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Enfoque de luz roja en el blanconegro de tu piel. Flash. Luego todo desaparece, desaparecen los sentidos y solo tu presencia queda en la colchoneta de piedras. En la oscuridad total tu ya no existes cerca de mi, apoteosis y ternura llenan el aire, allà donde terminan mis dedos empieza tu hùmeda entidad y mis ojos ahora se mueren en el blanconegro de tu piel.

Dalle Alpi alle Piramidi, dal Mazzanarre al Reno -passando per Colombia- resiste in piedi la balla di cartone della Famiglia Perfetta. Bimbi, padri e nonni vittime e carcerieri di sè stessi nel sacrificio di un nome - o un cognome - esempio e guida per la società. Poi, si entra nel Mulino Bianco e si scoprono le crudeltà più insensate, gli stessi errori ripetuti da tre generazioni, l’odio reciproco come collante per infarcire le cene domestiche. Tutti attorno al capofamiglia, coi coltelli tra le ginocchia, nel tepor del focolare.

In nessuno dei 16 paesi impegnati all’Europeo si segue la faccenda come in Colombia. Davvero. Questa gente e’ completamente malata di calcio, soprattutto di calcio europeo, e arriva agli estremi di spiegarmi che tal Aquilani e’ un giocatore della Roma e non e’ un infiltrato nelle fila azzurre. “Logico “che oggi El Espectador cartaceo apra con la notizia dell’eliminazione degli adorati “azzurris”, logico.

Immerso nella brezza del mio letto gigante dalle lenzuola rosse e blu cercavo di raccoglier parole per spiegare ai piu’ cos’e’ stato l’addio di Compar Leo alla comunita’ barranquillera. Evidente l’infattibilita’ dell’impresa, non si puo’ certo dipingere lo straordinario personaggio a chi non ha il background per assimilarne l’essenza. Poi, il telefono squilla e Leo stesso mi annuncia, da qualche angolo di Colombia, che per l’Italia tuttavia c’e’ tempo. Ecco, that’s my friend.

Da qualche parte, sul Mar Baltico, oggi il sole non scende. La sua presenza calda irradia le lagune e feconda la terra e le menti. Con discrezione, con candida e paterna presenza brinda alla sua mezzanotte nell’angolo giù in fondo, dove acqua terra e luce si fondono nell’orgasmo della Natura. Quattro mesi di freddo, di buio e di vento scompaiono annichiliti dalla potenza dell’effimero.

Contrariamente a quanto il Concilio di Trento potra´affermare, lo sviluppo umano negli ultimi -diciamo- 1000 anni ha seguito un cammino bidirezionale: uno nasceva e moriva tra i precetti accettati (e sviluppati) dalla Chiesa Cattolica, l’altro si sviluppava in umidi scantinati e finiva, a volte, tra le fiamme del rogo.

Nonostante il Cattolicesimo abbia contribuito notevolmente a portar l’umanitá al livello scientificomorale attuale (sta al libero arbitrio personale stabilire la positività o negatività della faccenda), é altrettanto importante riconoscere il mondo occulto e nascosto che sempre ha sviluppato teorie alternative, quel mondo che qualcuno definisce alchemico“. Teorie tra l’altro allargate ai 3 continenti, e a tutte quelle tradizioni millenarie che la Chiesa, ovviamente, non tollerava.

C’é una cosa interessante in tutto ciò: la simbologia alchemica ed i suoi tabú. Prendiamo l’immagine di qualche post piu’ in basso ad esempio: il cervello lavato e rilavato in fiumi d’acqua santa e freakkate alla M. Manson lo collega a qualcosa satanico, no? No. Quella roba, uno tra i tanti simboli alchemici che hanno ispirato altri campi, rappresenta il ciclo vitale con l’uomo al suo interno. Il tetragramma, cosi si chiama, arriva alle allucinazioni di Syd Barret fino ad apparire, tra l’altro, sulle copertine dei Pink Floyd…

Tutto ció perché mi sono intrippato con il lavorone mentalmusicovisuale del mio ospite bogotano, Farid, e con tutto un movimento underground che voi del “Primo mondo” nemmeno vi immaginate.

Un libro è apparso nel complesso panorama politico colombiano, e racconta due storie biografiche particolari e intense.

La prima è quella di Ricardo Palmera, un dirigente bancario figlio della buona borghesia di Valledupar, un impegno politico per passione proprio negli anni più difficili, i martoriati ‘80, nello schieramento meno indicato per l’epoca, il lato comunista. Una vocazione che sfocia nell’Unione Patriotica, partito de izquierda che nasce in quegli anni e muore falcidiato dal piombo e dal paramilitarismo. Con decisioni estreme per il nostro protagonista: l’addio alla famiglia, l’addio agli uffici burocratici, l’addio alla politica in giacca e cravatte e l’ingresso nelle Farc. Una rara storia di ideali, per un gruppo che gli ideali originari li ha persi da tempo immemore, tra violenze gratuite e narcotraffici evitabili.
La storia prosegue negli anni e si arricchisce di aneddoti, di personaggi, di amori guerriglieri e di intrallazzi nordamericani. Fino all’arresto (a Quito) e all’estradizione yankee (la prima, per un capoguerrigliero colombiano) messo a segno dall’intelligence USA nei confronti di chi, intanto, è diventato Simòn Trinidad, in onore al Libertador e alla sua battaglia bolivariana. Una vicenda che si articola, negli ultimi anni e nelle pagine del libro, tra le aule di un tribunale di Washington, dove inciuci falsi testimoni e fiumi di dollari hanno conseguito, alla fine, l’obiettivo di una condanna massima a 60 anni.

Ma c’è una seconda storia, ed è quella raccontata in prima persona dall’autore del libro. Un’altra vocazione, il giornalismo, e la determinazione totale per dedicarsi alla ricerca della verità come nessun altro in Colombia. Jorge Enrique Botero, con il suo “El hombre de hierro“, analizza il caso-Trinidad e la questione colombiana con una sensibilità particolare, frutto dell’esperienza che ha saputo guadagnarsi tra selve istituzionali e selve reali. Botero è stato l’unico ad accedere con una telecamera nei quartieri generali delle Farc, incontrandone Guru appena decaduti come Raùl Reyes e Tirofijo, informando il mondo dell’esistenza di Emmanuel, il bambino avuto da Clara Rojas con un guerrigliero.

Un buon libro, sì.

Disperso tra vecchie mail e promemoria strani scritti su un ventilatore si è materializzata sotto i miei occhi una verità. Niente di cosi importante, per carità, solamente il fatto che Baltic Man era atteso sul Barranquilla-Miami-Houston delle 9.35.

Era. Non ci saranno lontani Texas, nemmeno stanche estati sotto il sole fasullo di parchi in provincia, non è più il tempo per amori di altre epoche e latitudini che inevitabilmente, e ancora una volta, rimangono per strada vittime di assurdi sacrifici cerebrali. Non ci sono orologi nè calendari, non esistono obbligazioni e contratti, le responsabilità sono sepolte sotto una montagna sporca di cd, libri sgualciti, piatti sporchi e portaceneri pieni.

Non esistono catene e non esistono manette. Tutta quella roba è un’invenzione malefica di un animalesco fabbro che fondò lontano nei secoli la prima bottega nei boulevard del cervello. Artiglieria pesante armata per difendersi dalle ragionevolezze dell’istinto, codardia e cobardia mascherata da nomi romantici come “legami” e amore“. Senza una riflessione filosofica sul significato primordiale dei termini, senza ammettere l’esistenza di altre entità nobili che si possono chiamare “fantasia” e “istinto“. Santodio, non dovrebbe e non deve essere toccare il fondo di una bottiglia per capire che le uniche catene ammesse nell’amore dovrebbero essere quelle che legano la tua principessa in estatico visibilio al legno del tuo letto, non dovrebbe e non deve comparire il vecchio angelo custode dei meandri dell’anima a illustrare il principio commutativo dei sentimenti più belli che si possono regalare ad un’entità astratta.

Io me ne rimango tra le palme e tra il sudore eterno. Sudamerica offre ancora le sue materne mammelle, e abbandonato tra salsa e cuccioli di uomo scalzi mi abbandono a succhiarne tutta l’essenza di libertà.

Every morning I’ll thank someone ’cause I was born there, where Enlightenment happened. In the no-place where I live, absurdic theatre better known as “La casa del Loqui”, live a typical bourgeois family now fallen down. Are sleeping there, in the same room, an old drug-addicted, a woman who had suffered 2 ictus and a continue depression, and a crazy roller of some strange religious sect. Respectively, father, mother and son of this happy family.

I bless my old Europe ’cause America is forgetting all these people, forcing them to go down to the pigsties even if they had “MulinoBianco’s life”, to live their last times in an absurdic house in the shadow of their old mansion-house.

But when I come home at 4.00 am, and I find tears and blood, and bitterness and resignation, and the old woman that felt down from bed and kicked the head, and ambulances and hospitals are privates and health insurance doesn’t exist for who live in a few square meters, then I pay my tribute to every revolution that happened in Europe.

Ogni mattina ringrazierò di essere nato là dove è successo l’Illuminismo. Nel non-luogo dove vivo, anfiteatro dell’assurdo qua noto come “La casa del Loqui”, vive una tipica famiglia borghese caduta in disgrazia. Dormono lì, nella stessa stanza, un vecchio tossicodipendente, una signora colpita da due Ictus e relativa depressione, e un pazzo integralista di una qualche setta cristiana, rispettivamente padre madre e figlio di questa simpatica famiglia.

Benedico la cara vecchia Europa perché America si dimentica di questa gente, li costringe a scendere nelle stalle nonostante spesso abbiano goduto di vite felici e rispettabili e MulinoBianco, a vivere in una vecchia casa di pazzi all’ombra della villa che fu loro.

Ma è quando torno a casa alle 4 di notte, e trovo lacrime e sangue, e amarezza e rassegnazione, e la vecchia che è caduta dal letto e ha picchiato la testa e le ambulanze e gli ospedali sono privati e a pagamento e il seguro medico non esiste per chi vive in 3 in 6 metri quadrati, è a quel punto che rendo il giusto omaggio a tutte le rivoluzioni d’Europa.

 

Colombia, Sud America. 45 milioni di abitanti ed un solo quotidiano a diffusione nazionale. Con l’eccezione de El Tiempo il servizio d’informazione cartaceo era affidato ai vari e piccoli e inutili giornali locali, ricchi di cronaca nera gialla rosa e arcobaleno, e transparentemente nulli sulle tematiche più importanti.

Tutto ciò, fino a domenica. Da 3 giorni è infatti ritornato alla quotidianità El Espectador, storica voce colombiana relegato da interessi “oscuri” negli ultimi anni al purgatorio della settimanalità.
Pur consapevole di avere tra le mani un prodotto “cugino” de El Tiempo stesso e del colosso radiotelevisivo Caracol (inciuci di famiglia, guardacaso…), il lettore del nuovo quotidiano si trova effettivamente davanti a una voce alternativa rispetto ai “bollettini presidenziali” de El Tiempo.

Dal lato pratico, lodevole l’idea di pubblicare finalmente un giornale in formato europeo (gli altri newspapers colombiani sono 3 o 4 o 5 microgiornali separati tra sè) e pericolosa (per le vendite) l’attitudine di pubblicare i pezzi migliori anche in versione online.

orange.jpg

Crazy Americans. In the warm Houston’s suburb you’ll find the best things. Real Art, even more than Rothko’s Abstractism (from Latvian origines) or than other artists more or less populars.

This is the story: Mr. Jeff McKissack, born in 1902, has built during lot of years his original private museum, picking up and welding together the strangest objects from the road, wih a claim of 40,000 hours to build his perfect place: The Orange Show.

The reason is simple: Jeff wanted satisfy like hat his urge to create, to inform others about his personal vision, but in his “own words”. The main purpose of The Orange Show is to encourage people to eat oranges, drink oranges, and enjoy the life. Clear, it isn’t?

Not so far away from there is “The Beer Can House“. As u can understand from the name but not from the logic, is a house covered entirely by Beer Cans. Exactly, 39,000. The autor is John Milkovisch, a beer lover, despite of the wife’s claims, who was anyway able to save the house inside. Is usefull tell that “The Beer Can House” is protected by “The Orange Show Foundation”.

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house.jpgSono Pazzi Questi Americani. Dai sobborghi cittadini di un’afosa Houston saltano su le cose più belle. Arte genuina, ancora più dell’astrattismo di Rothko (tra l’altro di origini Lèttoni, toh) o di altri vari artisti più o meno celebri.

La storia è questa: tal Jeff McKissack, classe 1902, ha messo in piedi nel corso degli anni il suo originalissimo museo privato, raccogliendo e saldando insieme i più strambi oggetti raccolti per la strada nel corso della sua esistenza, per una stima di circa 40.000 ore dedicate alla creazione del suo Luogo Perfetto: The Orange Show.

La ragione di tanta operosità è semplice: Jeff ha voluto così soddisfare il suo bisogno di creare, di rendere partecipi gli altri delle sue visioni personali, ovviamente con “parole sue”. L’obiettivo principale de The Orange Show è quindi quello di incoraggiare la gente a mangiare arancie, bere arancie, e vivere col sorriso. Logico no?

Poco lontana è la “Casa delle lattine di birra”. Come suggerito dal nome e soffocato dalla logica, si tratta proprio di una casa ricoperta interamente da lattine di birra. Precisamente, 39 mila. La “Beer Can House” è stata addobbata, lattina su lattina, da John Milkovisch, noto amante della dorata bevanda, tra le comprensibili proteste della moglie che è comunque riuscita a salvare dall’ecletticità del consorte gli interni. Inutile aggiungere che la “Beer Can House” è ora sotto l’algida della “The Orange Show Foundation”.

Kalbu, language, idioma, lingua…chiamalo come vuoi, rimane il problema di noi “europei”…nello stesso giorno credo di aver provato ad esprimermi ripetutamente in 4 lingue diverse, senza riuscire a dire realmente quello che avrei voluto…
Com’è possibile che un popolo che vuole essere l’alternativa all’America parli tre lingue diverse all’interno di distanze che a volte non superano i duecento kilometri?

Adesso mi pento del tempo che ho buttato via in 5 anni di superiori, quando anzichè studiare inglese facevo ogni cosa possibile…(vero marco???!)
Non credo che l’inglese sia la lingua migliore delle altre, però effettivamente ben si presta ad essere quella comune…
Ho sentito poesie in spagnolo, francese e perfino norvegese sicuramente più musicali di quelle in inglese. Eppure, we must to speak english if we want survivor.

Cosa dire, cercherò di recuperare il tempo perduto. Cercherò di non essere una causa scatenante del fenomeno che porta dire ad ogni europeo “questo è un italiano, non parla inglese…”
Senza dimenticare la lingua madre, anzi le lingue madri (ci metto anche il piemontese), è giunto il momento di darsi da fare. Di entrare nell’Europa anche noi.

Ps: “voci fidate” mi comunicano che in quel d’afghanistan è successo un altro casino. La sorella piange, la madre piange. Tutti piangono. Pochi giorni fa c’era chi si pronunciava fermamente sfavorevole ad un rifinanziamento della missione in Afghanistan, ed ora scuote la testa. Le voci di Orvieto non sono state ascoltate….

questo e’ il panorama dalla mia finestra…

© by Baltic Man