Archive for the ‘Viaggi’ Category

Strade di Francia


30 Giu

Alta Val d’Ossau. Murale.

 

Autostop.
Il primo passaggio è opera d’inglesi.
Una coppia in viaggio sulle montagne, da Sallent de Gállego a Formigal, e poi più in su fino al Portalet, territorio di Francia.
Gli inglesi non parlano e contemplano il disgelo d’alta quota. I Pirenei grondano acqua, il paesaggio è surreale.

Lunga discesa a piedi.
Vallone d’Ossau,
congedo al verde alpestre,
ritorno all’asfalto.

Il secondo passaggio è su una vecchia Clio rossa. Una coppia dal significato incerto, marito-moglie o madre-figlio, lei comunque ha un pizzetto severo e negli imbottigliamenti per i lavori in corso aziona furtiva il tasto delle quattro frecce, sfidando l’autista in un misterioso gioco al massacro. Due borsate di sigarette sul sedile posteriore. In Spagna il tabacco, come il gasolio e la birra, vale molto meno.

Il terzo passaggio è un gendarme in congedo. Fisico prestante e asciutto, di ritorno da tre giorni di marcia in alta quota. Guida (con guanti da operaio) un’auto ibrida e silenziosa. Lungo il viaggio si lamenta della situazione politica in Francia. Dice che i giovani non hanno voglia più di rischiare. E le sue parole scendono insieme al sonno lungo la Val d’Osseau.

Nella periferia di Pau mi carica un furgone bianco. È un geografo in azione, e lì dietro ha strumentazione da lavoro e una plancia che diventa un letto.
Lavora con i droni per tracciare e monitorare il passaggio degli escursionisti sui sentieri. Qualcuno dice che la randonnée non porta turismo. Dati alla mano, il geografo dimostra il contrario.
È diretto verso l’aeroporto di Tarbes per prendere sue figlia di ritorno dall’Erasmus.
“Ah, la generazione Erasmus”, dice. “Beati voi, beati voi, beati voi”.
Mi scarica all0’ingresso dell’autostrada, con un foglio bianco su cui scriviamo “Toulouse”.

Trenta secondi più tardi si ferma una Dacia blu. È il responsabile del LIDL di Tarbes di ritorno dal turno di lavoro.
Abita 50 km più in là, “se vuoi ti porto fin lì”.
Voglio, e intanto ascolto il racconto dei suoi anni più belli. Quando poteva viaggiare anche lui, anche se in fondo, a ben pensarci, non viaggiava affatto.
Poi spiega come funziona un turno di lavoro in uno stabilimento LIDL.
La cosa più interessante è che tutto, compresi i légumes (che non sono i legumi ma le verdure), arriva da Parigi. E così è per tutta la Francia.

Nel luogo in cui mi lascia è più difficile trovare un passaggio.
Venti minuti sotto il sole cocente. Sporadici ciuffi d’erba dura crescono tra il cemento e l’asfalto. Il mio zaino blu è appoggiato al cartello che dice “Rallentare”.
Le macchine sfrecciano verso l’autostrada. Il Telepass ai caselli un paio di volte s’inceppa. Alle mie spalle sento la voce automatica che dà indicazioni agli automobilisti rimasti intrappolati.
“Attendez-vous la photò, merci pour votre attente, au revoir sur notre routes”.

Mi carica una donna elegante dai capelli corti e grigi.
È cuoca (non dice “chef” ma proprio così, “cuisinière”, cuoca) in un ristorante d’alta classe. Lavora solamente a midì. Non mi consiglia di andarci: il pranzo vale sui 70 euro.
La musica scorre tra i campi di fieno. Mi addormento e mi sveglio e non siamo a Tolosa. Mi riaddormento e mi risveglio ed ecco la tangenziale. La cuoca non accetta le mie monete per pagare il pedaggio. “Questo non è un blablacar”, mi dice falsamente offesa.
Parliamo del blablacar e dei suoi indubbi benefici.
“Lo sa che l’hanno comprato le SNCF, le ferrovie francesi?”, le chiedo.
È un peccato che sempre così, vendute al miglior offerente, debbano finire le idee più brillanti.
Ed è curioso che ora anche le SNCF, in quest’era-Macron, possano finire al miglior offerente.

A Tolosa c’è traffico e odore d’estate.
La cuoca mi chiede dove voglio andare e le dico che non ne ho la più pallida idea. Che la cosa mi è indifferente.
“Allora ti porto a casa mia”, dice. “E poi da lì vai dove vuoi”.

Adesso è notte e i Pirenei sono lontani.
L’algoritmo di Airbnb mi ha trovato una stanza.
“Che finale di merda”, direte, e avete ragione; poteva andar meglio. Ma ditelo agli albergatori di Tolosa, che volevano 90 euro per un letto.
Ditelo ai regolamenti municipali, “Divieto di camping” un po’ dappertutto.

Piuttosto, la prossima volta che vedete un autostoppista,
se avete posto in macchina,
caricatelo.

The Map is Not The Territory


29 Mag

Controluce Mindino

“È destino umano abitare un mondo.
Un’opera d’arte nasce da un rapporto della coscienza soggettiva con la storia e con la natura.
Il paesaggio che mi vedo sempre davanti agli occhi è quello ligure.

Le storie in genere le invento, raccolgo e solidifico una sparsa atmosfera.
Non denuncio, descrivo un disagio.
La terra forse insegna la calma, la ricerca della verità.

Amo le radici nella terra, ma anche il cielo e il cosmopolitismo.
E la memoria, la memoria non è peccato, finché giova.
Ben vengano altri popoli, altri individui, colgono anch’essi il significato delle rocce e dei cieli”.

[Trovato sulle tracce di Francesco Biamonti. In una casa di pietra, su una montagna in cui piove.

Faudä


28 Mag

Riempiva il vuoto della piazza, presenza nera presenza incerta
presenza certa tra i comignoli spenti.
Sotto le pietre, la pietra.
L’uomo aveva scavato e poi costruito tremila anni di quotidiano calcare.
Tre millenni e un secolo: il medioevo, solo storia di ieri.

Antonia custodiva la chiave,
la chiave della grotta.
Custodiva il telaio e filava tappeti,
filava tappeti e nutriva i suoi galli.
Antonia custodiva anche la chiave,
la chiave nera del pollaio.

Franava la montagna e tornavano le rondini.
Chiudevano i bar, anche la strada era lisa.
Ma Antonia prendeva le chiavi e riempiva il vuoto della piazza:
filava tappeti, i tappeti del tempo.

Non furono i siculi, né i greci, i normanni.
Non furono gli arabi, i tedeschi, gli assedi.
Furono “i francesi, col loro strano dialetto”
a lasciar spazio a una leggenda,
un intreccio di fili.

Così Antonia prendeva la chiave e azionava il telaio.
Prendeva la chiave e nutriva il pollaio
e tra un momento e l’altro, lo spazio di un giorno
un passaggio sull’altro a riempire la piazza,
nel tempo nel vento del paese che verrà.

[Scritto a Sperlinga (EN), sacca di resistenza della lingua gallo-italica].

Yakutia


26 Apr

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una tavola imbandita da qualche parte in Siberia. Saltata fuori da Facebook.
Lui è un aviatore russo, conosciuto dieci anni fa, su un treno tra San Pietroburgo e Mosca.
Un bravo ragazzo, curioso, discreto, intelligente, misterioso. Un ottimo compagno di viaggio.
Sono passati dieci anni, e oggi è il suo compleanno.
Anche quella sera di dieci anni fa era il suo compleanno, e l’aveva passato in uno scompartimento di seconda classe con degli sconosciuti.
[Nei treni russi, per ogni vagone c’è un capo-vagone, con la sua divisa e il suo scompartimento riservato. Il compito principale del capo-vagone è tenere acceso il fuoco e riscaldata la vettura, tramite una solida stufa a inizio vagone].

Oggi, questa tavola imbandita.
Vedo che Andrei sta bene, pare sempre uguale.
Chissà chi sono quei tipi al suo fianco, che festeggiano con lui il suo compleanno.
Si direbbero Yakuzi, o Kirghizi, o Kamkatchi. In ogni caso, siberiani.
Andrei veniva da Yakutz, nel senso che per questioni di lavoro era andato a vivere lì.
“Conoscete la Yakuzia?”
“Certamente. Abbiamo giocato a Risiko”.
Un bell’incontro, quell’incontro con Andrei.
Sono contento di rivederlo, e di sapere che sta bene.

Plutôt, la vie


16 Mar

Senza titolo

Le strade proseguono lungo cammini che non appartengono
linee che non portano
crepe che non spaccano
errori che non segnano.

“Si tratta di un giro non si tratta di un viaggio”, dice l’esperto lungo la rotta.
Dice il soldato nella grotta: “chi ha un’alba da perdere non ha nulla da rischiare”.

Si accumulano le memorie dei giorni vagabondi
parole interviste pranzi visioni
tremende visioni
l’orecchio che vede, l’occhio che ascolta
le vite degli altri rimaste a metà.

Si accumulano sulla carta, sullo schermo, sull’asfalto
e scorrono e pesano e graffiano e sporcano
e rimangono nel fuoco, e fuggono nell’aria
le vite degli altri rimaste a metà.

[Foto di Marco Lo Baido]

Embrice


22 Dic

Embrice

Piove.
Piove sempre in questo viaggio.
Piove da quando siamo partiti.
Arriveremo anche dove pioverà.

Cumbre de la Veleta


13 Giu

Crash

Durante la notte aveva osservato le montagne e le aveva ritrovate cariche di una luce mai vista.
Come se il sole cercasse da lontano un magnete, un polo a terra per appoggiare materiale radioattivo nella solitudine dello spazio.
Pensò al suono tremendo che dovette sconvolgere il mondo nel momento in cui l’Europa e l’Africa si erano scontrate, milioni di anni prima.
“Le ragazze hanno sempre i piedi freddi. E anche le mani. E anche il naso”, disse lo straniero che viaggiava con lui.
“E quando si svegliano nel pomeriggio cercano sempre qualcosa da mangiare. Mandorle secche. Arachidi. A loro non basta un bicchiere di vino per calmare la fame”.

Risalivano una vena rocciosa che si portava addosso quel suono primordiale. Faglie sovrapposte. La deriva dei continenti.
Incontrò pascoli avvolti di nebbia e si disse che due ore più tardi tutto sarebbe stato diverso.
Incontrò una vacca al pascolo nella neve e trovò curioso il suo modo di farsi strada tra l’erba gelata e fiori appassiti.
In generale, continuò a camminare, fermandosi soltanto quando aveva sete, dedicato a una lunga marcia nel vuoto che avrebbe convinto chiunque dell’esistenza di una meta.
Quando finalmente si fermarono il suo compagno di viaggio parlò di nuovo e disse: “da qui,
da qui si intravede un altro continente”.

Ice. Eyes. [Lies].


24 Mag

Crash

Scendeva lentamente aggrappato al braccio di una ragazza
con la giacca gialla i pantaloni blu
scendeva lentamente, un passo dietro l’altro:
“izquierda, derecha”
“izquierda, derecha”,
diceva la ragazza.

e lui a passo incerto e disperato
nella distesa bianca
“la luz se fue, se me fué la luz”,
ripeteva
e la ragazza che gli diceva no te preocupes, pronto volverá
solo son los rayos del sol,
el sol y este desierto de nieve
uno spazio troppo vasto per contenere
tutti i suoi riflessi.

Le onde ultraviolette arrivano con un’inclinazione diversa a 3200 metri
ora lo sa l’uomo solo su un ghiacciaio
ora lo sa una ragazza sconosciuta, che gli tiene il fianco
e ora lo sa chi cammina là in basso
e si ferma
e osserva.

Buscando a la ciudad de oro


05 Apr

BuscandoCiudadDeOro

La strada è più sincera della casa, resiste anche quando le pareti crollano.
La strada d’asfalto di terra di fango di pietre di neve
La strada di neve che è una striscia insidiosa e porta dove deve.

E Nomos – disse –
In greco nomos vuol dire pascolo.
Nomade è chi si sposta da un pascolo all’altro.
Pastore è pleonastico”

La strada che scende dalla montagna e verso la montagna risale
La strada degli ulivi la strada verso il mare
La strada dei viandanti in viaggio per davvero
Quando smetti di pensare la strada è già sentiero.

A Djang – aggiunse – 
A Djang ci sono due alberghi: l’Hotel Windsor e,
di fronte,
l’Hotel Anti-Windsor.

Camminare per capire camminare per andare camminare per scappare
Camminare per trovare tutto finché tutto scompare
Camminare come un luogo per trovare parole
Camminare per camminare, la logica delle suole.

[Foto di Simone Rossi].

Pomeriggio australe


21 Mar

Una niña en la mochilla

Luci di un marzo d’autunno, riflessi di un tempo australe.
Ho un certo fardello sulle spalle. Una bambina che si chiama come la primavera, quattro o cinque anni di età, capelli biondi e sguardo accattivante. Quando avrà ventiquattro anni, capelli biondi e sguardo accattivante, sarà una ballerina di opera. O una cassiera di farmacia. O una ragazza madre, come sua madre, ma questa è un’altra storia.

La gente mi guarda, mi scruta. Non sono i pantaloni a brandelli, non sono gli oggetti disegnati nella testa gialla della mia t-shirt nera (un  cacciavite, un binocolo, un martello, una bottiglietta di cianuro, un gelato, un paracadute, uno stetoscopio. Un annaffiatoio un paio di forbici una macchina fotografica). La gente mi scruta perché cerca di capire a chi somiglia quella bambina che sta cantando sulle mie spalle, a me o alla giovane negrita di fianco a me, che a sua volta ci raggiunge con un bambino più grande accanto? Lei sembra giovane, troppo giovane per essere la madre del bambino, eppure lui le somiglia. Ma la bimba somiglia a me. E io non assomiglio per niente, per niente, alla negrita che mi accompagna e si avvicina e si allontana per cercare la farina di grano 000. Si allontana. Con il bambino al seguito. E io rimango di fronte al macellaio con la bambina sulle spalle, quella bambina che vuole le patatine al formaggio e parla e parla e canta, e una signora dalla faccia simpatica mi osserva mi scruta mi squadra la osserva la scruta la squadra mi guarda le mani le guarda le mani e si dice che effettivamente potrebbe essere mia figlia ma anche no, dopotutto.

-Un chilo di picada comune, grazie.

I macellai sono anche psicologi e sono uomini comuni in ogni angolo del mondo, come se fossero al servizio di una missione, come se la carne sia una scusa.
Il macellaio parla e parla di un documentario sui complotti del mondo mentre la signora accanto mi guarda, e il suo tormento non si risolve: la mia negrita torna con il bambino e con un pacchetto di farina ed è vero che visti da una certa distanza potrebbero essere madre e figlio, ma lui è troppo grande, lui è troppo grande e lei è troppo giovane. Ma chissà.
La bambina invece potrebbe essere figlia mia, condividiamo colori e argomenti, la bambina si tappa la bocca con le due manine sopra la mia testa quando le dico che non ci saranno patatine al formaggio se si continueranno a nominare patatine al formaggio.

Il macellaio continua a tagliare continua a parlare.

-Io mi ricordo. Quando ero bambino, alla televisione ci mostravano film con diavolerie elettroniche per comunicare a distanza. Poi, hanno iniziato con le porte che si aprono quando riconoscono l’occhio del padrone di casa. Solo fantascienza, si diceva. Eppure è provato che Hollywood anticipa di quindici anni la realtà. Oggi iniziano con gli auricolari nelle orecchie e tra vent’anni avremo protesi elettriche nelle nostre carni. Ho messo un chilo e venticinque, lascio o tolgo?

La signora osserva i peli delle mie braccia, biondi come i capelli della bambina sulle mie spalle. Io stesso quando avevo cinque anni avevo i capelli biondi come la bambina sulle mie spalle, vorrei dirglielo per complicarle i calcoli di compatibilità genetica.

-Undici pesos, compañero.

Cerco nelle tasche banconote stropicciate e monete varie, mentre la mia negrita tiene d’occhio il bambino di sette anni che sistema la carne nel carrello. Buenos Aires là fuori è storia di periferia e di epoche lontane, è Italia anni ’80 a Fiat Duna e Fernet Branca. Il macellaio pulisce i coltelli per servire la signora e si prepara a una nuova conversazione. I macellai, i macellai non hanno clienti ma discepoli, cedono carne mista a saggezza. Una mano insanguinata tende verso di me a mo’ di saluto e sulla mia testa lancia un cenno alla bambina ormai silenziosa.

-…beati loro, dopotutto. Che se la godano il più possibile. A proposito, sono figli tuoi?

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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