Archive for the ‘Linguaggio [potere]’ Category

A way to go


20 Giu

Sinners

Un personaggio sintetico si muove in un mondo reale.
Possiamo farlo correre, decidere che salti di fronte a un ostacolo sul cammino, possiamo immaginare che si fermi ad osservare quel che lo circonda.
Lo spazio che attraversa è frutto della sua esperienza, i diversi sentieri iniziano a ramificarsi mentre la storia scorre sotto i suoi piedi.
Possiamo decidere tutto di lui.

Il colore dei suoi capelli, la nobiltà della sua missione, il suo ruolo in questo mondo. Possiamo decidere tutto.

“Quanta autonomia permettere all’utente, in un universo narrativo altro?”
E dove muoiono, in quel mondo, le vittime che lasceremo sul terreno?

Immaginatevi di essere collegati a sensori di emozioni, di frequenze cardiache, di impercettibili sudorazioni incontrollate, e comunque lì, a piantare nella pelle il freddo.
Saranno le nostre emozioni a segnare il cammino. Il nostro inconscio a scegliere tra diversi finali.
E forse qualcun altro, là dietro, studierà il nostro cammino a sua volta, registrando ogni risposta.

“Possiamo decidere tutto di lui”.

Il linguaggio, diceva Borges,
“Il linguaggio è un’altra cosa”.

Pietre


18 Feb

Earth

Raschiar via la polvere dalle pietre
aggiungere strato su strato, da qualche parte, da un’altra parte
e seguire il negativo dell’uomo dalla lunga barba
chiunque esso sia,
ovunque lui vada
nella linea retta tracciata dagli antichi Romani
che conoscevano il tombolo e compirono il Ratto
per scrivere su pietra l’uomo e le sue tante leggi.

E raschiar via la polvere da quelle pietre insane
che recano la parola e dimenticano il minerale
raschiar via la polvere dalle pietre
per veder quel che accade sotto le spazzole:
l’uomo, la donna, le muffe, gli dei.

Farmaceutica Transatlantica Transandina


06 Feb

Camila Moreno è una cantante cilena conosciuta soprattutto su youtube e nei luoghi dell’underground.
La sua voce si porta dentro quelle modulazioni nel canto che caratterizzano la musica cilena, da Violeta Parra a Chinoy agli antichi Mapuche. E’ il canto della donna latinoamericana, un misto di dolzura e rabbia e rimprovero e mistero. La voce segue il flusso della coscienza e attraversa ambienti intimi in costante mutazione. Il canto di Camila Moreno è un canto di verità.

Quando aveva 22 anni, dopo aver vinto un concorso nazionale, Camila  ha avuto accesso a una diretta televisiva, nella serata più importante del celebrato Festival del Huaso de Olmue. Così, per una sera ha abbandonato la sua realtà e si è presentata sul palco travestita da bimba-immagine, con i nastrini, i luccichii e la carne esposta alla perversità dello show. E di fronte all’oligarchia che governa il Paese, di fronte all’intero Chile, ha parlato delle nuove droghe (Oxycontin e pastiglie varie) che dalle periferie degli Stati Uniti invadono le strade del mondo. Pastiglie al veleno per contenere il dissenso e provocare il disagio, la cui distribuzione è controllata dalle grandi case farmaceutiche, a loro volta colluse con.

Farmaceutica Transatlantica Transandina
Una vita si spegne perché li disturba
Meglio se tu non muori presto, per darti un vaccino
Loro dicono di essere buoni, ma distribuiscono pastiglie.
“Che pena gli fai”, ma è una bugia.

Il grido della voce di Camila Moreno vale più di mille parole. E’ un grido di guerra e di rivolta e centra il suo bersaglio: il presidente Piñera abbandona la platea e fugge tra i fischi. La televisione cilena ha interrotto la trasmissione di questo video dopo pochi secondi, ma Camila era già là, dove la musica non torna indietro.

Sempre il cliente e mai la puttana


21 Nov

Voglio una lesbica come presidente.
Voglio uno con l’aids come presidente e voglio un frocio
come vice-presidente
e voglio qualcuno senza assicurazione per le malattie
e voglio qualcuno
cresciuto in un posto dove la terra è così zeppa di rifiuti tossici
che non ha avuto scampo dalla
leucemia.
Voglio un presidente che abbia abortito a sedici anni
e voglio un candidato che non sia il
minore tra due mali
e voglio un presidente a cui l’aids ha portato via l’ultimo amore
e che rivede
ancora tutto questo ogni volta che si stende a riposare,
che abbia tenuto il suo amore tra le braccia
sapendo che stava morendo.
Voglio un presidente senza aria condizionata,
un presidente che
abbia fatto la fila in clinica, alla motorizzazione, all’assistenza sociale,
e che sia stato disoccupato
e licenziato e molestato sessualmente e attaccato perché gay ed espulso.
Voglio qualcuno che ha
passato una notte tra le tombe e a cui abbiano bruciato una croce in giardino
e che sia
sopravvissuto a uno stupro.
Voglio qualcuno che è stato innamorato e poi ferito, che rispetta i
sessi,
che abbia fatto errori e ne abbia tratto una lezione.
Voglio una donna Nera come presidente.

Voglio qualcuno che ha i denti guasti e se la tira, qualcuno che ha mangiato quello schifo di cibo all’ospedale,
qualcuno che si traveste e si è drogato ed è stato in terapia.
Voglio qualcuno che ha
disobbedito.
E voglio sapere perché tutto questo non è possibile.
Voglio sapere perché a un certo
punto abbiamo cominciato a credere che un presidente è sempre un buffone:
sempre il cliente e
mai la puttana.
Sempre capo e mai lavoratore, sempre bugiardo, sempre ladro e mai beccato.

Zoe Leonard.

Don’t call me a


01 Nov

Lo vedi? E’ chiaro. Il videomaker non c’è.

sinonimi. contrari

Il ramo di un albero è un bastone virtuale


24 Lug

Schermata 2016-07-24 alle 23.37.15

 

Camminare per le montagne cercando
il cielo
rocce, pietre
e il suono di nomi che non sono più.

Campanacci e pecore
e il lupo che quando attacca si muove sempre controvento, per nascondere l’odore
e sentieri diversi che conducono tutti a uno stesso punto
sagome sul muro a lasciar tracce di un altro passaggio.

Le storie tra loro condividono un punto in cui si incontrano
un momento di contatto tra dislivelli diversi.
Se così non fosse non sarebbero storie, non arriverebbero ad accadere.
Per questo rimangono in silenzio, eco di se stesse
nascoste tra le montagne, sommerse dalla neve e dalla neve riemerse.
Ancora una volta in attesa di una luce che le raccolga,
di un movimento che le incarni,
di una voce che le riunisca tutte in un’unica storia, la storia delle storie.

E così un gruppo di sconosciuti ha camminato insieme
un gioco di creazione è passato – e non è ancora passato – dentro di loro,
attraverso loro,
assistenti di un parto
camminatori sul tempo
cercatori di storie.

[Foto di Lorenzo Attardo]

Al destino


21 Giu

Schermata 2012-10-20 a 02.34.08

Si muoveva sui treni fra voci e città
tra lembi di grigio e località
rispecchiandosi nelle pagine dei libri leggeva che la paura degli altri
“la paura degli altri è paura di se stessi”.

“Asfaltano le strade per lavar via il sangue degli investiti”, diceva C. sul sedile lì accanto, e la città si presentava a frammenti e si presentava a momenti e tutto diventava parte di un unico archivio.

Era un ticchettio di tasti e di dita sulla plastica
era qualcuno che aveva qualcosa da dire,
e lui si fermava ad ascoltare.

Là intorno si spiegava un’epoca e si spiegavano tutte le epoche
come un ventaglio al vento, e si innalzava,
e volava.

Le pietre nei muri raccontavano storie che non raccontavano,
le conservavano nascoste,
sommerse per sempre nella storia delle storie.

Si spostavano i continenti, si spostavano le lingue, ci si allontanava dalla terra, ci si avvicinava sempre più.

Le parole non bastavano e le parole non servivano e qualcuno le metteva lì in ordine e qualcun altro le abbatteva, e il risultato finale è che c’erano parole  che prima non esistevano, adesso erano lì e tutte insieme e formavano un muro. Qualcuno ci si riparava contro, altri semplicemente lo ignoravano. I ragazzini costruivano scale per saltare di là.

“Non serve nient’altro che una birra fresca”, disse C.
“Una birra fresca, dopodiché sarò pronto per partire”.

12 miles away


15 Apr

En el taller de Nijole

12 miles away from the cheesemaker
sotto la grafica di grafiche accese
il reticolo dei cavi l’ombra lunga sul cemento
12 miles away che sembrano città
e i rami secchi degli alberi che sembrano mani e chiedono aiuto
implorano implorazioni venate di grigio sfumate di nero
è ciò che resta sulle dita di un legno che diventa polvere
la sabbia di un’epoca che muore con te.

Suona solo di notte l’orologio della chiesa
sono i pentiti che si addormentano, i vedovi che ascoltano
le tracce di una piazza vuota di bambini andati già via
rimangono le pietre sull’asfalto e l’erba un po’ schiacciata
le impronte digitali sul vetro dei parabrezza.

12 miles away è la distanza che separa
le voci della piazza che rimangono laggiù.
12 miles away, un discorso di sicurezza
di allergeni e di tavani e di acca ci ci pi
a ben pensarci 12 miles away è una lingua che si stacca
12 miles or more, 12 miles away from you.

L’insegna del locale, il ronzio delle ragnatele
La textura de las páginas que saben solo a birra y sol
y esta pantalla que se apaga y se queda blanca
12 miles away, e poi già non sono più.

Fallah Menkò


10 Mar

Enkewarie [night]

Vuelta a casa
a una casa sin casa
a una caza sin caza
porque casa no hay.

“Critone,
dobbiamo un gallo a Esculapio.
paga il debito, non dimenticare”.

E “Flamenco”
“Flamenco” sono due parole arabe.
Falla Menkò, il canto del contadino sofferente.

Tale libera volontà
è capace di trovare ciò che l’uomo comune non trova.

Skull


02 Mar

Ping. Pong.

Catron, 6 Marso 1954

Tema: Una gita

Domenica siamo ndati a lamadona demonteberico a chiedere la grassia per miasorela che è maridata da cinque ani e no a gnanca tosatei
Siamo ndati, poi siamo pregati, poi siamo mangiati, poi siamo vegnuti casa.
O che siamo pregati male o che no si siamo capiti co la Madona, fatostà che è rimasta insinta laltra sorela che no è gnanca maridata.

[Testuale dal quaderno di un alunno di terza elementare delle scuoel elementari G. Pascoli di Ca’ Tron di Roncade, Treviso]

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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