Archive for the “Italia” Category

1. Alessandra Amoroso – La mia storia con te
2. Shakira – Waka Waka
3. Eminem & Rihanna – Love the way you lie
4. Lady Gaga – Alejandro
5. Fabri Fibra – Vip in trip
6. Modà – Sono già solo
7. Ne-yo – Beautiful Monster
8. Mika & Redone – Kick ass (we are young)
9. B.o.B. – Airplanes (feat. Hayley Williams)
10. Katy Perry – California Gurls (feat. Snoop Dogg)

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Ho visto Videocracy, come ogni italiano dovrebbe e non dovrebbe fare, almeno una volta nella vita (quantomeno, perchè Bondi ha consigliato di non farlo, e questo è già un valido motivo) (non lo faranno).
Molti gli spunti di riflessione che il documentario (di pregievole fattura) presenta, molti dei quali sono egregiamente illustrati qui. Quanto accaduto negli ultimi trent’anni in Italia assume tinte grottesche che solo ora si collegano tra loro, e sarà comunque la storia a stupirsi di un disastro così ampio e diffuso, a livello sociale, culturale e morale.

Ciò che volevo sottolineare, forse perchè appare nei titoli finali, è un dato solo apparente secondario, che comunque contribuisce a fotografare la (pessima) Italia che ci ritroviamo tra i piedi. L’84a (ottantaquattresima) posizione italiana nella classifica mondiale che misura l’uguaglianza tra i sessi. Certo, avere un ministro per le pari opportunità il cui unico merito è essere una figa aiuta, ma non voglio pensare che un po’ di colpa non ce l’abbiano neppure loro. Le donne (non tutte, blablabla). Che, effettivamente, spesso hanno abboccato in pieno alla “filosofia” del Basta Apparire, con tutte queste storie del fashion e dell’uomo coi soldi che ti insegnano, sulla pelle, già alle scuole medie.
Questo successo è dedicato anche a loro.

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Tim offre un servizio SOS Ricarica.
Sei senza credito, mandi un messaggio, ti “prestano” due euro.
Il servizio ha un costo di un euro.
Come la mettiamo con l’usura?

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..una figura in netta decadenza, si sa. I postini, ma anche i preti, non sono più quelli di una volta. Eppure continuano ad essere – entrambi, indiscriminatamente – l’ultimo ponte di collegamento tra intere comunità di anime abbandonate a se stesse ed entità (Dio, Stato…) che un poco alla volta paiono dimenticarsi di loro.

Il postino di un paesello X in una provincia X a bassa densità abitativa, per esempio, inerpicandosi su per quelle stradine dal classico “qui ci passa solo il postino”, scopre un mondo fatto di cascine abbandonate, pietre di Langa gettate alle ortiche, stoiche vecchiette dal fazzoletto in testa e lo sguardo duro che ancora resiste, e non si piega alla logica illogica di un Paese che costruisce e distrugge, là dietro il campo d’orzo ormai cotto dal sole di luglio.

Un paio di chilometri più in là, invece, lo sguardo è spento. Il signor C. ha smesso di camminare e anche di parlare, e d’altra parte, lui non sa il bielorusso e Tatsiana non parla piemontese. L’italiano è lingua straniera per tutti e due, e comunque non ci sarebbe più niente da dire. Entrambi aspettano il giornale del venerdì, e forse anche qualcosa di più.

Il postino continua ed è insensibile, è un pezzo qualsiasi di un ingranaggio che va avanti comunque. E si arrampica per le colline, a portar cartoline e bollette ad un paesino che nessuno sa più dove sia. Cent’anni qua ci vivevano cinquecento persone, gli dice la segretaria comunale. E lui pensa al condominio anni settanta, laggiù in città, il primo del lungo giro. Tutta la posta del paesino anoressico starebbe nelle sue  buche delle lettere, strano ma vero.

I giornali. Settimanale cattolico-ecclesiastico. Settimanale cattolico-bigotto-locale. Settimanale cattolico-nazionale, un pezzo di storia nazionalpopolare. Un quotidiano nazionale qua e là, nei ristoranti. Svariati magazine di agricoltura. Un nome femminile abbonato a Umanità Nova, settimanale anarchico. Chissà se un’anarchica accetta inviti a cena dai postini.

I colleghi. In buona parte, gente repressa. Gente frustrata. Gente che ascolta tutte le mattine lo stesso cd, per di più, un pessimo cd. Gente che aspira ad un briciolo di potere in più per riversare la loro mediocrità sugli altri, e vive di intrighi. Qualcuno – pochi – aspetta in serena meditazione il momento della fuga. Gli altri s’incazzano, berlusconi ha aumentato ancora l’età della pensione.

Tanti stranieri, ovunque. Quelli buoni, che comprano le case di pietra, tirano giù l’intonaco che qualche genio appiccò negli anni cinquanta, e si nascondono tra faggi e vigne, parlano tedesco. Quelli cattivi, che hanno i nomi pieni di “h”, e ricevono solo atti giudiziari perchè rubano e violentano neonati. Tutti, buoni e cattivi, sono “stranieri”, e continueranno ad esserlo sempre. Anche dopo vent’anni.

Senso di abbandono. Nessuno scrive più cartoline, solo i bambini ai loro nonni. La signora Franca, vedova, ogni giorno si affaccia e chiede “c’è qualcosa per me”. Ogni tanto arriva una bolletta. Al venerdì, il giornale. Nei giorni di vacche magre, deve accontentarsi dell’immondizia pubblicitaria dei grandi magazzini. Sei bottiglie d’acqua a un euro e quarantanove, bisogna accontentarsi.

Caprioli. Cinque, piccoli, bellissimi. Una madre spaventata, i cuccioli che non hanno ancora capito bene che esistono rumori amici e rumori nemici, e quello del motore, è sempre nemico. Rimangono storditi, scivolano, si rialzano. Poi scappano giù, nel loro angolo di selva, nella loro valle ancora selvatica, nella terra sacra che si incunea tra l’acciaieria, l’autostrada e la civiltà.

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In quest’italia che lentamente si cuce intorno al mio ritorno, noto un’incredibile resistenza di contraddizioni di fondo, soprattutto in quest’epoca di sbandierata austerità (austerità all’italiana. Si rinuncia alle Maldive per pagare 40 euro al giorno una sdraio in Liguria. Ma va beh).

Parlo dei matrimoni, e non parlo solo dei matrimoni. Voglio dire: un po’ per moda un po’ per noia, un po’ perchè l’Italia è uscita dal mondiale, la gente continua a sposarsi (e solo questo, di per sé, pare incredibile. Continua ad essere ritenuta “cool” un’istituzione arcaica già negli anni sessanta). Però, soprattutto, continua a sposarsi tra pranzi fastuosi e liste nuziali ridicole, tra fedine e bouquet e stappabottiglie elettrici, spostandosi poi su mezzi improbabili al limite del trash noleggiati in rent a car costosissimi come massima aspirazione nel “giorno più bello” (tié!), manicures e riti di celebrazioni tra il funebre ed il grottesco ad memoriam di libertà mai godute nemmeno da lontano. Riti tribali antropologicamente interessanti; di fronte a cotanta alienazione cerimoniosa, uno si sente un po’ come Lévi-Strauss nascosto dietro il cespuglio, con il binocolo in mano ad osservare l’incomprensibile.

Ed allora vorrei fornire una possibile proposta di uso alternativo, a questo matrimonio così difficile da lasciare nel secondo millennio.

Esistono istituzioni profondamente insultanti nei confronti dell’intelligenza umana: il matrimonio, per l’appunto, ed il sistema di pezzi di carta e timbri che regolano le nostre frontiere. Il primo, continuando a fondarsi su un’irregolarità di fondo (”ti amerò per sempre”, come se un concetto tanto gassoso ed indefinibile come l’amare possa essere investito sul lungo periodo), allontana l’essere dotato di una coscienza autodeterminante dalla possibilità di unirsi con un suo simile, e di aggiornare costantemente lo stato della loro unione alla situazione contestuale dei tempi, del mondo, delle cose. Si potrebbe dire (ed effettivamente lo dicono quei signori vestiti di bianco, di rosso o di nero) che un discorso del genere mini la stabilità della famiglia, ed è a quel punto è giusto rispondere con statistiche precise – o con qualche scandalo recente che così bene non fa, a chi predica di famiglia e valori.

E poi, ci sono quegli altri pezzi di carta. Visti, permessi di soggiorno, catene leggere dell’epoca contemporanea. Riflettiamo: un rotolo di carta igienica può volare liberamente sopra i continenti, ed un essere umano non può farlo. Un turista pedosessuale europeo può viaggiare ogni mese a Cartagena de Indias per soddisfare le sue voglie, mentre Luz, studentessa d’arte in un’accademica colombiana, non può entrare in Italia per ammirare ciò che agli italiani nemmeno più interessa. Sembra giusto?

Ebbene, c’è una via d’uscita. Come ogni assurdità umana, anche il sistema di pezzi di carta si tradisce da solo: uno annulla l’altro. Potrebbe apparire incredibile, ma un pezzo di carta inutile (matrimonio) annulla un altro pezzo di carta (cittadinanza), oltretutto più potente di quello che in realtà servirebbe (visto). Chiedere a Cuba per credere. E dialogando con quelle numerose coppie miste transeuropee che popolano il mio facebook, scopro che molti, stanchi di illimitate code e marche da bollo, effettivamente, già hanno messo in pratica il teorema.

E vissero tutti felici e contenti.

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I giornalisti non possono più informare, i cittadini chiedono più telecamere, i leghisti imperversano come diarrea virulenta, la cultura è tagliata alla base, 600.000 auto blu (in tutti gli U.S.A sono qualcosa come 20.000) circolano senza che nessuno più le prenda a pietrate, le università diventano fondazione private, i medici fondano cliniche private, miliardi e miliardi vengono bruciati in armi inutili e dannose per combattere guerre deleterie, i neolaureati fanno i lavapiatti a Londra, la fiat chiude e e va al mare, la televisione è un insulto ad ogni cervello pensante eppure vince, i senatori vengono condannati per concorso in associazione mafiosa, i condannati per concorso in associazione mafiosa vengono fatti ministri, sui giornali del mio paese 250 cittadini propongono le ronde contro i maruchin, il 95% della popolazione non ha mai letto la divina commedia ed il vero problema, a quanto pare, è che un branco di panciuti milionari se ne va in ferie anticipate. Mah

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La cucina kosovara, le troffie con salsa di pescecane, i balli santagostiniani. Il kebab che distrugge la nostra cultura gastronomica (ma la cultura cultura, quella non importa più), i catalani e gli spagnoli. I pisani che si massacrano con i livornesi, gli italians che “do it better”. Le nostre chiare origini medievali da difendere e promuovere, tutti in piazza vestiti arancioblu a tirare in aria francette e trombe carolingie. L’identità cristiana, perbacco, la nostra sacra identità cristiana da difendere con crocifissi nelle scuole, nelle chiese (va beh), negli ospedali, nei bus, dappertutto. E bandiere occitane dappertutto, bandiere occitane anche giù nel fondovalle, bandiere occitane di fronte a case occitane per distinguere l’occitaneità da tutto ciò che occitano non è.

L’identità è la rappresentazione moderna del vecchio divide et impera. Un’invenzione moderna, che poteva avere un senso finché si parlava di lotta nera o femminile. E che si è invece radicato nella straframmentata sucietà attuale, convertendosi in una piaga nefasta per chi insegue il sogno dell’uomo universale descritto da Nietsche qualche secolo fa, superiore a tutto ciò che pone ostacoli sulla strada verso un mondo libero da ogni divisione. Da non confondere con i processi globalizzatori (anche se il confine è comunque labile), dove l’annientamento è intrapreso verso le locali culture, in una sorte di imposizione univoca dall’alto.

Per combattere tutto ciò, e molto di più, un gruppo di alienati sociali di ogni dove si ritroverà, questo finesettimana ed anche altri, a Saturnia, in Toscana. Politically incorrect il programma delle manifestazioni, che svariano tra mostre di pittura e cinema d’avanguardia, mappe sonore e ogni tipo di espressività. Si parlerà anche di Mockus il visionario, tra l’altro. Chiunque voglia partecipare, partecipi.

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Traduzione veloce dell‘articolo apparso sul BlueMonk:

Riflettendo sul significato del concetto di “casa”, ci si puo’ ritrovare di fronte a situazioni piuttosto controverse, soprattutto quando i contrasti tra due situazioni sono evidenti almeno quanto i pregiudizi, e le situazioni effettive, paradossali.

Il discorso e’ che mi sono trasferito. Non vivo piu’ in una casetta sulla spiaggia dell’Oceano Atlantico, frazione di Salgar, municipio di Puerto Colombia; sono tornato nel punto di incontro tra Alpi ed Appennini, in un punto qualsiasi delle montagne della vecchia Italia, dove sono nato. Nonostante le differenze possano sembrare infinite, mi stavo dedicando all’esercizio di focalizzare le similitudini, in una specie di studio di un’immaginaria “sociologia dei paesini”, quando un altro tipo di riflessione, questa volta, relativa alla geopolitica ed alle comunicazioni, ha deviato il corso dei miei futili pensieri.

E mi rendo conto, adesso, di come ero fin troppo ben abituato nella mia casetta senza vetri alle finestre, la’ fuori da ogni mappa. D’accordo che dovevo passare la scopa ogni volta che tornavo a casa, di sera, per tirar via mezzo kilo di sabbia dal pavimento. Si spegneva la luce della cucina ogni volta che il frigo si accendeva in automatico – che si puo’ fare. Avevo perfino dovuto condividere diverse volte il mio cibo con ogni tipo di esseri viventi di ogni dimensione, che  saltavano fuori – da chissa’ dove – ad ogni disattenzione. Cosi’ e’ il Tropico.

Eppure, non e’ poca cosa, per un viaggiatore postmoderno ed ipocrita, costantemente incollato a quello che rimane indietro attraverso il web. E la’, nella casetta di Salgar, avevo internet. Qualcosa che nel municipio di Viola, al nord di Italia, piena Unione Europea, pare impossibile.

Ragioni economiche? Politiche? Disattenzione? Chi lo sa. Tutto e niente, a quanto pare. Gli indigeni locali dicono che il cavo dell’ADSL e’ arrivato solamente fino a valle, dimenticandosi di chi vive qualche kilometro piu’ in su. Pero’ in realta’ si sa che il caro signor B. – che, come si sa, ha fondato il suo impero sulla trash-tv commerciale – fa tutto il possibile per frenare l’evoluzione di internet e continuare cosi’ nell’era primordiale della “scatola magica” – un mezzo di comunicazione obsoleto ormai da decenni, nonostante lo dipingano oggi di “digitale” (il fornitore unico dei decoder? Paolo B. Fratello di Sua Maesta’).

Il risultato e’ che la conclusione di qualsiasi analisi di osservazione continua ad essere lo stesso: “primo” e “terzo” mondo sono concetti arbitrari e piuttosto antipatici, una volta di piu’. Se l’accesso ad internet e’ ormai una discriminante fondamentale nel livello di sviluppo di un Paese, si consideri che in Italia il 12 percento della popolazione continua a vivere coattivamente disconnessa dal mondo.

E nella mia casetta di Salgar, tra sabbia ed elettricita’ precaria, insetti e finestre senza vetri, ho trovato, finalmente, il progresso. Wireless.

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