Compagni di sventura, pare che questo fin di settimana marcaraibico che mi si prospetta sarà offuscato da sventurate notizie. Altre formidabili autosodomie sogghignano lì dietro l’angolo, a luce di candela di urna elettorale. Dramma. Sgomento.
Voi tutti, con la legittima supposta del voto o del non-voto, sarete i responsabili del mio futuro prossimo. Confesso che la cosa non mi permetterà di godermi fino in fondo palette e secchielli, ma ammetto che il risultato non sarebbe certamente migliore con la mia presenza in loco. Voi tutti sarete iresponsabili del mio futuro prossimo, e vi assumete domenica l’impegno di non biasimare eventuali esilii, fughe, depressive lagne di fronte a un Dolcetto di Dogliani su incompatibilità ambientali di cui voi sarete i responsabili. Farò i vostri nomi quando amici indoeuropei si burleranno di vecchi pagliacci di cera che faranno arrossire il mondo a nome mio, e scriverò sui muri di un cesso in Guatemala o a Seul i miei sinceri vaffanculo ai messaggi eretici di quei 4 disgraziati. Vi ringrazierò tutti per aver scelto, tra il peggio ed il meno peggio, di rinunciare per sempre al meglio o quantomeno al degno, e continuerò a sfoggiare il sorriso beota a chi mi saluterà al grido di “Amigo italiano amigo”. Quello stesso sorriso beota che sfregia la faccia dell’emerito Presidente in arrivo. Quando il cuore e le radici mi richiameranno a forza nel feudo natìo, ai miei occhi apparirete tutti come nel finale di Cinema Paradiso, tutti vecchi rassegnati e litigiosi, un’intreccio moltitudinale di coppie di pensionati che se la menano perchè la passione si è spenta.
Siamo nella merda compadri. Domenica entrate là dentro e tirate l’acqua anche per me.
Lo schermo li racchiude finalmente tutti nello spazio di pochi centimetri. Lì, nel multiplo incrocio del faccia a faccia, troneggiano i Signori della Non Guerra che fanno bestemmiare e incuriosire la massa di tre popolazioni e forse più. Intorno a loro tutti gli altri, gli amici degli amici dei nemici, che applaudono e sogghignano a quest’uno o a quell’altro.
L’immagine del politico inteso come “tradizionale” è offuscata dalla serie di patemi in stile-sudamerica e da ironie seminate qua e là come se si trattasse di una ciarla tra amici, l’inganno comunque non funziona perché il fiume di parole scorre fino ai lidi di altri politicanti, 4000 o 8000 km piu in là.
Si parla di guerriglia, dunque. Problemi grossi, invasioni di confini e documenti segreti in chissà quale microchip. E si decide di risolvere il problema scegliendo di non risolverlo: ogni Presidente, non appena investito del Dono della Parola, si lancia in uno snocciolamento prodigioso dei risultati conseguiti negli ultimi X anni dall’Y paese, ed è a quel punto che il piccolo schermo deve risvegliare il livello di panico collegandosi in diretta con la Guajira. Proprio da quelle parti negli ultimi minuti pare che un’imprudente e stressato camionista venezuelano abbia portato il mondo sull’orlo del disastro decidendo di non fermarsi allo stop, invadendo a suo modo il suolo colombiano. Seguono resoconto della conseguente minisparatoria, il racconto shoccante di una sopravvissuta, la rassicurazione “per fortuna niente vittime” ed il faccione del Guido Bertolaso colombiano che invita alla calma e al buonsenso.
Ed è a quel punto che ti appare Lui. Tronfio, rossocravattato, riempie lo schermo e l’audience. E subito si lancia nel racconto cronologico di questa tremenda crisi, raccontando aneddoti inediti che lo vedono protagonista e benefattore. Fino alla tremenda rivelazione: questa faccenda non ha soluzioni finchè gli Stati Uniti ed i loro presidenti esistono. L’appassionato ascoltatore a quel punto ha un sussulto, ma non è che il preludio al colpo finale: per sottolineare i buoni rapporti tra il Venezuela e il Nicaragua Chavez si lancia nel canto della nenia popolare nicaraguese più famosa. Lì, nel vertice di Santo Domingo, Hugo Chavez Frìas canta. Lo giuro.
Un qualcosa mi tocca il ginocchio. Controllo, è la mano del compare tedesco, Mateo. Mi guarda sogghignando, mi dice: “ehi, dovresti esserci abituato, non fa così anche Berlusconi?”
Di fatto, in Colombia il mezzo di comunicazione più importante non è la televisione e nemmeno internet considerato nella sua globalità, ma Facebook. Il social network americano, che voci attribuiscono direttamente finanziato nientepocodimenoche dalla CIA, viene infatti usato fino all’esasperazione, e rispondere “no” alla solita domanda “tu tienes facebook?” è un opzione non contemplata. Risalendo agli amici degli amici ti troveranno comunque.
Dopo il successo della Marcia contro le FARC del 4 febbraio, però, gli utilizzi del Librofaccia nell’ambito del confronto politico si sono moltiplicati su scala impressionante, e accedere ad un gruppo o una discussione su quest’Uribe o quella FARC significa ritrovarsi immediatamente in un mare di socialità vagamente inquietanti.
Prendiamo ad esempio la campagna “Colombia es pasiòn“. La velatura patetica della faccenda è chiara già nel reale, ma le discussioni e i commenti che uniscono i 75000 utenti di questo facebook’s group superano di gran lunga il confine del ridicolo…”non avete avuto i brividi nel vedere Montoya col suo bolide di macchina superare qualcuno?”
Agli appassionati del genere, si consiglia un viaggio a perdizione nei meandri di queste raggruppaglie, seguendo un filo logico perfettamente tagliato in due dove si incontrano “200.000 motivi per sostenere Uribe” e si scontrano “100.000 motivi per odiare Uribe”, “Colombia es razon” e “Colombia tenrìa que ser mas razòn que pasiòn” fino ai gruppi freschi di giornata in cui ci si unisce contro la guerra al Venezuela.
Curiosità: non mancano all’appello i sostenitori di Mockus per le elezioni del 2010. Ci sono tutti, proprio tutti, nella democrazia del Facebook.
Strati di ragnatele più o meno estesi si sono formati da queste parti.
Non è facile - i bloggers lo capiranno - scrivere qualcosa su un blog quando si è tormentati da troppi umani fastidi che incombono. O quando non si ha nulla da scriverci perchè si vorrebbe scrivere troppo. O quando si vorrebbero scrivere migliaia di cose che non interesserebbero probabilmente a nessuno. Non aiuta nemmeno il fatto di avere una colonia lituana in giro per la casa (provate ad ospitare una colonia lituana: non vi molleranno più il computer e quando di notte con passo felino proverete ad usarlo voi sarà pieno di assurde novità). Poi, non aiuta nemmeno avere molteplici esami nel vicino orizzonte e decidere di affrontarli così:
Ti ricordi? Tempo addietro, non prima di un paio d’anni fa, sia io che tutti elogiavamo e idolatravamo sulla pubblica piazza la rivoluzione-youtube, esaltati verso questa nuova prospettiva di libertà che il nuovo website prometteva e finalmente pronti a una fine della shit-television ormai imminente.
Orbene. Qualche stagione televisiva è passata, e nel frattempo Youtube è stato inglobato dalla multitentacolare piovra di Google; 1 milione e 820 mila persone continuano a guardare Porta a Porta, e la tanoto idolatrata “democrazia di youtube” risente sempre di più dei peggiori effetti della televisione nostrana: Luttazzi non è che l’ultimo personaggio scomparso (parzialmente) dal sito: youtube non tollera le oscenità , e il comico con la sua ormai celebre frase ha osato troppo nominando contemporaneamente volgarità come “Giuliano Ferrara”, “Berlusconi”, “Dell’Utri”, “Previti”, “Santanché”…
E poi. Youtube poteva essere ed effettivamente era un ottimo mezzo per trasmettere Arte, sottoforma di cortometraggi che molti autori pubblicavano per sfruttare il notevole mezzo comunicativo. Si trovava anche su youtube per esempio un ottimo lavoro di un giovane regista lituano sul tema dell’Erotismo, vincitore di numerosi concorsi anche all’estero. Erotomotto è un video di 10 minuti realizzato con un matrimonio tra immagini reali e tecnologie come il Flash semplicemente geniale, accompagnato da una colonna sonora originalissima. L’abilità del regista era stata proprio quella di affrontare il tema dell’erotismo senza l’ausilio di immagini esplicite e banali: youtube l’ha rimosso e non lo lascia ripubblicare perchè “viola i termini d’uso a proposito di immagini pornografiche“.
…una spazio tutto tuo che ti fa sentire Libero e Padrone
…uno spazio che non è tuo perchè devi usare per fare comunicazione formativa, e non un “caro diario”
…un programma su raitre???…
…non lo so ma mio figlio ne ha uno
…la Democrazia e l’arma per combattere la gerontocrazia la lobbycrazia e tutto quello che ha un suffisso percepibilmente negativo in -crazia (che tra l’altro assomiglia molto a “crazy”)
…una roba che permette a chi accende il computer con i fiammiferi di diventare un Very Important People nella rete
…un posto cattivo cattivo dove se sbagli paghi perchè un’inferocita massa di contestatori ti porterà direttamente nel Girone degli Ignoranti
…un apostrofo rosa tra la parola “collettivo” e la parola “singolo”…(?)
…bello, quando stai su internet a “studiare” tutto il giorno
…un web-place troppo cool, dove con altri blogger come te puoi creare una net di link per la blogroll legati a tanti thread, e disperdere i tuoi post per la blogosphere.
…questo
ma, soprattutto,
…una roba che potrebbe trasformare il tipo un po’ sfigato davanti a te in macelleria in un tuo idolo supremo anche se nè tu nè lui, probabilmente, lo saprete mai.
“Viaggiare è aprire una finestra sul mondo. E’ la curiosità di arrivare dove finiscono le strade. Di scoprire cosa si nasconde al di là delle montagne. Andare incontro all’imprevisto. Accettare la sfida dell’ignoto per raggiungere i confini della terra.”