Archive for the ‘Politica’ Category

La rivoluzione al virtuale


02 Ago

 

In parallelo al caos sin solución che ormai definisce lo stato-delle-cose in Venezuela, sui social network di un amico – venezuelano – appaiono commenti e proclami.

L’America (intesa come Stati Uniti) imperialista, la vostra classe borghese, la rivoluzione del popolo come priorità, le menzogne della stampa.

Inutile aggiungere: si tratta di commenti ad opera di pensatori italiani, senza alcuna relazione con la realtà quotidiana del Venezuela o di un paio di suoi abitanti rimasti laggiù. La falsariga è quella dei “castristi a oltranza”, che si potevano ancora ammirare nei bar di provincia negli anni Novanta: quel che conta è il fine e non i mezzi, la battaglia è impari, la moretti è più buona della peroni.
Solo che in questo caso si tratta del chavismo, o per essere ancora più grotteschi: di Maduro, per essere più precisi di Nicolás Maduro Moros, e di quegli altri bolivarianos del siglo XXI che il fine della rivoluzione paiono averlo ben chiaro.

E’ il vecchio tarlo dell’ideologia.
Pare incredibile, ma così molti provano nostalgia verso i morbillivirus, c’è ancora spazio per le ideologie.
Per dirla con Mr. Lacarne, il principale problema del Secolo XXI è tutta questa gente del Secolo XX che ha deciso di trasferirsi fin qua.

Ecuador


15 Dic

Un internet cafè sulla linea della frontiera, aspettando un Chiken Broaster al di là della strada. Questo primo Ecuador è il ritrovarsi con il freddo, con l’aria di montagna infilata tra i vestiti, con un popolo apparentemente elegante, straordinariamente educato, in una parola: andino.

La frontiera tra Colombia ed Ecuador è un fiume nero sotto il ponte. Ai due lati, due paeselli grigi e notturni, colpiti duramente dalle crisi diplomatiche dei Piani Alti, con Uribe e Correa che non smettono di insultarsi. La prima sorpresa succede in cassa di cambio, 40.000 pesos colombiani per quaranta dollari. Per quaranta dollari. Da queste parti usano il dollaro, e qualcuno dovrebbe spiegarmi per me.

E poi: il buio. L’Ecuador è senza luce, gravi crisi energetiche colpiscono profondamente il paese, in quest’epoca di perenne siccità. Storie di America Latina, domani sorgerà comunque il sole, dai finestrini di un autobus in direzione Quito.

Senza più speranza, senza patria


21 Nov

Pare che nessuno si renda conto, in quella strana terra lontana, che le crepe nelle pareti stanno raggiungendo dimensioni preoccupanti. Senza voler creare allarmismi, anzi. E’ che a volte pare tutto così paradossale, e il dubbio ti viene. Sarà la mancanza di oggettività di un punto di vista troppo vicino al problema: anche un ciclone può sembrare una tormenta, ai marinai che ci sono dentro. Succede spesso, nei film.

Il problema, però, questa volta pare serio. Tangibile, quotidiano. Soprattutto agli occhi di chi guarda l’italia da lontano, attraverso gli occhi di internet, che si dice sia lo specchio della società contemporanea. C’è una classe politica pallonara puttanara televisiva ignorante incompente volgare e ipocrita, che non ha nemmeno il coraggio di difendere a testa alta i loro valori sessuali promiscui e narcodipendenti. Poco più in basso, tenuta buona a colpi di crocifisso, una mandria di aspiranti puttane e puttanieri ingrassa leccando i deretani dei “personaggi vincenti”, un po’ mangager di formula uno un po’ camorristi, un po’ lampadati e un po’ ciarlatani.

Si intravede un popolo, attraverso la rete, piuttosto grottesco: gente che si scambia le rose di buona notte allegando messaggini da rincoglioniti, mentre i puttanieri privatizzano l’acqua e i transconsulenti muoiono nelle stanze d’hotel, in circostanze misteriose. Gente di cinquant’anni, persone che nel millenovecento e settantacinque avevano vent’anni, persone nate vissute e cresciute nell’europa del dopoguerra (che da queste parti chiamano “il primo mondo”), godendo di ogni privilegio sociale ed economico possibile per evolvere come si aspetterebbe da un essere dotato di un cervello, incollate allo schermo a scambiarsi la canzone di tiziano ferro con le nipotine. Studenti al quarto anno d’ingegneria che dialogano attraverso insulti a sfondo calcistico. Cosa ci si potrà mai aspettare da un dodicenne, a questo punto.

C’era un documentario emblematico, nell’Argentina che scivolava verso il disastro degli anni Settanta. Una frase s’inseriva violentemente tra le immagini, con un messaggio chiaro: “ogni spettatore è un codardo o un traditore”. L’italia di oggi è una tragedia decadente. Per ogni tragedia, i suoi spettatori.

Analisis del discurso retorico


19 Nov

DISCURSO COMPLETO (EN ITALIANO)

Por Xéh

Primer enunciado: Fingimiento

Es el inicio del discurso, y comienza con haciendo uso de la técnica de “fingimiento”(convención que incrementa su potencial persuasivo ante el público) que hace uso de un tono de confesión o familiaridad para lograr que el receptor se sienta identificado con él, pueda hallar en él al ser humano, hijo, trabajador e italiano.  En esta primera frase el candidato trata de ponerse al nivel de su público, haciendo uso de la primera persona y de los valores católicos.

Segundo enunciado: Acusación-Persuasión (causas del anterior fracaso)

“scendere in campo” que en español significa “bajar al campo de juego”, lo hace ver como un ser humano superior, que gracias a su status económico muy elevado posee cualidades y potencialidades intelectuales que le permiten gobernar un país como nadie podría hacerlo. Es una frase egocéntrica, que seguidamente acusa y mueve la balanza a su favor, culpando a un grupo político de los anteriores fracasos de Italia y persuadiendo a su audiencia de que él es el mejor candidato para la Italia.  Una cosa es prometer con honradez y otra es convencer

Tercer enunciado: Identificación (adhesión política)

Nuevamente la frase “scendere in campo” hace referencia a su nivel de empresario exitoso que lo hace estar por encima de la clase media italiana y que lo aleja de los verdaderos problemas del país.  Sin embargo, seguidamente cae en una antítesis, que es vista como una reivindicación. Es decir: la frase “scendere in campo” por principio lo sitúa en la cima de la pirámide social, pero continúa con “y si ahora les pido “scendere in campo” también a ustedes, a todos ustedes” reivindicándose con la sociedad, por haberse hecho ver superior.

Figuras patéticas: Las frases siguientes de este enunciado se refieren a los “sueños” del político, que son, los sueños utópicos de cualquier sociedad (cae en la figura patética)  y que además son los valores católicos.

Cuarto enunciado: Afirmaciones, Promesas y Prevaricación.

Es tìpico del discurso político caer en las promesas, pues hace parte de la naturaleza compromisiva del discurso político, sin embargo el candidato en cuestión no hace uso de argumentos sólidos para sostener dichas promesas, lo que le hace perder la credibilidad de quienes atienden con atención a su discurso pero ganar adeptos, siendo estos aquellos que se dejan conmover fácilmente. En este enunciado la superficialidad del razonamiento político (que se ve desde el inicio del discurso) se hace mucho más evidente pues este hombre asevera algo tan evidente como gratuito.

La prevaricación, en este caso, es la capacidad de mentir y hablar sin sentido. Aplicándola a este análisis, el político en ausencia de razonamientos lógicos y argumentos sólidos que le permitan dar fuerza y credibilidad a sus promesas, cae en el uso de lugares comunes: “la criminalidad,  la corrupción, la droga, la seguridad, el orden, la eficiencia”. Todo este enunciado representa un gran ejemplo de prevaricación, pues aunque bien sea legítimo el hecho de prometer en un discurso político, no debería haber espacio para expresar ideas utópicas que no pertenecen a un campo de acción político claro.

Si las afirmaciones políticas están ligadas a un sistema de valores y a una concepción de la acción, las promesas son su expresión canónica, es decir, de aplicación ordinaria.

Quinto enunciado: Promesa y afirmación

Para finalizar el candidato prometeLes digo que podemos” y seguidamente afirma “debemos construir juntos para nosotros y para nuestros hijos, un nuevo milagro italiano”. Esta última expresión hace uso de una ejemplificación que logra nuevamente, siendo una figura patética,  generar confianza, esperanza e identidad colectiva en el pueblo italiano que previamente consiguió salir de una fuerte crisis económica, obviando que hoy no es más una república próspera. Sin embargo aunque si bien las afirmaciones y promesas pueden incurrir en tales infracciones, su discernimiento en el discurso político no es inmediato ni preciso.

Gli italiani e la memoria storica


27 Ott

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…

…Si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare.
Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia.

Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

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11 Set

…e pensare che a tutt’oggi, con l’illimitata disponibilità di fonti di informazione a completa disposizione dell’essere umano, c’è ancora chi crede a Osama Bin Laden.

Sergio Fajardo


13 Ago

Hoy apareciò por ahì en la Universidad Sergio Fajardo, candidato presidente sin ninguna clase de relaciones con partidos politicos. Mucha gente, buena la actitud.

Profesor de matematica en la Nacional, alcalde de Medellìn, este hombre està recorriendo desde hace veinte meses a Colombia con un mensaje bastante sencillo y jodido: la transparencia. Una piedra encima a la narco-farco-para politica, y volver a la realdad de los 4 millones de desplazados internos, màs allà del vidrio. Dejarse atràs la basura del Uribez, entendida còmo esta mezcla asquerosa de criminalidad y populismo que une las dos actuales superstars politicas del Caribe.

El lenguaje de Fajardo es un himno al obamismo. En su estilo, en el jeans con camisa, en sus power-points dibujados con el lapiz, en los grupos de apoyos llenos de jovenes que llenan la red y los facebooks en todo el paìs. Si no fuera que Obama pueda manejar mejor que Fajardo toda Colombia (gracias al tetrico invento del Plan Colombia y de unas cuantas bases militares), una similitud entre los dos podrìa sèr posible.

Serìa otro mensaje interesante para otros pueblos, que se  tachan de “primer mundo” y siguen eligiendo los Berlusconi.

Vota P.E.N.E.


26 Lug

Il prossimo anno, i colombiani eleggeranno il nuovo president. Sì perchè, nonostante il plebliscito che i sondaggi non hanno smesso di accordare al parabastone e la narcocarota di Uribe (robe da 80%, 81,27 come direbbe Berlusconi), il vento dalle parti di Washington è cambiato e questo antipatico negrito non sembra disposto ad avallare un terzo mandato dell’unico presidente zerbinoamericano in America Latina.

Caza d’la Poesia, eccellente angolo di filosofi, pensatori, musicisti, perfettamente incastonato sotto un mango tropicale, ha lanciato il suo accorato sostegno al “partido del P.E.N.E.”. Ossia: “Partido Entreguista Nacionalista Embustero“, dove il principale candidato sarà…Nessuno.

Nessuno infatti tirerà fuori dal terzo mondo questo hermosisimo paese, Nessuno provvederà a ridare una casa ai due o tre milioni di rifugiati interni (seconda tragedia al mondo, dopo la Somalia), sarà Nessuno a guidare la Colombia fuori da una retorica battaglia tra “bene” e “male” dove tutto è, una volta di più, relativo

Argentinite


04 Lug

E’ effettivamente curioso aprire ElPais e trovarci il proprio panettiere, dei tempi di Bernal. Questa foto rende piuttosto bene di quanto l’aria sia diventata irrespirabile a Buenos Aires nell’ultima settimana, da quando cioè l’eterna convalescente Argentina si è resa conto di avere la febbre dei maiali, per gli amici H1N1.

Tra psicosi, terrore, propaganda, populismo, starnuti e insabbiamenti vari il problema pare piuttosto serio. Buenos Aires è una città di quindici milioni di incazzati, e la palese evidenza del “qualcosa di strano” dietro a questa strana epidemia è la voce comune.

Mientras tanto, il Governo rassicura e pontifica. Tra i mille inviti alla calma, an umconfortable truth: “occhio al denaro. E’ il maggiore mezzo veicolatore del virus”.

Berlusconi spiegato agli italiani


29 Giu

Tra le miriadi di articoli che quotidianamente, dall’estero, cercano di definire la penosa situazione italiana, uno in particolare è particolarmente interessante. Voilà la traduction.

“Abbiamo visto come funzionano i totalitarismi del XX Secolo e sappiamo perfettamente a cosa attenerci. Se il Male potesse avere, in politica, una sola forma, sarebbe probabilmente questo. Dobbiamo però chiudere gli occhi di fronte alle aberrazioni che si producono regolamente al centro di democrazie consensuali?

Da George W. Bush a Josè Maria Aznar, passando per Tony Blair, abbiamo dovuto sopportare, recentemente, alcuni dirigenti che non esitavano a richiamarsi alle regole più elementari della morale per giustificare la violazione del diritto internazionale. E’ vero che tanto gli americani come gli spagnoli e gli inglesi hanno rifuggito, senza mezzi termini, questi signori colpevoli di averli direttamente danneggiati. L’Italia, però, continua a soffrire le stravaganze di Silvio Berlusconi ed i mali del suo sistema. Al suo cospetto, i nostri amici intellettuali italiani sono demoralizzati, oppressi da qualcosa che stanno vivendo come un’autentica maledizione.

E’ inutile ricordare nei dettagli le caratteristiche, i fatti e le parole del personaggio: megalomane, volgare, spietato con gli avversari, distorto ed ipocrita con gli alleati, manipolatore, amorale e, soprattutto, frivolo, di una frivolezza tale che lo converte in impermeabile alla vergogna ed al ridicolo. Ma è un uomo di affari prudente, un politico astuto, che utilizza il suo impero mediatico basicamente per fomentare i più bassi istinti del popolo ed ottenerne l’appoggio.

Come è potuto accadere, nel paese di Dante e del Petrarca? Il fenomeno Berlusconi prende forma in una società che non solo è democratica e moderna, ma anche basata su una lunga tradizione culturale. Ogni ambito dell’intelligenza e delle arti è stato fecondato dal genio italiano: la letteratura, la pittura, il cinema, la scienza. Ebbene, Berlusconi sembra rappresentare l’esatto contrario di questa tradizione. Perchè quindi continua a vincere le elezioni?

Due caratteristiche nell’attuale situazione italiana possono aiutarci a trovare una risposta. La prima è direttamente collegata al significato ideologico del del “berlusconismo”. Da qualsiasi angolo lo si osservi, il discorso berlusconiano si mostra sempre come l’espressione di una volontà di potere irrazionale, di tipo quasi nietzschiano, sorta brutalmente nel cuore stesso del sistema politco italiano. Messa in scena dal comportamento del Cavaliere, questa voglia di potere è iniettata giornalmente nell’immaginario della società attraverso il suo impero mediatico. Una sorte di potere “totalitario democratico”, se una simile definizione non è autocontradditoria. Eppure, non è Berlusconi il proprietario legale di questo immenso potere? Non è, qua, il potere del denaro la base democratica della voglia di potere?

Questa situazione, della quale ogni italiano è cosciente, è provocata dalla distruzione drammatica del sistema dei partiti che hanno dominato la vita politica nell’ultimo mezzo secolo. Varii sono i fattori che hanno condotto all’indebolimento strutturale tanto delle istituzioni statali come del potere legislativo (fatte, disfatte e rifatte secondo le necessità e la voglia di potere berlusconiana): la disgregazione dei grandi blocchi politici, l’emergere di forze minoritarie che hanno formato alleanze congiutturali, l’esistenza di un sistema elettorale fabbricato perchè sia impossibile creare ampie maggioranze, la corruzione localizzata in seno alle pubbliche politiche con il fine di generare realtà parallele alla legalità (clientelismo, zone d’ombra per le attività mafiose nell’economia…).

La macchina berlusconiana si è formata così in uno spazio che storicamente è rimasto vuoto, dopo la scomparsa della democrazia cristiana e la sinistra riformista di allora, incarnata dal defunto Partito Comunista. Di quelle due grandi formazioni politiche, rimane solamente una destra sgretolata, rotta, ed una sinistra impotente, lentamente trasformatasi in un centro-sinistra per terminare, oggi, in un magma indefinito.

Da ormai 20 anni, il berlusconismo ha svolto fondamentalmente il ruolo di sostituto della decadenza dei grandi partiti politici. Ha introdotto una forma di fare politica che non aveva precedenti, in Italia, dalla fine del fascismo, basata integralmente in un populismo reazionario e triviale, tipico dei partiti dell’estrema destra tradizionale. Tra il razzismo della Lega Nord di Umberto Bossi ed il neofascismo soft di Gianfranco Fini nel sud, Berlusconi ha aggiunto un tocco personale: attacchi costanti al potere giudiziario, odio viscerale verso il mondo dello spirito, conversione dei migranti al ruolo di capri espiatori… Questo conglomerato di partiti, che ha per unico obiettivo la conquista e la conservazione del potere, si appoggia peraltro su quegli strati della società che tradizionalmente sostengono i regimi autoritari: classi medie commercianti, alta aristocrazia finanziaria, basso proletariato, salariati abbandonati dalla sinistra.

Di fronte a tutto ciò, la società civile itailana reaziona con alcuni grandi nomi e formando partiti politici promettenti (come Italia dei Valori dell’ex magistrato Di Pietro), però, scarseggiando la forza politica del futuro, sembra consegnarsi sola all’impotenza. La Chiesa cattolica, concretamente nel nord, si iscrive all’interno del movimento di resistenza, prestando aiuto agli immigrati ed agli stranieri di fronte all’odio che li circonda.

La seconda caratteristica che può spiegare la preminenza politica della volontà di potere berlusconiana si riferisce all’indebolimento delle condizioni di espressione della volontà generale in Italia. L’esistenza di un sistema elettorale basato sulla rappresentazione proporzionale integrale suppone la dissoluzione della volontà generale in una moltitudine di forze che non fanno altro che annullarsi. In più, ogni riforma del sistema elettorale imposte da Berlusconi aspirano al mismo obiettivo: riprodurre all’infinito i limiti intrinsechi del potere rappresentativo, favorire il fallimento dell’espressione della volontà generale, generareimpotenza politica nei confronti della superpotenza del suo impero mediatico.

Detto in altro modo, il sogno berlusconiano consiste nel ridurre la volontà generale ad essere il risultato della competizione deliberativa tra i partiti politici, sottoposta al potere mediatico, che controlla praticamente al 100%.

L’incapacità che dimostra il modello politico italiano per creare una volontà generale coerente non è l’unica conseguenza dell’esistenza di un sistema elettorale particolarmente nefasto. In realtà, la questione di fondo riguarda la scomposizione prolungata, da ormai 20 anni, delle élites politiche e culturali italiane di destra e sinistra. Il berlusconismo si manifiesta prima di tutto come il sintomo di questa scomposizione, però basandosi su una base ampiamente popolare, appare evidente come la responsabilità della sinistra italiana è schiacciante.

La principale conseguenza di questa situazione è più grave di quanto sembri. La disgregazione della volontà generale maggioritaria, unita all’emergere della volontà di potere berlusconiana, conduce dritta verso uno dei vizi più letali della democrazia, denunciato nell’antica Grecia da Aristotele: la trasformazione del sistema democratico in un sistema demagogico. Perché la demagogia, oltre a rappresentare l’opposto della legge democratica, è anche la forma di espressione privilegiata di ogni populismo.

E’ ovvio che presto o tardi il popolo italiano si libererà dall’anomalia berlusconiana. Questa esperienza, però, dovrà farci capire che nessuna democrazia rimane esente dal sorgere di fenomeni simili al berlusconismo italiano, quando non presta la giusta attenzione alla logica profonda delle sue istituzioni”. Sami Nair, El Pais.

Diary of a Baltic Man

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