Posts Tagged “amore”
Nastas'ya Filippovna dice:
este mundo
este tiempo
que sin duda no es aun postmodernidad
es hipermodernidad...
quiere llevar lamodernidad a su extremo
y es la epoca q estamos viviendo
la modernidad quiere agotarse
hasta acabar con lo que mas pueda
el medio ambiente
la gente
lo puro!
lo virgen!
y ya casi está listo este trabajo..
KKinsk dice:
si, el golpe de cola final
Nastas’ya Filippovna dice:
y lo peor
es que está acabando con el romanticismo
con los ultimos romanticos
fuertes de mente
que exigen una revolucion mental..
que se apasionan
con este mundo
porq han de tener la capacidad de entenderlo
y para volver al tema
cuando..
o mejor..
a veces..
siento que acaba con el amor.
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Un fragile equilibrio magicamente esiste.
Un fragile equilibrio magicamente resiste.
Ma ho paura di svegliarmi, un giorno, e trovare una bottiglia di vino lì dove oggi c’è la tua foto.
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Posted by Baltic Man in Uncategorized, tags: amore, Barranquilla, catene, codardia, Cuneo, fabbro, fantasia, filosofia, houston, miami, passione, provincia, responsablità, sacrificio, sesso, sudamerica, Voli
Disperso tra vecchie mail e promemoria strani scritti su un ventilatore si è materializzata sotto i miei occhi una verità. Niente di cosi importante, per carità, solamente il fatto che Baltic Man era atteso sul Barranquilla-Miami-Houston delle 9.35.
Era. Non ci saranno lontani Texas, nemmeno stanche estati sotto il sole fasullo di parchi in provincia, non è più il tempo per amori di altre epoche e latitudini che inevitabilmente, e ancora una volta, rimangono per strada vittime di assurdi sacrifici cerebrali. Non ci sono orologi nè calendari, non esistono obbligazioni e contratti, le responsabilità sono sepolte sotto una montagna sporca di cd, libri sgualciti, piatti sporchi e portaceneri pieni.
Non esistono catene e non esistono manette. Tutta quella roba è un’invenzione malefica di un animalesco fabbro che fondò lontano nei secoli la prima bottega nei boulevard del cervello. Artiglieria pesante armata per difendersi dalle ragionevolezze dell’istinto, codardia e cobardia mascherata da nomi romantici come “legami” e amore“. Senza una riflessione filosofica sul significato primordiale dei termini, senza ammettere l’esistenza di altre entità nobili che si possono chiamare “fantasia” e “istinto“. Santodio, non dovrebbe e non deve essere toccare il fondo di una bottiglia per capire che le uniche catene ammesse nell’amore dovrebbero essere quelle che legano la tua principessa in estatico visibilio al legno del tuo letto, non dovrebbe e non deve comparire il vecchio angelo custode dei meandri dell’anima a illustrare il principio commutativo dei sentimenti più belli che si possono regalare ad un’entità astratta.
Io me ne rimango tra le palme e tra il sudore eterno. Sudamerica offre ancora le sue materne mammelle, e abbandonato tra salsa e cuccioli di uomo scalzi mi abbandono a succhiarne tutta l’essenza di libertà.
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Posted by Baltic Man in Colombia, Cuneo, Girls, Italia, Sud America, Vita, tags: amore, apocalisse, Arte, Colombia, colombiana, Cuneo, pioggia, ragazze

L’amore è una faccenda pericolosa. Immaginati artista, immaginati scrittore o regista. Logicamente ti innamori in quello che la tua mente produrrà, è inevitabile. Sognerai di notte il tuo soggetto, lo vedrai giorno dopo giorno sempre più uguale all’orgasmo dei tuoi sogni. Guarderai il tuo soggetto con occhi tutti tuoi, e gli stessi occhi li sposterai dall’incanto che un tempo ti colpiva. E allora si sarà aperto un tunnel a discensione verticale accelerata, fino a laggiù dove finisce l’obiettività. Ma anche l’obiettività è una faccenda pericolosa.
Sempre più spesso la popolazione colombiana mi chiede di contrattare un taxi per loro. “Tu riesci a strappare un prezzo migliore”, mi dicono. Devo ancora decidere se esserne orgoglioso o no.
In Colombia è arrivata “l’onda invernale“, perbacco. Robe tipo inondazioni catastrofiche, villaggi allagati, e sorprendenti sono le risposte tipicamente sudamericane alla cosa: una comoda attesa sulla poltrona galleggiante, aspettando che l’acqua se ne vada. Anche a Cuneo piove e la gente muore. Toh.
To feel. What a beautiful world is this one. When you translate it in other languages, you loose somewhere the real meaning of it.
Oggi è il giorno dell’apocalisse. C’è una concatenazione di potenziali eventi che, in caso di esplosione, provocherebbe una reazione a catena dalle conseguenze catastrofiche su scenari futuri multipli. Ho affrontato la cosa svegliandomi in ritardo, e contemporaneamente sono finiti lo shampoo e il dentifricio. Cattivi presagi.
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Stavo parlando con una faccia ignota quando lei entrò. Aveva un bracciale di conchiglie grigie stretto al polso, e legata tra i capelli una piuma rossa le accarezzava il collo. Un incanto di età e di epoche e di sostanze differenti attorno a lei, la accompagnavano altre facce ignote che seguivano la sua scia nella nebbia di cento e mille segnali di fumo degli antichi indios. Aveva un bracciale di conchiglie legato al polso, e ai miei occhi risaltavano come l’immagine di quella cosa abominevole che gli italiani chiamano “manette” e i saggi spagnoli “esposas”. Non mangiò non bevve e nemmeno fumò, almeno così diceva l’apparenza, lei mangiava e beveva e fumava con un’altra scala di valori. Intrugli speziati e ghiaccio masticato a cubetti.
Continuavo a nuotare nel fiume di idiozie che il disgraziato davanti a me bagnava con il rhum a ritmo continuo, e mentre Fito Paez diffondeva magìa e matematica, in sostanza musica, leggevo sotto la sua pelle d’ebano la trama di un copione già scritto. Mentre mi fissava le scarpe e l’anima entravo nei suoi occhi, occhi neri e poi azzurri e adesso verdi e infine spenti; ad ogni flash nell’oscurità corrispondeva un’immagine distinta nel disordinato catalogo totale, e tutte le patine diafane ricorrenti in un’alba che si confonde tra notte e mattino ritornavano a me e sporcavano Fito Paez. C’era un coccodrillo di plastica appeso al muro, sopra la porta dei cessi.
Poi, destra e invisibile, lei lo pensò e io mi alzai, e mentre mi incollava addosso il destino con le dita immaginavo scorrere nel suo sangue un mare di coriandoli colorati e sentivo su di noi il peso di tutte quelle varie amebe e dei loro occhi etilici, fino a buttarmi nel vuoto sperando di atterrare alla fine in un quadro di Gauguin.
Mi risveglio adesso qua, solo e nullo su un pavimento di finto marmo, bagnato da un insieme di ghiaccio che nel frattempo si è sciolto. Sopra di me c’è un’insegna e dice “Neuropharma”, e quando con inerzia i sensi si riappropriano del mondo tutto quel che trovo è un bracciale di conchiglie grigie legato al polso.
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Scendi per strada cercando la tua moltitudine giusta, in quella fiumana di genti diverse diverse da te. Dritto avanti a passo deciso verso la catastrofe. Hasta ahora todo va bien, hasta ahora todo va bien, hasta ahora todo va bien. Il contorno sonoro è insopportabile, respiri e urla di una città qualunque in un momento qualunque, adesso il contorno sonoro è inesistente o il filtro delle tue orecchie ha cancellato il mondo. Un mototaxi impazzito recita contromano il suo dribbling folle sul marciapiede.
Il fischio nelle orecchie lasciato dalla sua voce è forte, gli occhi bruciano e non è il sole dei caraibi, la pelle è gelata di sudore strano, decisamente fuori luogo sotto il sole dei caraibi. Disgraziate anime si riflettono nella miriade di specchi dispersi lungo la strada.
Dritto avanti a passo deciso verso il chissà, scrollando dalle spalle il peso di un anno e mezzo di vita, scrivendo la parola fine proprio lì dove non l’avresti aspettata mai, dopo mesi giorni e millenni di promesse e verità rinnegate nel fondo dell’etere, dopo fellings continuativi che superavano le montagne e asfaltavano gli oceani.
Il telefono squilla e l’istinto lo spegne, il mondo richiama a rumbe elettroniche che da questa sera segneranno l’inizio di nuovi capitoli, pagine bianche e vergini che con consenziente masochismo s’immolano alla consapevolezza di futuri dolori. Quattro operai affaccendati a lavare un semaforo, la città sprofonda nella sua propria vergogna e quelli si inutilizzano nel fondamentale atto di lavare un semaforo. Piovono dal cielo rimorsi di coscienza, effetti collaterali non del tutto previsti e tantomeno illegittimi. Piovono dal cielo e l’istinto li spegne.
Lì vicino, nella polvere dell’ombra sotto un mango, un cane schifoso si morde le costole e regala uno sguardo d’intesa alle bestie sue simili.

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