Archive for the “Risse” Category
Posted by Baltic Man in Comunismo, Italia, Polonia, Risse, tags: acqua, caraibi, cepu, fuga, Italia, mollo tutto, Politica, scappo, vado via, waterloo

C’è una brezza pesante e prende a pugni il silenzio, qua sulla cima del fondo del mondo. Voci lontane e segnali indistinti, fiumi di polemiche scorrono a fecondare quella famosa madre degli idioti conosciuta ai più. Laggiù nella valle grandi attività in corso d’opera, maniacale fermento nei preparativi per la celebrazione del proprio funerale. Pare che il Ministro Distruzione abbia proposto una gran gita scolastica collettiva a Waterloo, ma nessuno sa dov’è. Hanno studiato tutti (ma proprio tutti) nella Scuola Normale Cepu ma non si capiva niente perchè valentino rossi faceva ininterrottamente il rumore della sua moto, così son diventati tutti bidelli fannulloni. Che passano tutto il giorno a guardare la tv bugiarda, perchè i trozkisti e i menscevichi mandano in onda robe strane tipo un vecchio presidente che parla strano e parla di infiltrare qualcuno e mandar tutti all’ospedale e lavarsene le mani. Cosa tecnicamente impossibile in quanto l’acqua non è più un bene pubblico e nemmeno divino, e comunque è tutta andata a spegnere i miliardi bruciati nella borsa e quella che è rimasta è privata anche se ancora nessuno lo sa, e non lo vuole sapere, perchè noi qua ci si lava i piedi con il vino. Mentre la compagnia di bandiera è stata messa sull’asta e nessuno da lì l’ha ancora tolta, impegnati tutti a cercar di stabilire se è più cinese un cinese o meno italiano un algerino.
Ho come la netta e illuminante sensazione che l’anti-italiano qua non sono io: siete voi.
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Sono stato ad una “gallera“, che in altre parole sarebbe un combattimento di galli. Non mi guardar cosi, con ’sta faccia disgustata: hai ragione. Tutto quello che posso dire a discolpa è che almeno avrò un’immagine concreta della faccenda quando il prossimo libro/film ne parlerà…
Ebbene. Stretti sudati affannati nel centro dello show, c’era questa marmaglia di bestie aggressive, schiuma alla bocca e occhi infuocati, attaccandosi l’uno con l’altro con una violenza primitiva che descrive perfettamente il concetto di “istinti animali”. Uno spettacolo raccappricciante, davvero, e triste è pensare che molta gente, troppa gente, aspetta il sabato sera per trastullarsi con una boiata del genere.
E poi, c’erano i galli. Disgraziate icone dell’immagine di pollo che li accompagna dalla notte dei tempi, lì a scannarsi vicendevolmente tra loro, forti degli arpioni metallici che qualcuno gli ha incollato alle zampe. Senza l’onore di una rivolta disperata contro i loro carnefici, nel frattempo intenti a giocarsi la settimana, la macchina o la moglie tra loro.
Una nota doverosa: una sola donna in quel pollaio collettivo.
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Posted by Baltic Man in Amici, Colombia, Comunismo, Lithuania, Medellin, Musica, Notte, Persone, Risse, Storie, Sud America, Viaggi
Mentre tutto scorre. Scorrono diverse tinte di verde, in un mosaico di specie vegetali mai viste nè immaginate che si ammassano più in là della striscia di asfalto. Lentamente sfilano carri, buoi e cavalli, in questo continuo saliscendi che inesorabile caratterizza la Colombia del centrosud. Seduto li a fianco, nel polveroso cassone di una jeep, un militare al termine del suo calvario se ne torna a casa. Nasconde un pappagallo verde e giallo in un sacco, ricordo dei suoi mesi nella selva. Le formidabili “palmas de cera” della Valle di Cocora, roba che cresce solo lì. L’affanno festoso del Giovedi Santo di Neiva, nella sua contrapposizione tra proibizionismo alcolico e Peccato: è proibito l’alcol ma ovunque si sbrana carne. Quel padre di famiglia che accompagnandoti all’ostello ti mostra le foto dei suoi figli. Disquisizioni mentali sull’impossibilità di viaggiare da solo: 15 minuti dopo aver lasciato Barranquilla il tentativo era già sfumato, e adesso ci si muove costantemente in 5. Scorrono le genti e i popoli, dalla terra di San Augustìn affiorano souvenir di popolazioni precolombiane sparite chissà dove. El hijo de puta dell’autobus, che vende 32 biglietti per 28 posti, e allora bisogna discutere e poi litigare e poi sedersi su un gradino e chiudere gli occhi scaraventato di qua e di là dalle curve dalle buche e da Syd Barret. Quell’amico fenomenale che manda email dall’italia dicendo “avevo un amico a medellin, guarda se lo trovi”. Quell’altra amica che stava sperduta nel Quindio, e rivederla è stato un ritorno a Notti Baltiche. La ritrovo come l’avevo lasciata, mi ritrova come mi aveva lasciato. Probabilmente ho anche gli stessi jeans. Le facce, gli occhi e gli accenti, cosi colombiani cosi diversi dalla colombia del nord. Considerazioni perfino sul vento, mi si dice “chiudi gli occhi e spegni i sensi, renditi conto solo dal vento che sei in sudamerica. La gente della strada che ti vende tutto quello che si potrebbe comprare, si capisce quando dalla polvere esce un trattato su “La persecuciòn sovietica en la Iglesia de Lituania”. Musiche che si mischiano si confono ma mai si picchiano tra loro. Simon Bolivar in tutte le sue forme bronzee, a Manizales è un incrocio tra uomo e condor. Scorrono anche le acque, e veloci, e calde e fredde sottoforma di terme e di cascate. Il colombiano che si illumina per spiegarti che ha un cugino a Latina. Tutta quella gente di là dall’oceano, chissà cosa sta facendo, mentre le strade del Sud America lentamente scorrono.
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Pare proprio di essere atterrati nel deserto. Ricordo domeniche pomeriggio antiche, dove quando splendeva il sole i comuni mortali andavano e si moltiplicavano nei più svariati lidi, lasciandosi andare alle più fantasiose passioni. Salivano al cervello le idee più svariate, si spandevano nell’etere messaggi e voci e in tempo zero un qualche compagno d’avventura appariva disponibile e fiero verso il Peggio.
Negli amletici tempi moderni, tuttavia, pare ci siano forze oscure capaci di rompere gli umani consolidati meccanismi. Forze oscure tutt’altro che ignote, malevoli immensità dai nomi più accantivanti ma al tempo stesso interessanti: quella in questione si chiama per esempio “Mondovicino“.
Pare sia sorta infatti in queste controverse zone una diavoleria con questo nome, capace di modificare profondamente l’habitat naturale dell’homo-portafolius, testimonianza diretta di quella follìa generalizzata che dà vita a perle di saggezze eterne quali “tutto il mondo è paese“. Inutile dire che con tutti i mezzi si tenta di trascinare il sottoscritto in quell’insano Eden, tentando l’abbordaggio con tentazioni (guarda che ci sono gli hard-disk da 2 terabyte a ?.9999 euri), descrizioni (dicono che centro commerciale è il più grande del Nord Italia e il secondo più grande del Sud Europa), esagerazioni (dicono che questo centro commerciale è il più grande di tutti gli altri ed è il secondo più visitato della galassia), e valide argomentazioni (no guarda domenica andiamo lì perchè tutti vanno lì).
Quando ormai preso dalla disperazione e dal rimorso pensavo solo più espiare le mie colpe e dirigermi di corsa verso la Mecca, scopro cose quantomeno bizzarre. Pare infatti che, il giorno dell’inaugurazione, nell’Ombelico del Mondo in questione regalassero ai primi tot. traviati una quantità X di beni irrinunciabili, quali lavatrici e telefonini e ferri da stiro. Di fronte a una così accattivante proposta, è logico e inevitabile e giusto che una folla umana indescrivibile si sia ammassata davanti ai cancelli dalle 3.30 di notte (!), nonostante peraltro il buonsenso induca a pensare che presumibilmente tutti possedessero già una lavatrice un telefonino e un ferro da stiro.
Ora tu, simpatico ingaro ed in buona fede, penserai che questo è quanto. No. C’è di più. Perchè le cronache del luogo riferiscono di una rissa, un prevedibile confronto tra Signori, eroico sacrificio nella “guerra di posizioni“. Si mormora di come un duellante abbia avuto la meglio su un altro a colpi di morsi, portandosi a casa prima ancora che lavatrici telefonini e ferri da stiro il lobo auricolare dell’avversario.
Di fronte alla necessità evidente di prese di posizioni, la coscienza impone prese di posizioni nette, attive, senza attendere la probabile autodistruzione a colpi di morsi dei nostri “simili”, e le idee e le proposte abbondano.
Scartata l’irruzione armata di mitra sul modello americano, la linea odierna parlava di un’invasione della Cattedrale con porci e maiali che scaricati davanti al portone di ingresso semineranno il panico tra lavatrici telefonini e ferri da stiro. Tutte cose che, tra l’altro, si trovano anche altrove.
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Era tanto tempo fa, se ne era parlato e discusso, poi ovviamente tutto e’ caduto nel dimenticatoio, nel limbo delle “cose da fare, un giorno”. Fino a oggi.
Perche’ oggi, ebbene si, nel paradisiaco purgatorio di una cascina di campagna a 20 km dalla civilta’, sotto un sole tropicale e una primavera del nord, la vita mi ha regalato una simpatica serie di non-proprio-comuni incontri. Personaggi vari che hanno rallegrato una domenica pomeriggio iniziata troppo presto, e troppo lontana da casa, e dopo un sabato sera troppo difficile. Personaggi vari che si possono descrivere cosi’:
- il bambino di 4 anni, minipilota di minimotocross, ovviamente spinto da un entusiastico padre (questo succede anche in Italia), capello lungo e atteggiamento tarato su un molto spagnolo “me cago del mundo”, indiscusso idolo di giornata.
- la ragazza Ombelicodelmondo, che a dire la verita’ erano due, entrambe superbionde, superlampadate, dotate di superpiercing nel suddetto ombelico, superperizomate di nero sotto un non troppo casto sfondo bianco, bilingue perche’ oltre al lituano conoscevano anche il dialetto della loro regione, sapore dolce e salato di questi incontri tipici.
- la nonna di 43 anni che, calcoli alla mano, risulta all’anagrafe coetanea di mia madre, che tuttavia sembrava sorella delle sue figlie, che ha regalato non poco sconcerto alla debole elasticita’ mentale del sottoscritto.
- e poi, signore e signori, loro. Quelli delle prime parole di questo post. I famosi “forsai” che tanto riempiono le nottimagichelituane. Rappresentati da un degno gruppo, figlio dell’originalita’ che li contraddistingue, che alle 3 del pomeriggio mi accoglievano con sguardi non proprio di benvenuto e alle 8 di sera non volevano piu’ lasciarmi andare via. Perche’, ebbene si, sono riuscito nell’impresa. Ho avviato i rapporti diplomatici che collegano un mondo “normale” a cui, dopotutto, penso di appartenere, con questi soggetti quantomeno interessanti. L’interlocutore in questione non era male: catena d’oro, pantaloni da palestra in allegato coi vistosi muscoli piu volte esposti, maglietta D&G dove D significa drink e G girls, audi80 effettivamente milionaria, non fosse altro che per l’impianto audio, dotato di un numero indefinitamente alto di decibel.
La discussione non e’ stata malvagia. Si sono affrontati argomenti effettivamente elevati, che vanno dalla migliore discoteca di Kaunas alle ragazze, dalle droghe piu’ comuni in Italia alle ragazze, dalla degustazione di alcol tipici alla comparazione tra ragazze italiane e ragazze lituane. Un piacevole pomeriggio, insomma, passato a comprendere filosofie alternative, che si basano sulla lotta fisica ma la rifiutano a parole, per poi esaltarsi sull’onda di Valencia, sui 3 anni passati a lavorare come “constructor” nella citta’ piu’ rissaiola della penisola iberica intera.
Li ho conosciuti faccia-a-faccia e non e’ stato male. Con un inglese stentato, condito di un duro accento lituano, pero’ parlato da tutti e 5, mi hanno anche spiegato cose interessanti. La conclusione della storia non e’ facile da scrivere, proprio perche’ una conclusione non c’e’. Si sa, e’ chiaro, che se incontrassi i miei amici di oggi alle 5 di mattina davanti a una discoteca, lo scenario sarebbe completamente diverso, e il finale potrebbe non essere altrettanto piacevole.
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Questioni di attimi. Un sole inaspettato, sorprendentemente inaspettato illumina marciapiedi affollati. Via vai di gente frenetico, e’ la grande citta’, e’ la massa che ruggisce. Retrogusto di caffe’ indegno appendice di un pasto egregio, e in un secondo il metronomo delle scarpe sul marciapiede si interrompe. Ghiaccio e Karma. Il meccanico trasmuoversi di un cartellone pubblicitario sussurra dietro i capelli, urla il suono di un’immagine ultrainflazionata allegata a lidi particolarmente attuali.
Ozzy Osbourne, e Riga. La nuova tournee europea di un uomo (uomo?) gia’ sepolto e poiresuscitato piu’ di una volta. Un giro d’Europa che tocchera’ prevedibilmente Milano, una tappa imprevista omaggera’ la mia Vilnius.
Non fa niente, e’ solo una scusa. Io e Alessandro ci ri-incontreremo a Riga. Grazie a Ozzy.

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 Si avvicina il giorno del rientro, praticamente inizia con quest’alba l’ ultima settimana del mio Lato A lituano.
La sensazione è strana, dovuta al fatto che più di un rientro si tratterà forse di un viaggio, un viaggio come un altro, solo che questa volta la meta non è tanto da scoprire quanto da Ri-scoprire…amici, parenti, musicanti e perdigiorno vari mi aspettano tanto quanto io sto aspettando loro, per rivederli una volta, se va bene due, prima di tornare per altri tanti mesi in questa mia attuale condizione di punto interrogativo.
Non sento il bisogno di scappare, niente mi spinge a dire “non vedo l’ora di tornare per“… Sarà una realtà un po’ cruda, ma pur sempre di verità si tratta.
C’è qualcosa che però mi ha stufato, di cui riuscirò a fare serenamente a meno nei venti italici giorni che mi attendono. Si tratta della mandria animalesca che mi circonda ogni sera senza soluzione di continuità, nelle mie continue e frenetiche nottate lituane, contorno ormai pesantemente immancabile di ogni serata-tipo. Che sia apparentemente normale o sfacciatamente incivile, simpatico e sorridente o alcolizzato e molesto, il lituano tipico sta portando il limite della mia soglia di sopportazione a livelli estremi. Non si tratta di una generalizzazione esagerata o figlia di qualche assurdo senso di superiorità, semplicemente parlando con chiunque si ha la conferma che le mani si alzano spesso e volentieri, troppo spesso e troppo volentieri, sia chiaro sia ovvio sempre e solo per necessità.
Non si sta parlando di episodi o di show fuori programma, la rissa di fine serata sta ormai diventando un’habitué, la degna conclusione di una serata passata ad inseguirla. Scatenata da un niente, fuoco acceso da uno spintone o addirittura uno sguardo di troppo, la manifestazione di forza maledetta (e gratuita) si scatenerà in un batter di ciglia, travolgendo vetri tavoli persone sedie e camerieri, sotto l’occhio abituato di chi al primo suono di vetri in frantumi raccoglie armi e bagagli e si cerca il suo posto in platea nel primo angolo.
La conclusione sarà idiota come l’inizio, un bilancio finale privo di vincitori e vinti, ricco solo di sangue ovunque e di facce soddisfatte per aver dato l’ennesimo senso all’ennesima serata.
Kaunas, capitale di questo praticatissimo sport, offre una varietà infinita di locali per assistere allo show a titolo gratuito; solo uno si segnalava da sempre, anche fra i padroni di casa, per la rarità di faide da zoo. Nelle ultime due sere, ho avuto la particolare fortuna di fare centro due volte, e assistere sempre da vicino all’arrivo delle tradizioni maschili lituane anche qui.
E’ il clima di Natale, che rende tutti più buoni e più gradevole il mondo.
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