 del pomeriggio alle 9 di sera. E diceva proprio così: “lavoro”.

Lavorava per sua figlia di nove anni, sua figlia che era nata quando lei di anni ne aveva quattordici.
Quattordici?
Dice proprio di sì. Quattordici.
Avrebbe voluto abortire ma poi ha visto l’immagine del feto.
E poi a quel tempo camminava. Non aveva paura di una bambina con sé.

Una notte di dicembre, la noche de las velitas che è il 7 dicembre, è andata al paese per festeggiare con gli altri.
Aveva vent’anni e la sua figlia di sei.
Ha sentito un brivido freddo e si è trovata sull’asfalto. Non riusciva più a muovere niente, e sua figlia gridava “c’è sangue”, e lei non capiva perché.

Una bala perdida nel cielo di dicembre.
Una pallottola vagante, scesa dall’alto proprio dentro di lei.
Le ha colpito la colonna vertebrale, le braccia le ha recuperate, le gambe mai più.

Il paese in cui vive non ha un sistema sociale che garantisca una pensione a chi non ha alternative.
Nel paese in cui vive sono in tanti come lei, perché ci sono le mine la guerriglia la guerra, la violenza nelle strade e i massacri sul monte, ci sono i più deboli e i desplazados e le persone lasciate sulla strada perché tanto è solo un figlio in più. Nel paese in cui vive c’è il calore del Tropico, che garantisce un lavoro anche a chi non può lavorare più, che distribuisce monete in cambio di benedizioni e una fede incrollabile in chissà cosa chissà.

Così c’era questa ragazza sulla sedia a rotelle, davanti al Carulla del Parkway, ingresso principale del supermercato.
C’era e c’è ancora: sono io che nel frattempo mi sono spostato da lì.
Abbiamo parlato mezz’ora e abbiamo videochiamato sua figlia.
Era lì in compagnia di un’amica, ed entrambe mi hanno salutato e si saranno anche chieste chi fossi io.
In quella mezz’ora Judy ha raccolto dodicimila pesos e se va avanti così le compro un paio di scarpe a mia figlia, mi ha detto prima di salutarci.

Chissà se è andata così.
Là davanti al Carulla del Parkway, prima o poi mi informerò.

 

[las balas son igual de baratas que los condones].

Coruja Muda. ¿Donde está el Oriente?


28 Dic

Alô amigo
Eu vim aqui perguntar
Se você pode tirar
Em breve uma foto minha
Não é nadinha
De motivo especial
Só uma foto normal
Que eu pretendo emoldurar
Pois quando o tempo passar
Pode ser que ela até faça
Parte de um museu sem graça que ninguém quer visitar.


Il giovane uomo e la giovane donna entrano in un taxi parcheggiato sotto la pioggia.
La città è in fiamme: l’acqua scende dal cielo.
Il taxi è nuovo e spazioso, e si ferma un paio di metri più avanti della fermata del bus.
Innesta la retromarcia, torna indietro un paio di metri, per caricare quei due senza che si bagnino il capo.

Entrambi – il giovane uomo e la giovane donna – salgono su un taxi sotto la pioggia.
La città lì intorno ha cambiato radicalmente veste.
Tutto è pioggia e diluvio, e vento freddo di mezzanotte.
Salgono sul taxi e lei dice: “guarda là. Quelli sono i Fiumi di Pietra, río de piedras, e nessuno sa dire perché si chiamano così”.

Il tassista si mette comodo e sistema la musica. Poi innesta la prima e dice: “dove volete voi”.
“Con questa pioggia non si può fare altro che andare nell’acqua, galleggiando”.
“E allora vi porterò lì”.

Il giovane uomo guarda avanti, nel vetro.
La giovane donna guarda fuori, nel vento.
Macchie scure , e colori vivi, e nitidezza che si scioglie.
Il giovane uomo e il tassista hanno bisogno di parabrezza pulito, di visione lontana, per tentare capire lo que tocará después. Alla giovane donna invece bastano le gocce sulla parte esterna del finestrino. È concentrata su quelle, chissà che verrà fuori da lì.

La Metrópoli si ferma sul confine della montagna, ne morde le vesti, ma non ce la fa ad aggrapparsi lassù.
La Montagna resiste e osserva tutti dall’alto.
L’atmosfera è selvática, umido olor di altopiano mescolato nell’aria elettrica, ma dentro il taxi tutto è asettico e si sta bene lì.
Il taxista lo dice esplicitamente: “voglio farvi sentire a vostro agio”.
Potete baciarvi, potete amarvi se vi va.

Il giovane uomo e la giovane donna viaggiano avanti nell’aria umida.
Sono seduti su un taxi, c’è musica diluita lì intorno.
Il tassista guarda dentro il parabrezza e anche nello specchietto retrovisore.
Ogni tanto sussurra una parola, che non é diretta né all’uno né all’altro, e forse in fondo nemmeno a lui.
Per tenere la rotta segue l’Oriente. Ci sono le montagne, di là.

Il professore


28 Ott

El profesor

Il professore scrive con inchiostro rosso. In corsivo. Dice che dovrebbero proibire la bellezza, e che nei suoi sogni ha visto ragazzine ferirsi in faccia per essere meno belle. Dice che le critiche fanno crescere. Dice che suo padre creava piccoli prototipi dell’origine dell’universo e che li appendeva sulla testiera del letto. Dice che crede nella forza della vulnerabilità. Dice che dovrebbe esserci un nome per le persone che hanno condiviso lo stesso partner. Dice che gli uomini possono aggredire con la forza o con il patrimonio, mentre le donne invece lo fanno attraverso la distruzione dei rapporti sociali. Dice che sua madre è la sua forza. E sa, senza dirlo, che è la donna della sua vita. Dice che un filosofo spagnolo di cui non vuole ricordarsi il nome gli ha suggerito che la forma di amore più puro è la compassione, ma che con la compassione non è mai andato troppo lontano con le ragazze. Che ha finito per diventare lo psichiatra del suo psichiatra. E abbiamo riso dei portfolio e delle lettere di raccomandazione. Dice che esistono due modi di ingannare la morte, una con il lavoro, l’altra con l’affetto. Dice di aver relativizzato la sua opinione sul consumismo quando ha iniziato a capire che le cose che la gente colleziona sono come lettere dell’alfabeto. Si rende conto di aver perso gli occhiali per vedere lontano, e allo stesso tempo sa che il 95% delle cose che dice parlano di lui, e questo gli pare una metafora perfetta. Molte sono state le lezioni, e poco quel che ho scritto. Spero che la mia testa da qualche parte abbia registrato tutto. Mi fido di lei.

Lituania – Bogotà // Agosto 016 – Ottobre 017
Testo originale by Xeh su Xehismo.

 

David, di Michelangelo (Rojas)


26 Gen

DavidCome funziona? Semplice.

La Colombia è uno tra i paesi detentori del triste record di mine inesplose, nel suo ricco sottosuolo.

Il soggetto nella foto, che di mestiere fa il soldato e casualmente si chiama David, è una tra le migliaia di vittime del conflitto civile nazionale.

Un fotografo, che casualmente si chiama Miguel Angel (Rojas) e di mestiere fa l’artista, ha pensato bene di captare le coincidenze, ed immortalare una sua versione fotografica di un’opera d’arte tutta colombiana.

La foto, che è stata successivamente acquistata da Elton John, gira oggi per i musei di tutto il mondo, contribuendo una volta di più al buon nome di questo strano paese malato di violenza.

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14 Gen

Ochomil Cerruti, dicen que serán traídos
a poblar la Sierra Nevada de Santa Marta. Si un Cerruti
nos ha bastado para darnos la carga que nos ha
dado ¿qué haremos con ocho mil? Valía más que nos
trajesen culebras o alacranes. En la Argentina, ya no
saben qué camino tomar con los italianísimos. Pero
nosotros siempre seremos tontos e inexpertos.

“Ottomila Cerruti, dicono che verranno a ripopolare la Sierra Nevada di Santa Marta. Se un Cerruti ci è bastato per creare tutti questi problemi, che faremo con ottomila? Sarebbe stato molto più utile se ci avessero portato vipere o scorpioni. In Argentina, non sanno più che farci con gli italianissimi. Eppure, noi saremo sempre più tonti ed inesperti…”

Da Colombia Cristiana, 1892, a proposito dell’immigrazione italiana nella Colombia del Nord. Il Cerruti in questione fu un personaggio scomodo per l’oligarchia colombiana, un qualcosa come i vari “Imam terroristi” dei tempi moderni.

Viajando por Colombia


09 Gen

Este gran jardin lleno de frutas y de colores y de caballos y de cafè y de mangos y maracuja, este gran jardin cercado por kilometros y kilometros de alambre metàlico, este gran jardin que sube y que baja se moja y se seca se calienta se enfrìa se llena de flores, este gran jardìn de flores coloridos como las pieles de su gente, este gran jardin de montañas y desiertos, cuevas y sol,  rìos y mares y rìos como mares, que parece mojarse en la humedad de su tròpico para despuès secarse a la brisa de la noche, este gran jardìn rojo y azul porquè el amarillo de su bandera se lo llevaron todo con barcos y ferrocarriles, este gran jardin donde el arte està en el aire y los viejitos te hablan en el bus, este gran jardin tan igual y tan distinto, tan rico y tan pobre, paraiso de la naturaleza y infierno del hombre, tendrà algun dìa un pueblo que sepa sentarse sobre su hierba, y gozar de èl?

Moto a luogo


14 Dic

Overdose di sabbia e staticità. Soffia il vento del mare e ricopre le strade e le case di sabbia, qualcosa tipo una nevicata. Si vedono in giro palme di natale, robe mai viste. Un’occhiata al calendario, lunedi martedi ottobre novembre dicembre, scorrono i mesi invisibili tra mattine dal risveglio a ritmo naturale, cinque mesi esatti dall’insediamento nel Pueblo Caribeno di Salgar e sentirsi padroni della baia da una vita intera. Non funziona così.

E’ la staticità, a corrodere gli ingranaggi delle cose. Interrompe il movimento, il libero fluire delle esperienze sulla pelle, chiude la porta su realtà potenzialmente possibili. Un’America Latina immensamente grande si estende in direzione sud, e dalla finestra sul retro, si vede l’oceano. E’ tempo di camminare, di scrollar via la salsedine dallo zaino, di riscoprire il maldischiena da sedile di bus. Verso la metà del mondo. Perlomeno.

…en diciembre llegaban las brizas…


12 Dic

Por fin llegaron, las brizas de diciembre. Como aquel personaje de la mitologia griega, como una dulce amenaza compartida, como una mentira, pero llegaron. Llegò la musica ahì donde antes habìa silencio, llegò la arena a sumergir la poca hierba, llegò el encanto de los viejos tiempos que fueron.

Huelen a salsa, a vallenato y champeta en fusiòn mùltipla, y quiebran un muro de silencio largo cuatro meses y medio. Entran en la casa por debajo de la puerta, sacuden las sabanas antes de posarse sobre la piel, y cuando por fin se van queda, sobre las cosas, esa capa inconsistente que se trayeron de quien sabe donde, por allà al norte, màs allà de la orilla del mar.

Hay quien dice que ya no es como antes. Que ya no existe la misma luz, que los hijos crecieron, que la contaminaciòn ambiental volviò loco al mundo entero. Por supuesto, tampoco las brizas son lo que eran, en estos años desgraciados se han vuelto màs flojas, y pronto desapareceràn tambièn ellas. No sé. No sé que significa el antes, ni aquì ni allà. Y quizà sea mejor asì.

Solamente, me dì cuenta de que adoro a las brizas. Especialmente en diciembre, cuando sacan el calor de las calles y en su lugar le ponen la gente, y le quitan este sentido aburrido a la Navidad: sencillamente, la vuelven el comienzo de algo, algo que, por lo que dicen, se acabarà con un gran Carnaval. Por eso duermo con la puerta abierta, para que las brizas me cubran con su capa misteriosa.

Le luci del Norte


09 Dic

Una comitiva decisamente surreale. Uomini, donne e bambini fuori-contesto in quel mondo amorfo, entità vaganti che scorrevano di fronte ai suoi occhi, inserendo una componente straordinariamente umana ad una sceneggiatura grossolana e volgare. Stralunati e persi, i membri del gruppo avanzavano in rumoroso silenzio, il suono delle loro voci coperto dall’anima della città.

Il ragazzo seduto alla fermata dell’autobus li osservava, incapace di trovare una connessione logica in quella strana combinazione di elementi. Semplicemente, non può esistere, pensava. Soffiava il vento di dicembre, e c’era chi doveva stringere tra le mani il cappello, tra il gruppo degli insoliti passanti. E fu in quel momento che ricordò. Le storie da tavolo di fast-food, la leggenda del bus dei poveri. L’esistenza tangibile di un ghetto, di un’altra città nei quartieri senza asfalto del Sur, una massa senza nome che appariva solamente sui giornali di cronaca nera e che in una notte specifica, per celebrare una Vergine fra le tante, riuniva i suoi pochi spiccioli e noleggiava un bus e portava i suoi bambini tra le luci del Norte, ad ammirare i giardini dei ricchi ed i loro centri commerciali, a contemplare gli addobbi di natale, a dire, sussurrare o pensare, anche solo per una notte, “io esisto”.

Eppure il tempo passa / e non succede niente


01 Dic

Non alla giovinezza, e nemmeno a chi inventò il tempo, la più crudele, fra le condanne. E tantomeno al nostro arrampicarci costante sulla schiena di una discesa, a noi che infiliamo il canto del mare dentro un pezzo di plastica grigio. Queste poche righe non volevano essere una critica né un’ode, non una citazione e nemmeno un’idea, questo pensiero non voleva essere un’idea. A che servirebbe parlare di sabbia e di neve, di carta e d’inchiostro, dei colori del vento. E c’è chi ancora continua a vedere l’azzurro come una massa d’aria trasparente. Non volevano essere una faccia o nemmeno un personaggio, perchè i personaggi nella nostra epoca non sono nient’altro che facce, maschere di gomma fuori moda il giorno dopo carnevale.

Queste poche righe non volevano essere nient’altro che una foto.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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