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Professoressa: “…perchè sapete, pare che nel giro di 3-4 anni buona parte del territorio colombiano (almeno le città) saranno come il nostro campus, coperte dalla rete wireless…come in Europa accade già ora…per esempio, com’è in Italia, Baltic Man?”

Baltic Man: “…va bè prof…lasciamo perdere dai…”

“Allora, mi hai capito? Ti chiamo domani pomeriggio dal computer.”

“Dal computer? E io cosa faccio, ti rispondo dalla caffettiera??”

Adesso, pare che la nuova moda sia sparare sopra il Natale (anzi: il Santo Natale).

Una roba strana, che in sincerità non comprendo appieno, probabilmente un desiderio diffuso di “elevarsi al di sopra delle masse“, un contestare generalizzato un rito sacro che è alla base della nostra cultura cristiana millenaria, dopotutto. Fin dalla notte dei tempi.

Il Natale è, diciamocelo, una festa sentita per tutti noi. E’ risaputo che a Natale tutti diventano più buoni, la gente adora spendere il proprio tempo all’interno del tàlamo familiare lasciando per una volta da parte congegni diavolerie elettroniche amanti e frodi fiscali, tutti insieme si prende la macchina e si vanno a visitare di buon grado parenti e parentami con sano gusto, nonostante questi rivoluzionari contestatori pensano si tratti solo di “spudorate e false maschere“. Solo chi è in malafede può non accorgersi dell’armoniosità di questi naturalissimi riti, della benevolenza con cui la famiglia intera si prepara a celebrarli, di un non-so-che alone santo che discende sui volti dei pargoli, mentre la mamma cerca di addobbarli come il pino in corridoio e sviare le loro innocenti tentazioni di videogiochi e telefonini che il dopo-cena regalerà loro.

Come non comprendo tutto questo sospetto nei confronti del Natale Babbo. O del suo erede (un po’ fuori moda, a dir la verità, il Gesù Bambino). Non si tratta dopotutto di una figura importantissima per tutti noi, simbolo di appartenenza allo stesso popolo di consumatori eterni, da difendere a tutti i costi contro la superficialità odierna? E pazienza se è bianco e rosso come la Coca-Cola, e pazienza se sornione staziona sempre in tutte le sue multimmagini davanti ai grandi centri commerciali: lui è la nostra guida, e i centri commerciali non sono altro che chiese un po’ più nuove, e quindi non c’è niente di male a celebrare il Natale lì. Che poi, diciamocelo, sono anche meglio riscaldati che le chiese.

Non capisco davvero questi polemizzatori infiniti. Seminatori di zizzanie. Per fortuna, basta guardarsi intorno e capire che lo spirito originario, quello vero, del Santo Natale è ancora vivo e forte in tutti noi. Nelle case, nelle città, nella televisione, tra la gente.

O no??

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Quante belle cose che si possono fare con un Mac. Non solo scattare delle foto LSD comunque poco utili al sociale, questi candidi aggeggi infernali sono effettivamente notevoli. Lo so, chiaro che lo so, il discorso di fondo è che sono sostanzialmente povero.

Da queste parti, si è irriversibilmente oltrepassato il puntodinonritorno, quel misterioso giorno dell’anno che vede la scomparsa a tempo indeterminato ma comunque troppo lungo del sole, e lascia le giornate in preda a un’atmosfera fatta di goccioline e di grigio, e allora si finisce ad aspettar la notte. Quando va bene, però, nevica, ed un qualcosa di grandioso pervade nuovamente tutto.

Sono maledettamente entrato dentro il mondo di facebook, cosa che ha le sue utilità soprattutto per mantenere relazioni continuate e multiple con gente che abita davvero lontano, troppo lontano, da te. Gente che deve però anche essere un minimo creativa per non finire ai margini di un mondo comunque virtuale. Ecco, sembra proprio una cosa creata apposta per ex-Erasmus.

Non so chi o non so cosa, un giorno lontano, mi parlò di una roba chiamata Baltic Split (?). In termini più umani, si tratterebbe di una sorta di depressione che colpisce chi ha da vivere i lunghi inverni del baltico, una depressione stagionale, in grado di far cadere improvvisamente una persona in uno stato di insofferente malinconia “ad intermittenza”. Si giustificherebbe quindi anche cosi’ l’alto tasso di suicidi in quest’area. Ebbene, la notizia del giorno è che un qualcosa del genere esiste.

Con la pioggia il grigio e la neve, vagava da queste parti anche Henry, ed è stato, come si dice, “un piacere”. Con lui, tante belle cose, nuove simpatiche conoscenze, ma soprattutto importanti conclusioni.

Nel nevrotico digitare “vagava da queste parti” di cuisopra, l’inconscio o le dita hanno scritto “party” anzichè “parti“. Qualcosa vorrà pur dire.

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Un fantomatico corona in ogni momento. Paris hilton a reti unificate. Ombrelloni e ombrellini giochi di spiaggia e reportage. Persino uno scoop geniale: “I gabbiani negli ultimi anni sono diventati aggressivi. Potenziali serial-killer a piede libero, davvero, possono uccidere un bambino”. I gabbiani.

Il degrado della televisione italiana è attuato già da anni, questo si sapeva. Ritrovarsi davanti ai TG nazionali un anno dopo non è stato facile, soprattutto se in questo anno ci si è nutriti solamente di giornalismo on-line, cercando di variegare dieta e alimenti.

L’abitudine migliore, il primo click di ogni sessione on-line, è peacereporter.net. Un’occasione utile per capire tanto di situazioni altrimenti lontane anni-luce dalle coordinate del grande giro giornalistico, una scoperta continua di giornalisti interessanti che ancora esistono, un qualcosa che ancora ha il profumo dell’indipendenza che si può respirare solo nel web.

Leggetelo anche voi. A meno che non vi interessino il corona i gabbiani e parishilton.


Li chiamano miracoli di internet, ma non hanno niente di paranormale…sono i nuovi mezzi di comunicazione, e permettono a migliaia di persone lontane e diverse di vivere all’interno di uno stesso salotto…
In questo caso si tratta di blog. Curioso e spinto dal “se non vedo non credo”, ho voluto provare a metterne su anche uno io, e i risultati mi stanno intrigando sempre di più. L’immaginario postino che passa ogni giorno nella mia casella mail ha sempre più lavoro, tutta gente che legge questi frutti di insonnia pre-mattutina e di cui mi fa piacere sentire le opinioni. Gente che conosco come me stesso, che sento vicina a me come (e forse anche più) di quando sono a casa. Ma anche gente che non conosco, che mi trova per caso intrappolato nella ragnatela globale…

Ieri ho scritto qualcosa di sbagliato o, per meglio dire, di impreciso. Non so perchè, ma non mi sono mai avvicinato troppo ad Hemingway, e la corrente etilica figlia della parlata dell’amico lituano mi ha probabilmente travolto. Ecco i risultati:

Premesso che probabilmente il tuo amico lituano non ha una grande cultura, però Hemingway ha partecipato alla prima guerra mondiale sul fronte italiano e ne ha anche scritto un libro: Addio alle Armi, basato su esperienze personali dell’autore, che nella prima guerra Mondiale aveva prestato servizio nel Regio Esercito Italiano, come conducente di ambulanze, racconta una storia d’amore e di guerra che si svolge in Italia prima, dopo e durante la battaglia di Caporetto.

Seguono trama e altre informazioni sull’Hemingway impegnato in Spagna. By Enzo, che dopotutto rimane un impeccabile professore e deve portar con sé il peso del suo ruolo…!

Ma anche Paolo, e altri, hanno voluto dirmi di più: nuova frontiera del giornalismo o evoluzione dell’informazione che sia, il risultato di fondo non cambia: se racconti una balla in Internet ci sarà qualcuno che ti smentirà, lo dice da sempre Beppe Grillo

Quindi, grazie a tutti per l’interattività. E grazie a Francesca per i complimenti! E un’informazione tecnica: Paolo mi chiede di chiedere a Enzo quale programma usa per i suoi fotomontaggi perfetti, io taglio la testa al toro e chiedo a Enzo di rispondere qui sopra. Lo stesso vale per tutti gli altri ovviamente…non è difficile. L’unico rischio, è quello di diventare prigionieri di una grande rete.

© by Baltic Man