Archive for the “Viaggi Mentali” Category
No hay ninguna razòn en el amor. Y tampoco en una fresa en el congelador, y tampoco en las nubes electricas allà detràs de boca de ceniza, no hay razòn en el planear un “mañana” bajo la luz irreal de una cancha de tenis. Piano y violines, detràs de nosotros. Mientras las caras son dibujos desenfocados, y las vidas de los demàs fluyen, en pantalones negros con camisitas blancas, hacia el aire acondicionado del cubiculo I-25. Existe la serenidad? Observad la realidad, elaborad los hechos, consideren proyectos desechados y la mentira del sentido comùn. El mundo desarrolla su cancer alrededor de una enfermedad originaria, los continentes hace diez millones de años tenìan todos la forma de un gran ?
Piano y violines en ràpida caìda cromàtica, violines firmes ejecutando la masacre, violines còmo cuchillos oxidados. Muerte en sol menor.
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L’illogica logica del profitto
La nostra cognizione del dolore
I libri di analisi di quello che fu
Agonia culturale occidentale
Il vicino di casa e mille anni di storia
uomini dei religioni e guerre.
Poi voci sparse nella tetra palude
Grida di rabbia, di dolore, di vento
Aria fresca su cenere e polvere
L’Uomo del Male si chiama Diverso.
Nel nome del padre, del figlio e dell’Io
Bestemmia di musica, parole e capelli
Voci di Germania del secolo XV?.
Ed il tempo del sogno e del vero
Notti e giorni a parole ultraviolette
Dito medio alle leggi del branco
Libertà afona libertà senza luci.
Sulle cime del buco del mondo
Tra le grida di vino di un maledetto
Lei respira i suoi sogni proibiti.
E “Dio” continua ad esistere.
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Questa sensazione impotente di vuotismo interiore. La certezza e la convinzione di creare un mondo migliore, e il semplice trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliatissimo come sentenza finale contro ogni buonismo ideologico. Questo non andarsi bene qua, esseri imperfetti in un mondo che sarebbe palesemente perfetto se non fosse che esiste l’Essere Superiore, quell’uomo che ha perfino creato un dio a sua immagine e somiglianza per giustificare i peggiori crimini. Un vasto deserto arido rimane fuori dalle agenzie di viaggio e dai titoli di coda, e noi qui a chiamare “America” un’entità maledetta, tremenda. Non c’è un cazzo da piangere, eppure stai piangendo, lontano da me e vicino al mio inconscio, le tue lacrime calde bagnano la tastiera ed attraverso l’etere raggiungono il mio ghiaccio e lì si posano, in reazione chimica. Tu bella come un fiore nel bel mezzo di un’estate, tu ed un temporale dietro la montagna, la pioggia e la grandine, una moto sbagliata nel momento sbagliato, e la tua bellezza cancellata dal brillare degli occhi. Sì perché, anche se sei sopravvissuta intatta, nello stordimento di cinque secondi hai capito che il mondo in realtà è una merda, che non ha nemmeno senso fare l’amore per pensare di cambiarlo, che esistono i ruoli e i preti e le suddivisioni arbitrarie, c’è chi incula e chi si inchina ad angolo retto, anche l’amore diventa una guerra.
E poteva essere una tragedia, o non poteva essere affatto. Avrebbe potuto non succedere niente, la moto continuare il suo insulso cammino senza accorgersi del sole tra i tuoi capelli, avremmo potuto vivere e morire per niente, o peggio ancora, illusi. Visionari incalliti fino alla fine dei nostri giorni, per poi morire come soldati in una guerra stringendo tra le mani un beffardo ideale. Ed invece no, è arrivata una moto ed hai visto solo una pistola, hai sentito il freddo il caldo il sogno il brivido il déja-vu l’eclissi e un secchio d’acqua in faccia. Poi la moto se n’è andata, e la puzza di olio bruciato ha ucciso la vegetazione ed oscurato il sole, ma svegliandoti dall’anestesia ti ha permesso di vedere le cose come sono, e non c’erano ostetriche e padri commossi. Hai scelto di tornare dentro, ma lì dentro, tornare non si può più.
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Non posso scrivere di quel giorno che. Dei miei piedi nudi sul pavimento rosso, dei cocci di vetro sul pavimento, del profumo di saliva sulle labbra. Ascoltando Philiph Roth come fosse un amico fuori di testa, profonda stima e gratitudine per quello che dice, per come lo dice, ma soprattutto perché dice. C’è ancora profumo di te nell’alveare di questa stanza. C’è anche profumo di mare e di platanos fritti, eppure è il profumo di te a rimanere incollato alle lenzuola, ai vestiti, alle labbra, al frigo gigante, alle scarpe e alla tenda tra il bagno e la stanza, nonostante le finestre senza vetri e la brisa delle sette di sera. Una tenue linea opaca non mi permette di focalizzare perfettamente i colori, e dove non vedo, immagino, disegno, incollo. O perlomeno, credo di. Di produrre arte, martellando tasti neri che non scorrono. Inseguire un’idea, perdersi in una parola, ritrovarsi in una lingua parallela, respirare musica, lanciarsi nel vuoto e terminare in un clic.
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Come nei film di Jean Luc Godard, la confusione tra realtà e finzione. E un bel giorno obama sarà fotografato con una chitarra elettrica e una fascia rossa sulla fronte, woodstock quarant’anni dopo. Ho trovato il mare nella mia stanza, in alto a destra nella finestra senza vetri, più in là dell’eternit sul tetto dei vicini, e c’è una barca di cinesi all’orizzonte. Undici corte ore di una notte passata a studiare e delirare, a studiare il delirio, Descartes La Shoah Frescobaldi La PFM Rossellini Pablo Neruda Jim Jarmusch la conoscenza criolla il tutto il niente e poi apri liberopuntoit e ci trovi lo scandalo del sesso orale tra l’avvocata e il detenuto. Niente da eccepire sul piano legale, il problema è deontologico. Morte alla deontologia, allora, se si oppone a un sano pompino. Morte a tutto ciò che va contro ciò che resta della libertà, e soppressione assistita per chi attenta alla PROPRIA libertà personale. Non è la televisione ad essere sbagliata. Sono i suoi spettatori.
Un tratto distintivo che accomuna i personaggi rappresentati in queste prime opere cinematografiche è costituito dal mettere in scena persone che vivono ai confini della comunità d’appartenenza, ai margini della società americana contemporanea: sono individui privi di un particolare percorso di vita, incapaci di decidere autonomamente il proprio destino, alienati da una vita sempre uguale a se stessa
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Lo scetticismo è l’ignoranza del tempo moderno.
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Troppe falle nel sistema, e una percezione di copia barata svolazza allegramente sopra le nostre teste. Non è originale nonostante la qualità perfetta, non è qualità perfetta nonostante sia originale. E’ una realtà taroccata, la voglia di scrivere si scontra con l’incapacità nel farlo, e l’unica illusione a rimanere sulla punta delle dita è la disillusione, una profonda inquietudine seduta su una pietra, di fronte a te.
- Vattene.
Un incubo senza vie di fuga. La ridondanza del testo e la pomposità dei caratteri; uno stile barocco permea l’ambiente circostante impregnando profondamente anche la carta, la carta elettronica e l’inconscio, si macchiano i fogli, si stravolge la lettura. Sottoforma di shock visuale: qualcosa come scoprire il proprio profilo in un’immagine, quando si è abituati alla rappresentazione frontale di sé stessi.
- Vattene, ti ho detto.
Non se ne andrà, e lo sai. Rinuncia all’ultimo patetico tentativo di auto-valorizzazione, ascoltami. Questa copia di windows non è originale.
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Sentirsi un po’ vintage perché è il dengue e non l’H1N1 ad averti contagiato. La ritenuta fiscale sul rimborso delle tasse dell’università, la calcolatrice la fascia di reddito il figlio a girar cartine su libri dove l’unica domanda sensata è “perché?”, e l’impossibilità di chiedere lumi al professore perché anche autore e studente ricercatore al tempo stesso, e i padri dei tuoi amici a dire come ai loro tempi, si, era dura. Taci omino, ti ricordo pensionato quando ancora avevi i capelli ed erano neri, abbi pudore e taci. Con un Nuovo Pastore alla finestra, una bibbia in mano e il dizionario nell’altra. Ad ascoltare le sirene della musica islandese, nonostante il tropico e le sue nuvole, e c’è chi mi dice che il mio modello di vita non ha senso, e me lo dice da una coda per pagare un frammento dei quarant’anni di mutuo. E la coda dell’amico Roberto nei supermercati, voi lo vedete sereno e non sapete che la sua testa è nel secolo diciottesimo, nell’allegro dell’Opera 41 di Bach. Investiremo iguanas con le macchine del futuro, iguane senza coda. E un gatto che miagola e non smette di miagolare, e allora io mi fermo con un rhum e con Hemingway.
Essere sette ore più indietro di Occidente permette di ritagliarsi un certo margine per suicidarsi con stile. Giusto in caso di.
foto from Ale.
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