…smisero di far l’amore
smisero anche di scopare
smisero di dormire insieme
e smisero di chiacchierare…
Archive for the “Vita” Category
Jul
14
2010
Molteplici altri di noi stessiPosted by Baltic Man in Vita, tags: 2050, popolazione, raddoppia, senso, umana, Vita
Si muovono a piccoli passi tra la folla accelerata, braccio sotto il braccio e sole con se stesse. Due vite agli antipodi tra le pietre della citta’ millenaria; donne palesemente sole schiacciate da un mondo di esuberanza maschile all’ora di pranzo. Splende il sole sui vicoli del porto, splende il sole piu’ in su delle case piu’ in su del cielo, splende il sole la’ nello spazio e nel tempo perduto. Si muovono a piccoli passi con gli occhi fissi nel vuoto, cercando tracce di un passato, di un paese, di un figlio. Di un uomo. Donne sole abbandonate alla deriva. Occidente dimentica in fretta le sue madri; le terre dell’est non ne hanno mai avuta una. Entrambe si incontrano in un tacito compromesso. Un pezzo di carta e duecento euro al mese, via western union. L’illusione di morire un po’ meno sola. Ma entrambe sanno che non puo’ servire a nulla, che non e’ mai servito a nulla, i sacrifici rimangono impressi sul ventre materno ed i figli crescono infastiditi da una madre che ha abbandonato periferie e famiglie per umiliarsi al servizio di vecchi d’altri popoli. I figli possono essere crudeli, si prendono la vita e ti lasciano la morte, te la lasciano in compagnia di una sconosciuta moldava. Si muovono a piccoli passi, cosi’ uguali e cosi’ diverse. Si appoggiano una sull’altra senza incrociare mai gli occhi, e nessuno sguardo si posa su di loro, esseri invisibili da evitare con un dribbling. Solamente le prostitute zittiscono un momento, quando passano di fronte ai loro portoni. Verrebbe da chiedersi che cosa pensino mentre camminano, quelle due donne cosi’ forti, quei due esseri umani cosi’ fragili. Poi se ne vanno in fondo alla darsena, la’ dove non si siede piu’ nessuno.
Jul
06
2010
Un sms da BucarestPosted by Baltic Man in Amici, Persone, Storie, Vita, historia, tags: bucarest, ceausescu, genchea, romania, tomba
G. Quando è stata l’ultima volta che hai baciato con passione e non per inerzia?
May
09
2010
Quo vadis?Posted by Baltic Man in Barranquilla, Salgar, Viaggi, Vita, tags: Ritorno, Salgar, Viaggi, VitaI giorni scorrono via come sabbia tra le mani, in questa eterna stagione che volge verso la sua fine naturale. Tramonta il sole sul cielo del Caribe, ed è una luce arancione accesa, viva, una sola inesprimibile immagine per racchiudere tutti questi mesi (anni?) trascorsi in una vellutata, meravigliosa solitudine, tra pagine ingiallite e quaderni ormai pieni, sotto il letto. Salgar scompare piano piano. Già da un paio di settimane i miei diciotto metri quadrati di sabbia si sono riempiti di vecchie voci e nuove musiche, un pezzo d’Europa alla deriva su terre che nuove non lo sono mai state. La surreale presenza di un gruppo di amici da queste parti- pochi ma buoni – è un segno dei tempi che evolvono, nonostante l’immobilismo intrinseco nei giorni cotti dal Tropico. Parlare italiano significa ritrovare quella parte di me stesso volontariamente dimenticata sotto il cumulo di giorni mai così uguali, mai così diversi. Gli ultimi giorni, e tutto si accellera. Quando la candela inizia a galleggiare tra il liquido della cera, è tempo di aver paura del buio che verrà. Un’ultima, effimera illusione, e tutto arricchirà, ancora una volta, l’intangibile fardello di un passato che un bel giorno sembrerà così romanticamente lontano da non esser mai esistito. E’ la fine. E’ un altro inizio. E’ questa cosa strana che qualcuno si ostina a chiamar “vita”, e che altro non è, se non un correre dietro a sé stessi. (Da oggi qualche pezzo di me gocciolerà, in spagnolo, sull’illustre BlueMonk Moods. Siete tutti invitati).
Apr
16
2010
Popol VuhPosted by Baltic Man in Sud America, Vita, tags: popol vuh, selva, Sud America, tayrona
La selva come presenza, come entità. Esiste sottoforma di suono, una nota lunga e grave che sembra non finire mai, un coro polifonico come nelle cattedrali di legno e di pietra, nel milletrecento. Guardala e giudica, e dimmi se non la temi. La selva è qualcosa più che la terra, qualcosa meno dell’acqua, è un mondo simbolico che non entrerà mai nella finestra.
Apr
11
2010
Il giocoPosted by Baltic Man in Solitudine, Vita, tags: finzione, gioco, pro evolution soccer, realtàPuoi crearti il tuo personaggio, sceglierti il colore della pelle, la lunghezza dei capelli, l’altezza, il taglio degli occhi, tutto. Poi gli dai un nome, una nazionalità, ed inizi a giocare. All’inizio, non sei nessuno, devi accettare le offerte che ti fanno, puoi valutare fino ad un certo punto dove andare ma senza farti troppe pretese, perchè comunque il tempo scorre e il gioco va avanti senza di te. Poco per volta, però, inizi ad integrarti, ad ambientarti all’ambiente nuovo, ma devi conquistarti il tuo spazio contro tutti gli altri, e la lotta sembra assolutamente vera, li vedi con le loro magliette e con la casacca addosso che si impegnano per essere migliori di te, e ci sono gli inamovibili e ci sono quelli che non ce la faranno mai, tu dalla tua parte hai il fatto di essere giovane. Non ci metti molto a guadagnarti il tuo spazio, e quando finalmente ci riesci sai perfettamente che nessuno te lo potrà togliere, dipende solamente da te decidere che fare e non sempre è facile fare la scelta giusta, sai dove vorresti arrivare però rischi di bruciarti, alla fine siete soli, tu e il tuo personaggio. Poco a poco, addirittura, ti convinci di essere quello stesso personaggio che tu hai creato, ti rendi conto che ti assorbe più che tutte le altre cose, sei tu di fronte ai migliori dei migliori che ti offrono tutto ciò che gli altri sognano, e tu accetti perchè un’occasione così non si spreca ed alla fine essere dalla parte giusta fa sempre bene, ti aiuta ad arrivare là dove vuoi arrivare, basta che non lo dici a nessuno perchè sai perfettamente che farebbero di tutto per eliminarti. Non si tratta di esagerazione, è tutto piuttosto reale, reale in un senso virtuale ovviamente, però sembra vero, spaventosamente vero. I nomi degli altri, le loro facce, tu lì in mezzo ai tuoi eroi e tu più in alto ancora che i tuoi eroi, cose così aiutano l’ego, fanno bene. E intanto passano le stagioni, a dicembre e a giugno puoi decidere il tuo futuro ed accettare altre offerte, poco per volta – anzi, piuttosto velocemente – invecchi, un anno passa nel giro di un paio di settimane, dipende dall’intensità che ci metti nell’impresa, se ti incolli senza staccarti un attimo ovviamente passa tutto più facile, non te ne accorgi che sei già arrivato alla fine del gioco. Come hai detto che si chiama? Pro Evolucion Soccer. |
In un bel giorno di sole del duemilacinquantatre, quando leggerai che la popolazione umana ha toccato quota dodici miliardi di esemplari, ti verrà un colpo. Poi ti avvicinerai verso lo specchio, e cercando tra i cassetti della memoria, ricorderai che nel vicino 2000 si superarono i sei miliardi. Farai un rapido calcolo, e scoprirai che nel corso della tua misera vita, l’essere umano ha raddoppiato se stesso. Come una cellula, come una piaga. E ancora una volta il tuo essere materialmente presente su questo pianeta subirà un inevitabile attacco alle radici; e finalmente, morirai.

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