Archive for the “Colombia” Category
Come funziona? Semplice.
La Colombia è uno tra i paesi detentori del triste record di mine inesplose, nel suo ricco sottosuolo.
Il soggetto nella foto, che di mestiere fa il soldato e casualmente si chiama David, è una tra le migliaia di vittime del conflitto civile nazionale.
Un fotografo, che casualmente si chiama Miguel Angel (Rojas) e di mestiere fa l’artista, ha pensato bene di captare le coincidenze, ed immortalare una sua versione fotografica di un’opera d’arte tutta colombiana.
La foto, che è stata successivamente acquistata da Elton John, gira oggi per i musei di tutto il mondo, contribuendo una volta di più al buon nome di questo strano paese malato di violenza.
1 Comment »
Ochomil Cerruti, dicen que serán traídos
a poblar la Sierra Nevada de Santa Marta. Si un Cerruti
nos ha bastado para darnos la carga que nos ha
dado ¿qué haremos con ocho mil? Valía más que nos
trajesen culebras o alacranes. En la Argentina, ya no
saben qué camino tomar con los italianísimos. Pero
nosotros siempre seremos tontos e inexpertos.
“Ottomila Cerruti, dicono che verranno a ripopolare la Sierra Nevada di Santa Marta. Se un Cerruti ci è bastato per creare tutti questi problemi, che faremo con ottomila? Sarebbe stato molto più utile se ci avessero portato vipere o scorpioni. In Argentina, non sanno più che farci con gli italianissimi. Eppure, noi saremo sempre più tonti ed inesperti…”
Da Colombia Cristiana, 1892, a proposito dell’immigrazione italiana nella Colombia del Nord. Il Cerruti in questione fu un personaggio scomodo per l’oligarchia colombiana, un qualcosa come i vari “Imam terroristi” dei tempi moderni.
2 Comments »
Este gran jardin lleno de frutas y de colores y de caballos y de cafè y de mangos y maracuja, este gran jardin cercado por kilometros y kilometros de alambre metàlico, este gran jardin que sube y que baja se moja y se seca se calienta se enfrìa se llena de flores, este gran jardìn de flores coloridos como las pieles de su gente, este gran jardin de montañas y desiertos, cuevas y sol, rìos y mares y rìos como mares, que parece mojarse en la humedad de su tròpico para despuès secarse a la brisa de la noche, este gran jardìn rojo y azul porquè el amarillo de su bandera se lo llevaron todo con barcos y ferrocarriles, este gran jardin donde el arte està en el aire y los viejitos te hablan en el bus, este gran jardin tan igual y tan distinto, tan rico y tan pobre, paraiso de la naturaleza y infierno del hombre, tendrà algun dìa un pueblo que sepa sentarse sobre su hierba, y gozar de èl?
1 Comment »
Overdose di sabbia e staticità. Soffia il vento del mare e ricopre le strade e le case di sabbia, qualcosa tipo una nevicata. Si vedono in giro palme di natale, robe mai viste. Un’occhiata al calendario, lunedi martedi ottobre novembre dicembre, scorrono i mesi invisibili tra mattine dal risveglio a ritmo naturale, cinque mesi esatti dall’insediamento nel Pueblo Caribeno di Salgar e sentirsi padroni della baia da una vita intera. Non funziona così.
E’ la staticità, a corrodere gli ingranaggi delle cose. Interrompe il movimento, il libero fluire delle esperienze sulla pelle, chiude la porta su realtà potenzialmente possibili. Un’America Latina immensamente grande si estende in direzione sud, e dalla finestra sul retro, si vede l’oceano. E’ tempo di camminare, di scrollar via la salsedine dallo zaino, di riscoprire il maldischiena da sedile di bus. Verso la metà del mondo. Perlomeno.
No Comments »
Por fin llegaron, las brizas de diciembre. Como aquel personaje de la mitologia griega, como una dulce amenaza compartida, como una mentira, pero llegaron. Llegò la musica ahì donde antes habìa silencio, llegò la arena a sumergir la poca hierba, llegò el encanto de los viejos tiempos que fueron.
Huelen a salsa, a vallenato y champeta en fusiòn mùltipla, y quiebran un muro de silencio largo cuatro meses y medio. Entran en la casa por debajo de la puerta, sacuden las sabanas antes de posarse sobre la piel, y cuando por fin se van queda, sobre las cosas, esa capa inconsistente que se trayeron de quien sabe donde, por allà al norte, màs allà de la orilla del mar.
Hay quien dice que ya no es como antes. Que ya no existe la misma luz, que los hijos crecieron, que la contaminaciòn ambiental volviò loco al mundo entero. Por supuesto, tampoco las brizas son lo que eran, en estos años desgraciados se han vuelto màs flojas, y pronto desapareceràn tambièn ellas. No sé. No sé que significa el antes, ni aquì ni allà. Y quizà sea mejor asì.
Solamente, me dì cuenta de que adoro a las brizas. Especialmente en diciembre, cuando sacan el calor de las calles y en su lugar le ponen la gente, y le quitan este sentido aburrido a la Navidad: sencillamente, la vuelven el comienzo de algo, algo que, por lo que dicen, se acabarà con un gran Carnaval. Por eso duermo con la puerta abierta, para que las brizas me cubran con su capa misteriosa.
1 Comment »
Una comitiva decisamente surreale. Uomini, donne e bambini fuori-contesto in quel mondo amorfo, entità vaganti che scorrevano di fronte ai suoi occhi, inserendo una componente straordinariamente umana ad una sceneggiatura grossolana e volgare. Stralunati e persi, i membri del gruppo avanzavano in rumoroso silenzio, il suono delle loro voci coperto dall’anima della città.
Il ragazzo seduto alla fermata dell’autobus li osservava, incapace di trovare una connessione logica in quella strana combinazione di elementi. Semplicemente, non può esistere, pensava. Soffiava il vento di dicembre, e c’era chi doveva stringere tra le mani il cappello, tra il gruppo degli insoliti passanti. E fu in quel momento che ricordò. Le storie da tavolo di fast-food, la leggenda del bus dei poveri. L’esistenza tangibile di un ghetto, di un’altra città nei quartieri senza asfalto del Sur, una massa senza nome che appariva solamente sui giornali di cronaca nera e che in una notte specifica, per celebrare una Vergine fra le tante, riuniva i suoi pochi spiccioli e noleggiava un bus e portava i suoi bambini tra le luci del Norte, ad ammirare i giardini dei ricchi ed i loro centri commerciali, a contemplare gli addobbi di natale, a dire, sussurrare o pensare, anche solo per una notte, “io esisto”.
1 Comment »
Non alla giovinezza, e nemmeno a chi inventò il tempo, la più crudele, fra le condanne. E tantomeno al nostro arrampicarci costante sulla schiena di una discesa, a noi che infiliamo il canto del mare dentro un pezzo di plastica grigio. Queste poche righe non volevano essere una critica né un’ode, non una citazione e nemmeno un’idea, questo pensiero non voleva essere un’idea. A che servirebbe parlare di sabbia e di neve, di carta e d’inchiostro, dei colori del vento. E c’è chi ancora continua a vedere l’azzurro come una massa d’aria trasparente. Non volevano essere una faccia o nemmeno un personaggio, perchè i personaggi nella nostra epoca non sono nient’altro che facce, maschere di gomma fuori moda il giorno dopo carnevale.
Queste poche righe non volevano essere nient’altro che una foto.
1 Comment »
In questo articolo un noto profesor de italiano del Tropico riflette sull’aiuto gesuita tributato ai bisognosi.
No Comments »
|