Archive for the ‘Montagna’ Category

I cinesi sulla Luna


04 Gen

I cinesi sono arrivati sulla Luna
risalendo una scala di plastica raggiungeranno anche il Sole
e da lassù vedranno un mondo
vedranno un mondo in cui ancora si muore.

Nel frattempo
qui d’inverno si rimaneva sotto le coperte.
E le coperte pesavano a fumo, a stanza chiusa ed a gelo.

La gente di qui girava sigarette con foglie di noce per aver qualcosa da fare.
“Guarda qui. C’è il segno di mille zolfanelli rimasto qui, scavato nel legno”.

E respiravano fumo, stanza chiusa e gelo.
Respiravano l’inverno delle cose vere.

I flussi dell’aria, la trasformazione del caldo che si spegne.
Sentivano freddo, vedevano pace e tridimensionalità che prima non c’erano.
La luce della Luna, senza i cinesi addosso, che riflette il bianco della prima neve.

Gli uomini e le donne che abitavano qui vedevano le cose da una prospettiva diversa
in ogni metro un messaggio,
in ogni segno una scia.
Tutto era linguaggio e veniva da lontano,
veniva dal volo degli uccelli, ed era ‘Presagio di cosa futura’.

Così gli uomini e le donne che abitavano qua uscivano di casa e potevano respirare.
Gli spazi aperti. La dimensione del nulla.
Nessun segno umano sul territorio,
nessun cinese ad infestare la Luna.

Un unico segno umano sul territorio:
è un sentiero, una strada.
Non mi serve nient’altro.
Voglio tutto quel che c’è.

 

 

Pròriondu


30 Nov

Pròriondu

Giornata in quota, lungo sentieri bi-cromatici
(tra l’argento e il nulla)
e il cervello in fuga.

Nessuna informazione,
nessuna considerazione,
nessun pensiero più presente degli altri.

Il tempo scorre verso luoghi che non importano,
elementi che non esistono,
conti che non tornano.

C’è spazio in abbondanza lungo i sentieri fuori dalle rotte,
c’è spazio in eccesso fuori dalle logiche della massa.

Come condensare tutto questo in un tratto?
Una lunga linea retta,
tesa a dissolversi verso il nulla.

Bal’ –


28 Set

Un’enclave.
Territorio straniero.
L’altipiano sagrado.
Strade dismesse per giungere fin qui,
eppure ci arrivano, ci sono segni di pneumatico.

Non c’è niente da prendere qui intorno.
Solo erba e pietre, praterie d’altezza, un vallone intero.

“Ci sono segni di pneumatico, te l’ho detto”.
Vieni e controlla. Vieni e guarda.
La gente di sotto è arrivata fin qua.

Arranca
Sporco
con un bastone ferito.
“Ieri notte me l’hanno attaccato i ghiri”, ha detto.
Dormiva in una tenda d’acciaio, ma i ghiri sono arrivati fin là.

Arretra
Stanco
come un coyote impaurito.
Si allontana dalla strada,
si allontana dall’unica strada,
e prende verso il dritto, prende verso in su.

Lì davanti, l’enclave
Solo erba e pietre, praterie d’altezza,
un vallone nero.
Territorio straniero.
L’altipiano sagrado.

Strade dismesse per giungere fin qui.

Site-specific


28 Lug

Site-specific

Tutto bene dall’altra parte del crinale.

Anche qua c’è vento forte e un cielo che si sposta, ma c’è sentiero e strada, è un paesaggio vasto eppure a volte non basta.
Ogni luogo è troppo vicino e troppo lontano per pensare di fermarsi.
Ogni storia è incarnata nel posto, e rimane lì finché un altro non passa.

The Map is Not The Territory


29 Mag

Controluce Mindino

“È destino umano abitare un mondo.
Un’opera d’arte nasce da un rapporto della coscienza soggettiva con la storia e con la natura.
Il paesaggio che mi vedo sempre davanti agli occhi è quello ligure.

Le storie in genere le invento, raccolgo e solidifico una sparsa atmosfera.
Non denuncio, descrivo un disagio.
La terra forse insegna la calma, la ricerca della verità.

Amo le radici nella terra, ma anche il cielo e il cosmopolitismo.
E la memoria, la memoria non è peccato, finché giova.
Ben vengano altri popoli, altri individui, colgono anch’essi il significato delle rocce e dei cieli”.

[Trovato sulle tracce di Francesco Biamonti. In una casa di pietra, su una montagna in cui piove.

Blueland


19 Apr

Blueland

Maledizioni primordiali.
Il veleno del mondo è tutto lì, nascosto nel paesaggio.
Storie di polvere di zoccoli e silenzio.
Ti arriva il dolore nella schiena, il dolore dei cavalli.
Eppure l’ultima luce del tramonto, laggiù in fondo.
Eppure la sensazione che non tutto era da perdere.
Eppure l’insondabile mistero del blu.

Purple Castle


01 Feb

Purple Castle

Descrive movimenti lievi su paesaggi invernali.
Quattro note di piano, quattro arpeggi scalati, il riflesso del cofano sul bianco della lamiera.

La luce è bianca perché bianca è l’atmosfera.
Neve pulita di spazi nascosti.
Il tramonto degli altri laggiù dietro, verso la piana.
Il riflesso blu dello spazio.
Un intero giorno che muore.

Lui tornando verso casa trova il senso di tutto nella radio accesa,
ma è un attimo che esisterebbe anche nel silenzio,
un’intera vita senza musica.

“E’ tutto scritto nei fili di fumo che escono dai tetti”, pensa.
Tutto scritto nell’insieme di macchine che scendono, mentre lui è l’unico che sale,
verso la notte viola,
verso la montagna.

Palo dell’Enel


23 Gen

Palo dell'Enel

Un palo dell’Enel piantato nell’orto, che prendeva la luce dall’altro versante della stretta valle per portarla in cima alla montagna.
In cima alla montagna: su fino al colle, e poi ancora più in là.
Il Signore delle Api raccontava come quel palo aveva il potere di guarire o emettere la definitiva condanna.
Tutti i suoi animali, moribondi o ammalati, erano passati da lì.
Quando il Signore delle Api li vedeva soffrire li portava ai piedi del palo, che per qualche motivo a lui misterioso era sede di sentenza e verdetto. Una miracolosa guarigione o la fine delle sofferenze, questo era quel che accadeva sotto il palo dell’Enel.

Il Signore delle Api voleva bene ai suoi animali, e quel palo, piazzato al centro del cortile, gli consentiva di seguire l’evoluzione dell’agonia e portare acqua e cibo, di prendersi cura di loro.
Tuttavia, non avrebbe mai chiamato un veterinario per un gatto, una gallina o un cane.
Riconosceva alla medicina uno status superiore, una questione dell’uomo per l’uomo, e immaginava che degradandola al regno animale avrebbe contribuito ad annichilirne il potere.
In altre parole: si sarebbe sentito debole e ridicolo ad affidare i suoi animali a un altro uomo che non li conosceva per niente, e che avrebbe trattato ogni male con scientifica cura.
Così portava gli animali al palo e attendeva che la natura facesse il suo corso, e sotto l’ombra del palo bagnava l’orto, e con la sua solida stazza legava la vite perché salisse verso il cielo.

Grande fu la sorpresa del postino nel trovare, una mattina, un’anziana signora seduta sotto quel palo.
Il Signore delle Api l’aveva accompagnata sorreggendola per le spalle, e aveva predisposto per lei una panchina imbottita, un fazzoletto di seta e un succo di more.
Si prendeva cura da anni dell’anziana madre: il postino lo sapeva, ne avevano parlato più volte.
Quel giorno il Signore delle Api non disse nulla e nulla disse la madre.
Continuò a bagnare l’orto, mentre il postino si allontanava veloce, con la sua panda bianca e gialla, su verso il colle, seguendo la linea dell’Enel.

Stàdion


27 Dic

Stàdion

Ma se guardi bene laggiù c’è una casa
e se guardi a fondo lassù c’è una nuvola.
Se cerchi neve alle tue spalle c’è il mare
e se senti freddo, è silenzio e vuoto da coprire.

Così ripartirai tra la polvere sola
tra gli aghi e gli insetti, tra la retta e la sfera.
Il tracciato dei tuoi percorsi completerà l’orizzonte.
Il peso dei tuoi piedi toglierà il dubbio alla strada.

MAKHNO


03 Lug

1
Aveva una maglia psichedelica e quarant’anni circa.
Se ne andava in giro per le montagne per inseguire una linea.
Tutti gli dicevano che si trattava di una linea importante, che tagliava a metà le creste e i pendii.
Una linea tracciata sulla terra e cancellata dal tempo, una linea che solo l’occhio di vetro riusciva a percepire.
MAKHNO preferiva pensare a geometrie diverse, superiori agli uomini e ai loro ultimi passi.
D’altra parte, nessun elemento garantiva risposte certe: la linea si spostava e scompariva.
L’occhio di vetro si perdeva e non capiva.
Sulla via della montagna, tutto era frontiera.


2

Di fronte alle barricate aveva incontrato un viandante.
“Se la gente non avesse abbandonato questi luoghi”, gli aveva detto, “questo tuo film non avrebbe senso”.
Diceva delle memorie accumulate in quegli ambienti.
Luoghi che la gente immagina, “studia”. Ripudia. Ma qualcuno ci abita.
“E’ una storia antica”, diceva il viandante.
Una storia scritta nei terrazzamenti e nelle meridiane, che se le guardi bene, hanno sempre le asticelle parallele all’asse del pianeta.


3
Poi MAKHNO è ripartito.
Si lasciava indietro i paesi degli uomini e le loro rovine. Le pietre erano messe tutte in linea come a voler segnalare una retroguardia, o forse, chissà, un’avanguardia.
L’occhio di vetro rimaneva fisso su una prospettiva obliqua, che messa così, in verticale, racchiudeva segni complessi e difficili da interpretare.
A guardarla bene, la linea esiste per davvero, ed è in movimento.


4
Sulle carte e sulle mappe, l’altro lato rimaneva bianco.
Terra sconosciuta, vuota, terra non prevista.
A quel punto la linea si faceva reale, e dietro di lei, secondo le previsioni del meteo, non splendeva il sole e nemmeno pioveva.
Dietro la frontiera il cielo rimaneva sempre trasparente, chiaro.

MAKHNO inseguiva quello spazio bianco, come un desiderio di purezza.
Non cercava la pace: fuggiva da una guerra.
Sentiva la necessità assoluta di attraversare un punto di separazione, di camminare su terra straniera.
Così, dimenticandosi della linea, è riuscito a raggiungere quel luogo senza elementi, senza segni, senza informazioni.


5
Eppure… il giorno dopo, quando tornava il sole, dove si nascondevano gli sguardi?
Le bandiere e le mutande appese, le botteghe aperte dietro le finestre piccole… dov’erano finite le persone?
Rimanevano gli anziani, che si muovevano con movimenti lenti, ragionati, ma quella degli anziani era un’altra storia.

MAKHNO si guardava attorno e non capiva.
Le tendine si scostavano e tenevano d’occhio il forestiero. Qualcuno credeva fosse un invasore, qualcuno sperava fosse uno dei liberatori.
Nessuno rimaneva insensibile al suo passaggio.
Per trovare traccia della linea, occorreva scendere. Scendere ancora.

[continua…]

 

Un film di Sandro Bozzolo
Musiche Originali Alessio Dutto, Francesco Torelli, Simone Sims Longo
Montaggio Marco Lo Baido
Voce Narrante Gabriela Kukurugyova
Disegno grafico: Bruno Volpez
Prodotto da Fondazione Dravelli e Airelles Vidéo nell’ambito del progetto ALCOTRA Borderscapes

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


Ricerca personalizzata