Archive for the “Ostelli Gioventu” Category

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C’era quello che era partito con il primo treno, non importava la direzione, ed era finito in India. O quell’altro, che con due rollerblade ed un ingegnoso carretto voleva scivolare da Cuneo alla Normandia. O quell’altro ancora, uno studente tedesco: finita la maturità, aveva bisogno di pensare con calma sul suo futuro, e allora nell’atmosfera vecchio stile di un viaggio in mula sulle Alpi fino all’Italia avrà trovato la sua via. C’era uno spagnolo, se ne stava a Cuba da mesi e mesi, scriveva a qualche giornale e così sopravviveva. Ricordo anche l’australiano, rimasto imprigionato dalla vodka di Riga e intrappolato là per sempre, e c’era quell’altro che da Mondovì ha pedalato fino a Vladivostok. L’imprevedibile, solitario, stupefacente Matt, scomparso nella steppa del Gobi per riapparire mesi dopo sotto il castello di Kaunas. C’erano gli autostoppisti, tutti gli autostoppisti, che da Istanbul arrivarono ad Amsterdam e da Siviglia raggiunsero Odessa. Un napoletano, uscito da chissà dove, suonò con noi sulle strade di Spagna. Ce n’era un altro, un professore, che il giro d’Italia se lo fece in canoa, e c’era quell’americano che girava l’Asia vendendo software o cos’altro su eBay. C’era sempre il solito, quello collaudato, che se ne sbatteva di febbri gialle o verdi ma voleva fondere una Lada sempre dritto verso Est.

C’erano tutti, ed erano tanti, e li incontravo sempre e solo sulle strade del mondo, compagni di viaggio per cinque minuti ed eroi per sempre.

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Is not true that life is boring. For example, in a normal day of spring, in 24 hours, is possible to do a lot of things:

  1. To go, in the evening, in the airport, trying to fly to Pekin, even if there are not visa, only a weak “invitation’s letter”.
  2. To fight two hours with the employer of Siberian Airlines, that doesn’t want give permission. Everybody know the strict Russian mind…
  3. To come back in the city, in Irkustk, talking about the employer with expression like “son of a bitch”.
  4. To meet a incredible youthhostal-worker, that (without asking nothing) take care about you and start to study the situation.
  5. To wake-up some early, in the morning, for going in the Siberian Airlines’s office and fight again. This time in Russian.
  6. To receive this answer: we could give you a flight for tomorrow morning, not for Pekin but for Xi’an. It’s ok?
  7. To look your travelmates with this expression –> ??: Where is it Xi’an”? What is it Xi’an?
  8. To search on the map of the world Xi’an: it’s in China, 841 kilometers far away from Pekin, near North Korea. Let’s go!
  9. To spend ALL the day running office by office, in the airport, speaking with strange people, and…police.
  10. To try to be more “italian” than possible when policeman want give you a fine of 140 euro because visa is expiring. For 12 hours! At the end, after a big market, the bill it’ll be…0. Nothing to pay.
  11. To know, in all this story, incredible good people, the owners of Irkustk Youth Hostal, that spent all the day with you, trying to give more help as possible. Incredible. And finally discover that Russian people isn’t all the same. No.

And now, a homework for you: read on the world map where is it Xi’an. Tomorrow, we’ll be there. Maybe.

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Vero, è passata piu di una settimana. E una settimana è un tempo troppo infinito per l’oscillare veloce della sensazione, che cambia minuto dopo minuto. Eppure, anche se i compagni predestinati a questo viaggio saranno ormai riambientati nello stivale, anche se la mente è giá salita su nuovi treni che portano ancora piu lontano, non è difficile ripensare a loro, dieci giorni fa. Alle onde del Baltico.

Il passaggio piu luminoso di un giro ad anello intorno alla Lituania, un furgoncino caricato sette volte, tre giorni all’insegna del punto interrogativo, vite di ieri e vita di oggi buttati nel shaker, pezzi di Lituania che si sovrappongono dal finestrino. Il film a telecamera fissa che non si interrumpe tra Kaunas e Klaipeda, alberieprati pratiefiumi fiumiepaludi per duecento km di pellicola. Il sole che scende dietro le colline (?) di Telsiai. Il vento, la pioggia, il sole, il vento, la pioggia, il sole, ilventolapioggiailsole ad alternanza impazzita. 

L’eleganza teutonica di Klaipeda, la precarietá di vie d’Europa piu’ che secondarie. Il calore raddoppiato di una sauna a Siauliai e di una famiglia lituana invasa da una squadra di calcio italospagnola.  Lo strepitoso landscrape di quella striscia di terra che affoga nel mare, dove betulle e pini cartoline del nord  finiscono tra dune di sabbia ad una prima riflessione fuori posto.  Eppure, il Boss è lui. Che si nasconde dietro una duna di sabbia, ti urla e ti spaventa. Che ti trascina verso di lui con il richiamo del mito, di quel mare dal nome cosi freddo e cosi lontano. Che quando ti appare davanti, nel frammento di secondo in cui arrivi in cima alla duna, ti travolge e stordisce con la potenza del vento, degli occhi e dell’infinito. Un mare diverso, un mare incazzato, un mare che sicuramente può evocare immagini di vacanze e spiaggia ma che impersonifica alla grande il ruolo che piu gli si addice. Quello di nido dei Vichinghi.

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Proprio cosi’. Torno a Riga, che dopo qualche mese si conserva sempre una sicurezza infallibile, entro nel Riga Hostal che mi aveva accolto l’altra volta, due parole con Juan che dopo un minuto mi riconosce. Mi riconosce e mi ringrazia: piu’ di una persona, infatti, si e’ presentata qua dopo aver trovato il link su questo Diary, tant’e’ che Juan si e’ incuriosito e ha fatto il percorso inverso: qualche volta e’ venuto a trovarmi lui, nel mio spazio online.

Viene da dire che il mondo e’ piccolo, di qualsiasi mondo si tratta. Se e’ vero che vagabondando nella notte lettone si possono ritrovare per caso spagnoli conosciuti a Cracovia, se e’ vero che si e’ creato questo feeling col gestore spagnolo di questo ostello da cui sto scrivendo, vien da dire anche che il mondo e’ sempre piu’ iberico. O perlomeno, lo e’ sempre di piu’ questo Est Europeo.

Meglio non pensarci, la capitale del Baltico mi ha regalato la ricongiunzione con il perfetto compagno dei miei viaggi migliori, e allora subito bisogna tuffarsi dentro a quella formula magica d’irrazionalita’ e istinto che contraddistingue le imprese piu’ belle.

La settimana nordica di Alessandro, facile prevederlo, dara’ esiti devastanti.

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Eravamo io, Leo, Marty, LoBo, Vale, un pacchetto di patatine, una scatola di cioccolatini, una bottiglia di Svyturys, l’alba del Nord e l’anima di Vilnius a vagare verso l’ostello.

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Un posto già visto, da qualche altra parte, forse solo nell’immaginazione. Una città che è tale a tutti gli effetti, degna fotografia di quello che i Paesi Baltici stanno diventando e diventeranno. Riga non è più quel posto lontano, sconosciuto, che poteva essere fino a qualche anno fa. Cinque minuti di centro storico lo testimoniano.

La frontiera tra Lituania e Lettonia, che serve solo più per dar lavoro a qualche poliziotto e a far perdere sane mezzore, non riesce ad interrompere la continuità di paesaggio che sale dal finestrino. L’immensa pianura che ormai mi ha imprigionato (dove sono le mie montagne?) non accenna a cambiare; sono sicuro che potrei non scendere dall’autobus per centinaia di kilometri ancora e sapere cosa aspettarmi. Di colpo, poi, nel tramonto, arriva Riga. Con i suoi ponti, con le sue mille chiese, con i suoi ormai centomila locali notturni pronti a rapirti.

La stazione degli autobus, enorme, è vicina a uno di quei mercati di periferia specializzati nel vendere praticamente tutto, anche mazzi di fiori raccolti da qualche giardino qualche minuto prima.

La città vecchia, è la Riga che tutti vanno a cercare. Strutturalmente bellissima, tipica città del nord tirata su a pietre e legno che la rendono magica. Festival di turismo, di locali di ogni tipo, di studenti e di internazionalità che si respira in ogni angolo, anche in un weekend di metà ottobre. Soprattutto nella notte, quando ogni città diventa uguale a tutte le altre a seconda degli occhi che la guardano, lo spirito del divertimento ti avvolge in un secondo: passano pochi minuti e credi di essere a Siviglia o Granada, nel pieno della movida spagnola, solo con ben altri panorami…

Più di una volta, però, ti chiedi se non sia giunto il momento di cambiare cittadinanza, almeno per una sera, e smettere di essere italiano…okay non è facile far finta di essere qualcun altro con Marco che parla solo italiano e piemontese, però la speranza di una via di fuga è sempre lì, sospesa tra mille miei coetanei che si avvicinano ogni dieci metri con un cartoncino diverso, a pubblicizzare l’ennesimo Strip Tease o paradiso vario…sempre parlando un perfetto italiano. Non siamo più nella Genova di De Andrè, o forse semplicemente non siamo De Andrè, e dopo un po’ la voglia di smettere di camminare è sempre più grande. A un certo punto appare addirittura la pubblicità di una discoteca dove è possibile provare l’esperienza di una prigione sovietica. Meglio fermarsi davanti a una birra o un Vana Tallin, a discutere di quanti danni abbia ormai combinato irreversibilmente nei posti più belli del pianeta una determinata e nutrita categoria di connazionali d.o.c., esportatori delle migliori qualità italiche negli altri lidi… forse a un certo punto ho anche iniziato a ridere da solo, pensando a fiumi di polemiche lette in internet sulla Lituania: forse il miglior modo di salvaguardare ancora per un po’ di tempo questo posto è proprio dire a tutti che qua fa schifo…!

Tutto il resto, è stato un insieme di cose assurde ormai normali, come i jolly che ormai escono abitualmente dagli Ostelli della Gioventù, come una discoteca vissuta fino alle 8.04 del mattino, come l’incontro con un “romano atipico” uguale a noi e quello con un Viaggiatore professionista, 5 anni in giro per il mondo senza aver più visto di persona la sua famiglia in Australia e altri 5 ancora da vivere viaggiando, per dire davvero di aver vissuto.

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Sto scrivendo da un ostello della gioventu’ a Klaipeda, sul Mar Baltico, duecentoqualche kilometro piu’ in la’ di Kaunas.
Perche? Difficile spiegarlo ora, ho troppo poco tempo.
Quindi, mentre aspetto che Borja finisca di infighirsi nella doccia, mi collego al mondo e vi saluto.

Da fuori non incoraggia, ma dentro è eccezionale…ed economico!

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