Archive for the ‘Viaggi Mentali’ Category

Il molteplice tende a diventare univoco


30 Dic

corbo2

Il rito del tempo si ripete bugiardo.
Lei cammina a piedi nudi nella neve, un corvo gracchia sopra la sua testa.
Lui ha in mano la statuetta di uno spirito voodoo.

Immaginare il mondo come uno spazio di possibilità.
Immaginare l’immagine come quello che non è.
Immaginare l’immaginazione è  quel che ne consegue.

La nuova psicanalisi passa attraverso il Superyou.
Non è l'”io” vissuto inconsciamente che importa, ma l'”io” riflesso attraverso i tuoi occhi.
Vivere ogni cosa in funzione di un tu, che se ne approprierà e gli darà una destinazione.
Tutto diventa quindi palese, esplicito, rappresentato.

Tutto diventa vero solo per chi si trova a viverlo
i panni stesi contro l’arancione al cielo, la statuetta impolverata, questo nostro stesso momento.
[nostro, tra te che leggi e io che già non sono più].
Un oceano di discorsi che si rincorrono senza afferrarsi
un oceano di me, rimasti impigliati nella filosofia del Superyou.

E tutto il resto resiste solo per chi può immaginarlo
dove inseguire le tracce del suo passaggio?
Lei cammina a piedi nudi nella neve, un corvo gracchia sopra la sua testa.
E’ in quel corvo che lei sente il Superyou.

Sciupando la tua vita in questo angolo discreto, tu l’hai sciupata su tutta la terra


11 Dic

La pace
La pace non è assenza di conflitto.

Sempre la stessa lotta per restare a galla e resistere all’impeto, a boccheggiare e sbattere i piedi fino a quando non ti accorgi che tutto è inutile e controproducente, esiste una forza che si chiama inerzia e segue una direzione e sistema le cose, esiste una forza centripeta che stringe tutto verso l’alto,ecco allora che il fiume scorre più tranquillo perché in fiume si converte, ecco che lo sforzo fisico abbandonando il corpo interte lascia spazio ai sensi, acqua sporca e limacciosa che trascina e attraversa terre diverse e abitate da popoli sedentari, palafitte in legno e fieno incastrate sotto le chiome degli alberi, contadini esploratori naviganti e sciamani, tutto scorre lungo il fiume e tutto è vivo e concreto per trenta secondi almeno, le vite degli altri che passano di lì, a portata di mano, a volte è un cenno di saluto a volte è uno sguardo di sottecchi a volte è voglia di fermarsi, ma il fiume scorre e una ragazza ci lava dentro i panni e tu vorresti dirle ti prego no, non farlo qua e non farlo adesso e lo dico per il tuo bene, acqua sporca e limacciosa è quel che troverai.

Il conflitto
Il conflitto non è assenza di pace.

Quel che accade in un istante potrebbe non accadere mai


26 Ott

Il frutto proibito

Il campanile giallo elettrico scorre via come un panning, fuori dal finestrino. E improvvisamente le orecchie riposano, si astraggono. Da quante ore sono in cammino, oggi? Mi viene il dubbio che il cuore abbia smesso di pulsare.

Antes yo era mucho màs definitivo, c’è scritto sugli appunti dietro lo schermo. Proseguire senza indugio, lo sguardo perso nel punto fisso di un caleidoscopio. Tutto è contraddizione e tutto si compie, niente ha un fondo di impossibilità nella scia della cometa. Non resta che andare avanti adeguandosi alla mutevolezza delle prospettive. Muoversi, muoversi ancora. Nell’evoluzione della specie, argomenta Jean Claude Kaufmann, il fondoschiena si sviluppa insieme al cervello, quando l’uomo assume una posizione eretta.

Oggi, le foglie hanno cambiato colore. Succede una volta all’anno, ma succede tutti gli anni.
Resta con me e non smettere mai di andare via.
Paradoxically, the ability to be alone is the condition for the ability to love.

La coscienza, la conoscenza, la scienza. Il campanile giallo elettrico fuori dal finestrino. Il mondo scorre negli spazi esterni, tra le persone, tra gli scambi e i sorrisi. E mentre veniva preparata la cicuta, Socrate stava imparando un’aria sul flauto.  A cosa ti servirà, gli fu chiesto. A sapere quest’aria prima di morire.

A cà Demia


22 Ott

Per motivi di sicurezza è severamente vietato aggiungere o rimuovere sedie. Al primo piano si ammassano le ragazzine del primo anno di corsi. Pausa caffè: thé al limone. Una fiesta. La macchinetta mi ha fottuto quaranta centesimi.

La critica alla scienza delle migrazioni sostiene che studiare questo fenomeno significa contribuire a legittimare l’anomalia che produce. Chiaramente tutto questo vale solamente in Occidente. Se pensiamo all’India, per esempio, la quesione sarà ben diversa.

Affittasi appartamento per sole ragazze, cercasi coinquilino zona ospedale, vendo libri che non servono più. Scusi signore, la macchinetta mi ha fottuto quaranta centesimi. La luce di quel neon vibra dal febbraio scorso. Sa dove sono i cessi?

La doppia assenza del migrante. Per la società di partenza è un traditore. Per la società di arrivo è un intruso. Nella Roma barocca ci si sposava per ottenere cittadinanza. La doppia essenza del migrante.

Si aggrappano le une alle altre le gocce contro il vetro. La mia esposizione sarebbe finita qui, che ne dite, avete domande? Io vorrei sapere cosa succederà domani mattina. Ho guardato nella mail, ma non c’era scritto niente.

Per dire cosa, poi?


30 Set

E allora nell’armonia di questo momento apparentemente perfetto, in cui un libro di fotografie si apre su un nudo femminile Anonimo Barcellona 1927, e ritornano in mente le sigarette e il liquore all’achillea di questa mattina alle 3, le conversazioni con Mattia, che dice che le migliori foto della storia delle foto sono a firma di anonimi, e sono le migliori perché non c’era una firma e nemmeno un’intenzione, e ritorna in mente il commento di Giamma, per cui gli alieni, quando raggiungeranno la Terra, potranno dire tutto, tranne che l’essere umano non abbia assolto con dedizione e costanza la funzione di documentare fotograficamente la sua componente femminile, donne ritratte in ogni posa in ogni posizione e con ogni prospettiva possibile, fotografie di donne che appaiono, tutte insieme, come un’enciclopedia e come un semplice incipit,

ebbene

nell’armonia di questo momento, in cui ogni elemento di questa stanza porta la presenza di una storia, in cui il computer risuona di un funky senza arroganza, le pagine di Hrabal hanno la consistenza leggera di quei messali che usava il prete in montagna, le pagine di Steinbeck segano via la linea di confine tra inquietudine sconforto calma oppiacea e assuefazione, distruggono la contraddizione latente tra questo simulacro di paradiso e la voglia stessa di contraddizione, tra la mezza idea di sparire da ogni superficie e il prurito libidinoso di ricercare in questo libro, in questo funky, in questo tappeto ricoperto di nudi femminili anonimi la voglia e il rifiuto della contraddizione, del simulacro, del paradiso, di questo linguaggio che gira intorno a se stesso, nell’armonia di questo momento, apparentemente perfetto.

Siamo la scia di lotte passate


10 Ago

 
Barber-shop

Un campeggio parrocchiale di montagna.
Tredici, dodici, quindici anni più tardi.
Suono impetuoso di torrente.
Forza longitudinale delle stelle: ritorno alla vita.

Incontri sporadici con l’esistenza, estati distanti
[estati distinte]
che si fondono nella patria solida di un’unica rugiada.

Kiki està aquì, como aquì estàn las atracciones fatales di mondi e modi diversi, lontani; l’incontro.
Cosa serve per avvicinarsi al sole?

C’è Herzog, c’è una borsa piena di sale, ci sono elementi di visioni future e morbosità passate che si fondono e si confondono, come se il cammino fosse una possibilità in conto terzi tra il salto di una cascata e un incipiente zigzag, la materia rarefatta dell’azzardo o un metodico percorso, il cammino sintetizzato in due concezioni diverse che entrambe si uniscono nell’immagine di un futuro in bianco e nero, le orme degli scarponi e l’eterno mentire dell’acqua.

Sono qui, nella sfida primordiale della materia artificiale che si insinua tra il mistero grottesco del destino naturale, e intorno a me c’è profumo d’incenso nel suono dell’erba, c’è l’osservazione distaccata e la pulsione dell’istinto, c’è l’illusione audiovisiva e il fotogramma bianco-incandescente del fulmine che la interrompe, ci sono tentativi di amicizia nelle loro infinite rappresentazioni, c’è il movimento e la pietra e il movimento rimasto incastrato nella pietra, e la pietra scolpita a simulare un movimento.

Pausa. Herzog, dai suoi diari nella selva: “Era mezzogiorno e c’era silenzio. Mi sono guardato intorno perché tutto era così immobile. Ho riconosciuto la foresta vergine come qualcosa che mi era familiare e che era dentro di me, e ho capito che l’amavo: ma in malafede. A quel punto mi sono tornate in mente le parole che in tutti questi anni erano rimaste a turbinare, a vorticare dentro di me: Arquebuse, lettera pastorale, novantuno. Cauterizzazione, mostro, pane della carità. Operoso, sposa del vento, massiccio. Solo in quel momento ho avuto la sensazione di poter sfuggire al vortice delle parole”.

Sento le ginocchia resistere, nonostante il peso dello zaino, che spinge.
[Non sono ancora passati due giorni da quando ho visto mio nonno al pronto soccorso, con il panico negli occhi di chi non riesce a seguire i discorsi dei medici, ma capisce comunque che il cervello ha deciso di cancellare una gamba].

Sento lo sforzo del menisco ma sento anche il lavoro del cervello, mentre si misura con una nuova idea di equilibrio, da mediare con il piano inclinato e imperfetto e pietroso.
Penso a Kiki, a ieri sera.
A quando ci siamo addormentati riflettendo sulla nostra condizione di privilegiati.
Stiamo vivendo – da quanto tempo ormai? – immersi nel lato luminoso dell’esistenza.
A Kiki non piace la parola “privilegiati”: sostiene che si tratta anche di responsabilità.
Abbiamo deciso di vivere fino in fondo, è questo il discorso.

Arrivo all’alpeggio e il pastore non c’è più.
Tre cani presidiano il territorio, iniziano ad abbaiare quando mi avvicino troppo al gregge.
Intuisco che la tattica migliore sta nel circumnavigare al largo l’alpeggio.
Esiste una linea immaginaria, che scatta quando i cani s’alzano in piedi.
Riesco a intendermela con i cani, finisco in mezzo al torrente.

Basterà seguire il corso dell’acqua per ritrovare il campo-base.

Bip.


01 Ago

Un re.

Verso l’alto.
Metà del cammino coperto dall’umido.
Acqua ovunque, come se anche le pietre si stiano sciogliendo in altra materia.
A metà cammino c’è un larice seicentenario, un monumento vivente all’annullamento delle funzioni vitali.

In cima, scenari imprevisti.
Un altipiano si nasconde con una sorta di insano pudore, mentre si spoglia al sole delle dieci di mattina.
La camera si accende da sola quando incontra alberi abbattuti dalle valanghe.
L’idea era filmare fiori, prima che la luna d’agosto appiattisca le differenze nei colori.
Ma laggiù in fondo, un tipo col metal detector.

C’è ancora molta neve nell’Alpe Marittima.
La comunità scientifica, i guardaparco, gli esperti, tutti sono indecisi sulla lettura del fenomeno.
Qualcuno sostiene che si morirà per un caldo a cui non si potrà più sfuggire, un caldo che laverà via tutto.
Un’altra teoria invece parla invece di una nuova glaciazione. Il cambio climatico soffocherà la vita attraverso il freddo.
In ogni caso tutto accadrà dopo il 2025.
E’ il 2025 il punto di non ritorno, prima dell’irreversibilità.

L’uomo col metal detector procede con le cuffie.
Quando il “bip” diventa più intenso la terra nasconde qualcosa di artificiale.

Anche l’uomo con la camera procede con le cuffie.
Quando il suono del vento diventa preponderante, il cielo suggerisce qualcosa di soprannaturale.

Cartucce sparate
monete sabaude
brandelli di lattine anni ottanta.
L’uomo col metal detector scandaglia, scava, raccoglie.
A vederlo da qua, pensa l’uomo con la telecamera, sembrerebbe una punizione.
Una condanna in stile dantesco: in cammino per l’eternità, sotto le nevi e le pareti immobili, a setacciare l’infinito.

Cinque stambecchi riempiono lo schermo della telecamera.
A vederla da qua, pensa il tipo con il metal detector, sembrerebbe un’esecuzione.
Il tipo della videocamera, armato del suo supporto metallico, sembra un killer implacabile, alle prese con animali che sono soprattutto corna e che rimangono immobili.
L’esecuzione di un boia condannato a togliere la vita a chi non presta attenzione a simili inezie.

Dalla montagna scende un tonfo spalmato su livelli di eco diversi.
Il metal detector registra una serie di vibrazioni sensibili che risalgono dal terreno.
Il microfono della videocamera capta il movimento del tempo sotto un’altra forma, onde sonore.
La neve ancora incollata alla roccia, sotto la molestia del sole di luglio, spezza un’altra pietra verso il tempo in cui la terra sarà nuovamente piatta.

Gli esperti di climatologia hanno di che dibattere, su questa massa che si divide.
E’ stato il calore della neve a provocare il crollo?
E’ stata la luce glaciale del sole a spaccare la pietra?

Il tipo con la videocamera ha spostato il raggio d’azione dell’obiettivo.
Nello schermo adesso c’è l’uomo col metal detector.
Sembra quasi di sentire il suo bip, in cuffia.

Purple Castle


02 Lug

Scorre, lava, sporca, asciuga
vita d’estate d’un estate perenne
dove importa solo chi rimane indietro
dove l’anima respira, nel campo delle quasi-possibilità
mentre l’energia liquida aggiunge sorgenti di danza
e l’incrocio delle esistenze acquisisce ininterrottamente
consistenza chimica.

Importa solo chi rimane indietro,
quel che non arriva a succedere.
Le esistenze perfette, le amicizie infinite
e le labbra incollate tra le pieghe di un sapore senza consistenza.

La perversione dell’estasi, racchiusa in un unico peccato
l’aver potuto essere, e non aver creato
e nella confusione dell’eccesso, solo un’intuizione:
la strada più bella è che quel che si ha scelto di non percorrere.

Today is tomorrow?


08 Giu

Today is tomorrow?

Y qué serìa este pendiente que llevas al cuello?

El presente. Un presente que no termina nunca.

Un presente que no termina nunca, es la peor pesadilla que se haya oìdo nunca. Ahora entiendo porqué lo llevas al cuello. Asì tienes un lazo. Un lazo que te tiene amarrado a sì mismo. Menuda paradoja, matòt. Tu sì que estàs en una trampa.

No te creas tan seguro. A fin de cuentas, también tu seguridad puede ser un lazo que te tiene amarrado a sì misma.

Sì, tienes razon, matòt, pero un poco de seguridad, de vez en cuanto, no molesta. En cambio un presente que no termina nunca, creeme que no lo podrìa soportar.

Y porqué deberìas soportarlo? Tal vez sea suficiente vivirlo. Tu cargas con el peso antiguo del pasado mientras tus pies tiemblan en el humo blanco del futuro. No crees que serìa mejor un presente que no termina nunca? Asì todo sigue siendo. También lo que todavia queda por venir

No sé. Tu idea me suena a carpe diem. Y yo nunca confié en palabras en latìn, matòt. Si me quitas el olvido y la esperanza, me destruyes a la filosofia, y esto sì es un juguete que me divierte.

Pero entonces te pierdes lo mejor. Estamos buscando lo mismo, no te dàs cuenta? La bendita filosofía no es más que nostalgia, el deseo de sentirse en casa en cualquier sitio. No te parece maravilloso? Nostalgia y deseo. Presente permanente.

Esto suena bien. Es por esto que te lo llevas al cuello?

Es por esto. Piel de chivo sobre mi piel. Todavìa quedan las marcas de sus dedos, cuando lo moldeò mientras estaba caliente. El mismo deseo de aquel dìa en que la encontraré.

Y como podràs encontrar algo que ya tienes? Algo que ya, de alguna manera, perdiste?

Y como puedo tener algo que ya, de alguna manera, perdì?

A ver. Piel de chivo y marcas de sus huellas?

Nostalgia y deseo. Presente permanente.

L’abisso non ci spaventa, l’acqua è più bella quando cade dall’alto


29 Mag

Danza

 

Se nella favola avessimo avuto
anche solo un sussurro di voce in capitolo
forse
avremmo evitato il tentativo
di questa poesia
forse
avremmo abbozzato un finale più stanco
forse
avremmo deviato verso ambienti più sordidi
inseguendo la linea delle nostre visioni
abbracciando il coraggio di guardarci allo specchio
ritrovandoci nelle decisioni
di quel magnete primordiale
che ci muove e ci sposta
al di là dell’ostacolo
di un pezzo di carta.

 

Ma se in questa favola avessimo avuto
anche solo un sussurro di voce in capitolo
allora il fallimento sarebbe oggi definitivo
il peso del fato non avrebbe più consistenza
e nemmeno gli errori
sarebbero più poesia.

 

Dove scorre allora
la linea dell’arbitrio?
Dove muove la vibrazione
tra verità e istinto?

 

Ed ecco che forse in questa parvenza di favola
avevamo per davvero un’intuizione
forse solo un sussurro
un miraggio di voce in capitolo.

 

 

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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