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Potere alle donne


12 Nov

    All the world is the same     

Che sia la fine della risoluzione psicomuscolare dei rapporti, a questo punto.

Non è solamente un discorso finanziario, politico, sociale, sociologico, economico, antropologico, logico.
E’ una questione storica.
Se si vuole cambiare veramente l’impostazione generale delle cose, se si vuole provare a disegnare un’altra società, è tempo di scendere nella profondità delle differenze, là dove l’umanità viene suddivisa innanzitutto in due – e relativi sottomultipli.

Ci sarebbe da discutere assai sulla validità della costruzione tradizionalmente intesa “uomo”/”donna” in auge finora. Dove passano i confini? In quale punto la “natura” si piega alle leggi della “cultura”? Resta il fatto che, nel frattempo, nella gestione delle pratiche sociali – evidentemente fallimentari, a questo punto (possiamo dirlo?) – si subalternano, ovunque, maschi adulti, bianchi, e con un pessimo gusto per le cravatte.

I risultati sono ben noti: guerre di predominio, intimo bisogno di possessione, relazioni meccaniche di causa-effetto determinate, in fondo, da una medesima logica: stabilire un volto e un nome al macho dominante della situazione. Nel frattempo, con una certa ipocrita analisi critica (anche tra i filosofi, dopotutto, esistono machos diminantes) la filosofia dei rapporti di potere ha registrato ogni passaggio, teorizzato le più fantasiose utopie,  discusso ogni proposta, adottato e rinnegato ogni delirio. E allora… è tempo di cambiare, di invertire il paradigma.

Potere alle donne, alla loro incongrua logica superiore, al loro istinto diversamente animale. Che siano finalmente loro a prendere in mano la società, a scrivere le leggi del branco, a dettare il ritmo e fermarsi quando è il caso. Potere alle donne, alle donne che hanno capito cosa significa essere femmina, alle donne che non hanno più bisogno del loro macho dominante. Potere alle donne, alle donne per davvero, potere alla storia dimenticata dai libri di storia, all’esperienza accumulata nell’ingiustizia sociale, alla forza di chi viene definito – per paura o cinismo – più debole. Potere alle donne, al buon senso di una logica “altra”, al mistero della parte femminile del cosmo, alla determinazione di chi ha lottato e continua a lottare, all’incazzatura di quattromila anni di bibbia e di costola dell’uomo. Potere alle donne, come in Islanda, come nel 2532, come nelle comunità africane magistralmente amministrate da donne. Potere alle donne, perchè finalmente non ci sia più bisogno di dire “potere alle donne”.

Donne italiane videocratiche


05 Ago

Ho visto Videocracy, come ogni italiano dovrebbe e non dovrebbe fare, almeno una volta nella vita (quantomeno, perchè Bondi ha consigliato di non farlo, e questo è già un valido motivo) (non lo faranno).
Molti gli spunti di riflessione che il documentario (di pregievole fattura) presenta, molti dei quali sono egregiamente illustrati qui. Quanto accaduto negli ultimi trent’anni in Italia assume tinte grottesche che solo ora si collegano tra loro, e sarà comunque la storia a stupirsi di un disastro così ampio e diffuso, a livello sociale, culturale e morale.

Ciò che volevo sottolineare, forse perchè appare nei titoli finali, è un dato solo apparente secondario, che comunque contribuisce a fotografare la (pessima) Italia che ci ritroviamo tra i piedi. L’84a (ottantaquattresima) posizione italiana nella classifica mondiale che misura l’uguaglianza tra i sessi. Certo, avere un ministro per le pari opportunità il cui unico merito è essere una figa aiuta, ma non voglio pensare che un po’ di colpa non ce l’abbiano neppure loro. Le donne (non tutte, blablabla). Che, effettivamente, spesso hanno abboccato in pieno alla “filosofia” del Basta Apparire, con tutte queste storie del fashion e dell’uomo coi soldi che ti insegnano, sulla pelle, già alle scuole medie.
Questo successo è dedicato anche a loro.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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