Archive for the “Cuneo” Category

Una scritta su un muro a Medellìn diceva più o meno così: “No puede entender el mundo quien no aprendiò a conocer su tierra”.

Viola Fraz. Castello, settanta abitanti. Valle Mongia, Cuneo.

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L’altro giorno ero a Garessio, paese noto non solamente per il suo noto primato di “paese più bello del mondo”, ma anche per produrre – o meglio imbottigliare – l’Acqua San Bernardo (famosa a sua volta soprattutto per esistere in gradevoli bottiglie).

Ero a Garessio, seduto vicino a una fontana, immerso in un perenne torpore cerebrale, quando se n’è uscito il mio amico dal bar. Con una bottiglietta d’acqua Sant’Anna di Vinadio, prodotta 14.000 curve più a nord.

Dove nello stesso momento qualcuno sicuramente comprava Acqua San Bernardo.

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Lo chiamavano “l’ultimo pastore delle Alpi Marittime”.

Conobbe il mondo attraverso la guerra, conobbe l’uomo attraverso la guerra, e non gli piacquero né l’uno né l’altro. Tornò sulle montagne, deciso a non scendere mai più. Non scese mai più.

Per ottant’anni il mondo si dimenticò di lui, poi un giorno, forse perchè la vecchiaia ha ammorbidito la sua pelle, forse perchè il mondo ha sempre più bisogno di idoli, libri televisioni e cinema sono saliti a cercarlo.

Io l’ho conosciuto da bambino. Mio padre, vagando su quelle stesse montagne, l’aveva scoperto di fronte alla sua casa di pietra. Divennero amici, mi portò con lui su dal Vecio, e la visita alla casa di Sereno divenne, con il passare degli anni, un lungo nastro di canzoni cantate con le lacrime agli occhi, di pane salame vino e poesia, di uomini e lupi nel set nero della sua cucina in pietra affumicata.

Un giorno, esasperato dagli uomini e dal mondo, quel nastro mi ricorderà che Armando Sereno è esistito per davvero.

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Hai firmato un mutuo di quarant’anni per comprarti il villino, e mi parli del mio futuro che è ormai fottuto.

Vai in chiesa a costruirti il mito di vite ultraterrene, e firmi decreti folli per esorcizzare – terrorizzato – la morte.

Sopporti un amore per inerzia, e pretendi d’infarcirmi coi tuoi discorsi del cazzo sul senso della coppia.

Spegniti, messaggero ipocrita di consigli non richiesti. Accetta e riconosci l’esistenza del bello, del diverso, dell’arte, della devianza, della prospettiva, del punto di vista, della personalità, di tutto ciò che può esulare da quelle due linee rette che hai tracciato per me.  Lasciami vivere giorno per giorno finchè morte non mi separi o finchè ne avrò voglia, e se proprio vuoi salvare una vita, comincia dalla tua.

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Quel grandissimo rompicoglioni del termometro della mia macchina ha smesso di lampeggiare, di tintinnare come una lanternina cinese, di scrivere “occhio che vivi in Finlandia”, di minacciare “ti spalmerai sul ghiaccio alla prossima curva”.

E dico solo questo.

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Anni e anni di retorica e di lagne sfumano in un solo minuto. Ne avete riempito le sale d’attesa ai dottori, in ogni lingua l’avete menata alle file dei supermercati: questa valanga a cielo aperto sommerge anche voi. Oggi si, rinchiusi e incolonnati in un’autostrada, preoccupati davanti a una finestra per il tetto strapieno di neve, bagnati marci a spalare un verosimile buco nell’acqua, godetevela tutta la vostra bella stagione di una volta.

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Sig. Pinotu: “… e quindi sì, quel bastardo di #### mi ha denunciato perchè ho scaricato del letame davanti a casa sua”.
Sig. Pierìn, rassegnato: “eh. Cosa vuoi farci. D’altronde è uno scapolo. Logico che voglia rompere le balle”.
Gli astanti tutti, con espressione stupita e interrogativa: “…???…”
Sig. Pierìn “…ma sì, è così. Non vi siete accorti che da che mondo è mondo gli uomini che non si sposano sono quelli che fanno più casini? Quelli che danno problemi? Uno si sposa e sta tranquillo. Quella gente lì no. Poi allora gli ormoni un bel giorno gli danno alla testa e rompono le balle a tutto il mondo. E’ sempre stato così. Tutte le più grandi teste di cazzo della storia erano scapoli”.

(fedelmente tradotto dal piemontese da Baltic Man).

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20 di luglio, Indipendenza Nazionale Colombiana. Per un giorno i confini della “civiltà” sono il centro nevralgico dell’azione, e nell’amazzonica Leticia nientepocodimeno che Uribe e Shakira si trastullano con la Gloria degli Dei che il popolo colombiano riversa su di loro. La televisione mostra, in diretta, la marea di gente che ancora una volta risponde all’appello e si riversa nelle strade per chiedere, déja-vu infinito, la liberazione di chi non è né candidato presidente né cittadino francese ma ancora soffre l’incubo di un sequestro.

20 di luglio, etere e sensazioni. Lo stesso schermo blando mostra adesso un qualcosa d’insolito. Chiesette pedemontane e stradine di paese. Strade lontane e destinazioni vicine. Il Tour de France arriva oggi a Prato Nevoso, 40 km da casa (?), 40 km conosciuti metro per metro e mille volte percorsi. Intorno a me, lentamente, il conciliabolo di colombiani raccolti davanti allo schermo raffredda il fuoco dell’emozione patriottica per condividere la sospensione tra due mondi che s’illumina sulla mia faccia. Il ponte di Cuneo, la strada che si apre in due a Miroglio per inglobare la chiesetta ottocentesca, “Marchisio Mobili di Gratteria” al lato della strada sono dettagli che assumono la loro fondamentale importanza solamente quando appaiono a 10.000 km dalla loro reale esistenza. Poi mi accorgo delle giacche a vento della pioggia e controllo la data sul telefonino. 20 luglio, estate cuneese.
20 luglio, Muse a Bogotà. Più di una trama sotterranea si sviluppa sotto l’apparente banalità di un semplice concerto rock. In primo luogo, perchè chiunque abbia visto Muse live o si sia scaricato il Live in Wembley, il famosissimo tour dei Muse sa che non si tratta di un concerto ma del concerto (il riconoscimento del “Best Acting Live” che da anni ormai si assegna alla band gallese ben fotografa il concetto). Ma c’è di più. Da sempre, il binomio Colombia-terrore che spaventa gli organizzatori di eventi&spettacoli escludeva Bogotà da qualsiasi tournée vagamente importante. I prezzi osceni delle compagnie assicuratrici permettevano all’appasionato pubblico colombiano di godersi solamente rottami e nonni-rock come Brian Adams, Marilyn Manson o Iron Maiden. Senza offesa per gli Iron Maiden e per i nonni, gran categoria. Soprattutto se rock. Dopo l’esempio di Bjork, però, una band all’apice della sua carriera osa rompere i canoni e includere Bogotà nel loro world-tour. Black holes and revelations.

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