Woody Gutrie suonava con una chitarra che diceva “This Machine Kills Fascists”.
Nel Ventennio, Louis Armstrong si chiamava Luigi Braccioforte.
“Alla musica italiana del ventennio manca il confronto con l’altro: e’ una musica rassegnata ad essere quello che e’, a non avere ambizioni. i prenda l’ironia brillante di un bluesman, l’ebbrezza spericolata del rebetico, la lucidita’ rabbiosa del Kabarett, e si confronti tutto questo con “Balocchi e profumi”, con “Portami tante rose”, con “Casetta in Canada’”: si avra’ l’immagine di un paese superficiale, disposto a chiudere gli occhi su tutto, fino al risveglio tragico dei bombardamenti, nonostante siano tutt’altro che superficiali (e non sempre asserviti) musicisti e parolieri. Franco Fabbri, musicologo.
Io vengo dalla Luna che il cielo vi attraversa, e trovo inopportuna la paura per una cultura diversa. Chi su di me riversa la sua follia perversa arriva al punto che quando mi vede sterza. Vuole mettermi sotto sto signorotto che si fa vanto del santo attaccato sul cruscotto, non ha capito che sono disposto a stare sotto, solamente quando fotto. “Torna al tuo paese, sei diverso!” - Impossibile, vengo dall’universo, la rotta ho perso, che vuoi che ti dica, tu sei nato qui perchè qui ti ha partorito una fica. In che saresti migliore? Fammi il favore, compare, qui non c’è affare che tu possa meritare. Sei confinato, ma nel tuo stato mentale, io sono lunatico e pratico dove cazzo mi pare. Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna. Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna… Ce l’hai con me perchè ti fotto il lavoro, perchè ti fotto la macchina o ti fotto la tipa sotto la luna? Cosa vuoi che sia, poi, non è colpa mia se la tua donna di cognome fa Pompilio come Numa. Dici che sono brutto, che puzzo come un ratto ma sei un coatto e soprattutto non sei Paul Newman. Non mi prende che di striscio la tua fiction, io piscio sul tuo show che fila liscio come il Truman. Ho nostalgia della mia luna leggera, ricordo una sera le stelle di una bandiera, ma era una speranza era, una frontiera era, la primavera di una nuova era era. “Stupido, ti riempiamo di ninnoli da subito in cambio del tuo stato libero di suddito” No, è una proposta inopportuna, tieniti la terra, uomo, io voglio la luna! Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna. Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna… Non è stato facile per me trovarmi qui, ospite inatteso, peso indesiderato, arreso, complici i satelliti che riflettono un benessere artificiale, luna sotto la quale parlare d’amore. Scaldati in casa davanti al tuo televisore, la verità nella tua mentalità è che la fiction sia meglio della vita reale, che invece è imprevedibile e non il frutto di qualcosa già scritto, su un libro che hai già letto tutto ma io, io, io no. Io, io, io… Io vengo dalla luna
Michele Salvemini (Caparezza), “Io vengo dalla Luna”.
I bassifondi, mi interessano. L’estetica del semplice, la poesia dell’infinito. L’inquietudine di un cielo grigio, requiem costante. Pelle bianca color di nulla, di malattia, trasparente anima invisibile cute.
La musica del silenzio di un canto perduto, lontano dalle vostre coordinate spazio tempo. Io volevo cantare cose che non riuscivo nemmeno a comprendere, voi le avete trasformate in parole e in messaggi, in messaggi sublimi, in arte. Odio la musica, entità divina fino a quando non si traduce in suono. Perchè questa è l’imperfezione della musica: smettere di non-esistere nel mondo irreale, per tradursi in melodia e quindi in onde sonore e quindi in vibrazioni. Vibrazione: forma di comunicazione primaria e primitiva percettibile all’orecchio umano, e per questo ingannatrice. I vostri timpani vibrano su corde diverse, e trasmettono un suono o un colore del suono diametralmente opposto a ciò per cui nacque, un’inquietudine da venerdì sera sul parallelo 10. La musica è una forma di comunicazione decisamente imperfetta, mio caro. Trasmette un input ma non un messaggio, e paradossalmente solo funziona quando un significato originario si perde nei canali di chi ascolta. O è chi ascolta a perdersi nei canali del significato originario, se la melodia è palindroma e confusa. Palindromo e confuso. Così volevo essere io, così voleva essere la mia musica. Confondervi e crearvi in musica, prendervi per mano e perderci tutti insieme durante il cammino e tornare insieme, tornare all’origine, noi soli senza orchestra e senza arrangiamento alcuno, ritrovarci là dove eravamo partiti e non riconoscerci.
Ho abbandonato la band dopo il secondo album. L’America era troppo lontana, e alla luce ho sempre preferito il buio del mio Profondo Nord.
Mi hanno detto che adesso vi considerano asceti, divinità misteriose e poeti di una lingua che avete inventato. E grandi musicisti, muse ispiratrici per altri dei. Io continuo a vedervi uomini. E musica.
Certa roba va più in là del semplice concetto di “musica” così come televisione radio cultura popolare insegna. Passando per le droghe e la psichedelia, raggiunge universi sconosciuti di puri sperimentalismi dove i concetti di genere e di “ensemble” già non contano più niente. Quello che ne viene fuori è una mistura di esperienze vissute, di vita assimilata e metabolizzata sottoforma di scale cromatiche, un amplesso onanistico che si trasforma misteriosamente in un’orgia collettiva, il piacere del singolo musicista si amplifica nell’espressività degli altri.
Questo tipo di musica, definitivamente scomparso, ha conosciuto i suoi massimi albori negli anni ‘70, quando le droghe psichedeliche non erano ancora state scoperte dai moralisti della domenica, e l’esplorazione di nuove forme artistiche ne era la rappresentazione più evidente, l’eredità migliore lasciata ai posteri. Senza nessun tipo di presuntuosità particolare, e citando un’idea di Nachmanovitch, mi piace pensare che non si tratta di musica per tutti: chi vive rinchiuso tra quattro accordi che variano tra strofa e ritornello, non potrà percepire il misterioso matrimonio perfetto tra i diversi componenti del caos.
La Rai ha un’orchestra (notevole, considerata la migliore, in Italia. Con sede a Torino) i cui componenti sono a tutti gli effetti lavoratori della rete pubblica, 365 giorni all’anno. Eppure, al festivaldisanremo verranno assunti una settantina di musicisti “a chiamata”, e nessun musicista dell’orchestra ufficiale sarà fra di loro. Perchè? Non lo so. La domanda sarebbe piuttosto: perchè continuare a pagare il canone?
Il suonatore Jones, una musica, poesia e canzoni, un grido sporco, centomila passi sulle mattonelle della Città Vecchia, “poche idee però in compenso fisse”, un bombarolo, un alcolizzato, dieci anni di vuoto a perdere, quei tipi che lo adorano perchè è politically scorrect dire il contrario, un genovese che il 12 ottobre del 1992 piangeva il più grande genocidio della storia,le puttane Nina e le passanti, la guerra di tito e il testamento di piero, un anarchico, un chimico, un blasfemo, e il quinto evangelista e forse il più profondo nell’umanizzare ciò che gli altari hanno pietrificato, le luci di porti mediterranei lontani, franziska dolcenera sally e Princesa, 11/01/1998, un uomo, un mito.
Sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore:
Nei giorni di banche che si affolasciano su sè stesse e asini che sono riusciti a non volare più è giusto rendere il giusto omaggio alla band che forse più di tutte incarna quel leggero senso di sodomìa passiva delle nuove generazioni.
I Baustelle, da ascoltare seduti davanti a uno schermo di computer impolverato sorseggiando un mate amaro .
Ma vi perdono
Perché in fondo portate nel cuore
Sangue che è destinato a seccare
Vivete un morire
Le strade sdrucciolevoli i madrigali magri i computer che si connettevano al mondo tra il frigo e la stufa le radiazioni di pòmice della televisione la criptonite che si rifiutava di funzionare se il tubo catodico era collegato le guerrigliere musulmane del kurdistan le rumene che passavano sotto casa gli iperdiscount tedeschi le domeniche mattina a latte e cianuro madonna era una cantante e non la mamma di un dio un argentino che voleva fare il macellaio per parlare con le vecchine gli elicotteri della nato la fame nel mondo la fame del mondo la fame nel mondo gli asciugamani elettrici si stava meglio quando si stava peggio gli amici arancioni che si illuminavano in basso a verde l’indie-rock inglese le donne digitali il sesso da lontano il sesso digitale le falene a forma di tupolev lezioni di salsa su un filo di poliestere mio fratello che porta a spasso un cane immaginario le due di notte le tre di mattina le quattro di plastica l’epoca x l’aereo che costa meno del treno mi compro un aereo e vendo il treno un suonatore di armonica per le vie di austin un uomo che correva con una gamba di carbone i libri virtuali dovevano ancora essere scritti le degustazioni di antrace le coppie di fatto le copie del fato le coppie di fate le coppe di feti gli aggiornamenti in tempo reale sul telefonino sul nostro fottuto futuro le otto principesse e i settecento nani le armi gli scudi i diritti umani la carta igienica che non finiva mai il cane schiacciato da una macchina mentre inseguiva il rotolo la guerra subito senza sè e senza mah il cinema tedesco le pillole per il male ai capelli gli uomini che vegetavano e i fagioli umanitari i lifting nei loft il software dell’hardware le professoresse nell’asilo nido quantitativi immensi di hard-metal che si scaricavano in un attimo alla faccia dei metalmeccanici novecenteschi i quarantamila anni della regina d’inghilterra la massaia di voghera sadomaso online gli asini e i muli come i mammuth homer simpson presidente degli stati uniti d’america anime e spiriti messi all’asta su ebay i nonni che non ci capivano più niente e mandavano a fanculo il mondo intero tutto gandhi che si sarebbe ucciso da solo i piselli enormi perchè erano geneticamente modificati infinite discussioni sul senso della vita con la voce elettronica di donna dei caselli autostradali gli occhiali cinesi da un fiorino con la griffe italiana da trecento euri i cinesi sul fiorino la rubiconda impiegata delle poste che bestemmiava con chi la obbligava a vendere il cd di venditti a pensionati senza pensione e soprattutto un cantautore, sconosciuto, depresso, incazzato, che ho appena scoperto nel fondo dell’armadio di questi disgraziati anni zero. Suo padre era il Noise, sua madre la Melodia, lo lasciarono lì sulle strade di qualche provincia: una volta, l’avrebbero chiamato bastardo.
“Viaggiare è aprire una finestra sul mondo. E’ la curiosità di arrivare dove finiscono le strade. Di scoprire cosa si nasconde al di là delle montagne. Andare incontro all’imprevisto. Accettare la sfida dell’ignoto per raggiungere i confini della terra.”
"English" version
I apologize for the lack on the translation, but this is this is an automatic translator...