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Posts Tagged ‘america’

Trasudamerica


24 Feb

Ed invece qua, a leggere i racconti dei movimenti degli altri. Frugando tra vecchie valigie di cartone ormai distrutte dal tempo, nell’improbabile ricerca di un frammento di poesia, di un pezzo di carta che racchiuda nella sua memoria, oltre all’immagine immaginaria dell’autore anonimo, anche i segni delle sue impronte digitali, le macchie untuose della  terra sulle dita dell’emigrante, la concretezza di una mano dietro all’astrazione di un pensiero. Una prova di vita, questo è ciò che cerco. Un grido di sofferenza o di speranza, un grido di sofferenza e di speranza, un grido di esistenza. L’immagine della terra lontana proiettata sul pezzo di carta, la calligrafia dell’autore che inizia a tremare di fronte al gran ignoto che si materializza al di là della prua, il dissolversi improvviso di mille lingue diverse all’apparire della Nuova Terra, e le donne che osservano l’orizzonte stringendo tra le braccia il figlio nato sull’acqua, e la calligrafia che smette di essere parola per convertirsi in bianco silenzio, e l’America, e l’America, e l’America. Ma anche le parole di addio, gli ipocriti arrivederci, il fazzoletto bianco sventolato dal quinto piano del transatlantico mentre le persone diventano puntini tutti uguali, la mano che asciuga le lacrime tocca la saccoccia con cinque anni di vita e sacrifici e finisce sul foglio, a tracciare l’elogio dell’ignoto e dire che forse la fame non era poi così dura, se si poteva condividerne il peso. E poi i buchi nelle tasche, il grigio monotono dei vestiti, la disperazione dell’analfabeta, lo sguardo azzurro di un’altra contadina a dire che chissà, forse sì, un’altra vita è effettivamente possibile, l’ultimo pezzo del formaggio di casa che rimarrà sospeso nella bocca per sempre, come un’illusione, come una maledizione, e mille altre stranieri verso la dogana con il Destino che diventano fratelli, concittadini, famiglia, il cielo del mare che scopre nuove stelle nel cammino verso Sud, la sua saliva ancora viva sulla pelle, il proprio cognome scritto in cinque forme diverse su cinque fogli diversi, la prima lettera che diventa poesia e si sporca di lacrime e sale, la vita che inizia, la vita che continua, la storia che scorre, ironica e infinita, tra le sponde di un mondo Vecchio, Nuovo e sempre uguale.

Sandro de América


21 Gen

Non è alegria, non è baile, non è violencia il filo conduttore di questo gran continente latino. L’uomo comune, il simbolo di un unico grande popolo è (era) un cantante argentino, tanto sconosciuto in Europa quanto popolare tra le sue genti: Sandro de América. A Buenos Aires come a Bogotà, in Chile e in Ecuador, nelle case del pueblo così come nei giradischi dei ricchi, Sandro alias el Gitano è la costante sempre presente, il simbolo d’identità. Giuro di aver visto metallari alcolizzati mettere le mani avanti, come per dire “no. Sandro non si tocca”, ed intere famiglie ascoltare i suoi dischi in macchina, la domenica. Al punto che, per comodità, ad ogni incontro con sconosciuti, ho imparato a presentarmi “Sandro. Come il cantante”.

Le ragioni del suo successo? Era bianco, era argentino, era il cosiddetto “figo”. Era dotato di una voce impressionante (“la voz”), e di una grande abilità nel modularla a seconda dell’interpretazione. Pioniere del rock nel sud, si convertì presto in una stella della musica melodica, dopo una rapida stima in termini di profitti economici. I suoi dischi furono i più venduti negli Stati Uniti, tra i latinos, e la sua carriera sfociò presto nel cinema. Impressionante il delirio che gli tributavano le fans, di ogni epoca ed età.

Consumato dal tabacco e dalla vita, il 4 gennaio la Voz de América se ne è andata (difficile dire é passato a miglior vita). La cosa assurda, in tutto ciò, è che non si chiamava neppure Sandro. I funzionari del Registro Civile, nella Buenos Aires degli anni ’40, lo avevano considerato un nome illegale.

Punti di vista


11 Ago

L’indiano era particolarmente sensibile a tutti gli attributi sensoriali di qualsiasi elemento naturale del suo ambiente. Viveva all’aperto. conoscev a ogni acquitrino, radura, collina, rupe, sorgente, ruscello, come solo un cacciatore puó conoscerli. Non aveva mai compreso del tutto il principio su cui si fondava la proprietá privata del suolo, che non gli pareva piú razionale della proprietá privata dell’aria, ma il suo amore per la terra comportava un’emozione piú profonda di quella di qualsiasi proprietario. Se ne sentiva parte proprio come le rocce e gli alberi, gli animali e gli uccelli. La sua terra natía era un suolo sacro, santificato dalle ossa dei suoi antenati che vi riposavano, ed era il tempio naturale della sua religione.

Dale Van Every, The Disinherited.

Sembra che alla natura umana sia quasi intrinseco un principio di miglioramento progressivo. Nel corso della vita tutti ci sforziamo di arricchirci di onore, potere o di qualche altra cosa, il cui possesso ci permette di realizzare i nostri sogni a occhi aperti; e l’insieme di questi sforzi costituisce l’avanzamento della societá,. Ma nell’indole dei nostri selvaggi questo principio é assente.

Lewis Cass, Segretario alla Guerra dei nascenti Stati Uniti d’America.

Breaking point


31 Mag

“Cristoforo Colombo ha scoperto l’America”, mi diceste un giorno sui banchi di scuola. Da quel giorno, non vi credo più.

L’America è un concetto e non un luogo


12 Mar

Pare che l’Argentina degli anni dieci, o venti, o trenta, fosse un casino ineguagliabile di elementi. Mi piace immaginarla come un foglio bianco, infinito, dove milioni di linee definiscono un’elaborazione astratta. Fusione di elementi, apoteosi della novità, celebrazione del Diverso: tutto esplodeva nell’assenza di regole, l’Uomo poteva allargare le braccia e graffiare la Libertà.

Quattro abitanti su cinque, nella sua capitale, erano immigrati. Quattro abitanti su cinque, e nessuno dei quattro parlava la lingua degli altri tre. Avventurieri, disperati, fuggiaschi, yugoslavi, quintogeniti, primogeniti erranti, italiani, coppie affamate, musicisti incompresi, spagnoli, affaristi falliti, pizzaioli, annoiati, esiliati. Ognuno sceso dal suo transatlantico in un Mondo Nuovo X, la chiamavano Buenos Aires ma avrebbe potuto tranquillamente essere New York, o Timbuctu: mio nonno stesso, ancora oggi, chiama tutto ciò che esiste dall’altro lato di un ipotetico oceano La Merica, un elemento indefinito dove tutto è presumibilmente più grande, più verde, più dubbio.

Vista da lontano, Merica (o Buenos Aires) era, allo stesso tempo, overdose e religione, ribellione e SecondLife, futuro e fantascienza, rinascita e morte.

Difficile immaginare un luogo migliore, di quell’Argentina degli anni venti.

p.s. nuove foto su flickr.

God bless Europe


23 Mag

Every morning I’ll thank someone ‘cause I was born there, where Enlightenment happened. In the no-place where I live, absurdic theatre better known as “La casa del Loqui”, live a typical bourgeois family now fallen down. Are sleeping there, in the same room, an old drug-addicted, a woman who had suffered 2 ictus and a continue depression, and a crazy roller of some strange religious sect. Respectively, father, mother and son of this happy family.

I bless my old Europe ‘cause America is forgetting all these people, forcing them to go down to the pigsties even if they had “MulinoBianco’s life”, to live their last times in an absurdic house in the shadow of their old mansion-house.

But when I come home at 4.00 am, and I find tears and blood, and bitterness and resignation, and the old woman that felt down from bed and kicked the head, and ambulances and hospitals are privates and health insurance doesn’t exist for who live in a few square meters, then I pay my tribute to every revolution that happened in Europe.

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Ogni mattina ringrazierò di essere nato là dove è successo l’Illuminismo. Nel non-luogo dove vivo, anfiteatro dell’assurdo qua noto come “La casa del Loqui”, vive una tipica famiglia borghese caduta in disgrazia. Dormono lì, nella stessa stanza, un vecchio tossicodipendente, una signora colpita da due Ictus e relativa depressione, e un pazzo integralista di una qualche setta cristiana, rispettivamente padre madre e figlio di questa simpatica famiglia.

Benedico la cara vecchia Europa perché America si dimentica di questa gente, li costringe a scendere nelle stalle nonostante spesso abbiano goduto di vite felici e rispettabili e MulinoBianco, a vivere in una vecchia casa di pazzi all’ombra della villa che fu loro.

Ma è quando torno a casa alle 4 di notte, e trovo lacrime e sangue, e amarezza e rassegnazione, e la vecchia che è caduta dal letto e ha picchiato la testa e le ambulanze e gli ospedali sono privati e a pagamento e il seguro medico non esiste per chi vive in 3 in 6 metri quadrati, è a quel punto che rendo il giusto omaggio a tutte le rivoluzioni d’Europa.

S.P.Q.A.


03 Dic

Citazione dei bei tempi andati di Asterix & Obelix: Sono Pazzi Questi Americani.

Dopo tempo immemore si è infatti realizzata nuovamente una comunicazione bidirezionale con il Fratello d’America, approfittandone così per scambiarsi gli ultimi pensieri su questo Mondo Difficile.

Bizzarre le considerazioni principali che si traggono dalla skypetelefonata; prime su tutte l’incipiente difficoltà del Parente di maneggiare la lingua italiana che dopotutto nei tempi passati ben conosceva: frasi come “il biglietto aereo è caro” sono diventate “il biglietto aereo è espensivo“. Funny.

Devastante però la scoperta sugli usi e costumi giovanili nel Texas: la totalità dei minorenni (concetto che determina chi non ha compiuto gli anni 21 di età) può sì circolare a mano armata (non proprio legalmente) guidando Cadillac a cambio automatico dai 16 anni di età, ma non può farlo dopo mezzanotte. Tassativo poi il proibizionismo sugli alcolici (in perfetta tradizione yankee), sui normali alcolici s’intende, che potranno solo essere degustati al compimento della maggiore età. Il tutto monitorato da pattugliamenti di polizia, un vero e proprio coprifuoco punito addirittura con il carcere per i ribelli. Wonderful.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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