Ho visto il cinema 3D. Quello con gli occhialini, i personaggi che si materializzano a mezzo metro dal tuo naso e tutte queste cose. “Alice in wonderland”, precisamente.
E dico che quest’ambizione di trasporre la tridimensionalità a livello grafico-visuale potrebbe portarci, fuori da Hollywood, a qualcosa di molto, molto pericoloso.
Tornato a casa, si rifugiò nel computer. Non aveva ancora tirato via i piedi dalle scarpe, che già digitava la password. C’era qualcosa di inquietante, nella morbosità con la quale seguiva piccoli quadrati blu accendersi, sullo schermo. In un certo modo, quel computer non era nient’altro che uno scudo di protezione. Nei crepuscoli dalle ombre lunghe, quando le tenebre si mescolavano con il vento, i suoi vicini avevano imparato ad affidarsi alla notte. Tutto si spegneva quando si spegneva il sole, ed ogni comportamento deviante era considerato una palese mancanza di rispetto nei confronti di un’entità mistica come l’oscurità, secondo una regola universale tacitamente condivisa. F. non riusciva a sottomettersi pienamente all’autorità della notte ma tantomeno poteva sfuggirne, e lo schermo bianco pareva costituire una buona ancora di salvezza nell’inconsistenza degli altri oggetti intorno. Entrambi, lui come il mondo esterno, erano consapevoli della loro inermità nei confronti della notte,di un senso di smarrimento reciproco ed inevitabile -apatia obbligatoria-, di una tregua inevitabile ed imminente, della rivelazione. Ed era esattamente nel momento della tregua che il computer attirava nella sua rete l’inerme uomo, con l’illusione di poter offrire un rifugio e una direzione ai sentimenti più reconditi del suo pensiero.
Si parla e si straparla di “informazione“, di “cultura”. La verita è che, immerso su un’amaca sotto un mango, a mezzanotte, qualsiasi individuo connesso a un computer ha maggiore accesso all’Informazione italiana che l’italiano medio col suo digitale terrestre. Provare per credere.
Il potere di internet, una cosa formidabile. Se solo lo si iniziasse a considerare come un pozzo di conoscenza, e non come una latrina dove scaricare insulti e stronzate.
Prendiamo ad esempio Zeitgeist. Si tratta di un documentario interamente “prodotto in casa”, senza nessun altro scopo se non una spinta collettiva (ce n’è bisogno, ammettiamolo) alla rivoluzione della coscienza, un punto di riflessione superpartes per osservare il mondo e le sue dinamiche agghiaccianti. Eppure “la gente” preferisce i quiz beoti sul facebook,anziché usare il suddetto come si dovrebbe, cioè condividendo materiale utile allo sviluppo del cervello umano.
Professoressa: “…perchè sapete, pare che nel giro di 3-4 anni buona parte del territorio colombiano (almeno le città) saranno come il nostro campus, coperte dalla rete wireless…come in Europa accade già ora…per esempio, com’è in Italia, Baltic Man?”
Adesso, pare che la nuova moda sia sparare sopra il Natale (anzi: il Santo Natale).
Una roba strana, che in sincerità non comprendo appieno, probabilmente un desiderio diffuso di “elevarsi al di sopra delle masse“, un contestare generalizzato un rito sacro che è alla base della nostra cultura cristiana millenaria, dopotutto. Fin dalla notte dei tempi.
Il Natale è, diciamocelo, una festa sentita per tutti noi. E’ risaputo che a Natale tutti diventano più buoni, la gente adora spendere il proprio tempo all’interno del tàlamo familiare lasciando per una volta da parte congegni diavolerie elettroniche amanti e frodi fiscali, tutti insieme si prende la macchina e si vanno a visitare di buon grado parenti e parentami con sano gusto, nonostante questi rivoluzionari contestatori pensano si tratti solo di “spudorate e false maschere“. Solo chi è in malafede può non accorgersi dell’armoniosità di questi naturalissimi riti, della benevolenza con cui la famiglia intera si prepara a celebrarli, di un non-so-che alone santo che discende sui volti dei pargoli, mentre la mamma cerca di addobbarli come il pino in corridoio e sviare le loro innocenti tentazioni di videogiochi e telefonini che il dopo-cena regalerà loro.
Come non comprendo tutto questo sospetto nei confronti del Natale Babbo. O del suo erede (un po’ fuori moda, a dir la verità, il Gesù Bambino). Non si tratta dopotutto di una figura importantissima per tutti noi, simbolo di appartenenza allo stesso popolo di consumatori eterni, da difendere a tutti i costi contro la superficialità odierna? E pazienza se è bianco e rosso come la Coca-Cola, e pazienza se sornione staziona sempre in tutte le sue multimmagini davanti ai grandi centri commerciali: lui è la nostra guida, e i centri commerciali non sono altro che chiese un po’ più nuove, e quindi non c’è niente di male a celebrare il Natale lì. Che poi, diciamocelo, sono anche meglio riscaldati che le chiese.
Non capisco davvero questi polemizzatori infiniti. Seminatori di zizzanie. Per fortuna, basta guardarsi intorno e capire che lo spirito originario, quello vero, del Santo Natale è ancora vivo e forte in tutti noi. Nelle case, nelle città, nella televisione, tra la gente.
Quante belle cose che si possono fare con un Mac. Non solo scattare delle foto LSD comunque poco utili al sociale, questi candidi aggeggi infernali sono effettivamente notevoli. Lo so, chiaro che lo so, il discorso di fondo è che sono sostanzialmente povero.
Da queste parti, si è irriversibilmente oltrepassato il puntodinonritorno, quel misterioso giorno dell’anno che vede la scomparsa a tempo indeterminato ma comunque troppo lungo del sole, e lascia le giornate in preda a un’atmosfera fatta di goccioline e di grigio, e allora si finisce ad aspettar la notte. Quando va bene, però, nevica, ed un qualcosa di grandioso pervade nuovamente tutto.
Sono maledettamente entrato dentro il mondo di facebook, cosa che ha le sue utilità soprattutto per mantenere relazioni continuate e multiple con gente che abita davvero lontano, troppo lontano, da te. Gente che deve però anche essere un minimo creativa per non finire ai margini di un mondo comunque virtuale. Ecco, sembra proprio una cosa creata apposta per ex-Erasmus.
Non so chi o non so cosa, un giorno lontano, mi parlò di una roba chiamata Baltic Split (?). In termini più umani, si tratterebbe di una sorta di depressione che colpisce chi ha da vivere i lunghi inverni del baltico, una depressione stagionale, in grado di far cadere improvvisamente una persona in uno stato di insofferente malinconia “ad intermittenza”. Si giustificherebbe quindi anche cosi’ l’alto tasso di suicidi in quest’area. Ebbene, la notizia del giorno è che un qualcosa del genere esiste.
Con la pioggia il grigio e la neve, vagava da queste parti anche Henry, ed è stato, come si dice, “un piacere”. Con lui, tante belle cose, nuove simpatiche conoscenze, ma soprattutto importanticonclusioni.
Nel nevrotico digitare “vagava da queste parti” di cuisopra, l’inconscio o le dita hanno scritto “party” anzichè “parti“. Qualcosa vorrà pur dire.
Un fantomatico corona in ogni momento. Paris hilton a reti unificate. Ombrelloni e ombrellini giochi di spiaggia e reportage. Persino uno scoop geniale: “I gabbiani negli ultimi anni sono diventati aggressivi. Potenziali serial-killer a piede libero, davvero, possono uccidere un bambino”. I gabbiani.
Il degrado della televisione italiana è attuato già da anni, questo si sapeva. Ritrovarsi davanti ai TG nazionali un anno dopo non è stato facile, soprattutto se in questo anno ci si è nutriti solamente di giornalismo on-line, cercando di variegare dieta e alimenti.
L’abitudinemigliore, il primo click di ogni sessione on-line, è peacereporter.net. Un’occasione utile per capire tanto di situazioni altrimenti lontane anni-luce dalle coordinate del grande giro giornalistico, una scoperta continua di giornalisti interessanti che ancora esistono, un qualcosa che ancora ha il profumo dell’indipendenza che si può respirare solo nel web.
Leggetelo anche voi. A meno che non vi interessino il corona i gabbiani e parishilton.
“Viaggiare è aprire una finestra sul mondo. E’ la curiosità di arrivare dove finiscono le strade. Di scoprire cosa si nasconde al di là delle montagne. Andare incontro all’imprevisto. Accettare la sfida dell’ignoto per raggiungere i confini della terra.”