Archive for the ‘Hobo’ Category

Plutôt, la vie


16 Mar

Senza titolo

Le strade proseguono lungo cammini che non appartengono
linee che non portano
crepe che non spaccano
errori che non segnano.

“Si tratta di un giro non si tratta di un viaggio”, dice l’esperto lungo la rotta.
Dice il soldato nella grotta: “chi ha un’alba da perdere non ha nulla da rischiare”.

Si accumulano le memorie dei giorni vagabondi
parole interviste pranzi visioni
tremende visioni
l’orecchio che vede, l’occhio che ascolta
le vite degli altri rimaste a metà.

Si accumulano sulla carta, sullo schermo, sull’asfalto
e scorrono e pesano e graffiano e sporcano
e rimangono nel fuoco, e fuggono nell’aria
le vite degli altri rimaste a metà.

[Foto di Marco Lo Baido]

Under the same sun


12 Oct

Under The Same Sun

 

Al mattino poi tutto era diverso.
La vita ritornava a essere una questione da definire sulla soglia di casa.
Qualcuno prima degli altri imponeva la sua musica, e costringeva gli altri a difendere il proprio territorio dai watt degli stereo.
“Forse è solo voglia di cantare”, pensava lo straniero.
Un desiderio di iniziare la giornata gridando il proprio esserci, imprigionato in una materia che si manifestava sotto forma di pulsioni ritmiche e polvere.

Al destino


21 Jun

Schermata 2012-10-20 a 02.34.08

Si muoveva sui treni fra voci e città
tra lembi di grigio e località
rispecchiandosi nelle pagine dei libri leggeva che la paura degli altri
“la paura degli altri è paura di se stessi”.

“Asfaltano le strade per lavar via il sangue degli investiti”, diceva C. sul sedile lì accanto, e la città si presentava a frammenti e si presentava a momenti e tutto diventava parte di un unico archivio.

Era un ticchettio di tasti e di dita sulla plastica
era qualcuno che aveva qualcosa da dire,
e lui si fermava ad ascoltare.

Là intorno si spiegava un’epoca e si spiegavano tutte le epoche
come un ventaglio al vento, e si innalzava,
e volava.

Le pietre nei muri raccontavano storie che non raccontavano,
le conservavano nascoste,
sommerse per sempre nella storia delle storie.

Si spostavano i continenti, si spostavano le lingue, ci si allontanava dalla terra, ci si avvicinava sempre più.

Le parole non bastavano e le parole non servivano e qualcuno le metteva lì in ordine e qualcun altro le abbatteva, e il risultato finale è che c’erano parole  che prima non esistevano, adesso erano lì e tutte insieme e formavano un muro. Qualcuno ci si riparava contro, altri semplicemente lo ignoravano. I ragazzini costruivano scale per saltare di là.

“Non serve nient’altro che una birra fresca”, disse C.
“Una birra fresca, dopodiché sarò pronto per partire”.

Due cani si mordono la coda


31 May

The city through the eyes of the dog

Due cani
si mordono la coda
tra le strade strette della città bianca
sotto il suono di campane a mezzogiorno
tra le insegne del kebab e turisti nordamericani
due cani si mordono la coda
bevono birra e attendono sera
cercando l’ombra di architetture arcane
e i cerchi concentrici delle gambe dei passanti.

Due cani si mordono la coda
come una danza d’antica importanza
come un riflesso di lontani presagi
come un gioco nel grigio,
un gioco di prestigio.

12 miles away


15 Apr

En el taller de Nijole

12 miles away from the cheesemaker
sotto la grafica di grafiche accese
il reticolo dei cavi l’ombra lunga sul cemento
12 miles away che sembrano città
e i rami secchi degli alberi che sembrano mani e chiedono aiuto
implorano implorazioni venate di grigio sfumate di nero
è ciò che resta sulle dita di un legno che diventa polvere
la sabbia di un’epoca che muore con te.

Suona solo di notte l’orologio della chiesa
sono i pentiti che si addormentano, i vedovi che ascoltano
le tracce di una piazza vuota di bambini andati già via
rimangono le pietre sull’asfalto e l’erba un po’ schiacciata
le impronte digitali sul vetro dei parabrezza.

12 miles away è la distanza che separa
le voci della piazza che rimangono laggiù.
12 miles away, un discorso di sicurezza
di allergeni e di tavani e di acca ci ci pi
a ben pensarci 12 miles away è una lingua che si stacca
12 miles or more, 12 miles away from you.

L’insegna del locale, il ronzio delle ragnatele
La textura de las páginas que saben solo a birra y sol
y esta pantalla que se apaga y se queda blanca
12 miles away, e poi già non sono più.

Cuentos de verano


14 Aug

Stripes

Ho aperto una “birra artigianale pastorizzata ri-fermentata”
[sembrava un vulcano di schiuma]
mentre due gatti litigavano fuori dalla finestra
e i cani di Viola commentavano la scena.

Dal piano di sopra, amori spagnoli:
la magia della quotidianità trasposta su Skype.
Camicie piegate ancora umide sul tavolino
la pelle che si riposa, ancora pronta a ripartire.

I tunnel che scorrono bianchi al neon con la testa fuori dal finestrino
immagina come sarebbe stato difficile essere il vicino di casa di Kant.
Tua moglie che ti rimprovera ogni mattina, a mezzogiorno
“lui ha già scritto un intero capitolo, oggi.
Y tu, ¿que?”

Dritta e costante la linea davanti al baricentro
e il baricentro che non legge pendenze, deviazioni o asperità.
Si alternano le immagini sul tappeto in terciopelo
tra “voluta” e “voluttà” è una questione di T.

Le linee del reiki disegnate sulla schiena
e la colonna vertebrale che segue il solco dei vulcani.
Gli antichi druidi avevano isolato il principio del Tojone
ma la gente non capiva, aveva voglia di veleno.

I profughi a Battifollo a gruppi di tre
appaiono dall’altra parte su Instagràm con il resoconto della traversata.
“Stanno tutto il giorno di fronte alla chiesa, con il telefono in mano”,
li ha visti Tiu Giuan oggi pomeriggio, sul muretto di cemento.

Cercavano la sorte,
ha detto il dritto del villaggio.

Mangiavano le torte,
si lamentava la signora del bar.

Giocavamo con la morte,
scriveva uno di loro,
sull’i-pàd.

Whiteless


07 Apr

Un incrocio deserto, nuvole e pecore.
Una chiesa bianca su sfondo bianco con passanti bianchi.
Luce bianca.

Il taxi si ferma per chiedere informazioni.
La venditrice di schede telefoniche abbozza un saluto.
“Where are you from?”, chiede.
Italy.

“Italy? Wait”.
E fugge di corsa, e rimane sua figlia.
Una bambina di cinque anni circa, treccine sparate verso l’alto e verso l’alto alza anche gli occhi.
Tutt’intorno l’incrocio tace, immerso nel suo bianco non esserci.

La signora torna con un cartoncino scritto a penna.
“Mezzo-carico”. “Colorato”. “Centrifuga”. “Che vuol dire?”
“Che vuol dire?”, chiede.
Nel frattempo le pecore invadono la strada.
Proprio lì, di fronte alla chiesa.

“Si tratta di una lavatrice”.
“Si tratta di una lavatrice, è vero, me l’ha comprata mia figlia”.
Sua figlia la bambina con le treccine sparate verso l’alto?
“La mamma della bambina.
La bambina è mia nipote”.

“Finalmente incontro due italiani.
Così potrete tradurre in inglese”.
Ma come si traduce in inglese centrifuga?
Prova a spiegare il concetto.
Prova a spiegarlo senza usare le mani.

Nella strada, nuvole e pecore.
Il gregge ha riempito anche l’asfalto.
L’incrocio non è più deserto.
Quel che era bianco, adesso è ancora più bianco.

Biografìas y relatos


11 Apr

Passano le pagine gialle come le foglie
ruota tutto il vento intorno
son las calles las que saben;
las calles saben, y traen a su destino.

E’ tanto il mondo, lì fuori, che spinge.
La lontananza da tutto, l’assenza
[l'assenzio]
del migrante.
Sostanza psicotropa per avvicinarsi alla precaria solidità delle cose
- ma anche potenziale agente induttivo di forti depressioni, interna violenza, sbando.

La lontananza è una condizione ambientale evidentemente innata nell’essere umano
Perché non si limita ad affiancare,
ma impregna tutte le sfere di un’esistenza.

Y son las calles las que saben
A las cinco de la tarde proponen una pelìcula, màs tarde, guiarà el hambre.
La velocidad de movimiento establecida por el cuerpo
la trayectoria de los pies dibujada por el azar.

Deseo y ganas,
alma y cuerpo,
dormir y trabajar.

vivir en un tiempo anacrònico
un futuro clàsico, siempre.

Le virtù del fuoco


17 Feb

Eccedenza di combustibile
vitale consumo di forza motrice.

L’impossibilità di prendere sul serio qualsiasi forma di inerzia,
impossibilità cinetica.

Viviamo succhiando il sangue del nostro passato,
dice Lacarne in un file .wav,
materia buona.

Le virtù del fuoco
segnano ogni passo lungo il cammino.
Bruciando i tappeti,
purificando il suolo,
generando cenere,
si congelano in cicatrici.

Le virtù del fuoco
divorano l’aria intorno.
Assorbono ogni profumo
rilasciano ingannevole calore
distorcono ogni immagine reale,
nel loro gioco attraverso la luce.

Non c’è niente di più potente,
e per alcuni curanderos kitchwa,
il fuoco è prima di tutto una cura.

Il fuoco trasforma, devasta, annerisce, riscrive.
Il fuoco colpisce, si spegna, diventa rosso e poi muore.
Il fuoco rinasce, non scorre, si accende e non chiede.
Il fuoco unisce gli elementi,
separa la materia,
il fuoco è qualcosa che prima non era.

Ma tra tutte le sue virtù,
il fuoco non dimentica:
di saper spostare l’aria,
di riuscire a essere un vortice.

Tenemos el alma seca.


11 Nov

Tenemos el alma seca. Giardini di fiori di loto appassiti sui marciapiedi. Il sole è caldo, il vento caldo, è solo il caldo che non riesce ad essere caldo. L’anziana signora esce di casa in lacrime, aiutatemi a tirare su mio marito, che è caduto nella vasca da bagno. Sulla porta d’ingresso c’è un cartello di plastica che dice feliz navidad. Le case collettive falliscono perchê nessuno ha voglia di lavare le stoviglie. Altri studenti si aggiungono, nuovi viaggiatori ripartono, i piú giovani arrivano e noi siamo sempre qui. Colazione sotto un nido di rondini, dal grande noce in centro al patio si stacca una noce e cade sulla testa del vicino. L. dice che K. ha troppa voglia di fare felice il mondo, lui risponde dio mio, dio mio, sono un amicomane. Bruno l’altro giorno ha compiuto sessant’anni, e gli stampini del suo aereo riempiono le strade di Granada. Terrorismo poètico, attaccare lo spazio comune a livello simbolico. L’amico del cileno ha comprato il pane integrale, questa mattina. Piera ha portato il formaggio di sua madre, e il profumo dell’alpe arriva fin qui.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


Ricerca personalizzata