Archive for the “Libri” Category
Posted by Baltic Man in Arte, Barranquilla, Colombia, Libri, Storie, Sud America, Viaggi Mentali, tags: Arte, Barranquilla, brezze, brisas, Carnaval, Colombia, dicembre, escritoras colombianas, feminismo, femminismo, Libri, marvel moreno, Reina, scrittrici colombiane
Marvel Moreno te explica bien lo que significa Barranquilla. Aunque si solamente quien viviò esta ciudad por un rato, sea un mès un ano o una vida (tambièn la vida es un rato) puede alcanzar a comprender como la mezcla de realidad y finciòn que relatan sus paginas es mucho màs verosimìl de lo que se pueda pensar. “En diciembre llegaban las brisas”, premio “Grinzane Cavour” – y otros màs – en la literatura europea, no es asì conocido en la tierra donde naciò. Tierra que idolatra hasta niveles sacrales su hijo predilecto, gabrielgarcìamarquez alias Gabo, y se olvida de quien no se olvidò de ella huyendo en Parìs.
Marvel Moreno escribe sobre hipocrisia, pasiòn, machismo, sexo, mestizos indios negros y ancestros europeos. En una palabra, Barranquilla. No obstante la ubicaciòn temporal sea los Cincuentas, es asombrante la actualidad de la inflada temàtica “relaciòn entre un hombre y una mujer”, sobre todo si se piensa que cincuenta anos de batallas en contra la cultura machista aquì nunca aparecieron. De aquì sale el ultra-feminismo radical de esta autora que fuè Reina del Carnaval, junto a una crìtica a las mujeres de su ciudad, responsables como los hombres de una situaciòn eterna, inmutable.
“…los años han pasado. No he vuelto ni creo que vuelva nunca a Barranquilla. A mi alrededor nadie conoce siquiera su nombre. Cuando me preguntan còmo es, me limito a decir que està junto a un rìo, muy cerca del mar”.
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Posted by Baltic Man in Libri, Notte, Viaggi Mentali, tags: bar, caraibi, lontananza, mollo tutto cambio vita, oceano, skype, spiaggia, Vita

Invidio il tempo in cui la lontanza era entità tangibile, e gli Oceani erano Oceani.
Quell’epoca ormai andata del “mollo tutto e cambio vita”, self-balla raccontata da milioni di sè stessi ad altrettanti milioni di sè stessi ma che perlomeno lasciava il seme della speranza. Ormai non si può più.
Non si può più costruire un programma e vivere di sogni perchè il Vecchio Mondo s’intromette, non esistono più le barriere, e gli Oceani non sono più Oceani.
Nessuno può più immergersi nelle scuse della lontananza, psicofisicaemotiva, per costruirsi castelli duraturi nel lato di qua: la falla s’incontra nella Casella Mail, tremendo uccello del malaugurio quotidiano, che senza navi e senza aerei non si sa come attraversa gli oceani.
E’ scomparsa la sudditanza agli spazi fisici, precisi contenitori di regole rigide a cui non si poteva scappare, e con lei sono scomparsi non solo i muli e i cavalli ma anche i treni e i piedi, per rimanere agganciati a metalliche ali.
E’ andata perduta l’arte dell’ubiquità, il mistico incedere di vite parallele intercomunicanti su pezzi di carta gialla, è andata perduta nei vuoti telegrammi giornalieri imposti da entità lontane.
Non c’è più niente da raccontare, dall’altra parte del muro, e non perchè si sappia già tutto ma perchè nessuno le vuole più conoscere, ho visto dar fuoco a montagne di libri per produrre batterie al litio.
Tutti insieme abbiamo rinunciato alla magia della solitudine, incatenandoci l’uno con l’altro allo stesso albero di piombo, e scappando tutti insieme e tutti insieme nella stessa direzione ci siamo ritrovati in massa, dall’altro lato dell’Oceano.
Mi parli di cose che non voglio sentire, ti infili in cuniculi bui per raccontarmi metriche complesse, e semplici, e inutili. Mi annoi. Ti ascolto solo quando mi urli addosso i miei fallimenti, mi rendono più dolce la brezza al rhum. Dimmi dove devo essere, scrivimi cosa devo fare, allega alle tue mail un paio di manette. Cercherò di scappare ancora più lontano.
p.s. I piedi son di Leo.
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Doppia striscia d’acciaio lontana e infinita che parti da laggiù dove arrivò Marco Polo. Giorni stanchi nel Serpente d’Acciaio, giorni sospesi su materiale semovente. Compagno di viaggio no anzi del Viaggio, sconvolgente specchio di tutto quel Mito&Betulle che scorre lì, fuori dal finestrino. Che però un minuto prima non risultava.
Un altro giro di giostra era là, là su quei sedili impregnati di vita del Treno Più Lungo Che C’è, là dove è nato e dove è destinato a riportare. Un Peones da Madrid ha appena finito di leggerlo:
“sono stato visto mangiare con le mani seduto per terra, sono stato tentato
di buttare via tutte le pentole e andare alla ricerca di pentole in ferro,
ho passato alcune ore seduto davanti ad una candela accesa, ho fatto incetta
di incenso e tè, ho guardato biglietti aerei verso varie destinazioni in
Asia… insomma mi ha destabilizzato completamente.”
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“I sangue blu della zona, gli americani protestanti, scoprirono d’improvviso di essere gli inorriditi vicini dei numerosi “dago” che lavoravano lungo i binari della Southern Pacific. Costoro si moltiplicavano in famiglie numerose di carnagione spudoratamente scura e stavano costruendo una chiesa cattolica romana per officiare le loro primitive superstizioni“.
Da John Fante, “La Confraternita dell’Uva“.
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Posted by Baltic Man in Amici, Baltico, China, Libri, Mongolia, Persone, Ritorno, Russia, San Pietroburgo, Stagioni, Transiberiana, Viaggi, Viaggi Mentali, Vita
Sono i giorni piu’ confusi, quelli che ricoprono tutto di una patina agrodolce con un incredibile potere di alterare i sapori, quelli che tracciano confini troppo difficili da definire. I giorni finali.
Risplende finalmente il sole su Nevsky Prospekt, per gli ultimi passi a 3 di un mese esatto di cammino, lasciando il tempo a riflessioni e paranoie confuse con i neuroni inebriati di strade, cose assurde viste e fatte, posti virtuali, Asia, persone incontrate vissute e salutate, tutto. I neuroni inebriati di tutto.
Intorno, dappertutto, il grandioso scenario di San Pietroburgo, citta’ giovane e pericolosamente bella, base di sviluppo di progetti per viverla ancora in un futuro lontano che scavalcano la linea tra fantascienza e realta’, con inevitabili ricordi futuri dei tempi attuali, piu concreti, vissuti sotto il guscio di una simpatica famiglia russa che travolge a colpi di cibo, drink e ospitalita’… degna sigla finale del Maestro.
Tempo di tornare indietro, di salutare il profondo Est e il mondo sotterraneo che ne disegna l’irresistibile fascino e tornare verso il punto interrogativo lituano, con una tappa tra i casini di Tallinn perche’ no, ma comunque con la bussola orientata, per la prima volta, verso una direzione precisa. Almeno geograficamente.
Tempo di riprendere l’autobus che aveva lasciato universita’ e responsabilita’ (minimali, ma comunque c’erano) dietro il finestrino, senza sapere come la metamorfosi del tempo avra’ trasformato tutto…
Tempo, non il primo ma nemmeno l’ultimo, di salutare il compare storico di tutti i viaggi piu belli, per progressione logica quindi il compare dei giorni piu’ belli, per prendere ancora una volta vie diverse che porteranno inevitabilmente allo stesso obiettivo, a studiare cioe’ un altro modo per intersecarsi un’altra volta, in quale angolo di globo non ha di per se’ importanza. Basta un punto d’appoggio, una bottiglia di birra e un’eliminazione totale di qualsiasi filtro per creare milioni di parole che riescono a dare un senso anche alla citta’ piu’ grigia di qualsiasi mondo.
Ho dato un’occhiata alla roba accumulata per l’intera area della stanza prima, come magliette libri di Mao incensi monete Kamasutra di ossa di cammello mongolo manifesti di propaganda te’ del deserto libri e altre assurdita’ che si sono aggiunte durante il cammino riusciranno a entrarci dentro proprio non riesco a immaginarlo. Ho dato un’occhiata alle centinaia di foto moltiplicate per tre, ai nastri della telecamera e l’impressione e’ stata buona.
Tutto il resto, tutto quello che conta veramente, non si esprime in materia o parole ma e’ la vera essenza di questo Aprile ad Est.
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Dopo una giornata intera passata a gentilmente declinare l’invito del primo caldissimo sole primaverile per chiudersi nel Multisala di Vilnius, alcune considerazioni sorgono spontanee, inevitabili. E, oltretutto, incontrovertibili: non ci si discute su, sono cosi e punto.
Ad esempio:
- W i festival di cinema underground. Quello che non passa per la Warner o la Sony. Quello che parla di commedie, si, ma soprattutto di tragedie (reali). Quello che lentamente stanno diventando sempre piu popolari in tutto il mondo, rosicchiando popolarita’ a Brad Pitt e George Clooney a favore di sconosciuti nomi coreani o cileni. Arte e non spettacolo.
- Spazio ai film in lingua originale. L’Italia ha probabilmente i migliori doppiatori del mondo, e il peggior tasso di conoscenza di lingue straniere (hermanos espanolos a parte…). E se proprio non vuoi imparare altri idiomi o hai scelto un film tailanedese, giu’ di sottotitoli.
- Che l’acqua sara’ il petrolio del nuovo millennio, lo dicono tutti. Che qualcuno vada al di la’ del dirlo, pura utopia.
- Guantanamo e’ lo sponsor migliore per la “democrazia da esportazione” statunitense. E troppa gente ancora non l’ha capito…
- Se fino al 5 aprile sei a Vilnius e non fai un salto a kino pavasaris, …non va bene.
- Cinque film a biglietti esauriti su cinque e’ una buona media. Che dunque anche nel Belpaese ci si chieda se forse non conviene un qualcosa% in meno agli studenti!
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Vorrei sapere a quanti non capita mai di volerla. Sembra sempre che tutti cerchino di sfuggirla, di non cadere in questo enorme buco-tabù che si chiama solitudine. Eppure a volte è la compagna migliore per passare il tempo, per radunare tutto quel casino che la vita sociale inevitabilmente ammucchia nel cervello.
Sono ormai le 9 di sera, e fino ad oggi non ho ancora visto praticamente nessuno. La mia domenica anomala, nel mio weekend altrettanto anomalo me la sono vissuta tutta in questi pochi metri quadrati, tra un letto un pc e un libro niente male. Ne avevo bisogno, davvero, dopo giorni e giorni davvero intensi, ricchi soprattutto di quella materia umana che scandisce tutto quello che passa nella vita di una persona, e che poi andrà ad alimentare il flusso di “ astratto” e “ concreto“.
Ne avevo bisogno, dopo un sabato notte che ha assorbito quella poca materia liquida che mi stava in testa prima del Game Over. E ne avrò bisogno, pensando a quello che mi aspetta per i prossimi giorni…tra poco il pit-stop finisce, la porta si riaprirà ancora una volta sul mondo e ancora una volta lo farà senza sapere come mi ritroverà al ritorno.
E’ l’Erasmus, è la vita sociale, è semplicemente, la Vita. Eppure ogni tanto devi assecondare il bisogno di andare contronatura, girare due volte la chiave da dentro e cercare di incontrare prima di tutto te stesso. 
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