Ochomil Cerruti, dicen que serán traídos
a poblar la Sierra Nevada de Santa Marta. Si un Cerruti
nos ha bastado para darnos la carga que nos ha
dado ¿qué haremos con ocho mil? Valía más que nos
trajesen culebras o alacranes. En la Argentina, ya no
saben qué camino tomar con los italianísimos. Pero
nosotros siempre seremos tontos e inexpertos.
“Ottomila Cerruti, dicono che verranno a ripopolare la Sierra Nevada di Santa Marta. Se un Cerruti ci è bastato per creare tutti questi problemi, che faremo con ottomila? Sarebbe stato molto più utile se ci avessero portato vipere o scorpioni. In Argentina, non sanno più che farci con gli italianissimi. Eppure, noi saremo sempre più tonti ed inesperti…”
Da Colombia Cristiana, 1892, a proposito dell’immigrazione italiana nella Colombia del Nord. Il Cerruti in questione fu un personaggio scomodo per l’oligarchia colombiana, un qualcosa come i vari “Imam terroristi” dei tempi moderni.
Pare che nessuno si renda conto, in quella strana terra lontana, che le crepe nelle pareti stanno raggiungendo dimensioni preoccupanti. Senza voler creare allarmismi, anzi. E’ che a volte pare tutto così paradossale, e il dubbio ti viene. Sarà la mancanza di oggettività di un punto di vista troppo vicino al problema: anche un ciclone può sembrare una tormenta, ai marinai che ci sono dentro. Succede spesso, nei film.
Il problema, però, questa volta pare serio. Tangibile, quotidiano. Soprattutto agli occhi di chi guarda l’italia da lontano, attraverso gli occhi di internet, che si dice sia lo specchio della società contemporanea. C’è una classe politica pallonara puttanara televisiva ignorante incompente volgare e ipocrita, che non ha nemmeno il coraggio di difendere a testa alta i loro valori sessuali promiscui e narcodipendenti. Poco più in basso, tenuta buona a colpi di crocifisso, una mandria di aspiranti puttane e puttanieri ingrassa leccando i deretani dei “personaggi vincenti”, un po’ mangager di formula uno un po’ camorristi, un po’ lampadati e un po’ ciarlatani.
Si intravede un popolo, attraverso la rete, piuttosto grottesco: gente che si scambia le rose di buona notte allegando messaggini da rincoglioniti, mentre i puttanieri privatizzano l’acqua e i transconsulenti muoiono nelle stanze d’hotel, in circostanze misteriose. Gente di cinquant’anni, persone che nel millenovecento e settantacinque avevano vent’anni, persone nate vissute e cresciute nell’europa del dopoguerra (che da queste parti chiamano “il primo mondo”), godendo di ogni privilegio sociale ed economico possibile per evolvere come si aspetterebbe da un essere dotato di un cervello, incollate allo schermo a scambiarsi la canzone di tiziano ferro con le nipotine. Studenti al quarto anno d’ingegneria che dialogano attraverso insulti a sfondo calcistico. Cosa ci si potrà mai aspettare da un dodicenne, a questo punto.
C’era un documentario emblematico, nell’Argentina che scivolava verso il disastro degli anni Settanta. Una frase s’inseriva violentemente tra le immagini, con un messaggio chiaro: “ogni spettatore è un codardo o un traditore”. L’italia di oggi è una tragedia decadente. Per ogni tragedia, i suoi spettatori.
Es el inicio del discurso, y comienza con haciendo uso de la técnica de “fingimiento”(convención que incrementa su potencial persuasivo ante el público) que hace uso de un tono de confesión o familiaridad para lograr que el receptor se sienta identificado con él, pueda hallar en él al ser humano, hijo, trabajador e italiano. En esta primera frase el candidato trata de ponerse al nivel de su público, haciendo uso de la primera persona y de los valores católicos.
Segundo enunciado: Acusación-Persuasión (causas del anterior fracaso)
“scendere in campo” que en español significa “bajar al campo de juego”, lo hace ver como un ser humano superior, que gracias a su status económico muy elevado posee cualidades y potencialidades intelectuales que le permiten gobernar un país como nadie podría hacerlo. Es una frase egocéntrica, que seguidamente acusa y mueve la balanza a su favor, culpando a un grupo político de los anteriores fracasos de Italia y persuadiendo a su audiencia de que él es el mejor candidato para la Italia. Una cosa es prometer con honradez y otra es convencer
Tercer enunciado: Identificación (adhesión política)
Nuevamente la frase “scendere in campo” hace referencia a su nivel de empresario exitoso que lo hace estar por encima de la clase media italiana y que lo aleja de los verdaderos problemas del país. Sin embargo, seguidamente cae en una antítesis, que es vista como una reivindicación. Es decir: la frase “scendere in campo” por principio lo sitúa en la cima de la pirámide social, pero continúa con “y si ahora les pido “scendere in campo” también a ustedes, a todos ustedes” reivindicándose con la sociedad, por haberse hecho ver superior.
Figuras patéticas: Las frases siguientes de este enunciado se refieren a los “sueños” del político, que son, los sueños utópicos de cualquier sociedad (cae en la figura patética) y que además son los valores católicos.
Cuarto enunciado:Afirmaciones, Promesas y Prevaricación.
Es tìpico del discurso político caer en las promesas, pues hace parte de la naturaleza compromisiva del discurso político, sin embargo el candidato en cuestión no hace uso de argumentos sólidos para sostener dichas promesas, lo que le hace perder la credibilidad de quienes atienden con atención a su discurso pero ganar adeptos, siendo estos aquellos que se dejan conmover fácilmente. En este enunciado la superficialidad del razonamiento político (que se ve desde el inicio del discurso) se hace mucho más evidente pues este hombre asevera algo tan evidente como gratuito.
La prevaricación, en este caso, es la capacidad de mentir y hablar sin sentido. Aplicándola a este análisis, el político en ausencia de razonamientos lógicos y argumentos sólidos que le permitan dar fuerza y credibilidad a sus promesas, cae en el uso de lugares comunes: “la criminalidad, la corrupción, la droga, la seguridad, el orden, la eficiencia”. Todo este enunciado representa un gran ejemplo de prevaricación, pues aunque bien sea legítimo el hecho de prometer en un discurso político, no debería haber espacio para expresar ideas utópicas que no pertenecen a un campo de acción político claro.
Si las afirmaciones políticas están ligadas a un sistema de valores y a una concepción de la acción, las promesas son su expresión canónica, es decir, de aplicación ordinaria.
Quinto enunciado:Promesa y afirmación
Para finalizar el candidato promete “Les digo que podemos” y seguidamente afirma “debemos construir juntos para nosotros y para nuestros hijos, un nuevo milagro italiano”. Esta última expresión hace uso de una ejemplificación que logra nuevamente, siendo una figura patética, generar confianza, esperanza e identidad colectiva en el pueblo italiano que previamente consiguió salir de una fuerte crisis económica, obviando que hoy no es más una república próspera. Sin embargo aunque si bien las afirmaciones y promesas pueden incurrir en tales infracciones, su discernimiento en el discurso político no es inmediato ni preciso.
In Colombia come in Lituania, una prerogativa costante: i francesi colonizzano il mondo con i loro “centri di cultura francese”, gli italiani con “pizzeria nonna rosa” (con la possibile variante del “nona rosa”, quando si tratta di “italiani di seconda generazione”. E chissà poi perchè, tra tutti gli elementi distintivi di un popolo, debba essere proprio la lingua il primo a scomparire).
E così uno si chiede: è così che ci ricorderanno? Francesi gente di cultura, italiani popolo di pizze, muzzarelle e ristoratori? Non potrebbe essere al contrario, visto il paté de fois e un certo passato rinascimentale?
Potrebbe, SE. Se esistessero anche nel Belpaese politiche lungimiranti. (Se esistessero anche nel Belpaese politiche). Se qualcuno iniziasse a comprendere che quando un popolo è fottuto, può almeno provare a giocare la carta di un passato glorioso, da vendere in giro. Se un (uno solo) ambasciatore iniziasse a convertirsi in un essere tale da giustificare il suo prezzo (a Vilnius l’ambasciatore italiano godeva di uno stipendio più alto di un parlamentare lituano). Se la gente capisse, magari spegnendo la televisione, che la cultura italiana sta scomparendo in patria, prima ancora che nel mondo. Soppiantata dal pecorino.
Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…
…Si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare.
Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia.
Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.
Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
Noi si guardava qualche frammento di “Le notti bianche“, per apprezzare il linguaggio chiaro e pulito del grande Mastroianni, superbo anche nella dizione. Poi una ragazza, fino a quel momento pensierosa, mi guarda negli occhi e chiede: “Senti un po’, perchè gli italiani, che erano all’avanguardia in tutto ciò che significa Arte, da Palestrina a Michelangelo a Leonardo Da Vinci a Fellini, sono diventati ciò che sono oggi? Cos’è successo? Com’è potuto accadere?”
Insegnare l’italiano, questo è il mio mestiere attuale. Una faccenda apparentemente facile, se non fosse che… mai provato a rivedere qualche regola grammaticale? E’ una roba interessante, perchè son tutte cose che ti spiegarono quando avevi sei o otto o undici anni, o forse mai perchè certe cose si imparano solo parlando, e così risulta difficile nell’epoca “adulta” definire quando si usa l’ausiliare Essere e quando Avere, per costruire il passato. Insegnare l’italiano ed accendere il facebook rendendosi conto che l’italiano, ebbene no, non esiste più. E comunque provarci, perchè una nuova lingua è un altro pezzo di personalità, e se trenta disgraziati impareranno davvero l’italiano in qualche modo mi sentirò una persona utile a questo mondo. Insegnare l’italiano attraverso canzoni che sono diventate sinonimo di bellezza, e con un solo colpo di spugna annullare il proselitismo barato di usurpatori della poetica come i vari laurapausini o tizianoferro o eros o nek, che sopravvivono soprattutto grazie all’America Latina. Ma soprattutto, insegnare italiano per chiedere “perchè, perchè studiate questa lingua così terribilmente fuori moda e romantica?”, e rendersi conto ancora una volta, tra le varie fantasiose interpretazioni, che “l’italiano è la lingua del buon gusto, della musica, della poesia, della cucina, e l’inglese ha rotto i coglioni”.
Tra le miriadi di articoli che quotidianamente, dall’estero, cercano di definire la penosa situazione italiana, uno in particolare è particolarmente interessante. Voilà la traduction.
“Abbiamo visto come funzionano i totalitarismi del XX Secolo e sappiamo perfettamente a cosa attenerci. Se il Male potesse avere, in politica, una sola forma, sarebbe probabilmente questo. Dobbiamo però chiudere gli occhi di fronte alle aberrazioni che si producono regolamente al centro di democrazie consensuali?
Da George W. Bush a Josè Maria Aznar, passando per Tony Blair, abbiamo dovuto sopportare, recentemente, alcuni dirigenti che non esitavano a richiamarsi alle regole più elementari della morale per giustificare la violazione del diritto internazionale. E’ vero che tanto gli americani come gli spagnoli e gli inglesi hanno rifuggito, senza mezzi termini, questi signori colpevoli di averli direttamente danneggiati. L’Italia, però, continua a soffrire le stravaganze di Silvio Berlusconi ed i mali del suo sistema. Al suo cospetto, i nostri amici intellettuali italiani sono demoralizzati, oppressi da qualcosa che stanno vivendo come un’autentica maledizione.
E’ inutile ricordare nei dettagli le caratteristiche, i fatti e le parole del personaggio: megalomane, volgare, spietato con gli avversari, distorto ed ipocrita con gli alleati, manipolatore, amorale e, soprattutto, frivolo, di una frivolezza tale che lo converte in impermeabile alla vergogna ed al ridicolo. Ma è un uomo di affari prudente, un politico astuto, che utilizza il suo impero mediatico basicamente per fomentare i più bassi istinti del popolo ed ottenerne l’appoggio.
Come è potuto accadere, nel paese di Dante e del Petrarca? Il fenomeno Berlusconi prende forma in una società che non solo è democratica e moderna, ma anche basata su una lunga tradizione culturale. Ogni ambito dell’intelligenza e delle arti è stato fecondato dal genio italiano: la letteratura, la pittura, il cinema, la scienza. Ebbene, Berlusconi sembra rappresentare l’esatto contrario di questa tradizione. Perchè quindi continua a vincere le elezioni?
Due caratteristiche nell’attuale situazione italiana possono aiutarci a trovare una risposta. La prima è direttamente collegata al significato ideologico del del “berlusconismo”. Da qualsiasi angolo lo si osservi, il discorso berlusconiano si mostra sempre come l’espressione di una volontà di potere irrazionale, di tipo quasi nietzschiano, sorta brutalmente nel cuore stesso del sistema politco italiano. Messa in scena dal comportamento del Cavaliere, questa voglia di potere è iniettata giornalmente nell’immaginario della società attraverso il suo impero mediatico. Una sorte di potere “totalitario democratico”, se una simile definizione non è autocontradditoria. Eppure, non è Berlusconi il proprietario legale di questo immenso potere? Non è, qua, il potere del denaro la base democratica della voglia di potere?
Questa situazione, della quale ogni italiano è cosciente, è provocata dalla distruzione drammatica del sistema dei partiti che hanno dominato la vita politica nell’ultimo mezzo secolo. Varii sono i fattori che hanno condotto all’indebolimento strutturale tanto delle istituzioni statali come del potere legislativo (fatte, disfatte e rifatte secondo le necessità e la voglia di potere berlusconiana): la disgregazione dei grandi blocchi politici, l’emergere di forze minoritarie che hanno formato alleanze congiutturali, l’esistenza di un sistema elettorale fabbricato perchè sia impossibile creare ampie maggioranze, la corruzione localizzata in seno alle pubbliche politiche con il fine di generare realtà parallele alla legalità (clientelismo, zone d’ombra per le attività mafiose nell’economia…).
La macchina berlusconiana si è formata così in uno spazio che storicamente è rimasto vuoto, dopo la scomparsa della democrazia cristiana e la sinistra riformista di allora, incarnata dal defunto Partito Comunista. Di quelle due grandi formazioni politiche, rimane solamente una destra sgretolata, rotta, ed una sinistra impotente, lentamente trasformatasi in un centro-sinistra per terminare, oggi, in un magma indefinito.
Da ormai 20 anni, il berlusconismo ha svolto fondamentalmente il ruolo di sostituto della decadenza dei grandi partiti politici. Ha introdotto una forma di fare politica che non aveva precedenti, in Italia, dalla fine del fascismo, basata integralmente in un populismo reazionario e triviale, tipico dei partiti dell’estrema destra tradizionale. Tra il razzismo della Lega Nord di Umberto Bossi ed il neofascismo soft di Gianfranco Fini nel sud, Berlusconi ha aggiunto un tocco personale: attacchi costanti al potere giudiziario, odio viscerale verso il mondo dello spirito, conversione dei migranti al ruolo di capri espiatori… Questo conglomerato di partiti, che ha per unico obiettivo la conquista e la conservazione del potere, si appoggia peraltro su quegli strati della società che tradizionalmente sostengono i regimi autoritari: classi medie commercianti, alta aristocrazia finanziaria, basso proletariato, salariati abbandonati dalla sinistra.
Di fronte a tutto ciò, la società civile itailana reaziona con alcuni grandi nomi e formando partiti politici promettenti (come Italia dei Valori dell’ex magistrato Di Pietro), però, scarseggiando la forza politica del futuro, sembra consegnarsi sola all’impotenza. La Chiesa cattolica, concretamente nel nord, si iscrive all’interno del movimento di resistenza, prestando aiuto agli immigrati ed agli stranieri di fronte all’odio che li circonda.
La seconda caratteristica che può spiegare la preminenza politica della volontà di potere berlusconiana si riferisce all’indebolimento delle condizioni di espressione della volontà generale in Italia. L’esistenza di un sistema elettorale basato sulla rappresentazione proporzionale integrale suppone la dissoluzione della volontà generale in una moltitudine di forze che non fanno altro che annullarsi. In più, ogni riforma del sistema elettorale imposte da Berlusconi aspirano al mismo obiettivo: riprodurre all’infinito i limiti intrinsechi del potere rappresentativo, favorire il fallimento dell’espressione della volontà generale, generareimpotenza politica nei confronti della superpotenza del suo impero mediatico.
Detto in altro modo, il sogno berlusconiano consiste nel ridurre la volontà generale ad essere il risultato della competizione deliberativa tra i partiti politici, sottoposta al potere mediatico, che controlla praticamente al 100%.
L’incapacità che dimostra il modello politico italiano per creare una volontà generale coerente non è l’unica conseguenza dell’esistenza di un sistema elettorale particolarmente nefasto. In realtà, la questione di fondo riguarda la scomposizione prolungata, da ormai 20 anni, delle élites politiche e culturali italiane di destra e sinistra. Il berlusconismo si manifiesta prima di tutto come il sintomo di questa scomposizione, però basandosi su una base ampiamente popolare, appare evidente come la responsabilità della sinistra italiana è schiacciante.
La principale conseguenza di questa situazione è più grave di quanto sembri. La disgregazione della volontà generale maggioritaria, unita all’emergere della volontà di potere berlusconiana, conduce dritta verso uno dei vizi più letali della democrazia, denunciato nell’antica Grecia da Aristotele: la trasformazione del sistema democratico in un sistema demagogico. Perché la demagogia, oltre a rappresentare l’opposto della legge democratica, è anche la forma di espressione privilegiata di ogni populismo.
E’ ovvio che presto o tardi il popolo italiano si libererà dall’anomalia berlusconiana. Questa esperienza, però, dovrà farci capire che nessuna democrazia rimane esente dal sorgere di fenomeni simili al berlusconismo italiano, quando non presta la giusta attenzione alla logica profonda delle sue istituzioni”. Sami Nair, El Pais.
“Viaggiare è aprire una finestra sul mondo. E’ la curiosità di arrivare dove finiscono le strade. Di scoprire cosa si nasconde al di là delle montagne. Andare incontro all’imprevisto. Accettare la sfida dell’ignoto per raggiungere i confini della terra.”