Venerdì 23 luglio a Saturnia (vagamente, Toscana) in piazza, dalle 18 alle 20, l’evento La Maremma non esiste: agire per tutti e per nessuno. Dodici brevissime azioni per mettersi in discussione e andare alla ricerca di nuovi interrogativi. L’evento rientra nel ciclo di incontri Indicazioni di v(u)oto, la manifestazione privata che si svolge a Saturnia dal 25 aprile, diretta da Maurizio Cont, che ha tra i suoi obiettivi quello di proporre una riflessione sul perbenismo nella cultura. Tra i partecipanti all’incontro di domani: Efraim Medina Reyes, iconoclasta scrittore colombiano apprezzato nel mondo come autore di C‘era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo; Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin; La vita sessuale della Pantera Rosa, Cinema Albero. L’avvocato Nicola Tintori che propone una riflessione sul Tenente Colombo e il mantra contemplativo; L’assessore alla cultura di Grosseto Simone Ferretti che ragionerà autocriticamente sui limiti di fantasia, coraggio e ironia della politica culturale contemporanea; la giovanissima filosofa Hannah Spandenberg che leggerà alcune pagine di Kant in tedesco tratte dal testo Idea di una storia del genere umano dal punto di vista cosmopolitico del 1784; il regista Gianmarco Serra che leggerà una email di Mauro Papa contenente una sconcertante e geniale proposta di azione culturale; la Presidente della banda di Saturnia Elena Bartolini che farà le sue dure critiche a Indicazioni di v(u)oto; l’ex militante politico Beniamino Capobianco che ci parlerà della sua personale rinascita nella liberazione dal catechismo partitologico; il regista Claudio Lerario che dopo aver realizzato in vent’anni di paziente ostinazione il sogno di una famiglia in Norvegia (moglie, figli, lavoro, alto reddito, amicizie, ottime prospettive) è poi scappato. Ci dirà perchè. Il fotografo Roberto de Maria con la sua opera silenziosa Indicazioni di v(u)oto. La giornalista Marléne Merikaetxkebarria chefarà un elogio della tenerezza con le sue cronache insolventi; l’attrice Elena Magnani che eseguirà con Diana Cont, Marisa Facchinetti e Roland Canzerini la prova aperta Spicchi d’essenza, specchi d’assenza, un amletico tributo al pensiero di Ernesto Rossi; infine l’architetto e artista Oscar Corsetti che disserterà sull’apodittico ed iperboreo assunto: quando nasci non sceglierti mai una mamma italiana.
Sulla pavimentazione della piazza sarà disegnata l’ombra della sedia immaginaria dell’ Assessore al Futuro.
“Spingere con la forza e non tacere. Dovete usare la vostra forza per sovvertire, protestare. Fatelo voi che siete giovani. Io non ho più l’età. Succederà che questo schermo rimarrà nero, senza immagini, senza parole. Succederà che i lavoratori di domani di cinema e televisione non avranno un futuro. Perché si sta tagliando il loro presente, si stanno negando i loro diritti di studenti. Succederà che l’unica scuola di cinema e televisione pubblica [la Roberto Rossellini di Roma] perderà materie fondamentali. E succederà anche che non sarà l’unica. Ragionieri, geometri, agrari,educatori, ricercatori tutti nella stessa barca, anzi, tutti parte di una nuova armata Brancaleone”.
Mario Monicelli, classe 1915, sul ieri:
“La storia d’Italia è conosciuta all’estero solo per la sua cultura. Non siamo un Paese che ha avuto grandi generali, grandi personaggi storici, ma solo una forte collocazione culturale. Ed è proprio questa, l’unica cosa che ci viene da tutti riconosciuta all’estero, che si vuole oggi combattere. Il cinema vuol dire tutto. Per il resto c’é solo nel nostro paese, come nell’Occidente, la cultura dell’arraffare, di arricchirsi. C’è oggi solo la volontà di trattenere questa benessere che si è spesso conquistato ai danni di altre etnie. Un degrado che si poteva prevedere già da due generazioni fa. Il fatto è che noi siamo sempre stati un popolo subalterno. Sotto il dominio prima di francesi, poi spagnoli, di tedeschi, sotto lo stesso dominio del Papa. Insomma non abbiamo mai avuto una nostra reale indipendenza, mai davvero avuto il senso della libertà. Spero che tutto questo prima o poi finisca davvero”.
Mario Monicelli, classe 1995, dopo essersi separato da una moglie di quarant’anni più giovane di lui:
“[Mi sono separato] per rimanere vivo il più a lungo possibile. L’amore delle donne, parenti, figlie, mogli, amanti, è molto pericoloso. La donna è infermiera nell’animo, e, se ha vicino un vecchio, è sempre pronta ad interpretare ogni suo desiderio, a correre a portargli quello di cui ha bisogno. Così piano piano questo vecchio non fa più niente, rimane in poltrona, non si muove più e diventa un vecchio rincoglionito. Se invece il vecchio è costretto a farsi le cose da solo, rifarsi il letto, uscire, accendere dei fornelli, qualche volta bruciarsi, va avanti dieci anni di più”.
“Tetas”, no esta mal para empezar un texto. Tiene fuerza, engancha y… y son tetas.
Entre pielrojas y brasas de tic-tac, sàbanas huérfanas de olor feminino y manchas de vida pegadas a la pared, bajo una brisa mentirosa y artificial, violenta en sus vueltas-segùn-el-sentido-de-las-agujas, imaginaciòn que se vuelve morbosidad y despuès crimen y despuès un cursor intermitente sobre pantalla blanca, orgullos y sonrisas en piensar en aquellos tiempos que, recuerdo de pecados y pecadores santos y paraisos, todo esto y nada de esto en una sensaciòn que fluye como un vortigo, como un recuerdo, como aquel dice que es el dolor todo lo que queda en la memoria.
Quedan las palabras, existen solo las palabras, hasta la musica a veces puede desaparecer, o màs bien cambiar de forma, dejar de ser matematica para volverse alfabeto. Y entonces fluyen, las noches y los delirios, las euforias de leer en alguna parte lo que ni siquiera ya tiene sentido pensar, segùn los pensamientos de estos tipos que van al cine los domingos a las 5. Fluyen los textos y las imagenes, se vuelven vino y emborrachan y son una delicia, hacen la noche tan reales como aquella vez en valparaìso.
Ci si cerca. Ci si incontra. Non ci si incontra. Si insegue la traccia dei propri piedi ripercorrendo la sabbia al contrario, fino al mare, per lo meno. Più in là, inutile proseguire, ed è allora che si ritorna sui propri passi ed un’altra volta l’acqua ha cancellato tutto, ha riportato le cose al suo stato iniziale. Terribile metafora di un inutile passaggio umano su questa terra che trema e si muove, che un giorno ci scrollerà di dosso tutti, noi e le nostre inutili immondizie. Si cerca la scia di chi ha calpestato la sabbia prima di noi, altri piedi per sentirsi meno soli, e quel che si ottiene è altra acqua, nient’altro che acqua, il mare. Un po’ più in là sono visibili tracce di piedi, uno sull’altro si eliminano e si sovrastano, che alla fine non è più possibile distinguere le singole individualità e viene voglia di invocare un’onda un po’ più lunga, che annulli e appiattisca. Ci si cerca, nelle parole degli altri, nell’inganno di chi per un momento ha creduto di essere veramente libero, senza sapere bene com’è andata a finire la storia. Ci si incontra, non ci si incontra, e comunque tutto finisce quando arriva l’onda.
Nota per chi non legge questo testo chattando. L’immagine qui sopra non è solamente un’immagine, sono 90 anni di vita spesa ad osservare. Per chi ne volesse sapere di più, Hokusai.
Ho visto il cinema 3D. Quello con gli occhialini, i personaggi che si materializzano a mezzo metro dal tuo naso e tutte queste cose. “Alice in wonderland”, precisamente.
E dico che quest’ambizione di trasporre la tridimensionalità a livello grafico-visuale potrebbe portarci, fuori da Hollywood, a qualcosa di molto, molto pericoloso.
Un incontro tra italiani emigranti e viaggiatori può generare le conseguenze più assurde. Se ci si aggiunge che lo scenario è un deserto sonnacchioso e polveroso come Barranquilla, assetato di creatività ma incagliato nel – coerentissimo – stereotipo di Macondo di sé stessa, i risultati possono addirittura essere memorabili.
E’ il caso del Cucinema. Cucinare il cinema. Un esperimento iniziato a Roma, dove un gruppo di amici ha pensato bene di unire due arti supreme in un matrimonio creativo. E proseguito, in una lunga serie di successi, nelle più remote località d’Italia e d’Europa. Fino ad arrivare, sabato scorso, in America, a Nord del Sud, per lasciare una scia di rinnovato entusiasmo dietro di sé.
La ricetta, come al solito, nei piatti migliori, è semplice. Si preparano due o più tavoli. Sul primo, si stende una vecchia pellicola a 16 millimetri, cancellando prima buona parte delle immagini. Sul secondo, uova, farina e sale, e tutto ciò che serve per cucinare un qualcosa concordato in precedenza (nel nostro caso, Strozzapreti alla romana). I partecipanti, dai 5 ai 95 anni, passano da un tavolo all’altro, protagonizzando un doppio processo creativo che culminerà con la cena, e la successiva proiezione del film realizzato, roba da cinema sperimentale. La colonna sonora può essere composto da poesie, o dai commenti in fase di realizzazione, o da qualsiasi fonte sonora presente nelle vicinanze.
“Viaggiare è aprire una finestra sul mondo. E’ la curiosità di arrivare dove finiscono le strade. Di scoprire cosa si nasconde al di là delle montagne. Andare incontro all’imprevisto. Accettare la sfida dell’ignoto per raggiungere i confini della terra.”