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Di colpo, senza preavviso. Una macchina italospagnola arrivava da Padova e andava a Marsiglia, logico saltarci su.
Ed è così che i giorni di ferragosto hanno riunito stretto il loro nodo su strade perse in altre direzioni, nel baricentro perfetto di una villa con piscina nella Francia del Sud, Cote d’Azur per i palati chic.
Bello ritrovare reduci della Guerra di Lituania poco più di un mese dalla sua conclusione. Bello, molto bello farlo d’improvviso, con un’ipotesi che diventa priorità assoluta e si concretizza.
E poi, poi è logico che finisca così, tra damigiane di Martini e grigliate, stronzate poliglotte e gatti tuffatori.
Marsiglia, invece, è una città sporca. Posti dove la quantità d’immigrati non è concepibile nemmeno dall’acida telefonatrice da Bergamo che troppo frequentemente incontro sulle frequenze di RadioPadania durante annoiati zapping radiofonici. Il duro onere che fa da contraltare agli onori del porto più grande del Mediterraneo. Si dice che sia un po’ Napoli e un po’ Genova: probabilmente è solo Marsiglia.
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Si, effettivamente è lì dietro. Osteggiata inesplorata sfottuta e dimenticata ma è proprio lì, dietro l’angolo, minuti più che ore di macchina per arrivare in uno dei sei angoli dell’Exagone, patria di “cuginastri” nazionalmente definiti - fenomenologie delle potenti interrelazioni sportive.
Eppure, dopo tanto viaggiare, dopo inseguire fotografie e immagazzinare sapori a destra e manca (soprattutto a destra, guardando la cartina), riscoprire l’esotico-casalingo è un piacere da concedersi.
E’ così un’altro giro di giostra nel budello di Nizza, tra gli yacht di Montecarlo, nella sconosciuta St. Paul de Vence. Dopotutto bastano una macchina (anche con 222.000 km, ce n’est pas un problèm), tanta bella musica e una compagna di viaggio (viaggio inteso come “not all-inclusive“) ed è subito belle vie.
Dai che un giro di là dalle Alpi ogni tanto ci sta. E per la prima volta, incredibile ma vero, si risparmia anche sul pieno.
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La settimana lituana è ufficialmente cominciata. Da ieri sera, da quando cioè la mia ottima amica Vilma e il suo ragazzo sono in visita ufficiale da queste parti.
Un’occasione ottima per me di rituffarmi tra quel linguaggio antico e bottiglie di vino sulla spiaggia, un’occasione ottima per loro per assaporare il Nord Ovest italiano e godersi qualche concerto della mia band.
Per il devasto in alta quota del Rifugio Mongioie, ovviamente, poi, siete tutti assolutamente invitati.
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Tempi di sensazioni forti, le ultime.
Logico quindi che si decida di chiamare amici lituani ed andare ad Alytus, 60 km più in lá di Kaunas tra pini e nulla, per la due giorni di festa del paese. Meno logico ritrovarsi poi alla mattina a Vilnius, e tornare a Kaunas alle 10, ma quella è un’altra storia.
Il primo passo che deve compiere l’avventuroso esploratore delle terre di Alytus è, ovviamente, trovare compari adatti. Che, nel caso, “adatto” significa il più grosso possibile: le cittadine minori della Lituania sono rinomate per la loro dedizione agli sport fisici, senza esclusione di colpa, e “lo straniero” viene visto come un interessante preda per tenersi in forma. Peccato non avere una foto del “compare adatto” che è saltato fuori tra amici di amici, semplicemente indescrivibile, dotato anche di simpatici armi di difesa personale sotto il sedile della macchina non propriamente legali.
Effettivamente l’atmosfera di Alytus si è rivelata di Real Lithuania. Band e DJ si alternavano sul palco proponendo le 10 canzoni che hanno caratterizzato il mio anno qua. Risse che scoppiavano in mezzo alla folla di famiglie e bambini. Ragazze di ogni età totalmente lontane dall’uso della lingua inglese (caratteristica rara, da queste parti). E, di conseguenza, Baltic Man che si calava in notevoli discussioni in lituano di cui riusciva a comprendere solo un 20 %…
Il vero centro dell’underground lituano. Quello che il turista di Vilnius non potrà mai vedere.
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Se ne e’ tornato indietro gia’ da un po’ ma non trovavo un computer.
Mio fratello.
Si, mi sentiro’ responsabile a vita della pesante influenza psico - emotiva che mio fratello, classe 1990, deve avere per forza subito nella sua settimana lituana. Emisfero emotivo diverso, immersione ed emersione continua dal mondo - Lituania al mondo - Erasmus, gente assurda che nemmeno un’adolescenziale fantasia potrebbe dipingere, feste spostamenti lingue che hanno travolto i suoi 7 giorni nordici.
Ma non mi dispiacera’ se questa effimera discesa nel delirio sara’ la molla di scatto per scelte di vita future, come sono sicuro che succedera’, come e’ normale che succeda.
Ognuno, soprattutto in giovane eta’, trova la luce e la strada da seguire. La folgorazione. Quella che lui ha ritrovato in Lituania e’ solo probabilmente una certezza in piu’.
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Per qualche strano effetto del web, questo blog appare piuttosto spesso se si cercano informazioni about Kaunas e tu, studente universitario che il prossimo anno ti inoltrerai in questi feudi, sempre più spesso mi chiedi informazioni.
E allora…
Kaunas. Kaunas è un bel posto per farci l’Erasmus, non ti ho detto per viverci, ti ho detto per farci un’Erasmus. Un Erasmus sará bello sempre, questo è vero, ma il fascino di una meta alternativa che fa chiedere a tutti i tuoi amici “sei fuori? Perchè vai li?” ha sempre un qualcosa in più.
Kaunas è la cittá nazionalmente definita “Lituania vera”. Nel senso che Vilnius è ormai una capitale europea, che Klaipeda è una città piuttosto turistica, e che questo continua ad essere il centro nevralgico di quell’”essere tipicamente lituano” che si condensa in mille sfaccettature. Che non ti racconto per non toglierti la sorpresa, chiaro.
Kaunas, ebbene si, è una città universitaria, nel senso che ce ne sono 5 e gli studenti arrivano qua da tutta la Lituania, e anche un po’ dal Medio Oriente (non si sa perchè ma è cosi); eppure…eppure fa fatica ad esserlo, perchè di notte le persone che troverai in giro non sono decisamente il classico prototipo dello studente - perfetto, perchè i locali sono pochi, perchè la maggioranza dei suddetti studenti vive nei dormitori della periferia. Però si è a 100 km da Vilnius, cosa non da poco, con autobus e treni dal mattino presto alla tarda serata.
I dormitori. A te, privilegiato straniero, probabilmente offiranno i migliori, quelli che non sembrano usciti da un film di Tarantino o, peggio ancora, da una pellicola sovietica. E non si sta male, poche decine di euro al mese con una gran bella connessione internet in stanza, poi c’è il particolare non da poco della vita - dormitorio… ma anche gli alloggi costano poco, e anche l’esperienza in Soviet - house deve essere provata, da queste parti.
L’inglese, si, lo parlano praticamente tutti, ovviamente dai 30 anni in giù. Ma ci si fa capire anche con chi non lo parla, e poi un po’ di lituano ti sarà utile per tutta la vita. L’universitá è bella, funziona, i professori sono professori e non “professori + avvocati + dottori + giudici + panettieri”, il livello dell’inglese è ottimo e la burocrazia praticamente non esiste. Che se arrivi dall’Italia, potresti anche sentirti spaesato.
E il freddo, altra paura comune, non te lo so descrivere perchè quest’anno ho vissuto solo fino a -25. E come vedi sono ancora qua a scrivere, no?
Se poi vuoi sapere altre cose, chiedi.
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Scritto da: Baltic Man in Amici, Baltico, Borja, Comunicazione, Erasmus, Klaipeda, Lingue, Lithuania, Lituano, Persone, Storie

Disclaimer: si, in italiano il fine settimana si può chiamare anche “weekend”. Dedicato a tutti gli spagnoli, in particolare a uno.
- è bello avere un amico lituano. Si può conoscere veramente molta molta molta gente e fare discorsi interessanti.
- trascorrere il pomeriggio in bici nelle selvaggie spiagge curoniane con un thermos di mohito può essere un’idea interessante da riproporre in futuro.
- promozione al Memelis di Klaipeda. Due litri di birra a 10 litas (3 euro).
- perchè in tutta la Lituania si ride e ci si bulla alle spalle della gente di Kaunas?!? …no, forse lo so…
- quando mi spingo in improbabili dialoghi in lituano, finisce che tutti ridono di gusto e apprezzano il mio “sweet italian pronunciation”. Cosa che mi riempie di omaggi (alimentari) che basteranno poi per una settimana.
- affittasi ad “amici di Baltic Man” appartamento centrale a Klaipeda, in estate.
- tra gli ottimi cd trovati nella macchina dell’amico, ce n’era uno decisamente inaspettato: Jovanotti. Mai avrei pensato che qualcuno all’estero lo conoscesse. Cosi, di colpo, mi sono ricordato perchè mi è sempre piaciuto Jovanotti.
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Era tanto tempo fa, se ne era parlato e discusso, poi ovviamente tutto e’ caduto nel dimenticatoio, nel limbo delle “cose da fare, un giorno”. Fino a oggi.
Perche’ oggi, ebbene si, nel paradisiaco purgatorio di una cascina di campagna a 20 km dalla civilta’, sotto un sole tropicale e una primavera del nord, la vita mi ha regalato una simpatica serie di non-proprio-comuni incontri. Personaggi vari che hanno rallegrato una domenica pomeriggio iniziata troppo presto, e troppo lontana da casa, e dopo un sabato sera troppo difficile. Personaggi vari che si possono descrivere cosi’:
- il bambino di 4 anni, minipilota di minimotocross, ovviamente spinto da un entusiastico padre (questo succede anche in Italia), capello lungo e atteggiamento tarato su un molto spagnolo “me cago del mundo”, indiscusso idolo di giornata.
- la ragazza Ombelicodelmondo, che a dire la verita’ erano due, entrambe superbionde, superlampadate, dotate di superpiercing nel suddetto ombelico, superperizomate di nero sotto un non troppo casto sfondo bianco, bilingue perche’ oltre al lituano conoscevano anche il dialetto della loro regione, sapore dolce e salato di questi incontri tipici.
- la nonna di 43 anni che, calcoli alla mano, risulta all’anagrafe coetanea di mia madre, che tuttavia sembrava sorella delle sue figlie, che ha regalato non poco sconcerto alla debole elasticita’ mentale del sottoscritto.
- e poi, signore e signori, loro. Quelli delle prime parole di questo post. I famosi “forsai” che tanto riempiono le nottimagichelituane. Rappresentati da un degno gruppo, figlio dell’originalita’ che li contraddistingue, che alle 3 del pomeriggio mi accoglievano con sguardi non proprio di benvenuto e alle 8 di sera non volevano piu’ lasciarmi andare via. Perche’, ebbene si, sono riuscito nell’impresa. Ho avviato i rapporti diplomatici che collegano un mondo “normale” a cui, dopotutto, penso di appartenere, con questi soggetti quantomeno interessanti. L’interlocutore in questione non era male: catena d’oro, pantaloni da palestra in allegato coi vistosi muscoli piu volte esposti, maglietta D&G dove D significa drink e G girls, audi80 effettivamente milionaria, non fosse altro che per l’impianto audio, dotato di un numero indefinitamente alto di decibel.
La discussione non e’ stata malvagia. Si sono affrontati argomenti effettivamente elevati, che vanno dalla migliore discoteca di Kaunas alle ragazze, dalle droghe piu’ comuni in Italia alle ragazze, dalla degustazione di alcol tipici alla comparazione tra ragazze italiane e ragazze lituane. Un piacevole pomeriggio, insomma, passato a comprendere filosofie alternative, che si basano sulla lotta fisica ma la rifiutano a parole, per poi esaltarsi sull’onda di Valencia, sui 3 anni passati a lavorare come “constructor” nella citta’ piu’ rissaiola della penisola iberica intera.
Li ho conosciuti faccia-a-faccia e non e’ stato male. Con un inglese stentato, condito di un duro accento lituano, pero’ parlato da tutti e 5, mi hanno anche spiegato cose interessanti. La conclusione della storia non e’ facile da scrivere, proprio perche’ una conclusione non c’e’. Si sa, e’ chiaro, che se incontrassi i miei amici di oggi alle 5 di mattina davanti a una discoteca, lo scenario sarebbe completamente diverso, e il finale potrebbe non essere altrettanto piacevole.
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