Archivio per la Categoria “Vita”


Giá da qualche tempo vivo in un micromondo bizzarro. Una casita in elegante decadenza nel centro di Bernal, proprio lí dove tutti questi (apparentemente) uguali sobborghi intorno a Buenos Aires rivelano quelle differenze che esistettero ottanta o novant’anni or sono.

Oltre a me e al mio Trozito de Caribe, ovviamente, vive lí una famiglia argentina. Doña Miriam é il perno fondamentale della faccenda: una strega ma di quelle originali, usa le carte come paravento ma in realtá legge dentro agli occhi delle persone. Lavora dieci ore al giorno con il marito, il señor Eduardo, nel taller di sartoria che hanno montato al secondo piano.  Il señor Eduardo é ció che si potrebbe definire un todero: sarto, falegname, muratore, meccanico, panettiere ed idraulico, come il suo nonno d’Abruzzo gli insegnó cinquant’anni addietro. Adora il mate, come la moglie.

Poi c’é Pamela, la figlia, un anno piú di me e due figli piuttosto grandi. Diego, 7 anni, la sua essenza sta nel nome. Grande tifoso dell’Independiente, fatica a perdonare la mia inclinazione verso il River Plate. E la sorellina Abril, definitivamente hermosa.

E tutti insieme si tira allegramente avanti, nel decandente incedere del sano pessimismo europeo nei sobborghi di una capitale latina; finché c’é mate, c’é speranza.

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Certa roba va più in là del semplice concetto di “musica” così come televisione radio cultura popolare insegna. Passando per le droghe e la psichedelia, raggiunge universi sconosciuti di puri sperimentalismi dove i concetti di genere e di “ensemble” già non contano più niente. Quello che ne viene fuori è una mistura di esperienze vissute, di vita assimilata e metabolizzata sottoforma di scale cromatiche, un amplesso onanistico che si trasforma misteriosamente in un’orgia collettiva, il piacere del singolo musicista si amplifica nell’espressività degli altri.

Questo tipo di musica, definitivamente scomparso, ha conosciuto i suoi massimi albori negli anni ‘70, quando le droghe psichedeliche non erano ancora state scoperte dai moralisti della domenica, e l’esplorazione di nuove forme artistiche ne era la rappresentazione più evidente, l’eredità migliore lasciata ai posteri. Senza nessun tipo di presuntuosità particolare, e citando un’idea di Nachmanovitch, mi piace pensare che non si tratta di musica per tutti: chi vive rinchiuso tra quattro accordi che variano tra strofa e ritornello, non potrà percepire il misterioso matrimonio perfetto tra i diversi componenti del caos.

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L’aria si fa rarefatta. Il respiro risuona nelle orecchie, poi nei timpani, da lì nel sistema nervoso e si trasmette ai muscoli e li contrae in direzione-spasmo. E il cuore è un muscolo, il cuore reagisce, il cuore accelera i battiti e li esalta e li esaspera e si converte nel motore stesso del meccanismo in atto, del processo inevitabili.

I timpani fuori uso riducono all’effetto sordina le voci del mondo di fuori. E’ una specie di autodifesa del corpo umano, un invito a nutrirsi di emozioni e rigettare il superfluo. S’ingozza lo spirito nella bulimia di eccitazione e timori, l’assimilazione è totale e l’accumulatore al limite. Un leggero strato di armonia sintetica avvolge e protegge l’equilibrio raggiunto.

Calci e pugni contro i pessimismi. Anatemi e domande rivolte al Destino, ed il Destino che smette di essere un’invenzione dei poeti e scende nel mondo fatto di uomini e bulloni. L’ennesimo bacio di addio appoggiatosi su  guancie ormai inaridite da strazianti partenze e nebulosi arrivi.

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Quest’omino qui sopra è l’autore di Shantaram, una storia tutt’altro che banale ricca di ottimi spunti di riflessione che vi consiglio di leggere, senza aspettare la trasposizione cinematografica che sta preparando Jonnhy Depp, o magari, di leggere, aspettando la trasposizione cinematografica di Jonnhy Depp (sono 1.200 pagine)…

Il mondo è governato da un milione di malvagi, dieci milioni di stupidi e cento milioni di vigliacchi. I veri malvagi non sono più di un milione in tutto il mondo. Quelli veramente ricchi e potenti, quelli che prendono le decisioni che contano…un milione al massimo. I dieci milioni di stupidi sono i soldati e i poliziotti che fanno rispettare le decisioni dei malvagi. Eserciti e polizia di una dozzina di nazioni importanti, più quelli di una ventina di altri paesi: in totale dieci milioni di uomini in grado di esercitare un potere effettivo. Spesso sono coraggiosi, non lo nego, ma anche stupidi, perchè sacrificano la vita per governi che li considerano soltanto pedine su una scacchiera. Prima o poi vengono traditi o abbandonati. Le nazioni dimenticano in fretta i loro eroi di guerra.  Poi ci sono i cento milioni di vigliacchi, vale a dire burocrati, pennaioli e imbrattacarte che fanno finta di niente e permettono ai malvagi di governare. [...] Cento milioni di vigliacchi che sanno la verità ma tengono la bocca chiusa, mentre firmano documenti che portano un uomo davanti al plotone d’esecuzione, o che condannano un milione di persone ad una lenta morte per fame.

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Hai firmato un mutuo di quarant’anni per comprarti il villino, e mi parli del mio futuro che è ormai fottuto.

Vai in chiesa a costruirti il mito di vite ultraterrene, e firmi decreti folli per esorcizzare - terrorizzato - la morte.

Sopporti un amore per inerzia, e pretendi d’infarcirmi coi tuoi discorsi del cazzo sul senso della coppia.

Spegniti, messaggero ipocrita di consigli non richiesti. Accetta e riconosci l’esistenza del bello, del diverso, dell’arte, della devianza, della prospettiva, del punto di vista, della personalità, di tutto ciò che può esulare da quelle due linee rette che hai tracciato per me.  Lasciami vivere giorno per giorno finchè morte non mi separi o finchè ne avrò voglia, e se proprio vuoi salvare una vita, comincia dalla tua.

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Un fragile equilibrio magicamente esiste.
Un fragile equilibrio magicamente resiste.

Ma ho paura di svegliarmi, un giorno, e trovare una bottiglia di vino lì dove oggi c’è la tua foto.

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Quest’uomo ha gentimente mandato a fanculo le fighette di plastica che popolano il pattume dei vari reality televisivi “perchè devo raccogliere le olive nel mio agriturismo nelle Marche”.

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Gli uomini e le donne nudi, a correre sotto i raggi uhv della macchina a infrarossi. Un fiore giallo che s’illumina nel grigio, nel buio, nel bianco, nel giallo. Un fiore giallo che non si vede. Strade di provincia e vicoli di periferia, basso groove elettrico odori di fogna di ghiaccio e di funghi. Generazioni ed extracomunitari, e lo 0,25 percento dei rom sta invadendo l’italia. Lo zeroventicinquepercento dei rom sta invadendo l’italia. Benzedrina nell’aria. Il tuo sesso virtuale, il mio computer reale, la nostra dimensione è una realtà relativa. E’ fragile ed indistruttibile.

L’invasione dei barbari viaggia in prima classe, ed io squattrinato ad libitum mi spendo gli ultimi miliardi di sogni leccando gli lcd dei cristalli liquidi. Per placare la sete, per bruciare la lingua, per morire di sete. Il cinismo ha sostituito lo zucchero nel caffè del mattino, e il buio ha sostituito il mattino. Il caffè si chiama sempre caffè, ma adesso è turchese vivo. L’autoradio spara un moderno tentativo di grounge, e un esercito di mongolfiere vola alto sui tetti del nemico. La televisione ha detto che dostojevski è diventato illegale, perchè fa riflettere e apre la mente e può distrarre durante la guida. Butterflies and hurricanes. Potremmo dire di vivere un’epoca porca, se solo sapessimo viverla.

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