Archive for the “Università” Category

Visto che casualmente il fato mi ha condotto in questa grande città dove altrettanto casualmente il mio brother sta frequentando la quarta superiore americana, mi sembra rientrante nei compiti del fratello maggiore controllare la situazione dal vivo.
E’ per questo che, indossata la mia brava uniforme bianco-beige della rispettabile Lamar High School, e con un po’ di complesso d’inferiorità per non essere riuscito a trovare una pistola o una mitragliatrice che i miei pregiudizi ritengono necessarie per districarsi in una grande scuola americana, alle 8.30 mi sono presentato col fratello ai cancelletti di partenza.
Lo shock è grande, soprattutto per chi come me ha passato i suoi 5 anni di superiori in una scuola di 300 persone e si ritrova adesso in un ambiente con 3.500 studenti. La situazione è esattamente come te l’aspetteresti, con lunghi corridoi adornati di armadietti ed affollati da ogni prototipo di teenagers mille e più volte vista nei vari film americani, tanto che appena entrati nei bagni qualcuno potrebbe pensare di trovarsi nella scena finale di American History X.
L’organizzazione della baracca è impressionante: le classi sono impostate in stile universitario, sono gli studenti quindi a scegliersi le lezioni che più gli interessano e ad agire di conseguenza. E pazienza se alcune cose possono sembrare ridicole (come il saluto alla bandiera all’inizio della mattinata), il progresso sono quei computer in ogni classe e la trasmissione “a reti unificate” alle 11.30 del telegiornale gestito e creato interamente dagli studenti. A discapito dei luoghi comuni va poi sottolineata l’importanza che le High School danno agli sport, forse per sana rivalità con le scuole nemiche o forse per smaltire cheesburgers e cocacole, un’importanza estrema: quasi tutti giocano a football o a basket o a soccer, e i coach spesso insegnano anche altre materie.
Altrettanto bizzarro è vedere come gli studenti si suddividono in clubs, come il “gruppo degli studenti gay” o il “gruppo italiano”, mentre i loro rappresentanti sono scelti tra il circolo dei repubblicani e quello dei democratici. Logico.
La ciliegina sulla torta è comunque la classe di italiano (inutile aggiungere che quel cazzaro di mioi fratello frequenta – e con inaspettato profitto – la classe di italiano), dove una pseudoprofessoressa messicana arricchisce le lezioni con preziosismi come “abbiamo riduto” che rendono tutto decisamente più divertente.
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E’ lunedì mattina di burocrazie e lunghe code, personaggi lenti e scartoffie che profumano di Sud America. Le facce dell’università questa mattina sono fresche, sono teneramente speranzose, sono il nuovo nel vecchio all’inizio di un nuovo altro anno. Non le guardo e non ci penso, guardo Mac che non le guarda e pensa ad altro, pensa a cose assaporate e poi sfuggite, pensa a cose latine.
Immaginazione che vola nella tiepida Genova che si sta per arrendere all’autunno, viaggi mentali da tenere fermi al check-in prima che esplodano prima di tempi tuttaltro che certi.
Nel frattempo bisogna stare lì, in coda, tra le facce fresche, ad aspettare il verde coi motori accesi. Una porta mi parla, nell’anonima forma di un foglio bianco su mogano beige. Mi parla col tono giusto, quella porta mi sa prendere, mi dice quelle cose là che io voglio sentirmi dire. Senza appello.
E così, mentre qualcuno lassù in quegli uffici giapponesi stritola tra fotocopie e fax le mie speranze, silenziosamente aspetto i primi assaggi di “Lingua e Cultura Ucraina“.
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Scenario 1. Baltic Man si sveglia, sullo sfondo il sole del giugno lituano. Si reca all’università, ore 10.00. Deve infatti chiudere le pratiche Erasmus, ed avere tutti i documenti attestanti i 9 mesi passati in Lituania. Sale, entra nell’Ufficio Relazioni Internazionali, tra una firma e l’altra ride e scherza con le 2 ragazze dietro la scrivania. Saluti, commozioni, la sequenza si chiude con il protagonista che lascia l’università fieramente, la cartelletta coi preziosi fogli sottobraccio. Sono le ore 10.10.
Pausa. Oscuro.
Scenario 2. Ancora ore 10.00. Il solito protagonista ripete la stessa operazione, solo cambia lo scenario, adesso siamo in Italia. Si sveglia, sale in macchina, poi autostrada, poi parcheggio. 40 minuti di attesa, il treno arriva (si sa, a Genova non si parcheggia). Ore 12.30, arrivo in Università. Chiusa.
“Già è vero, porcocane, qua si fa la pausa pranzo”, pensa.
Attesa.
Ore 14.00. Coda. Ore 14.45. “Salve, io dovrei solamente chiudere le pratiche Erasmus”. “Ah si, ok, vada nell’altro ufficio dall’altra parte della città, se è fortunato dovrebbe arrivare in tempo, oltretutto adesso è Unione Europea e non serve il passaporto, e richieda lì le firme del suo responsabile di facoltà. E’ il Professor XXX, vero? Ah, allora oggi non dovrebbe esserci, è a Coccomaro Di Sopra per un convegno su La Televisione nell’era dei Flinstones. Ma non ci sono problemi. Lasci la documentazione in portineria, secondo gli ultimi sondaggi interni risulta che in un buon 45% arriveranno al suo Docente”.
“Ma veramente no, vorrei parlare al mio ufficio io stesso, sa, dovrei ancora ricevere i contributi finanziari Erasmus, visto che per poterli ottenere in tempo reale avrei dovuto aprire un simpatico C/C con la simpatica banca Carige che poi avrei potuto chiudere con prezzi scontati dello 0.05%…e ovviamente non l’ho fatto.”
“Ah, ok, lei è uno di quei granellini di sabbia che vogliono sempre incastrare il sistema, certo, ma non ci sono problemi, lei riceverà sicuramente tutto il dovuto, guardi adesso stiamo aspettando i fondi, e tra la fine di settembre 2007 e l’inizio di ottobre 2008 provvederemo sicuramente a tutti i pagamenti. Fino all’ultimo centesimo”.
“Ah meno male. Adesso sono tranquillo. E per la transcrizione degli esami?”
“Quello non lo so, vedo che sui suoi documenti c’è tutto a posto ma il timbro è leggermente troppo spostato a destra, guardi dovremmo richiedere conferma alla sua Università in Lituania, dopodichè può tornare qua, ritirare i fogli, andare nell’ufficio in Via Bensa che è aperto tutti i secondi lunedi del mese dalle 8.00 alle 10.00, e sperare che nello stesso orario riesca a trovare anche il suo Responsabile Erasmus, in caso contrario, sulla collina lì dietro c’è il santuario della Madonna delle Grazie, si dice che ogni tanto accadano i miracoli, provi lì…”
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Per qualche strano effetto del web, questo blog appare piuttosto spesso se si cercano informazioni about Kaunas e tu, studente universitario che il prossimo anno ti inoltrerai in questi feudi, sempre più spesso mi chiedi informazioni.
E allora…
Kaunas. Kaunas è un bel posto per farci l’Erasmus, non ti ho detto per viverci, ti ho detto per farci un’Erasmus. Un Erasmus sará bello sempre, questo è vero, ma il fascino di una meta alternativa che fa chiedere a tutti i tuoi amici “sei fuori? Perchè vai li?” ha sempre un qualcosa in più.
Kaunas è la cittá nazionalmente definita “Lituania vera”. Nel senso che Vilnius è ormai una capitale europea, che Klaipeda è una città piuttosto turistica, e che questo continua ad essere il centro nevralgico di quell’”essere tipicamente lituano” che si condensa in mille sfaccettature. Che non ti racconto per non toglierti la sorpresa, chiaro.
Kaunas, ebbene si, è una città universitaria, nel senso che ce ne sono 5 e gli studenti arrivano qua da tutta la Lituania, e anche un po’ dal Medio Oriente (non si sa perchè ma è cosi); eppure…eppure fa fatica ad esserlo, perchè di notte le persone che troverai in giro non sono decisamente il classico prototipo dello studente – perfetto, perchè i locali sono pochi, perchè la maggioranza dei suddetti studenti vive nei dormitori della periferia. Però si è a 100 km da Vilnius, cosa non da poco, con autobus e treni dal mattino presto alla tarda serata.
I dormitori. A te, privilegiato straniero, probabilmente offiranno i migliori, quelli che non sembrano usciti da un film di Tarantino o, peggio ancora, da una pellicola sovietica. E non si sta male, poche decine di euro al mese con una gran bella connessione internet in stanza, poi c’è il particolare non da poco della vita – dormitorio… ma anche gli alloggi costano poco, e anche l’esperienza in Soviet – house deve essere provata, da queste parti.
L’inglese, si, lo parlano praticamente tutti, ovviamente dai 30 anni in giù. Ma ci si fa capire anche con chi non lo parla, e poi un po’ di lituano ti sarà utile per tutta la vita. L’universitá è bella, funziona, i professori sono professori e non “professori + avvocati + dottori + giudici + panettieri”, il livello dell’inglese è ottimo e la burocrazia praticamente non esiste. Che se arrivi dall’Italia, potresti anche sentirti spaesato.
E il freddo, altra paura comune, non te lo so descrivere perchè quest’anno ho vissuto solo fino a -25. E come vedi sono ancora qua a scrivere, no?
Se poi vuoi sapere altre cose, chiedi.
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Come il set di giochi di ogni bambino (perlomeno, in epoca pre-virtuale), questa mattina l’universita’ era piena di soldatini, tutti belli verdi e uguali, che ronzavano su e giu’ per le scale, di qua e di la’ nei locali.
Perbacco! Incuriosito da chissaquale colpo di stato avvenuto durante la notte, mi sono catapultato su per le scale a scoprire il motivo di tanta agitazione: ebbene, la delusione tipica di decisamente esagerate aspettative si e’ materializzata in una innocua, pacifica dimostrazione, da parte dell’Esercito stesso, di quello che e’ il loro lavoro, con esposizione di arsenali vari in bella vista e filmati-documentari in stile Platoon.
Considerazione inevitabile: la Lituania, nel suo veloce momento di transito dai grigi anni rossi verso un mondo “normale”, non ha ancora superato la novecentesca, assurda idea militarista, lo si capisce dalla quotidiana presenza di simpatici soldatini a Kaunas, lo si evince dal fatto che la leva obbligatoria non e’ ancora totalmente abolita. Questione di tempo.
Considerazione numero due: bello il video, maestosa la musica e convincente il generalone-accalappia-interessati. Viva l’Esercito, chiaro! Pero’…questo e’ uno stato di 3 milioni e mezzo di abitanti. Non conosco i numeri delle forze armate, che mi auguro siano il piu’ limitato possibile. Mi chiedo come potrebbe difendersi il biondo protagonista in elmetto e mimetica, dall’(oggettivamente improbabile) attacco di qualsiasi altro esercito che non sia, che so, quello Lettone.
Simpatico paese di soldatini e di Barbie.
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Thank you for your inquiry and your interest in the Public Relation
course. I am sorry to inform you that due to a large number of students in
the course, I am not able to offer any personalized forms of instruction
or assessment.
Have a good day.
Dr.V.Legkauskas

Cambia il nome del mittente e quello del corso in questione, ma il risultato e’ quasi sempre lo stesso: o si impara questo simpatico lituano, o il 70 per cento dei corsi nella mia facolta’ lituana non si potranno seguire. Neanche con formule personalizzate. Neanche se sei in Erasmus, e alla faccia di chi dalla Spagna mi scrive “no no qui e’ tutto troppo facile, che quasi mi vergogno!”
Vorra’ dire che ripieghero’ su altri corsi, c’e’ solo l’imbarazzo della scelta. Chi non mi vuole non mi merita. O no?
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Sarà che sono già passati tre mesi di Lituania, saranno le migliaia di domande che ricevo al riguardo, sarà semplicemente che questo è periodo di esami, ma effettivamente è giunto il momento di affrontare il discorso e parlarne: la scuola.
L’università lituana non è poi così diversa da quella genovese o italiana in generale, anche se esiste qualche sensibile differenza che salta all’occhio subito.
In primis, gli uffici funzionano, quando si ha bisogno di qualcosa lo si può ottenere tutti i giorni e senza troppi sbattimenti, una peculiarità che ai miei colleghi non pare poi così eccezionale ma che a me fa ripensare alla procedura per l’Erasmus che si era abbattuta su di me a Genova. Meglio passare oltre.
L’università intera è bilingue, e il fatto è che l’inglese te lo insegnano veramente. Probabilmente questa è una conseguenza dovuta alla struttura propria delle lezioni: le classi sono tutte, e sempre, da 15 o 20 persone al massimo, con un professore che può avere la possibilità di conoscere personalmente ognuno, senza trovarsi di fronte a una massa di 150 studenti come purtroppo avviene in Italia. Inoltre, il professore dell’università lituana di mestiere fa, incredibile ma vero, il professore, e non l’avvocato (ma puoi sostituire con chirurgo – politico – giudice – caporedattore – tuttologo), caratteristica questa che gli permette di esercitare a tempo pieno quello che la sua professione gli richiede (e cioè, essere al servizio dell’istruzione degli studenti) senza approcciarsi come l’ultimo Dio-sceso-in-terra.
Ovviamente c’è qualche migliorìa possibile di cui proprio la nostra carissima (e non nel senso degli affetti) università italiana potrebbe essere un buon esempio, come nella modalità di esame (qua l’orale quasi non esiste). Oppure nel caso del calendario degli appelli, piuttosto rigido in Lituania, e che crea qualche problema quando non si supera un esame.
E’ finito ieri il primo semestre, adesso per due settimane saranno giorni di esami, domeniche comprese (!). Inizierò a prepararmi adeguatamente da questa sera, andando a visitare il dormitorio di un’altra università di Kaunas.
La classe di Lituano sopra, quella di Inglese sotto.

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Ebbene si, mi sono iscritto al corso di lingua lituana e sono già andato a tre lezioni. Risultato? Conosco 5 o 6 parole, ma non credo nemmeno di pronunciarle correttamente…
Il Lituano è una lingua particolarmente difficile, senza scendere nel mondo parallelo dei caratteri cirillici o arabici o cinesi credo che sia una delle piu’ difficili. Eppure porta con sè una storia antichissima, in quanto è ufficialmente riconosciuto come una delle lingue piu’ antiche dell’Europa, discendente diretto del Sanscrito, e progenitore di tutti i linguaggi poi sviluppatisi piu’ a sud d’Europa, compreso il “nostro” latino. Pare addirittura che sentir parlare certi contadini nelle campagne lituane sia un po’ come ritrovare le nostre radici, di millenni addietro.
Resta il fatto che è una lingua basata su sette casi e tre numeri, con la conseguenza che Kaunas deve essere coniugato in troppi modi differenti, a seconda del contesto in cui lo si inserisce. E questo vale per tutte le altre parole…. in pratica, nemmeno la maggioranza della popolazione non parla correttamente la propria lingua, ma almeno in questo non ci sono differenze col Belpaese.
In conclusione, perché mi sono iscritto al corso di Lituano? A dir la verità, per ottenere dei crediti dell’università. Ma per far apparire le cose secondo un aspetto piu’ elegante, potrei dire che è un segno di rispetto verso il popolo che mi ospita, e visto che dovranno sostenere rapporti umani con me per 9 mesi, tanto vale che impari almeno i fondamenti di questo Arabo nordico.
Labas Italija!
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