Archive for the ‘Persone’ Category

Faudä


28 Mag

Riempiva il vuoto della piazza, presenza nera presenza incerta
presenza certa tra i comignoli spenti.
Sotto le pietre, la pietra.
L’uomo aveva scavato e poi costruito tremila anni di quotidiano calcare.
Tre millenni e un secolo: il medioevo, solo storia di ieri.

Antonia custodiva la chiave,
la chiave della grotta.
Custodiva il telaio e filava tappeti,
filava tappeti e nutriva i suoi galli.
Antonia custodiva anche la chiave,
la chiave nera del pollaio.

Franava la montagna e tornavano le rondini.
Chiudevano i bar, anche la strada era lisa.
Ma Antonia prendeva le chiavi e riempiva il vuoto della piazza:
filava tappeti, i tappeti del tempo.

Non furono i siculi, né i greci, i normanni.
Non furono gli arabi, i tedeschi, gli assedi.
Furono “i francesi, col loro strano dialetto”
a lasciar spazio a una leggenda,
un intreccio di fili.

Così Antonia prendeva la chiave e azionava il telaio.
Prendeva la chiave e nutriva il pollaio
e tra un momento e l’altro, lo spazio di un giorno
un passaggio sull’altro a riempire la piazza,
nel tempo nel vento del paese che verrà.

[Scritto a Sperlinga (EN), sacca di resistenza della lingua gallo-italica].

En busca de nuevas formas


08 Mar

 

Schermata 2017-03-07 alle 23.00.57

8.3.2010 – 8.3.2017. Colombia.
Secondo gli esperti, le cellule umane si rinnovano ogni sette anni.

 

Agua del cielo. Il diluvio. La città lavata via da una prospettiva liquida.
Scorre il veleno il fango il pus.
Questa carta è fatta di freddo. Quest’inchiostro contiene la pioggia, tutta la pioggia
mentre là dietro, dietro la Cordillera
il triangolo delle montagne cade nel vapore della città bagnata che libera al cielo
la sua illusione di caldo.

Non c’è alternativa al racconto quando el entorno si fa violento e ruba la volontà e la costringe a muoversi sotto la pioggia,
passi indiavolati tra giorni tutti immobili,
per seccarsi in un insieme di parole
che conduce da te.

Torno a casa, trovo i fiori, “feliz cumpleanos”.
Nijole mi guarda, sorride, è una gatta nel buio.
Accendo il computer e ci trovo un’amica.
“Arriva da Bogotà”, mi dice, “arriva da te”.

Apro il link che mi manda, ed è questo pezzo.
Parla di Antanas, leggendo il libro su di lui.
La radio d’Italia ne racconta la storia
Nijole si fa seria, e chiede: “che c’è?”.

Così son le cose, a Bogotà all’otto di marzo.
Nijole è sua madre, e io son qua con lei.
“Questa (apparentemente) semplice chiave di lettura dei decisionali politici rappresenta il perno dell’azione di Antanas Mockus e costituisce l’avanguardia di una politica orientata verso la costruzione di un nuovo paradigma”.
Lo dice la radio, ma a lei tutto questo non importa.

“E com’era il cielo? Il rumore della strada?”
Il cielo era fradicio, e l’aria profonda.
Il fango sull’asfalto giù dalle montagne d’eucalipti.
Ancora una volta l’aguacero ha confermato arcaiche consapevolezze:
non c’è alternativa al racconto,
quando gli eventi si impossessano delle cose.

Qué bonita es Bogotà
de la América es la Atena
la sangre que va en tus venas
es lo que te hace marchar
en busca de nuevas formas.
Tu eres bella, Bogotà.
[dal min. 28.02 del podcast]

Whiteless


07 Apr

Un incrocio deserto, nuvole e pecore.
Una chiesa bianca su sfondo bianco con passanti bianchi.
Luce bianca.

Il taxi si ferma per chiedere informazioni.
La venditrice di schede telefoniche abbozza un saluto.
“Where are you from?”, chiede.
Italy.

“Italy? Wait”.
E fugge di corsa, e rimane sua figlia.
Una bambina di cinque anni circa, treccine sparate verso l’alto e verso l’alto alza anche gli occhi.
Tutt’intorno l’incrocio tace, immerso nel suo bianco non esserci.

La signora torna con un cartoncino scritto a penna.
“Mezzo-carico”. “Colorato”. “Centrifuga”. “Che vuol dire?”
“Che vuol dire?”, chiede.
Nel frattempo le pecore invadono la strada.
Proprio lì, di fronte alla chiesa.

“Si tratta di una lavatrice”.
“Si tratta di una lavatrice, è vero, me l’ha comprata mia figlia”.
Sua figlia la bambina con le treccine sparate verso l’alto?
“La mamma della bambina.
La bambina è mia nipote”.

“Finalmente incontro due italiani.
Così potrete tradurre in inglese”.
Ma come si traduce in inglese centrifuga?
Prova a spiegare il concetto.
Prova a spiegarlo senza usare le mani.

Nella strada, nuvole e pecore.
Il gregge ha riempito anche l’asfalto.
L’incrocio non è più deserto.
Quel che era bianco, adesso è ancora più bianco.

Equinozio d’autunno


24 Set

Ieri sono stato investito da un’auto.
In bicicletta.
Di fronte al Lidl.
Avevo ragione io?
Aveva ragione lui?
La questione non cambiava la faccenda.

Il tipo voleva lasciarmi la mail ma non l’ho presa: non avremmo potuto comunicare.
Lui non parlava inglese, io non so il tedesco.
Sono rimasto con la bici un po’ acciaccata e la ruota davanti storta.

Mi sono spostato dall’altra parte della strada, nel parcheggio di fronte al Lidl.
In mezzo ai bidoni per la raccolta differenziata del vetro ci sono delle intercapedini, e ho iniziato a fare leva sulla ruota.

Un’operazione geometrica: un colpo di qua e uno di là, da ripetersi con forza sempre più misurata, per venti minuti.
Nel frattempo una ragazza che probabilmente aspettava qualcuno guardava, due turchi si sono fermati, la gente mostrava compassione o indifferenza e io preferivo quelli che mostravano indifferenza.

Grazie a questa cosa però oggi ho conosciuto il greco che lavora nel negozio di bici.
44 anni, ex bibliotecario, da un anno e mezzo vive in questa cittadina bavarese riparando bici.
Bella la Grecia, dice ridendo, peccato che ci abitino i greci.
Non capisce perché nell’Europa del Sud la gente sia così corrotta.
Perché gli stessi discorsi portino agli stessi governanti di sempre, e perché ai problemi venga semplicemente aggiornato il nome.

Una bella chiacchierata di mezz’ora, il tempo di cambiare il cerchione della ruota anteriore.
Poi ci siamo salutati, ben contenti di tornarcene ognuno per i fatti suoi.

Tra le 6 e le 7 del pomeriggio il cielo è diventato arancione e ha annullato i diversi colori delle foglie.
L’estate resiste alle incursioni dell’autunno.

Dove è stata scritta questa storia?


28 Giu

L’anziano signore, che da qualche minuto se ne stava in silenzio, alzò gli occhi fino a quel momento rivolti verso il basso per parlare all’improvviso.

“En un dìa como hoy de 1937 la legiòn Condor bombardeò Guernica, durante la Guerra Civil”.

Ci fu un attimo di silenzio in cui nessuno sapeva realmente cosa dire.

L’immagine di Guernica devastata, comunque, apparve di fronte agli occhi di tutti i presenti.

Più tardi si venne a sapere che l’anziano signore, il giorno del bombardamento, aveva 8 anni, e stava tornando a casa sulla groppa di una puledra, quando fu sorpreso dalle raffiche di spari all’ingresso del paese. Sullo sfondo, il bombardamento appena concluso aveva trasformato il paese in un cumulo di macerie pesanti.

Il vecchio ricordò di non aver pensato, in quel momento, né a sua madre, né a tutti gli altri che probabilmente erano sepolti sotto quelle macerie. Pensò solamente a colpire la cavalla, aggrapparsi alla briglia e fuggire.

Quando arrivò nel paese vicino, tutti pensavano che fosse gravemente ferito, perché aveva le gambe e i piedi ricoperti di sangue. La mitragliatrice aveva raggiunto la puledra, e lui sentendo i pantaloni inzuppati, aveva pensato si trattasse del suo stesso sudore.

Guido Boggiani


10 Mag

boggiani

L’archivio conserva i resti dei tempi eroici.
Il concetto di frontiera, il solito feticcio.
Guido Boggiani, pittore, fotografo, esploratore, etnografo.
Viaggiatore, poeta, uomo del suo tempo, omosessuale.
Si concesse il lusso di essere ucciso dagli ultimi cannibali.

Ben pochi sanno quante fatiche e quanti sacrifici costino alle volte queste esplorazioni benché in apparenza modeste; e gli stessi viaggiatori dopo qualche tempo non vogliono d’esse ricrdare che la parte migliore. Ma è un gran brutto trovarcisi! Tanto più per uno, come me, che non dispone nè di mezzi sufficienti nè di gente adeguata: per cui mi trovo spesso a dover pensare a tutto, non solo, ma anche a fare personalmente ciò che i servi dovrebbero fare im vece mia.

Ho pensato bene, o male che sia, di contrattare coi padroni della schiavetta, perché essa rimanga con me per tutto il tempo che resterà qui ancora. Dopo trattative andate assai per le lunghe, vi hanno acconsentito mediante il pagamento anticipato di una decina di metri di tela cotona, di alcuni fazzoletti dai colori vivaci e di altre piccole cosette di poca importanza. Per cui da oggi in poi sono ammogliato… sino a nuova avviso.

Dopo quattro mesi di estenuante ricerca Cancio giunse in unatolderìa (villaggio). Là trovò i miseri resti di Boggiani e di un altro uomo. La testa dell’esploratore era stata fracassata da un’ascia e poi decapitata. In accordo con una credenza locale con questo accorgimento l’anima non avrebbe potuto fare incantesimi. La sua macchina fotografica era stata nascosta in un buco sotto terra

Betelgeuse


07 Mar

Il meccanismo è semplice
ogni disegno, seguito da un altro disegno, provoca un movimento.
Le differenze sono impercettibili,
si direbbe quasi che ogni immagine sia identica a quella precedente.

Eppure Ranjeetha l’altra mattina ha sbagliato qualcosa
e allora da quel punto in poi, è stato tutto da rifare.

Orione questa sera è coperto, o forse è già svanito dietro l’orizzonte.
E Betelgeuse è una stella anziana, tra diecimila anni si spegnerà.
Lo capisci dal colore rosso, che per uno scherzo del destino diventa sempre più intenso.
Nonostante le differenze siano quasi impercettibili,
e ogni inverno appaia uguale a quello precedente.

Se tutto questo fosse un disegno,
rimarrebbe un filo rosso impigliato sull’asfalto.
Porteremmo alla luce la traccia invisibile di ogni movimento,
i nodi che si formano ogni volta che un pezzo di vita accade.

Eppure Ranjeeta l’altra mattina ha sbagliato qualcosa
e tornandoci sopra, il disegno non era più lo stesso.

I fili rossi, accumulandosi, stravolgono l’immagine
e anche i nodi, uno dopo l’altro, formano un pavimento.
E’ cambiato il colore dell’asfalto, è cambiata la dominante
e Betelgeuse è una stella anziana, e tra diecimila anni si spegnerà.

[disegno di Lara S].

Sciupando la tua vita in questo angolo discreto, tu l’hai sciupata su tutta la terra


11 Dic

La pace
La pace non è assenza di conflitto.

Sempre la stessa lotta per restare a galla e resistere all’impeto, a boccheggiare e sbattere i piedi fino a quando non ti accorgi che tutto è inutile e controproducente, esiste una forza che si chiama inerzia e segue una direzione e sistema le cose, esiste una forza centripeta che stringe tutto verso l’alto,ecco allora che il fiume scorre più tranquillo perché in fiume si converte, ecco che lo sforzo fisico abbandonando il corpo interte lascia spazio ai sensi, acqua sporca e limacciosa che trascina e attraversa terre diverse e abitate da popoli sedentari, palafitte in legno e fieno incastrate sotto le chiome degli alberi, contadini esploratori naviganti e sciamani, tutto scorre lungo il fiume e tutto è vivo e concreto per trenta secondi almeno, le vite degli altri che passano di lì, a portata di mano, a volte è un cenno di saluto a volte è uno sguardo di sottecchi a volte è voglia di fermarsi, ma il fiume scorre e una ragazza ci lava dentro i panni e tu vorresti dirle ti prego no, non farlo qua e non farlo adesso e lo dico per il tuo bene, acqua sporca e limacciosa è quel che troverai.

Il conflitto
Il conflitto non è assenza di pace.

Da consumarsi con Ritrovamento


02 Nov

Erase un hombre con dos Volvos

Il terzo giorno, la vedova Tobon ascoltò una melodia provenire dal piano di sopra. Automaticamente cercò il suo quaderno e prese a salire le scale. Lo trovò seduto di fronte al pianoforte, interpretando una canzone decaffeinata, ma dall’aroma leggero e gradevole.

La vedova Tobon viveva da mesi con il cuore rassegnato. Era così immersa in questa condizione, che chissà da quanto tempo aveva rinunciato al fastidio di emozionarsi. Tutto succedeva di fronte a lei come una sfilata di oggetti vecchi e scoloriti, mentre sentiva che qualcosa continuava inesorabilmente a spegnersi dentro di lei, come una radio che perde la capacità di sintonizzarsi con il mondo, e rimane, nella sua integrità, come un oggetto vuoto. Come l’immagine di quel che avrebbe dovuto essere, o come l’ombra di quel che ormai non era più.

La vedova, abituata a questo stato atavico personale, cercava, invece (non si sa se per il ricordo di quel che una volta la commosse, o semplicemente perché non voleva rimanere sola dentro se stessa) qualsiasi manifestazione non scritta e neppure parlata di un’emozione estranea – motivazione, questa, che addirittura la portava a muoversi da un paese all’altro; una ricerca inesorabile di soggetto invisibile.

E’ per questo che quando lo vide seduto di fronte a quello strumento che lei riconobbe come “generatore di probabili impressioni, e con un po’ di fortuna, di possibile esaltazione”, decise di fermarsi accanto a lui, senza nessun altro pensiero se non “toh, un piano. E guarda che materasso comodo su cui sedermi, e la stanza? Com’è ben arredata!”

Bene. Quel che accadde a partire da questo istante, per la vedova Tobon sarebbe stato qualcosa di simile a quando percepisci un odore che, per oscure ragioni, ti porta il ricordo di un ricordo dimenticato (come quando ti accorgi del vento che un giorno, chissà quando, ti aveva accarezzato le guance); e non è questione di vento e nemmeno di profumi… è il ritratto di una realtà perduta, una nostalgia crescente verso qualcosa che in fondo non sei nemmeno sicuro che ti appartenga, o che ti sia appartenuto mai… però che imrovvisamente ti viene a mancare, come se te lo avessero portato via ieri.

Fu quindi questo che la vedova Tobon sperimentò quando, senza preavviso, la melodia placida che in qualche modo la portò a fidarsi del ragazzo del pianoforte, si interruppe. E la stessa musica dolce e inoffensiva a cui lei si era consegnata, si convertì in qualcos’altro. Un’entità più in là dei singoli tasti che le davano forma. Più in là dei toni, semitoni, tasti bianchi o neri. Non c’è parola sufficientemente carica di significato per definire quel che iniziò a espandersi dall’angolo dove c’erano un bambino e un pianoforte seduti. Successe che dalle dita del bambino iniziarono a formarsi dei fili: lacci finissimi che si annodavano intorno alle stesse dita, che si annodavano tra loro… e cominciarono ad attorcigliarsi intorno ai tasti, gemendo, dimenandosi mentre si attorcigliavano intorno all’espressione più intima dell’inconscio umano.

Questi fili, che la vedova vedeva carichi di colori intensissimi – ma soprattutto arancione e viola – ballavano la danza elettrica più frenetica che si fosse mai vista, mentre sputavano in silenzio smorfie disperate, come un bebé che si trovasse a nascere senza corde vocali. E intanto passavano i secondi, e la vedova, paralizzata, senza comprendere, ringraziando Dio per non poter vedere in questo istante gli occhi del bambino (la qual cosa avrebbe significato, per ragioni evidenti, osservare senza filtri un’eclisse solare) osservò come questi fili violavano i limiti della capacità emozionale umana, e con la forza di un tifone, si trascinavano verso l’alto e iniziavano a sbattere contro le pareti mentre piangevano, sordi, e vomitavano, turbati. E quindi arrivarono al soffitto, e come acrobati, saltavano all’indietro, volteggiando nell’aria ed eseguendo vortici di tonalità paragonabili soltanto agli odori mai annusati, o alle brezze che mai ti hanno accarezzato.

E a quel punto accadde questo: la vedova, con gli occhi ben aperti, seduta sul pavimento, con le palme della mano verso l’alto, vide i fili atterrare di fronte a lei, e come un esercito ubriaco e implacabile, la prendevano per i polsi, le tiravano i capelli e tutto il resto, mentre vibravano epilettici di fronte ai suoi occhi, e iniziarono a liberare spiegazioni che lei non avrebbe mai richiesto; non per cortesia o per educazione, ma perché non avrebbe mai pensato di averne bisogno.

E i fili, di fatto, non avrebbero mai avuto bisogno della parola scritta, né di quella parlata, né di quella bianca e nemmeno di quelle cariche di tutti i significati, per parlarle del bambino che lei si era presa la libertà di pretendere di conoscere in meno di tre giorni. Un uomo che non si assumeva la responsabilità dei sentimenti che provocava intorno a lui, perché francamente – credeva la vedova – aveva cose più importanti a cui badare.

 “Il bambino tocca i tasti e allora succede che questi fili nascono dall’angolo più puro della sua essenza stringono le sue dita e spiegano cosa succede quando una donna cerca il suo calore disperatamente, ma lui glielo nega. E quel che succede quando io credo di comprendere le cose al di fuori di me, quando non sono nemmeno capace di vedere attraverso la nebbia che copre i miei occhi. Si tratta della facilità di scrivere enciclopedie sugli altri, senza essere capace di scrivere nemmeno un post-it su me stessa. In ogni caso devo andare, perché i fili si avvicinano come una folla iraconda verso i miei piedi e li sento strisciare e dichiarare battaglia a ogni barricata che innalzo, arrogante e superbia. E sento la loro furia perché da molto tempo non riesco a capire. E quindi rimango fuori dal gioco. E suona il Vals d’Amélie”.

 … e per questo i fili esplosero di giubilo: per l’onestà, per la bellezza, per la verità. E allora il ballo era leggero e dolce, e la vedova non volle sentire vergogna né senso di colpa. In ogni caso sentì come ogni tessuto del suo corpo si disfava; vinta ed estenuata, si scioglieva.. e chiuse gli occhi. E si confessò con il cielo, pregò nella sua melodia, e strinse comunione con il bambino.

[testo originale by Solo Red]

Quel che accade in un istante potrebbe non accadere mai


26 Ott

Il frutto proibito

Il campanile giallo elettrico scorre via come un panning, fuori dal finestrino. E improvvisamente le orecchie riposano, si astraggono. Da quante ore sono in cammino, oggi? Mi viene il dubbio che il cuore abbia smesso di pulsare.

Antes yo era mucho màs definitivo, c’è scritto sugli appunti dietro lo schermo. Proseguire senza indugio, lo sguardo perso nel punto fisso di un caleidoscopio. Tutto è contraddizione e tutto si compie, niente ha un fondo di impossibilità nella scia della cometa. Non resta che andare avanti adeguandosi alla mutevolezza delle prospettive. Muoversi, muoversi ancora. Nell’evoluzione della specie, argomenta Jean Claude Kaufmann, il fondoschiena si sviluppa insieme al cervello, quando l’uomo assume una posizione eretta.

Oggi, le foglie hanno cambiato colore. Succede una volta all’anno, ma succede tutti gli anni.
Resta con me e non smettere mai di andare via.
Paradoxically, the ability to be alone is the condition for the ability to love.

La coscienza, la conoscenza, la scienza. Il campanile giallo elettrico fuori dal finestrino. Il mondo scorre negli spazi esterni, tra le persone, tra gli scambi e i sorrisi. E mentre veniva preparata la cicuta, Socrate stava imparando un’aria sul flauto.  A cosa ti servirà, gli fu chiesto. A sapere quest’aria prima di morire.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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