Archive for the “kiev” Category

E così Ryanair arrivò a CuneoLevaldigi. “In prova per qualche mese, con due voli per l’Inghilterra e uno per Dublino. Poi, se funziona, confermeremo la faccenda”, dissero i suoi boss. I voli, che partiranno il 20 dicembre, avranno una cadenza probabilmente settimanale.

La denominazione dell’aeroporto, “Cuneo Italian Alps”, lascia intendere che lo scopo delle rotte è portare sulle montagne della Granda i turisti inglesi. Signor Ryanair ha già capito che non può contare più di tanto sul viaggiatore bugia-nen??!

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Voglio spostarmi da qua. Voglio prendere un treno perchè mi va e non perchè devo. E scendere quando voglio. Studiare dei libri che non siano scritti dai miei professori sulla base di quelli scritti dai professori dei miei professori. Vivere in un’università che anzichè bloccare l’accesso a Skype lo incoraggi. Prendere un aereo senza che persone che si spostano da Genova Est a Genova Ovest in macchina mi dicano “l’aereo inquina“. Bere l’acqua del rubinetto e il vino di mio nonno. Andare in spiaggia di notte o quando piove, che non c’è nessuno. Avere un motivo per tornare in ogni posto in cui sono stato. Imparare il russo e non dimenticare le altre. Lavorare dove come e quando piace a me altrimenti non lavorare.

Voglio tornare a Kiev. Imparare a capire cos’è l’html. Portare una ragazza alla domenica su colline assurde con gente assurda che suona assurda musica con me. Usare t-shirt che ho solo io senza comprare a 60 euro quelle che hanno tutti. Passare il tempo a rivedere amici. Andare in Sud America. Passare mille altre notti come quella appena finita. Mandare a fanculo chi di lavoro fa il P.R. e non ha ancora capito che le discoteche italiane non mi avranno mai. Comprarmi una Lada e andare a trovare amici in Spagna con quella. Smettere di raccontare a tutti cosa è stato per me lassù a Nord, che tanto non ci riesco.

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Il tempo passa, le ore si portano via i giorni e la mente si raffredda: adesso si puó parlare piú lucidamente di Kiev, di una cittá non ancora così conosciuta e battuta dai travolgenti lowcost che fioriscono quá e lá e da tutto il carico umano che si portano dietro (sul volo di ritorno, a Vilnius, eravamo in 11. Compreso l’equipaggio….).

Kiev. Grandiosa capitale di uno stato che probabilmente non le somiglia per niente. L’Ukraina è uno dei paesi più poveri d’Europa, conosciuta in Italia non tanto come terra di santi, poeti e navigatori quanto di badanti, prostitute e aiuto-muratori. Eppure…il paesaggio umano capace di offrire Kiev non è quello, in quanto (anche in periferia, anche nei mercati a cielo aperto dei sobborghi) è possibile incontrare frotte di studenti o di persone emigrate verso la capitale, senza sceglier per forza la via dell’Ovest. Dignitosamente ok. Una cittá quindi che si manifesta obbligatoriamente viva, colorata, e soprattutto ancora vera, poco contaminata dallo-stile (G)old Town che sta distruggendo Praga e Riga…E`nella Cittá Vecchia che si incontrano i personaggi piú assurdi, da vecchie signore sdraiate con 25 cani a raffinati espositori di sovietume a cielo aperto, tutti rigorosamente contattabili solamente in ukraino o russo, in quanto l’inglese non ha ancora colonizzato questo angolo di Est.

E poi, la gente…ragazze e ragazzi che giá dall’aeroporto ti aiutano spontaneamente a orientarti nel labirinto cirillico, strani individui che ti invitano “in una festa a casa di amici” prima ancora di chiedere il nome, sorprendenti miscugli etnici figli delle assurde mosse giocate sulla scacchiera di Stalin. Multietnicita’ non tradizionale, spagnolitedeschiafricanibrasiliani, no, a Kiev e’ possibile incontrare sopratutto azerbaigiani (o azeri??), tagiki, armeni, georgiani, turkmeni e tutte quelle genti che fino ad ora mi erano apparse solo leggendo Buonanotte Signor Lenin.

Non e’ tutto oro quello che luccica a Kiev. Il lato banale, la metropoli che si sveglia, ho avuto modo di vederlo perfettamente l’ultima mattina, dopo un afterhour vagabondo in Notturno Solitario, quando l’ultimo taxi-Lada mi ha riportato in un’ora sulla via di casa.

Ed e’ stato il piu’ bello.

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