Archive for the “Erasmus” Category

                   bridge.jpg

Il costante vagabondare nella notte di Kaunas mi ha portato, qualche notte fa, negli angoli piu’ remoti di questa citta’ che tante sorprese puo’ offrire, posti visti e rivisti ma mai guardati attentamente, che appaiono in un minuto e fermano il camminano, modificano i piani.       

Ed e’ proprio cosi’, tagliando i -15 gradi tanto annunciati e finalmente arrivati, che la musica ti si pianta nelle orecchie, sale da una finestra a livello-asfalto e in cambio trascina giu’ te stesso, folgorato da quel qualcosa che si cercava ma non in quel momento.

Questione di un attimo e il termometro sale vertiginosamente, di 30 gradi e anche piu’, temperatura inversamente proporzionale all’altitudine, con ogni scalino che ti porta sempre piu’ sotto, luce e suoni a braccetto si espandono, la notte diventa sempre meno notte. O forse sempre piu’ Notte.

Kaunas questa sera offre, a sorpresa, musica live, gia’, proprio quella dolce sensazione di cassa e rullante che si unificano al battito cardiaco troppo deludentemente ambita in questi mesi. Per una volta non consolle ma Stratocaster, non digitale ma maledettamente analogico, poco software e tanta creativitá, fantasia, passione. Il maledetto profumo del palco, condiviso da 3 boybands, uno spostamento bidirezionale tra kilometri e tempo, a ritrovarmi con una birra in mano davanti a uno specchio. Guardo i lituani riempirsi di musica e giá li conosco, loro guardano me e non capiscono, che ci fa un “inglese” li’ in quella cantina dichiaratamente contro ogni norma di sicurezza? 

                           dscn0815.JPG

Parte il valzer delle conoscenze, il cerimonioso urlare nelle orecchie a due metri da un Marshal per farsi capire, l’osservazione di come tutto sia uguale in ogni angolo del mondo ma non cosi’ simmetricamente uguale. Una serata rock-punk-raggae a maggioranza femminile a Cuneo o Genova non mi ricordo di averla vista. Concerti che iniziano alle 8 per finire prima di mezzanotte, va detto, nemmeno.

Quando il mixer si spegne, quindi, saluto e me ne vado, un’altra volta ancora, verso lidi giá conosciuti, questa volta Kaunas non mi interromperá piu’. Discoteche che ormai mi chiamano per nome e di cui non posso fare a meno, incredibile come fugga da questi locali in Italia e come invece mi rapiscano qua.

Con me, ci sono 3 o 4 nuovi Erasmus, personaggi che si catalogano come Interessanti prima ancora di averne memorizzato il nome. Destinati a diventare molto piu’ di un ricordo dei tempi dell’Erasmus. E’ la loro prima volta in quel locale leggermente periferico, li guardo compiaciutamente divertito. Impazziscono, non ci credono, tutti si avvicinano per ripetermi le stesse frasi, magari in lingue diverse.

Mi ritrovo un’altra volta davanti a uno specchio.

Comments 15 Comments »

Troppo facile perdersi, nelle travagliate conseguenze che possono collegarsi tra mondi reali e mondi virtuali. Perdersi in progetti che si accumulano, appaiono per qualche secondo, in attesa di un successivo upload che li relega nella cronologia del progressivo oblìo. In effimeri attimi di entusiasmo catalogabili nella categoria delle “idee che non verranno mai realizzate”. E quante ce ne sono.

Eppure può capitare, qualche volta, che l’illuminazione divina sia più forte, capace a spingere l’ennesimo file temporaneo un po’ più in là del confine tra idea e azione, fino a caricarsi di un’irrefrenabile energia travolgente, quasi schizofrenica, che finirà la sua corsa solo dopo aver oltrepassato la frontiera.

Il caso vuole che sulla mia strada si sia imbattuto un portoghese, Anibal (ne ha parlato anche Paolo), che nella routine di un giro di mondo online si è imbattuto in una miniera di offerte per lavori, stages e periodi di studio collegati da un delizioso filo comune, quella parola che imparata una volta difficilmente si dimentica: international.

Ebbene, quello che era nato come un “ci provo e chissenefrega” si è trasformato progressivamente, nel giro di poche settimane, in un test concreto, in una selezione, in un viaggio a Varsavia per un colloquio, in un successo. In una rivoluzione completa della propria vita. Con un repentino cambiamento particolarmente percettibile, da una condizione di devastatissimo studente Erasmus giramondo per passione a quella di autorevole collaboratore BBC giramondo per lavoro. A 3,300 euro al mese, contratto a tempo indeterminato.

Utopia? Forse. Anzi, sicuramente, per chi continua a cercare il Lavoro Della Vita tra annunci di giornalacci locali o agenzie di schiavismo varie.

Utopia? Sicuramente, per chi prima di partire per l’Erasmus non poteva immaginare quante possibilità di moltiplicare le proprie possibilità si creano succhiando la polpa da ogni Luogo (virtuale o reale) e poi cercarne un altro.

Utopia? No, realtà. Senza accorgersene si è oltrepassato il confine tra virtuale e reale, il processo è stato completato, anche per la valigia comprata in vista-Erasmus da Anibal il contratto è cambiato, e adesso è a tempo indeterminato.

Prima di chiudere il tour quotidiano nel mondo virtuale, lascio un regalo in condivisione che è stato lasciato a me: il link del sito che cambia la vita. Let’s go!

Comments 4 Comments »

No entiendo como coño es posible: si tu vas en todos los paises del Este de Europa vas a encontrar solo los españoles! ¿Porque? En España estan 42 milliones de personas: estan todas en Vilnius Kaunas o Krakow???

No, no todas: las pejoras!!

Comments 6 Comments »

A present for Erasmus People on Kaunas, trying to remember all…
My Italian – Ireland – Norwegian friend made this, just a frame of the wonderful time of our Erasmus…

See you in Kaunas, again!

Comments 10 Comments »

La distanza tra spazio e tempo, ragione e delirio si confonde pericolosamente, come il turbine di suoni che si shakera sopra la mia testa, appena un millimetro più in là di quella percezione dei sensi che se ne sta lentamente scivolando via da me. Un susseguirsi in crescendo di materiale troppo forte, conseguenza di un capodanno troppo vicino al volo del ritorno. E allora, ancora una volta in questo Delirio Istituzionalizzato, spazio all’istinto e all’irragionevolezza, mente aperta ad accogliere dentro un hard disk mentale pericolosamente già al limite persone nuove, tutte maledettamente interessanti, alcolpartydevasto e sentimenti, in una maratona incredibile che mi porta qua, adesso. Sul filo del rasoio. In un aeroporto alle 8 di mattina dopo altre due notti da aggiungere alla fedina penale. Confuso, non solo perchè gli ultimi residui di energia vengono dirottati al cuore e non al cervello, ma probabilmente perché sto andando verso un qualcosa di non proprio ignoto. La sensazione di paura è agghiacciante, un incubo pungente che squarcia la carne portandosi dietro la cruda realtà: la prossima volta che percorrerò questa strada (aerea), salvo non richiesti scherzi del destino, sarà quella decisiva, il momento di congedarsi da questa vita e lasciare dietro di me il ricordo di quel che fu, per reincarnarsi da un’altra parte, ancora una volta. Non è facile accantonare l’Innominabile Realtà nella malefica atmosfera di questo mattino, fatto di troppe voci decisamente italiane che mi circondano su questa panchina. Il nemico o le radici? Il ritorno o l’arrivo? Reset, cervello. Non aiuta, non può aiutare la fredda cornice di un Duty Free, l’emblema internazionalmente riconosciuto di un ambiente sempre uguale, quell’aereoporto che cancella tutta la poesia del viaggiare livellando ogni sperduto angolo del mondo, ogni differenza tra popoli e città. Una semplicità disarmante, partenze e arrivi, Toilettes e Gates, il liquore tipico in bella mostra in vendita. Jack Daniels. Campari. Sono considerazioni di Terzani, e sia chiaro, ma chiunque abbia provato la soddisfazione di risolvere gli anagrammi di orari e destinazioni in lingue e situazioni assurde non può evitare di farle sue.

Alzo gli occhi dal computer, decine e decine di bottiglie in bella mostra davanti a me mi stordiscono in un solo momento. Mi vien da pensare che è pazzesco, che ormai la potenza dell’alcol mi riesce a travolgere senza attraversare i canali più tradizionali, proprio vero che i miei 5 sensi si stanno facendo la guerra e autoelminando.

L’unico pensiero che si affaccia nella mia materia grigia, invece, è tanto inaspettato quanto non gradito. Il futuro. Mesi e mesi di vita alla giornata, quasi “alla nottata”, hanno cancellato il più piccolo tentativo di pianificazione. E invece tra qualche ora si manifesterà la necessità di sistemare un bel po’ di tasselli, tanta roba e poco tempo.

C’est la vie, un viaggio continuo. E allora tanto vale chiudere il computer, alzarsi e ripartire. Tanto, tra non troppi giorni, sarò di nuovo nel mio estatico delirio, e allora incubi e paranoie rimarranno nel Duty Free.


Comments 9 Comments »

Momenti non proprio semplici, questi. Precisamente, gli ultimi, gli ultimi frammenti di vita insieme per un buon numero di persone che hanno vissuto gli ultimi mesi a braccetto, in qualche modo, l’uno con l’altro. Giorni di partenze, di fine Erasmus, di addii che si cerca inverosimilmente di tramutare in arrivederci, nascondendo a sé stessi che, se anche ci potrà essere un’altra occasione di rincontrarsi, non sarà più la stessa cosa.

Si tratta in qualche modo di una grande famiglia, soprattutto se si vive nello stesso dormitorio che unisce in qualche modo tutti, nelle brevi giornate e nelle lunghe notti, senza barriera alcuna. E questa volta, il solito Natale che incombente si avvicina contribuirà ancora di più a dare l’idea di effettivo divorzio, per tutti. In pochissimi giorni, tutto si è svuotato, una per una le porte delle stanze si sono chiuse davvero, e camminare per i corridoi adesso dà davvero un’impressione strana, di un deserto prima impossibile da trovare, a qualsiasi ora.

Per qualcuno sarà solo una pausa, per qualcuno l’Erasmus è veramente finito, il fatto di appartenere (per fortuna) alla prima categoria non mi permette di vivere, forse, questi “ultimi momenti” come tali.

In ogni caso, difficile non sentire questo strano silenzio, e non rendersi conto che si è appena detto addio a facce, parole, notti pazzesche, assurdità varie ed emozioni radicate nella carne che non sono state cose da poco.

Comments 5 Comments »

Cos’è? Il mandarino è fuorviante, solo un termine di paragone per le dimensioni. A volte, gli spagnoli possono essere geniali.

Comments 11 Comments »

Sarà che sono già passati tre mesi di Lituania, saranno le migliaia di domande che ricevo al riguardo, sarà semplicemente che questo è periodo di esami, ma effettivamente è giunto il momento di affrontare il discorso e parlarne: la scuola.
L’università lituana non è poi così diversa da quella genovese o italiana in generale, anche se esiste qualche sensibile differenza che salta all’occhio subito.
In primis, gli uffici funzionano, quando si ha bisogno di qualcosa lo si può ottenere tutti i giorni e senza troppi sbattimenti, una peculiarità che ai miei colleghi non pare poi così eccezionale ma che a me fa ripensare alla procedura per l’Erasmus che si era abbattuta su di me a Genova. Meglio passare oltre.

L’università intera è bilingue, e il fatto è che l’inglese te lo insegnano veramente. Probabilmente questa è una conseguenza dovuta alla struttura propria delle lezioni: le classi sono tutte, e sempre, da 15 o 20 persone al massimo, con un professore che può avere la possibilità di conoscere personalmente ognuno, senza trovarsi di fronte a una massa di 150 studenti come purtroppo avviene in Italia. Inoltre, il professore dell’università lituana di mestiere fa, incredibile ma vero, il professore, e non l’avvocato (ma puoi sostituire con chirurgo – politico – giudice – caporedattore – tuttologo), caratteristica questa che gli permette di esercitare a tempo pieno quello che la sua professione gli richiede (e cioè, essere al servizio dell’istruzione degli studenti) senza approcciarsi come l’ultimo Dio-sceso-in-terra.

Ovviamente c’è qualche migliorìa possibile di cui proprio la nostra carissima (e non nel senso degli affetti) università italiana potrebbe essere un buon esempio, come nella modalità di esame (qua l’orale quasi non esiste). Oppure nel caso del calendario degli appelli, piuttosto rigido in Lituania, e che crea qualche problema quando non si supera un esame.

E’ finito ieri il primo semestre, adesso per due settimane saranno giorni di esami, domeniche comprese (!). Inizierò a prepararmi adeguatamente da questa sera, andando a visitare il dormitorio di un’altra università di Kaunas.

La classe di Lituano sopra, quella di Inglese sotto.

Comments 7 Comments »

© by Baltic Man