Archive for the “Erasmus” Category
E così Ryanair arrivò a CuneoLevaldigi. “In prova per qualche mese, con due voli per l’Inghilterra e uno per Dublino. Poi, se funziona, confermeremo la faccenda”, dissero i suoi boss. I voli, che partiranno il 20 dicembre, avranno una cadenza probabilmente settimanale.
La denominazione dell’aeroporto, “Cuneo Italian Alps”, lascia intendere che lo scopo delle rotte è portare sulle montagne della Granda i turisti inglesi. Signor Ryanair ha già capito che non può contare più di tanto sul viaggiatore bugia-nen??!
4 Comments »
Posted by Baltic Man in Blog, Erasmus, Kaunas, Lithuania, tags: Blog, casini, crisi, Erasmus, google, identità, Kaunas, lituania, ragazze, sudamerica, tromba, Vilnius

Di tanto in quanto ricevo un prototipo di mail che dice più o meno così: “Ciao, so che tu sei stato in Erasmus a Kaunas, ¿posso chiederti un po’ d’informazioni?” (Grazie Erika per lo spunto, a Barranquilla c’è l’esodo degli stranieri ma non era elegante scriver cose tristi).
In più, adesso sono dotato di un magico sistema hacker per vedere come giunge la gente su questo sito, e scopro che la maggior parte degli utenti-google dirottati qua hanno digitato parole come “lituania”, “ragazze di vilnius”, “in lituania si tromba?”, “erasmus crazy”. Nonostante ci sia, va detto, qualche iperbolico fenomeno che arrivi qua cercando “papa” (?¿?), “viaggio mentale con droghe” (curioso), “tempi moderni” (e ciò mi rende orgoglioso), “l’alcolismo in Venezuela” (la prima parola mi risulta, la seconda no), e soprattutto “mia bossi”. Ad essi dico: non preoccupatevi. I pazzi non siete voi, è google che sclera.
Tornando al discorso originale. Tempo addietro un post riassumeva un po’ di cose utili per chi sceglie un’università baltica. Probabilmente sono ancora attuali, e nell’antro materno di una discoteca quest’autunno avevo anche incontrato chi le aveva lette e si era fidato. Tutto torna, dicono i saggi.
In una crisi d’identitá, il blog mi ha confessato di essere irrimediabilmente perso. Si chiama Baltic Man e qualche blogroll lo contiene sotto la voce “blog di sudamerica”. Io l’ho guardato fisso e gli ho sputato in faccia la verità: “tu sei un bastardo“.
p.s.: la foto di casini apparentemente non c’entra niente. Ho digitato su google “crisi d’identità” e quello è ciò che uscito. Occhio per occhio, dente per dente.
7 Comments »
 
Quante belle cose che si possono fare con un Mac. Non solo scattare delle foto LSD comunque poco utili al sociale, questi candidi aggeggi infernali sono effettivamente notevoli. Lo so, chiaro che lo so, il discorso di fondo è che sono sostanzialmente povero.
Da queste parti, si è irriversibilmente oltrepassato il puntodinonritorno, quel misterioso giorno dell’anno che vede la scomparsa a tempo indeterminato ma comunque troppo lungo del sole, e lascia le giornate in preda a un’atmosfera fatta di goccioline e di grigio, e allora si finisce ad aspettar la notte. Quando va bene, però, nevica, ed un qualcosa di grandioso pervade nuovamente tutto.
Sono maledettamente entrato dentro il mondo di facebook, cosa che ha le sue utilità soprattutto per mantenere relazioni continuate e multiple con gente che abita davvero lontano, troppo lontano, da te. Gente che deve però anche essere un minimo creativa per non finire ai margini di un mondo comunque virtuale. Ecco, sembra proprio una cosa creata apposta per ex-Erasmus.
Non so chi o non so cosa, un giorno lontano, mi parlò di una roba chiamata Baltic Split (?). In termini più umani, si tratterebbe di una sorta di depressione che colpisce chi ha da vivere i lunghi inverni del baltico, una depressione stagionale, in grado di far cadere improvvisamente una persona in uno stato di insofferente malinconia “ad intermittenza”. Si giustificherebbe quindi anche cosi’ l’alto tasso di suicidi in quest’area. Ebbene, la notizia del giorno è che un qualcosa del genere esiste.
Con la pioggia il grigio e la neve, vagava da queste parti anche Henry, ed è stato, come si dice, “un piacere”. Con lui, tante belle cose, nuove simpatiche conoscenze, ma soprattutto importanti conclusioni.
Nel nevrotico digitare “vagava da queste parti” di cuisopra, l’inconscio o le dita hanno scritto “party” anzichè “parti“. Qualcosa vorrà pur dire.

12 Comments »

Come in un sogno, in cui tutto si avvicina lentamente. Paesaggi conosciuti, quotidianità poco importanti si riaffacciano con insensato realismo là dove non dovrebbero esserci e tantomeno sovrapporsi, seguendo fili logici.
Peccato che i fili logici abbiano abbandonato la scena da un pezzo, e che la notte ormai scesa del tutto racchiuda fantasmi di e immagini viste tante volte, e sempre di notte appunto. Nel portafoglio, nei sedili davanti e nelle mie orecchie si ricompongono perfettamente tutte quelle cose ammassate là nell’inconscio, si ricompongono seguendo il più classico schema onirico.
E’ sulla porta di un appartamento nel retro di Laisvès che arriva la prova del Nove. Perchè quando al secondo squillo di campanello sputa fuori tra un casino indescrivibile e N’arghilè accesi un Arno in mutande capisco che tutto quello temuto, tutto quello sognato, ha preso davvero forma.
7 Comments »

Compie un anno la faccenda dell’”Uomo Baltico“: un anno fa partivo per la Lituania. Se non sia cambiato niente o niente invece sia più come prima, non è dato saperlo. Certo è che qualcosa è successo nella forma virtuale dell’alter-ego online, tra conoscenze personal-virtuali e discussioni, approfondimenti e cazzate.
Questo simpatico giocattolino fatto di nulla compie così un anno, e allora grazie a tutti quelli che qui sopra leggono, scrivono, ci sono passati una volta o appaiono sempre tra i commenti.
Lasciatemelo dire, grazie anche a quelli che leggono sempre e non commentano mai. Basctardi.
8 Comments »

Questo è Matt. Inglese, classe 1987, è una di quelle conoscenze che si fanno solo viaggiando, e che testimoniano proprio perchè valga la pena viaggiare.
Matt, in particolare, saltò fuori in un giorno di aprile, da un pulmino piùchesovietico vagante nei deserti parafantastici della Mongolia. Passammo una notte e un giorno insieme. Poi, scomparse con una tenda e un sacco di commestibilità: voleva stare da solo, ancora più solo, nonostante fosse già nel luogo decisamente meno affollato del mondo.
Matt riapparve, in un pomeriggio di fine maggio, a Kaunas. Il suo viaggio biennale che dalla Nuova Zelanda lo stava riportando a Londra, tra autostop e autobus inimmaginabili, stava finendo, e l’università lo stava aspettando. Doveva passare solo una notte in Lituania, si fermò una settimana, poi qualcuno lo caricò fino a Berlino. E Matt, i tuoi genitori? “Ah, non li vedo da due anni. Finite le superiori mi hanno detto: Vai“.
Ripenso a lui, e a tutti quelli come lui, quando guardo i suoi (i miei) coetanei che affollano la costa ligure. Quando li vedo bullarsi con un mohito privo di rhum che è costato loro quanto una giornata indiana a Matt. Quando li intravedo ballare con ragazze di plastica assoldate dalle discotechelle locali. Ma è soprattutto quando li sento parlare di Saint-Tropez e Ibiza, che ripenso alla Cambogia e alla campagna cinese di Matt.
Non riesco a capire perchè gli occhi italiani si sgranino di allucinato stupore al racconto di quelli come Matt. Perchè il mondo, davvero, ne è pieno.
L’altro giorno ho dato un passaggio a due autostoppisti ceki, non ce la facevano più. Lentamente attraversavano così il Sud – Europa. Mi hanno detto: “solo adesso capiamo davvero perchè a Praga si ride così tanto degli italiani“.
8 Comments »
Scenario 1. Baltic Man si sveglia, sullo sfondo il sole del giugno lituano. Si reca all’università, ore 10.00. Deve infatti chiudere le pratiche Erasmus, ed avere tutti i documenti attestanti i 9 mesi passati in Lituania. Sale, entra nell’Ufficio Relazioni Internazionali, tra una firma e l’altra ride e scherza con le 2 ragazze dietro la scrivania. Saluti, commozioni, la sequenza si chiude con il protagonista che lascia l’università fieramente, la cartelletta coi preziosi fogli sottobraccio. Sono le ore 10.10.
Pausa. Oscuro.
Scenario 2. Ancora ore 10.00. Il solito protagonista ripete la stessa operazione, solo cambia lo scenario, adesso siamo in Italia. Si sveglia, sale in macchina, poi autostrada, poi parcheggio. 40 minuti di attesa, il treno arriva (si sa, a Genova non si parcheggia). Ore 12.30, arrivo in Università. Chiusa.
“Già è vero, porcocane, qua si fa la pausa pranzo”, pensa.
Attesa.
Ore 14.00. Coda. Ore 14.45. “Salve, io dovrei solamente chiudere le pratiche Erasmus”. “Ah si, ok, vada nell’altro ufficio dall’altra parte della città, se è fortunato dovrebbe arrivare in tempo, oltretutto adesso è Unione Europea e non serve il passaporto, e richieda lì le firme del suo responsabile di facoltà. E’ il Professor XXX, vero? Ah, allora oggi non dovrebbe esserci, è a Coccomaro Di Sopra per un convegno su La Televisione nell’era dei Flinstones. Ma non ci sono problemi. Lasci la documentazione in portineria, secondo gli ultimi sondaggi interni risulta che in un buon 45% arriveranno al suo Docente”.
“Ma veramente no, vorrei parlare al mio ufficio io stesso, sa, dovrei ancora ricevere i contributi finanziari Erasmus, visto che per poterli ottenere in tempo reale avrei dovuto aprire un simpatico C/C con la simpatica banca Carige che poi avrei potuto chiudere con prezzi scontati dello 0.05%…e ovviamente non l’ho fatto.”
“Ah, ok, lei è uno di quei granellini di sabbia che vogliono sempre incastrare il sistema, certo, ma non ci sono problemi, lei riceverà sicuramente tutto il dovuto, guardi adesso stiamo aspettando i fondi, e tra la fine di settembre 2007 e l’inizio di ottobre 2008 provvederemo sicuramente a tutti i pagamenti. Fino all’ultimo centesimo”.
“Ah meno male. Adesso sono tranquillo. E per la transcrizione degli esami?”
“Quello non lo so, vedo che sui suoi documenti c’è tutto a posto ma il timbro è leggermente troppo spostato a destra, guardi dovremmo richiedere conferma alla sua Università in Lituania, dopodichè può tornare qua, ritirare i fogli, andare nell’ufficio in Via Bensa che è aperto tutti i secondi lunedi del mese dalle 8.00 alle 10.00, e sperare che nello stesso orario riesca a trovare anche il suo Responsabile Erasmus, in caso contrario, sulla collina lì dietro c’è il santuario della Madonna delle Grazie, si dice che ogni tanto accadano i miracoli, provi lì…”
7 Comments »

“Quando sei lontana
sogno all’orizzonte
e mancan le parole,
e io si lo so
che sei con me, con me,
tu mia luna tu sei qui con me,
mio sole tu sei qui con me,
con me, con me, con me”
A tutti quelli che ci sono entrati dentro, ci sono esplosi e in qualche modo non ne riusciranno più. A quelli che sono passati di corsa, troppi per averli conosciuti bene tutti, e hanno lasciato la loro traccia.
Tempi intensi tempi strepitosi tempi pieni tempi vuoti tempi importati tempi che hanno regalato, davvero.
Iki ir ačiū Lietuva, susitinkame kitą kartą.
8 Comments »
|