Archive for the ‘Viaggi’ Category

Pròriondu


30 Nov

Pròriondu

Giornata in quota, lungo sentieri bi-cromatici
(tra l’argento e il nulla)
e il cervello in fuga.

Nessuna informazione,
nessuna considerazione,
nessun pensiero più presente degli altri.

Il tempo scorre verso luoghi che non importano,
elementi che non esistono,
conti che non tornano.

C’è spazio in abbondanza lungo i sentieri fuori dalle rotte,
c’è spazio in eccesso fuori dalle logiche della massa.

Come condensare tutto questo in un tratto?
Una lunga linea retta,
tesa a dissolversi verso il nulla.

Strade di Francia


30 Giu

Alta Val d’Ossau. Murale.

 

Autostop.
Il primo passaggio è opera d’inglesi.
Una coppia in viaggio sulle montagne, da Sallent de Gállego a Formigal, e poi più in su fino al Portalet, territorio di Francia.
Gli inglesi non parlano e contemplano il disgelo d’alta quota. I Pirenei grondano acqua, il paesaggio è surreale.

Lunga discesa a piedi.
Vallone d’Ossau,
congedo al verde alpestre,
ritorno all’asfalto.

Il secondo passaggio è su una vecchia Clio rossa. Una coppia dal significato incerto, marito-moglie o madre-figlio, lei comunque ha un pizzetto severo e negli imbottigliamenti per i lavori in corso aziona furtiva il tasto delle quattro frecce, sfidando l’autista in un misterioso gioco al massacro. Due borsate di sigarette sul sedile posteriore. In Spagna il tabacco, come il gasolio e la birra, vale molto meno.

Il terzo passaggio è un gendarme in congedo. Fisico prestante e asciutto, di ritorno da tre giorni di marcia in alta quota. Guida (con guanti da operaio) un’auto ibrida e silenziosa. Lungo il viaggio si lamenta della situazione politica in Francia. Dice che i giovani non hanno voglia più di rischiare. E le sue parole scendono insieme al sonno lungo la Val d’Osseau.

Nella periferia di Pau mi carica un furgone bianco. È un geografo in azione, e lì dietro ha strumentazione da lavoro e una plancia che diventa un letto.
Lavora con i droni per tracciare e monitorare il passaggio degli escursionisti sui sentieri. Qualcuno dice che la randonnée non porta turismo. Dati alla mano, il geografo dimostra il contrario.
È diretto verso l’aeroporto di Tarbes per prendere sue figlia di ritorno dall’Erasmus.
“Ah, la generazione Erasmus”, dice. “Beati voi, beati voi, beati voi”.
Mi scarica all0’ingresso dell’autostrada, con un foglio bianco su cui scriviamo “Toulouse”.

Trenta secondi più tardi si ferma una Dacia blu. È il responsabile del LIDL di Tarbes di ritorno dal turno di lavoro.
Abita 50 km più in là, “se vuoi ti porto fin lì”.
Voglio, e intanto ascolto il racconto dei suoi anni più belli. Quando poteva viaggiare anche lui, anche se in fondo, a ben pensarci, non viaggiava affatto.
Poi spiega come funziona un turno di lavoro in uno stabilimento LIDL.
La cosa più interessante è che tutto, compresi i légumes (che non sono i legumi ma le verdure), arriva da Parigi. E così è per tutta la Francia.

Nel luogo in cui mi lascia è più difficile trovare un passaggio.
Venti minuti sotto il sole cocente. Sporadici ciuffi d’erba dura crescono tra il cemento e l’asfalto. Il mio zaino blu è appoggiato al cartello che dice “Rallentare”.
Le macchine sfrecciano verso l’autostrada. Il Telepass ai caselli un paio di volte s’inceppa. Alle mie spalle sento la voce automatica che dà indicazioni agli automobilisti rimasti intrappolati.
“Attendez-vous la photò, merci pour votre attente, au revoir sur notre routes”.

Mi carica una donna elegante dai capelli corti e grigi.
È cuoca (non dice “chef” ma proprio così, “cuisinière”, cuoca) in un ristorante d’alta classe. Lavora solamente a midì. Non mi consiglia di andarci: il pranzo vale sui 70 euro.
La musica scorre tra i campi di fieno. Mi addormento e mi sveglio e non siamo a Tolosa. Mi riaddormento e mi risveglio ed ecco la tangenziale. La cuoca non accetta le mie monete per pagare il pedaggio. “Questo non è un blablacar”, mi dice falsamente offesa.
Parliamo del blablacar e dei suoi indubbi benefici.
“Lo sa che l’hanno comprato le SNCF, le ferrovie francesi?”, le chiedo.
È un peccato che sempre così, vendute al miglior offerente, debbano finire le idee più brillanti.
Ed è curioso che ora anche le SNCF, in quest’era-Macron, possano finire al miglior offerente.

A Tolosa c’è traffico e odore d’estate.
La cuoca mi chiede dove voglio andare e le dico che non ne ho la più pallida idea. Che la cosa mi è indifferente.
“Allora ti porto a casa mia”, dice. “E poi da lì vai dove vuoi”.

Adesso è notte e i Pirenei sono lontani.
L’algoritmo di Airbnb mi ha trovato una stanza.
“Che finale di merda”, direte, e avete ragione; poteva andar meglio. Ma ditelo agli albergatori di Tolosa, che volevano 90 euro per un letto.
Ditelo ai regolamenti municipali, “Divieto di camping” un po’ dappertutto.

Piuttosto, la prossima volta che vedete un autostoppista,
se avete posto in macchina,
caricatelo.

The Map is Not The Territory


29 Mag

Controluce Mindino

“È destino umano abitare un mondo.
Un’opera d’arte nasce da un rapporto della coscienza soggettiva con la storia e con la natura.
Il paesaggio che mi vedo sempre davanti agli occhi è quello ligure.

Le storie in genere le invento, raccolgo e solidifico una sparsa atmosfera.
Non denuncio, descrivo un disagio.
La terra forse insegna la calma, la ricerca della verità.

Amo le radici nella terra, ma anche il cielo e il cosmopolitismo.
E la memoria, la memoria non è peccato, finché giova.
Ben vengano altri popoli, altri individui, colgono anch’essi il significato delle rocce e dei cieli”.

[Trovato sulle tracce di Francesco Biamonti. In una casa di pietra, su una montagna in cui piove.

Faudä


28 Mag

Riempiva il vuoto della piazza, presenza nera presenza incerta
presenza certa tra i comignoli spenti.
Sotto le pietre, la pietra.
L’uomo aveva scavato e poi costruito tremila anni di quotidiano calcare.
Tre millenni e un secolo: il medioevo, solo storia di ieri.

Antonia custodiva la chiave,
la chiave della grotta.
Custodiva il telaio e filava tappeti,
filava tappeti e nutriva i suoi galli.
Antonia custodiva anche la chiave,
la chiave nera del pollaio.

Franava la montagna e tornavano le rondini.
Chiudevano i bar, anche la strada era lisa.
Ma Antonia prendeva le chiavi e riempiva il vuoto della piazza:
filava tappeti, i tappeti del tempo.

Non furono i siculi, né i greci, i normanni.
Non furono gli arabi, i tedeschi, gli assedi.
Furono “i francesi, col loro strano dialetto”
a lasciar spazio a una leggenda,
un intreccio di fili.

Così Antonia prendeva la chiave e azionava il telaio.
Prendeva la chiave e nutriva il pollaio
e tra un momento e l’altro, lo spazio di un giorno
un passaggio sull’altro a riempire la piazza,
nel tempo nel vento del paese che verrà.

[Scritto a Sperlinga (EN), sacca di resistenza della lingua gallo-italica].

Yakutia


26 Apr

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una tavola imbandita da qualche parte in Siberia. Saltata fuori da Facebook.
Lui è un aviatore russo, conosciuto dieci anni fa, su un treno tra San Pietroburgo e Mosca.
Un bravo ragazzo, curioso, discreto, intelligente, misterioso. Un ottimo compagno di viaggio.
Sono passati dieci anni, e oggi è il suo compleanno.
Anche quella sera di dieci anni fa era il suo compleanno, e l’aveva passato in uno scompartimento di seconda classe con degli sconosciuti.
[Nei treni russi, per ogni vagone c’è un capo-vagone, con la sua divisa e il suo scompartimento riservato. Il compito principale del capo-vagone è tenere acceso il fuoco e riscaldata la vettura, tramite una solida stufa a inizio vagone].

Oggi, questa tavola imbandita.
Vedo che Andrei sta bene, pare sempre uguale.
Chissà chi sono quei tipi al suo fianco, che festeggiano con lui il suo compleanno.
Si direbbero Yakuzi, o Kirghizi, o Kamkatchi. In ogni caso, siberiani.
Andrei veniva da Yakutz, nel senso che per questioni di lavoro era andato a vivere lì.
“Conoscete la Yakuzia?”
“Certamente. Abbiamo giocato a Risiko”.
Un bell’incontro, quell’incontro con Andrei.
Sono contento di rivederlo, e di sapere che sta bene.

Plutôt, la vie


16 Mar

Senza titolo

Le strade proseguono lungo cammini che non appartengono
linee che non portano
crepe che non spaccano
errori che non segnano.

“Si tratta di un giro non si tratta di un viaggio”, dice l’esperto lungo la rotta.
Dice il soldato nella grotta: “chi ha un’alba da perdere non ha nulla da rischiare”.

Si accumulano le memorie dei giorni vagabondi
parole interviste pranzi visioni
tremende visioni
l’orecchio che vede, l’occhio che ascolta
le vite degli altri rimaste a metà.

Si accumulano sulla carta, sullo schermo, sull’asfalto
e scorrono e pesano e graffiano e sporcano
e rimangono nel fuoco, e fuggono nell’aria
le vite degli altri rimaste a metà.

[Foto di Marco Lo Baido]

Embrice


22 Dic

Embrice

Piove.
Piove sempre in questo viaggio.
Piove da quando siamo partiti.
Arriveremo anche dove pioverà.

Cumbre de la Veleta


13 Giu

Crash

Durante la notte aveva osservato le montagne e le aveva ritrovate cariche di una luce mai vista.
Come se il sole cercasse da lontano un magnete, un polo a terra per appoggiare materiale radioattivo nella solitudine dello spazio.
Pensò al suono tremendo che dovette sconvolgere il mondo nel momento in cui l’Europa e l’Africa si erano scontrate, milioni di anni prima.
“Le ragazze hanno sempre i piedi freddi. E anche le mani. E anche il naso”, disse lo straniero che viaggiava con lui.
“E quando si svegliano nel pomeriggio cercano sempre qualcosa da mangiare. Mandorle secche. Arachidi. A loro non basta un bicchiere di vino per calmare la fame”.

Risalivano una vena rocciosa che si portava addosso quel suono primordiale. Faglie sovrapposte. La deriva dei continenti.
Incontrò pascoli avvolti di nebbia e si disse che due ore più tardi tutto sarebbe stato diverso.
Incontrò una vacca al pascolo nella neve e trovò curioso il suo modo di farsi strada tra l’erba gelata e fiori appassiti.
In generale, continuò a camminare, fermandosi soltanto quando aveva sete, dedicato a una lunga marcia nel vuoto che avrebbe convinto chiunque dell’esistenza di una meta.
Quando finalmente si fermarono il suo compagno di viaggio parlò di nuovo e disse: “da qui,
da qui si intravede un altro continente”.

Ice. Eyes. [Lies].


24 Mag

Crash

Scendeva lentamente aggrappato al braccio di una ragazza
con la giacca gialla i pantaloni blu
scendeva lentamente, un passo dietro l’altro:
“izquierda, derecha”
“izquierda, derecha”,
diceva la ragazza.

e lui a passo incerto e disperato
nella distesa bianca
“la luz se fue, se me fué la luz”,
ripeteva
e la ragazza che gli diceva no te preocupes, pronto volverá
solo son los rayos del sol,
el sol y este desierto de nieve
uno spazio troppo vasto per contenere
tutti i suoi riflessi.

Le onde ultraviolette arrivano con un’inclinazione diversa a 3200 metri
ora lo sa l’uomo solo su un ghiacciaio
ora lo sa una ragazza sconosciuta, che gli tiene il fianco
e ora lo sa chi cammina là in basso
e si ferma
e osserva.

Buscando a la ciudad de oro


05 Apr

BuscandoCiudadDeOro

La strada è più sincera della casa, resiste anche quando le pareti crollano.
La strada d’asfalto di terra di fango di pietre di neve
La strada di neve che è una striscia insidiosa e porta dove deve.

E Nomos – disse –
In greco nomos vuol dire pascolo.
Nomade è chi si sposta da un pascolo all’altro.
Pastore è pleonastico”

La strada che scende dalla montagna e verso la montagna risale
La strada degli ulivi la strada verso il mare
La strada dei viandanti in viaggio per davvero
Quando smetti di pensare la strada è già sentiero.

A Djang – aggiunse – 
A Djang ci sono due alberghi: l’Hotel Windsor e,
di fronte,
l’Hotel Anti-Windsor.

Camminare per capire camminare per andare camminare per scappare
Camminare per trovare tutto finché tutto scompare
Camminare come un luogo per trovare parole
Camminare per camminare, la logica delle suole.

[Foto di Simone Rossi].

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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