Posts Tagged “italiani”
Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…
…Si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare.
Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia.
Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.
Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
5 Comments »
Quando nei dintorni della Capitale argentina uno si incazza, ed inizia ad accostare il nome di un fantomatico dio con cani e porci, é frequente che la popolazione circostante lo osservi e dica: “gli é salita la “Tanata“. (I “tanos” sono gli italiani”).
No Comments »
Posted by Baltic Man in Argentina, Buenos Aires, Persone, Viaggi, Vita, tags: Argentina, bernal, Buenos Aires, italiani, mate, quilmes
Giá da qualche tempo vivo in un micromondo bizzarro. Una casita in elegante decadenza nel centro di Bernal, proprio lí dove tutti questi (apparentemente) uguali sobborghi intorno a Buenos Aires rivelano quelle differenze che esistettero ottanta o novant’anni or sono.
Oltre a me e al mio Trozito de Caribe, ovviamente, vive lí una famiglia argentina. Doña Miriam é il perno fondamentale della faccenda: una strega ma di quelle originali, usa le carte come paravento ma in realtá legge dentro agli occhi delle persone. Lavora dieci ore al giorno con il marito, il señor Eduardo, nel taller di sartoria che hanno montato al secondo piano. Il señor Eduardo é ció che si potrebbe definire un todero: sarto, falegname, muratore, meccanico, panettiere ed idraulico, come il suo nonno d’Abruzzo gli insegnó cinquant’anni addietro. Adora il mate, come la moglie.
Poi c’é Pamela, la figlia, un anno piú di me e due figli piuttosto grandi. Diego, 7 anni, la sua essenza sta nel nome. Grande tifoso dell’Independiente, fatica a perdonare la mia inclinazione verso il River Plate. E la sorellina Abril, definitivamente hermosa.
E tutti insieme si tira allegramente avanti, nel decandente incedere del sano pessimismo europeo nei sobborghi di una capitale latina; finché c’é mate, c’é speranza.
6 Comments »
“Gli argentini? Sono italiani che parlano spagnolo, vestono francese e sognano di essere inglesi”.
7 Comments »
Leggo dell’esistenza di un’ambasciata d’italia nello stupefacente stato del Vaticano, e non ho nemmeno più voglia d’incazzarmi. Se hanno deciso di mettercela, a qualcosa servirà. Spero almeno che per risparmiare l’ambasciatore mantenga le comunicazioni con Roma tramite i piccioni viaggiatori, o una bici.
Ma poi decido d’incazzarmi lo stesso, perchè qualche ambasciata italiana purtroppo ho dovuto visitarla, ed è stato proprio in quei lugubri covi di paraculati burocrati (a Vilnius il nostro ambasciatore ha uno stipendio più alto del Primo Ministro, ma fa lo stesso) che mi sono vergognato di essere italiano.
A Bogotà, per esempio. L’ambasciata d’italia è un bunker di guerra tra i palazzi residenziali del nord. Circondata da filo spinato, è popolata e difesa dagli esseri più insulsi e maleducati che si potrebbe mandare a rappresentarci all’estero. Questo, ovviamente, se si è colombiani, perchè inutile dire che il trattamento riservato agli utenti è diversificato dalla cittadinanza di questi ultimi.
E’ accaduto, per esempio, che una persona abbia avuto bisogno di informazioni e assitenza a proposito ddi un visto per poter studiare in Italia. Invitazione d’ateneo in regola, fogli e papeli e scartoffie a posto, appuntamento in ambasciata per risolvere un piccolo problema apparentemente piccolo: gli italiani richiedono un deposito bancario enorme per poter accettare lo studente colombiano.
L’appuntamento è alle 2.15, ma l’Avenida Jimenez è bloccata per traffico e si arriva lì 4 minuti dopo. Gli italiani, famosi per il loro proverbiale senso della puntualità, non possono tollerare una cosa del genere e annullano l’appuntamento. “Torni il prossimo mese, il 3 di gennaio”. E non importa se tu arrivi di Barranquilla, 22 ore di autobus dal maledetto bunker. Visto che però spunta fuori un incazzatissimo balticman dotato di passaporto italico, il burocrate ci ripensa e concede un rapido incontro (a me, senza colombiani di mezzo) per mettere in chiaro, tra le righe, un concetto tutto sommato già sottinteso: “abbiamo precise disposizioni di ostacolare qualsiasi colombiano che voglia studiare in Europa”.
E a questo punto, fanculo alle ambasciate, agli ambasciatori, ai governanti e a questo faccione da politico che in televisione mi sta parlando di “gestire il flusso di immigrati”.
3 Comments »
|