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Adri è una di quelle persone che, qualsiasi cosa propongano, è impossibile dire di no.
E il problema sta proprio qui, nel costante bombardamento di idee che la contraddistingue, progetti incrociati tra musica e letteratura, tra documentari e festival di ogni tipo, tra inviti per un gelato alla panna fatto apposta per passare un pomeriggio insieme ed infinite conservazioni intorno al tutto ed basate sul nulla.

L’ultima, poi, è geniale. Un blog sottoforma di “conversazione infinita”, due o tre persone sedute intorno ad una panchina, alle quali se ne aggiungono altre, ed altre, ed altre ancora. Gente di ogni lingua, genere ed età, che abbia qualcosa da dire, o semplice voglia di stare ad ascoltare. Continuidad de los parques, si chiama il blog, dal titolo di un racconto di Julio Cortàzar. E funziona così: ogni post è una continuazione indipendente di quello precedente; aggiunge un’opinione al già detto ma sposta la converesazione su un altro argomento, che può essere completamente trasversale o riprendere considerazioni di chi ha parlato dieci minuti prima. Semplice no?

Tutti invitati, quindi. A sedersi sulla panchina e non andar più via, o anche solo a fermarsi un momento per dire, ognuno, la sua, e poi continuare a navigare in solitaria. L’idea nasce in spagnolo, ma è  necessario che si sposti presto all’italiano, all’inglese ed al tagiko. I parchi sono ormai abbandonati ai vagabondi, ai disperati, a chi ha ancora qualcosa da dire.

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“Tetas”, no esta mal para empezar un texto. Tiene fuerza, engancha y… y son tetas.

Entre pielrojas y brasas de tic-tac, sàbanas huérfanas de olor feminino y manchas de vida pegadas a la pared, bajo una brisa mentirosa y artificial, violenta en sus vueltas-segùn-el-sentido-de-las-agujas, imaginaciòn que se vuelve morbosidad y despuès crimen y despuès un cursor intermitente sobre pantalla blanca, orgullos y sonrisas en piensar en aquellos tiempos que, recuerdo de pecados y pecadores santos y paraisos, todo esto y nada de esto en una sensaciòn que fluye como un vortigo, como un recuerdo, como aquel dice que es el dolor todo lo que queda en la memoria.

Quedan las palabras, existen solo las palabras, hasta la musica a veces puede desaparecer, o màs bien cambiar de forma, dejar de ser matematica para volverse alfabeto. Y entonces fluyen, las noches y los delirios, las euforias de leer en alguna parte lo que ni siquiera ya tiene sentido pensar, segùn los pensamientos de estos tipos que van al cine los domingos a las 5. Fluyen los textos y las imagenes, se vuelven vino y emborrachan y son una delicia, hacen la noche tan reales como aquella vez en valparaìso.

El poeta es aquel que no duerme.

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La versione italiana è stata grossolanamente tagliata: mancano infatti circa 5 minuti, rappresentanti scene di nudo e una penetrazione in primo piano, durante la scena del sesso di gruppo.

…come deve fare per evitare un database in Excel il buon cinefilo che vuole classificare, secondo qualche giudizio morale astratto, i film da lui ritenuti in qualche modo degni di classificazione? Voglio dire. Per i libri esiste quella gran perla che è aNobii, che entrambi i lettori di questo blog sicuramente conosceranno. Siete a conoscenza di qualcosa di simile, a proposito del cinema?

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Buenos Aires la conobbi qualche tempo fa, quando scoprii nella cosiddetta rete il blog di Tanoka. Post dopo post (che potrebbe anche dirsi post post post, ah ah), ho cercato di annusare lo spirito dell’Argentina vista da un tano, fino a quando il richiamo è diventato irresistibile.

E’ quindi un onore per me sedermi al banchetto del suo blog. Nell’attesa di una birra.

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Questo blog mi cancella i commenti. Questo blog vi cancella i commenti. Lo giuro. Sono segni inequivocabili del declino in cui il mondo sta precipitando.

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Tesi.
Mentre una tazzina di caffè gialla con un caffè e le labbra da donna mi guarda.
Mentre il mondo lentamente affoga sotto un autunno bulimico.
E ogni pagina clamorosamente inutile dormiente sul mondo del web è una salvezza.
A cercare di iniziare a trovare un pensiero da scrivere.
Millecinquecento cose utili da fare e io qua davanti al nemico.
Millecinquecento cose inutili da fare e io qua davanti al nemico.
Millequattrocentonovantanove possibili vie di fuga costituiscono mordace tentazione.

Tesi è scrivere quantitativi di cose inutili su fogli che nessuno leggerà mai.
Anche blog è scrivere quantitativi di cose inutili che nessuno leggerà mai, ma perlomeno non si spreca la carta.

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Di tanto in quanto ricevo un prototipo di mail che dice più o meno così: “Ciao, so che tu sei stato in Erasmus a Kaunas, ¿posso chiederti un po’ d’informazioni?” (Grazie Erika per lo spunto, a Barranquilla c’è l’esodo degli stranieri ma non era elegante scriver cose tristi).

In più, adesso sono dotato di un magico sistema hacker per vedere come giunge la gente su questo sito, e scopro che la maggior parte degli utenti-google dirottati qua hanno digitato parole come “lituania”, “ragazze di vilnius”, “in lituania si tromba?”, “erasmus crazy”. Nonostante ci sia, va detto, qualche iperbolico fenomeno che arrivi qua cercando “papa” (?¿?), “viaggio mentale con droghe” (curioso), “tempi moderni” (e ciò mi rende orgoglioso), “l’alcolismo in Venezuela” (la prima parola mi risulta, la seconda no), e soprattutto “mia bossi”. Ad essi dico: non preoccupatevi. I pazzi non siete voi, è google che sclera.

Tornando al discorso originale. Tempo addietro un post riassumeva un po’ di cose utili per chi sceglie un’università baltica. Probabilmente sono ancora attuali, e nell’antro materno di una discoteca quest’autunno avevo anche incontrato chi le aveva lette e si era fidato. Tutto torna, dicono i saggi.

In una crisi d’identitá, il blog mi ha confessato di essere irrimediabilmente perso. Si chiama Baltic Man e qualche blogroll lo contiene sotto la voce “blog di sudamerica”. Io l’ho guardato fisso e gli ho sputato in faccia la verità: “tu sei un bastardo“.

p.s.: la foto di casini apparentemente non c’entra niente. Ho digitato su google “crisi d’identità” e quello è ciò che uscito. Occhio per occhio, dente per dente.

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Ebbene si. Da oggi il blog prende vita propria e diventa una roba tutta sua, www.balticman.net. Non è stupenda la cosa?

Grazie, come sempre, al padre ispiratore di questo giocattolino che, lo ammetto, ha reso più belli e condivisi tanti fogli di carta strappati a un viaggio.

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© by Baltic Man