Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Due cani si mordono la coda


31 Mag

The city through the eyes of the dog

Due cani
si mordono la coda
tra le strade strette della città bianca
sotto il suono di campane a mezzogiorno
tra le insegne del kebab e turisti nordamericani
due cani si mordono la coda
bevono birra e attendono sera
cercando l’ombra di architetture arcane
e i cerchi concentrici delle gambe dei passanti.

Due cani si mordono la coda
come una danza d’antica importanza
come un riflesso di lontani presagi
come un gioco nel grigio,
un gioco di prestigio.

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03 Giu

E’ una notte come le altre e le prendo la mano per chiederle cosa significa.
“Cosa?”, dice.
Non rispondo: allungo solamente un’espressione rivolta verso quei numeri che porta sul retro del polso.
E’ una data.
Ventidue novembre duemiladue.
E’ una data autunnale. Ma lo è per me, non per lei, che si muove in un altro emisfero.
E’ un insieme di coppie, “22”, “11”, “20 e “02”.
E’ uno scioglilingua numerico. Il “2”, l’“1” e lo “0”.
Se fossero colori, per me sarebbero bianco, nero e rosso.
Cosa è successo il ventidue novembre duemiladieci?
Non credo che mi interessi veramente.
O forse sì, chi lo sa.

Non mi risponde subito.
Non mi risponde neanche dopo: si limita a ruotare lentamente il suo sguardo verso di me, ma non c’è niente di oscuro sotto le sue sopracciglia.
Intanto la candela illumina di luce ondulata ogni dettaglio intorno a noi. Solo noi rimaniamo in ombra.
“E’ una data”, dice.
“La data in cui mi sono fatta un tatuaggio”.

Funeral parade of roses


12 Ott

Era il padrone del racconto ma non lo sapeva, ed era per questo che le sue storie finivano sempre male.
Sarà la sfortuna, diceva, questa maledetta  che se la batte quando la meccanica inizia a funzionare, e tutto sembra scorrere verso altri destini, o la lancetta del distributore ferma da anni sulla tacca dell’inganno, giorno e notte immobile nel suo incontro di buio e colori.

O forse erano stati i personaggi stessi a tradirlo.
Impavidi, decisi, sicuri di loro stessi e così maledettamente simili all’autore, una sorta di gatto con diverse vite, sette, che si consumavano nell’inchiostro di pagine inutili, spese a progettare un’insalata nucleare o il più semplice marchingegno per rendere finalmente utile, migliore, l’esistenza prossima in lista. Sei personaggi in cerca di sei personaggi per interpretare un ruolo mascherato da qualsivoglia parvenza di arte, così ci si riconosce nel protagonista ma senza che il panico vinca, perché il suo volto è diverso, la sua faccia è un’altra, è la vita degli altri a dover essere esuberante perché a noi l’esuberanza spaventa, odora vagamente a sudore ed incomprensione, e si finisce tutti a cantare o a recitare o scrivere sulla solitudine, un’altra occasione persa, un altro foglio nella pattumiera gialla.

Il padrone del racconto viveva rinchiuso in una gabbia con i suoi personaggi, era Signorina Goldmayer a portare i pantaloni nella claustrofobia delle quattro mura, a buttare nella mischia nuovi falliti o promettenti emarginati, pezzi di silenzio e di carne un po’ più caldi del solito che venivano buoni quando fuori c’era la neve, e il grigio e la massa rendevano deforme la Valle. Lui li osservava e di ognuno di loro conosceva i segreti, si accorgeva di serbare una lacrima, un rancore, un insulto una pacca per ognuno di loro e quando li scriveva era perché aveva smesso di odiarli. Appollaiato sul tetto più alto, aquila maestosa e regale sotto il vento e la neve, tra le generazioni e il sole, si ripeteva che l’immagine preconcetta della consuetudine rinforza i colori che il tempo ha iniziato a sbiadire.

Così diversi e così uguali, i suoi personaggi. E lui vittima dei un complotto vittima della sua stessa paranoia e così solo con famiglia a carico, un elenco di disperati così vasto nella rotonda del mouse, lui carceriere super-partes o un semplice bastardo che osserva la prigionia degli altri animali dietro le sbarre della sua gabbia?

Sempre per gli altri, le storie di eroi e cavalli bianchi. Non erano mancate sorprese, come quando scrivendo di un fumatore megalomane se ne era innamorato perdutamente, eppure tutti i suoi personaggi puntualmente si ritrovavano ad abbandonare le scene sempre troppo presto, o rimanevano immischiati nella polvere della prima gloria. Non ebbe mai il coraggio di staccare la spina, il padrone del racconto, perché ognuno di loro era come un figlio, e abbandonarli significava ammettere a se stesso di non aver saputo concepire altre possibilità.

Lurisia, oggi


13 Ago

I used to think that if you would carry a donkey on a pick-up,
he would die,
because of watching the trees moving.

Irrealidad, Surrealidad, Iper-realidad


07 Ago

Keep the movement
upside
down.

Noapte bună pentru tine


12 Feb

Vaga inquietudine d’azzurro
accade nel crepuscolo di un mediterraneo di provincia
quando le dita si atrofizzano tra le lamiere di un sms
mentre il circo dei gitani si insedia, in caravane milionarie, interconnesse al satellite
e l’uomo dei comandi solo dice: “fai cosa vuoi”.

Faccio l’azzurro perché azzurro è quel che voglio
il colore dell’ombra nell’isometro del display.
Le pozzanghere si allargano di acqua crespa nel parcheggio dei gitani
io faccio l’azzurro, è l’azzurro che fa me.

Metteremo insieme parole inseguendo il caso,
le nostre parole preferite, o chissà, le più scontate.
Parole che si ritorceranno contro, diventeranno materia
carne e cervello e fondi di thé.

Tutto appare confuso all’una e diciassette di un mediterraneo di provincia
tutto appare così chiaro, e irrimediabilmente azzurro.
mentre il circo dei gitani si insedia, in caravane milionarie
l’uomo dei comandi non riesce ad andare a dormire, e solo dice:
“io ho detto tutto, adesso fai cosa vuoi”.

 

Sans Soleil


25 Dic

Sans Soleil è un film di Chris Marker del 1983.
Il titolo deriva dal ciclo di canzoni Senza sole di Modest Petrovič Musorgskij.

Sans Soleil è una meditazione sulla natura della memoria umana e l’incapacità di ricordare il contesto e le sfumature della memoria e, di conseguenza, come la percezione di storie personali e globali sia artificiosa.

Visti [non] visti


13 Dic

prego, straniero, vieni pure
vieni a pulire la verde NZ casa nostra

prego, straniero, vieni
vieni a pulire la verde NZ casa nostra

prego, straniero, vieni
a pulire la verde NZ casa nostra

prego, straniero, vieni
a pulire NZ casa nostra

prego, straniero, vieni
a pulire casa nostra

prego, vieni
a pulire casa nostra

vieni
a pulire casa nostra

vieni
a pulire casa

vieni a pulire

a pulire

a

 


[Visti è una poesia di Renee Liang, neozelandese nata da genitori cinesi].

[[Il visto di ingresso è l’atto con il quale uno stato concede a un individuo straniero il permesso di accedere nel proprio territorio, per un certo periodo di tempo e per determinati fini]]

[[[Sostituendo NZ con altre sigle, il risultato non cambia]]]

Give my love to Rose


02 Giu

Gli Hobo.
Lavoratori migranti, ma anche poeti.
Nel loro habitat fatto di treni e avamposti di stazioni, avevano un nemico naturale: gli agenti privati al servizio delle compagnie ferroviarie.
Give my love to rose è la storia di un incontro tra il poeta e un uomo sofferente, picchiato a morte sul treno, sulla sua via del ritorno a casa.

 

I found him by the railroad track this morning
I could see that he was nearly dead
I knelt down beside him and I listened
Just to hear the words the dying fellow said

He said they let me out of prison down in Frisco
For ten long years I’ve paid for what I’ve done
I was trying to get back to Louisiana
To see my Rose and get to know my son

Give my love to Rose please won’t you mister
Take her all my money, tell her to buy some pretty clothes
Tell my boy his daddy’s so proud of him
And don’t forget to give my love to Rose

Tell them I said thanks for waiting for me
Tell my boy to help his mom at home
Tell my Rose to try to find another
For it ain’t right that she should live alone

Mister here’s a bag with all my money
It won’t last them long the way it goes
God bless you for finding me this morning
And don’t forget to give my love to Rose

Give my love to Rose please won’t you mister
Take her all my money, tell her to buy some pretty clothes
Tell my boy his daddy’s so proud of him
And don’t forget to give my love to Rose.

Il re degli uomini


07 Feb

“E questo sarebbe un trono??”

“Un trono è solo una tavola di legno ricoperta di velluto,
maestà”.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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