La cucina kosovara, le troffie con salsa di pescecane, i balli santagostiniani. Il kebab che distrugge la nostra cultura gastronomica (ma la cultura cultura, quella non importa più), i catalani e gli spagnoli. I pisani che si massacrano con i livornesi, gli italians che “do it better”. Le nostre chiare origini medievali da difendere e promuovere, tutti in piazza vestiti arancioblu a tirare in aria francette e trombe carolingie. L’identità cristiana, perbacco, la nostra sacra identità cristiana da difendere con crocifissi nelle scuole, nelle chiese (va beh), negli ospedali, nei bus, dappertutto. E bandiere occitane dappertutto, bandiere occitane anche giù nel fondovalle, bandiere occitane di fronte a case occitane per distinguere l’occitaneità da tutto ciò che occitano non è.
L’identità è la rappresentazione moderna del vecchio divide et impera. Un’invenzione moderna, che poteva avere un senso finché si parlava di lotta nera o femminile. E che si è invece radicato nella straframmentata sucietà attuale, convertendosi in una piaga nefasta per chi insegue il sogno dell’uomo universale descritto da Nietsche qualche secolo fa, superiore a tutto ciò che pone ostacoli sulla strada verso un mondo libero da ogni divisione. Da non confondere con i processi globalizzatori (anche se il confine è comunque labile), dove l’annientamento è intrapreso verso le locali culture, in una sorte di imposizione univoca dall’alto.
Per combattere tutto ciò, e molto di più, un gruppo di alienati sociali di ogni dove si ritroverà, questo finesettimana ed anche altri, a Saturnia, in Toscana. Politically incorrect il programma delle manifestazioni, che svariano tra mostre di pittura e cinema d’avanguardia, mappe sonore e ogni tipo di espressività. Si parlerà anche di Mockus il visionario, tra l’altro. Chiunque voglia partecipare, partecipi.
“Spingere con la forza e non tacere. Dovete usare la vostra forza per sovvertire, protestare. Fatelo voi che siete giovani. Io non ho più l’età. Succederà che questo schermo rimarrà nero, senza immagini, senza parole. Succederà che i lavoratori di domani di cinema e televisione non avranno un futuro. Perché si sta tagliando il loro presente, si stanno negando i loro diritti di studenti. Succederà che l’unica scuola di cinema e televisione pubblica [la Roberto Rossellini di Roma] perderà materie fondamentali. E succederà anche che non sarà l’unica. Ragionieri, geometri, agrari,educatori, ricercatori tutti nella stessa barca, anzi, tutti parte di una nuova armata Brancaleone”.
Mario Monicelli, classe 1915, sul ieri:
“La storia d’Italia è conosciuta all’estero solo per la sua cultura. Non siamo un Paese che ha avuto grandi generali, grandi personaggi storici, ma solo una forte collocazione culturale. Ed è proprio questa, l’unica cosa che ci viene da tutti riconosciuta all’estero, che si vuole oggi combattere. Il cinema vuol dire tutto. Per il resto c’é solo nel nostro paese, come nell’Occidente, la cultura dell’arraffare, di arricchirsi. C’è oggi solo la volontà di trattenere questa benessere che si è spesso conquistato ai danni di altre etnie. Un degrado che si poteva prevedere già da due generazioni fa. Il fatto è che noi siamo sempre stati un popolo subalterno. Sotto il dominio prima di francesi, poi spagnoli, di tedeschi, sotto lo stesso dominio del Papa. Insomma non abbiamo mai avuto una nostra reale indipendenza, mai davvero avuto il senso della libertà. Spero che tutto questo prima o poi finisca davvero”.
Mario Monicelli, classe 1995, dopo essersi separato da una moglie di quarant’anni più giovane di lui:
“[Mi sono separato] per rimanere vivo il più a lungo possibile. L’amore delle donne, parenti, figlie, mogli, amanti, è molto pericoloso. La donna è infermiera nell’animo, e, se ha vicino un vecchio, è sempre pronta ad interpretare ogni suo desiderio, a correre a portargli quello di cui ha bisogno. Così piano piano questo vecchio non fa più niente, rimane in poltrona, non si muove più e diventa un vecchio rincoglionito. Se invece il vecchio è costretto a farsi le cose da solo, rifarsi il letto, uscire, accendere dei fornelli, qualche volta bruciarsi, va avanti dieci anni di più”.
Capita anche di incontrare qualcuno interessato di America Latina, ed allora segnalo questo link, un’agenzia di informazione alternativa o di controinformazione o semplicemente di informazione, quella che di solito gli altri giornali non pubblicano.
E’ in spagnolo, ed è già qualcosa. Potrebbe essere in Kitchwa.
La ghigliottina fu usata per l’ultima volta il 10 settembre 1977 nel carcere di Marsiglia, per l’esecuzione di Hamida Djandoubi, reo di torture e omicidio.
La ghigliottina fu usata per l’ultima volta il 10 settembre 1977 nel carcere di Marsiglia, per l’esecuzione di Hamida Djandoubi, reo di torture e omicidio.
Si parla e si straparla di “informazione“, di “cultura”. La verita è che, immerso su un’amaca sotto un mango, a mezzanotte, qualsiasi individuo connesso a un computer ha maggiore accesso all’Informazione italiana che l’italiano medio col suo digitale terrestre. Provare per credere.
Il potere di internet, una cosa formidabile. Se solo lo si iniziasse a considerare come un pozzo di conoscenza, e non come una latrina dove scaricare insulti e stronzate.
Prendiamo ad esempio Zeitgeist. Si tratta di un documentario interamente “prodotto in casa”, senza nessun altro scopo se non una spinta collettiva (ce n’è bisogno, ammettiamolo) alla rivoluzione della coscienza, un punto di riflessione superpartes per osservare il mondo e le sue dinamiche agghiaccianti. Eppure “la gente” preferisce i quiz beoti sul facebook,anziché usare il suddetto come si dovrebbe, cioè condividendo materiale utile allo sviluppo del cervello umano.
Pare che Buenos Aires sia infestata da un virus particolarmente fastidioso, anche se innocuo. I floggers, l’ultima boiata nel tema di quelle grandi boiate che vengono definiti da quei boiari dei sociologi urbani contemporanei (sociologo urbano contemporaneo?) “tribù metropolitane”. Un ossimoro interessante, “tribù metropolitana”, un modo elegante e trendy (anche trendy è un modo elegante e trendy per dire “alla moda”) per dire che stiamo velocemente retrocedendo verso quel mondo animale da cui proveniamo, un modo per dire, in due o tre paroline, che siamo fottuti.
Questi floggers, etimologicamente (altro “?”) un incrocio tra “fotolog” e “bloggers“, ossia tra due parole che etimologicamente non esistono, sarebbero adolescenti, o teenagers che dir-si-voglia, che smettono di dedicare le loro giornate alla sana masturbazione per pettinarsi in modi astrusi (o trendy), riempirsi di piercings e fotografare la loro bella faccia da culo in casa loro, nella stazione della metro, o al centro commerciale “GranAbastos“, un tempo sede del più grande mercato agricolo della città (l’architettura ricorda tempi migliori), oggi appunto centro commerciale sede dei floggers, e testimone del deterioro dei tempi. Ah, dimenticavo, i floggers, da vera e propria tribù urbana quali sono, anelano segretamente picchiarsi come scimmie selvaggie con altre simpatiche tribù metropolitane, come gli Emo, i quali pare esistano anche in Europa, ma qua mi fermo perchè ovviamente nessuno di noi vuole sapere come si vestano questi Emi, né di che si nutrono, né come si spulciano tra di loro.
E così Ryanair arrivò a CuneoLevaldigi. “In prova per qualche mese, con due voli per l’Inghilterra e uno per Dublino. Poi, se funziona, confermeremo la faccenda”, dissero i suoi boss. I voli, che partiranno il 20 dicembre, avranno una cadenza probabilmente settimanale.
La denominazione dell’aeroporto, “Cuneo Italian Alps”, lascia intendere che lo scopo delle rotte è portare sulle montagne della Granda i turisti inglesi. Signor Ryanair ha già capito che non può contare più di tanto sul viaggiatore bugia-nen??!
Vento ed eco. Profondo eco, profondo vento. Suonano le campane dell’immaginazione, richiamano a lontani e sbiaditi doveri. La coscienza arriva là dove il corazòn si ferma. Nel gioco di luce degli occhi, sullo schermo di un computer, nei graffiti sui muri si posano le immagini, i riflessi e le scritte di un mondo che, inesorabile, sta per scomparire. Nella stanza a fianco dorme Alessandro, il compagno di viaggio, l’amico e il fratello di sangue che è venuto a prendermi per portarmi via da questo mondo di cartaveliina.
Io non so cosa dire. Non so cosa scrivere. Non voglio dire niente e tutto ho già scritto. Su un pavimento, sulla tua pelle mulatta, su un foglio di carta che poi ho bruciato nell’orgoglio e nell’intimità. Sbiadito sul pavimento, tra formiche e avanzi di vita, rimangono i 100 sonetti d’amore di pablo neruda. Nient’altro da dire, nient’altro da scrivere, tutto si bagnerà nelle lacrime dell’ultima notte di solitudine a quattro mani.
“Viaggiare è aprire una finestra sul mondo. E’ la curiosità di arrivare dove finiscono le strade. Di scoprire cosa si nasconde al di là delle montagne. Andare incontro all’imprevisto. Accettare la sfida dell’ignoto per raggiungere i confini della terra.”