Archive for the “Polizia” Category

Quando Pablo Neruda se ne andò in Sri Lanka, nei lontani vent’anni della sua esperienza diplomatica al servizio dell’ambasciata cilena, rimase impressionato nell’osservare i metodi autocnoni di addomesticamento degli elefanti. Osservò che i pachidermi addestrati formavano un largo cerchio intorno ai loro simili liberi, permettendo così all’uomo di avvicinarsi repentinamente e incatenarli al primo albero a disposizione. Neruda, nemico dell’ingiustizia e di ogni forma di stupidità, si chiedeva come è possibile che un gruppo di animali lavori contro gli interessi dei suoi stessi simili, per realizzare i desideri del suo nemico dichiarato, l’uomo.

Comments 5 Comments »

“Il mondo è sempre più ingiusto e le differenze tra paesi ricchi e paesi poveri e tra ricchi e poveri in ogni paese aumentano sempre di più. Non è ideologia, lo dicono tutti.

I paesi ricchi che dominano il mondo però pretendono, credono o fingono di voler insediare la democazia dappertutto. Ma la democrazia non può convivere con l’ingiustizia. Quella vera, perlomeno. Come fare allora?

Questo libro parla di un sistema per risolvere questa contraddizione. Efficace, moderno, raffinato e, come tutti i sistemi, mai casuale. La Colombia, dove questo sistema è stato sperimentato con maggiore impegno e successo, fa da cavia al resto del mondo. Un laboratorio del mondo globalizzato, scandalosamente ingiusto, ma democratico”.

Così inizia Colombia, il paese dell’eccesso, di Guido Piccoli. Un libro più che utile per comprendere cos’è successo negli ultimi sessant’anni in Colombia, e non solo.

Comments 2 Comments »

Comments 6 Comments »

C’è una cosa che mi fa sballare, anzi due. La prima è il colpo di genio di La Russa (ministro della difesa? La Russa? Si??), con i suoi soldati in cittá “ma solo per un anno”. La mia avversione personale contro qualsiasi divisa mi impedisce di commentare equilibratamente la cosa.

Meglio ancora, peró, le risposte del Di Pietro, o di tal ex-parlamentare dei Verdi Angelo Bonelli. E’ sorprendente l’inquietante disinformazione che serpeggia in Italia a proposito di Colombia, sorprendente e triste, se si considera che non è solo la massaia di Saluzzo a sparar le sue teorie su un posto lontano che nemmeno conosce, ma anche politici, mogli di Sarkozy, dottori e panettieri enunciano le loro veritá su questo strano paese cocainomane e dittatoriale.

Sia chiaro. Colombia continua ad essere il primo esportatore di Biancaneve nel mondo (e la Sicilia continua ad essere un ottimo approdo commerciale), e la sua situazione politica puó essere quantomeno criticata (non sicuramente da un italiano, che elegge per la terza volta el Padrino Pituffo, come lo ha definito un barista di Bogotá, piú informato sul mondo di Di Pietro & friends). Peró, posso giurare che parole come “regimi dittatoriali sudamericani” sono un tantino campate in aria, si.

Ció non accade nelle politiche (e societá) spagnole, francesi o inglesi, attive nel promuovere da queste parti ogni forma di cooperazione, intuendo il potenziale futuro di un Paese che sta crescendo di anno in anno e che sembra aver superato i suoi anni piú difficili. Come giustamente commenta Fla, in ogni cittá sudamericana c’é un centro culturale francese (Barranquilla conferma), e tra gli europei che arrivano in Colombia per turismo gli unici italiani appaiono a Cartagena, feudo della prostituzione low-cost.

Che aggiungere? Niente. Il post è scritto, mi faccio una bella striscia di pura-colombiana e sono pronto a scendere per le strade di Bogotá, con il fedele kalashnikov a tracolla. Se voi volete seguir l’esempio colombiano, fatelo cosi.

Comments 2 Comments »

Cartagena de las Indias, vera perla del Caribe colombiano grazie alla sua citta’ vecchia dai balconi fioriti, riversa il suo turbamento nella serata inoltrata, davanti ai bar.

Negli sguardi incollati alla televisione, nella salsa e nella cumbia che per un po’ abbassano il loro volume, negli “hijos de puta” urlati contro lo schermo si apprendono le ultime novita` di questo strano fantarisiko caribeño. Insulti da tavolino, riesumano sfondi calcistici, lanciate in ogni direzione, che partono verso il Venezuela o Quito o Bogotà, e invettive cariche di rabbia che all’unissono vengono lanciate verso la solita selva.

Per piu’ di uno il vicino Venezuela è luogo di lavoro, pendolarismo settimanale adesso in mano ai soliti capoccia di palazzo, la frontiera da oggi si stringe e gli autobus della mattina questa volta non partiranno. La direttrice che raggiunge Caracas si riempie di mezzi color verdastro, artiglierie varie che si accumulano lungo i confini colombiani qua come più a sud, zona Equador.

Il mezzobusto di turno di tanto in tanto interrompe la vuotezza di un pomeriggio caldo per riportare le ultime parole dei caudillos o dei gringos di turno, e puntualmente gli astanti si dividono sulle più varie interpretazioni della novità. Rimangono due, anzi tre popoli, interi e diametralmente simili tra loro, che combattono una quotidianità già troppo difficile e a Risiko proprio non ci vogliono giocare.

Comments 9 Comments »

L’uomo sogna di volare. Da sempre, nei sogni di caverna e nelle intuizioni del Leonardo, tra le righe di centinaia di canzoni e le visioni di paramondi fantastici. Eppure, solo adesso l’homo incomincia a fluttuare e innalzarsi verso il Celeste, privo a dir la verità di una qualsiasi aura mistica ma ammassato tra fagottami e posti finestrino.

Revolution is going on. Un paio di mesi fa è morto Tony Ryan, fondatore della celeberrima Ryanair, e in una delle ultime interviste qualcuno gli chiese che effetto fa pensare di aver cambiato la vita a milioni di europei. Altolà, fermi un attimo a riflettere. Effettivamente…effettivamente chi è poco aggiornato di low-cost e artifici simili stenta parecchio a credere che ormai Stoccolma sia molto più vicina di Ascoli-Piceno (a meno che non ci si trovi in Abruzzo, chiaro); analogalmente il santissimo piissimo aficionado di Trenitalia faticherà a comprendere che con 19 euri si possano percorrere (senza ritardo! Satana!) un paio di migliaia di km. La realtà, però, è sotto gli occhi di tutti, sotto nuove forme di “pendolari europei” e sulle seggiole di un aereoporto low-cost, dove i protagonisti di triangolazioni aerei tranquillamente attendono: personaggi come il mr. Ryan e i suoi numerosissimi seguaci stanno veramente cambiando la comune concezione dello spazio-tempo, ed anche piuttosto rapidamente. Con metodi anche piuttosto innovativi: il “check & Go” per esempio consente ormai di arrivare in aereoporto anche solo 20 minuti prima del volo, evidenziando ancora una volta come la realtà sia più evoluta della sua regolamentazione (fino a quando l’Europa tutta non sarà sotto l’egida di quella strana cosa chiamata Schengen, l’omino del controllo passaporto continuerà per qualcuno ad esistere, immortale).

Resiste però irremovibile alle rivoluzioni l’eterna Linea Gotica, quella muraglia di uomini e scanner che giustamente deve impedire che qualche bizzarro mitomane vestito da musulmano danneggi persone oggetti e politiche internazionali con comportamenti birichini d’alta quota. Si tratterebbe teoricamente di un servizio dalla collettività lodato e benedetto, a nessuno dopotutto piace l’idea di finire incastrati in qualche palazzo governativo, se non fosse per la fantasiosa arbitrarietà che caratterizza questa Tragedia.

Ho passato il check-baggage con una lametta di 4 centimetri 4 nello zaino, non istinto killer ma semplice dimenticanza. Lametta peraltro nascosta neppur troppo bene: ma tutti erano troppo presi nel giudicare la composizione chimica dei temibili Rossetti Di Distruzione Di Massa della ragazza davanti a me per rendere il giusto cerimoniale alla mia lametta. Ignaro e spavaldo, con la presupposizione d’invincibilità, mi sono diretto così verso il Duty Bar, dove ho comprato un’ottima Beck’s (Brema è la città della Beck’s, ndr) che ho senza problemi introdotto sull’aereo.

Ed è così che, preso dal delirio, ho spaccato il vetro sulla testa del signore rubicondo davanti a me come prova della mia invulnerabilità e, con la lametta in una mano e un coccio di vetro nell’altra, mi sono scagliato contro l’equipaggio dirottando l’aereo verso l’ufficio della Sicurezza Aerea Europea a Bruxelles.

Ho voluto vendicare tutti gli shampoos e le coca-cole che mi hanno fatto buttar via in una vita di check-in.

Comments 8 Comments »

                           politkovskaja.jpg

Ci sono i soliti “gruppi di ignoti senza targa sulla macchina” che girano per i villaggi, completamente ubriachi, uccidendo a caso. C’è il piccolo funzionario pubblico che si inchina e si piega per pochi Rubli, nel silenzio. Ci sono i terroristi, gli unici impuniti di tutta la storia. E c’è un presidente che si diletta personalmente nella nobile arte della tortura, nelle migliori tradizioni famigliari.

Ci sono tutti, in questo simpatico (poco simpatico) e immaginario libro nero. Peccato che sia poco immaginario e molto reale, e che la sua autrice, Anna Politkovskaja, sia l’ennesimo nome tra i Martiri del Giornalismo, assassinata proprio perchè una delle uniche voci fuori dal coro di consensi al Nuovo Zar.

“Rimma mi mostra un normale questionario scolastico della figlia-vittima a Beslan, di quelli che compliano milioni di bambini delle medie: cognome e nome, cosa vogliono diventare da grandi, e c’è chi scrive che gli piace Schwarzenegger e chi peta, il ragazzino della classe a fianco. IL questionario di Aza è diverso.

Domanda: ‘cosa ti preoccupa maggiormente?’ Risposta: ‘La Russia’. Semplice”.

Comments 6 Comments »

          dscn2033.JPG

Ho conosciuto un ex ispettore-capo della polizia, 21 anni contro mafie e grandi criminalità e 5 scontri a fuoco. Adesso ha lasciato la divisa e si dà ai festini più esagerati a Salvador de Bahìa. “Ero stanco di un lavoro che, alla fine, lascia sempre qualcuno piangere“.

Ho un fratello che gioca nella squadra giovanile degli Houston. Adesso è in trasferta a Dallas.

Gli anni ottanta hanno anche prodotto, tra le tutine attillate di Joey Tempest e il pelo di Piero Pelù, i Marillon. Tu li conoscevi? Io no, ma adesso li amo.

Perbacco, dopo due mesi che ospito una lituana mi sono accorto che non l’ho ancora portata a Firenze. Domani vado a Firenze. E anche a Pisa.

“No, signora, mi dispiace ma il codice etico di questo ristorante e mio in particolare mi impedisce di portarle una bistecca ai ferri per il Suo pocosimpatico cane. Non me ne voglia il bestio, ma da qualche parte là davanti qualcuno più tardi aprirà i miei sacchi della spazzatura e mangerà quello che il Suo simpatico animale non ha voluto. Mi dispiace”.

Da qualche parte, su una nave con previsione di rotta Savona – Italia, c’è la peggiore delle sarde di ritorno da Capo Nord che visse con me a Kaunas. Doriana chiamami!

Ho incominciato ad amare la purnonperfetta sanità italiana, così, di colpo. Mi è successo su un marciapiede, a Savona. Ero appena uscito da un cinema dove davano Sicko, di Michael Moore.

“Signori, basta! Non possiamo andare avanti così. Questo blog ha la stessa grafica da mesi e mesi, non vi rendete conto che gli altri bloggers cambiano, aggiornano, sciabattano di html e si innovano? DiaryOfABalticMan no. Insomma, presto saremo completamente fuorimercato. E quel giorno non ditemi che io non vi avevo avvisato! Signori, non ditelo”.

Non lo so cosa succederà, piccola. Non c’è mai stato niente di serio e particolarmente sensato in tutto questo. Però, tu giovedì notte te ne voli via, lassù nel tuo lontanissimo nord. Non piangere, piccola, che lo sai che è un casino anche per me.

Comments 6 Comments »

© by Baltic Man